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Sacco e Vanzetti

Vampo - Pensiero


Lingua: Italiano


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Vanzetti's Letter
(Woody Guthrie)


Testo ripreso dal sito di Gian Antonio Stella
Sacco e Vanzetti furono arrestati
a Boston una sera con sorpresa,
d'avere ucciso furono accusati
e pel verdetto furono in attesa.
Ma tutto il mondo insorse a tale atto
e più di un dibattito passò,
per fare almeno luce sul misfatto,
ma tutto invan, la legge condannò!

Se ne son spesi dollari
sperando di salvar
quegl'infelici uomini da dubbia reità.

E Sacco disse: "Noi siamo innocenti,
e chi ci condannò lo sa pur bene,
ci han calcolati come delinquenti
stringendoci più forte le catene.
Se il nostro fine in questo caso nuoce
di classe è l'odio che fa condannar,
mentre nel mondo intero una voce
s'innalza per poterci liberar.

Ed ho finito, disse,
Vanzetti, parlerà,
io fin non mi so esprimere, egli continuerà".

Vanzetti, l'altro martire, parlando
con voce calma e senza aver paura,
discusse quel delitto più nefando
e pur l'orror della condanna oscura.
Ai giudici egli disse: "Condannate!
Rimorso atroce avrete voi un dì".
Le nostre idee, è ver, sono avanzate
ma non per questo noi dobbiam morir".

Il mondo guarda e attende
e grida ognor così:
là sulla sedia elettrica non debbono morir!

inviata da adriana - 30/8/2006 - 16:26


La canzone è del 1927.
Gli autori sono effettivamente tali R. Vampo ed F. Pensiero, forse partenopei perchè risultano aver composto anche "'A morte 'e Sacco e Vanzetti" interpretata dal baritono Giuseppe Milano, italiano emigrato negli USA (quello di E quando muoio io (Nuovi stornelli socialisti)).
E pure questa "Sacco e Vanzetti" di Vampo e Pensiero venne interpretata da un emigrato, il tenore Raoul Romito che negli anni 20 la incise per la Columbia americana, insieme ad altri brani come Il tragico naufragio del vapore Sirio e La ballata di Sante Caserio.

Bartleby - 14/7/2011 - 10:02




"Sono scarse le notizie sul tenore italiano Raoul Romito, che incise un certo numero di dischi per la casa Columbia tra gli anni ’10 e ’20. Pare che egli sia emigrato negli Stati Uniti negli anni ‘20, forse per cause politiche, come fa sospettare il fatto che abbia inciso alcuni canti della tradizione anarchica. I dischi restituiscono una voce popolaresca, ma piena, maschia, di un piacevole colorito scuro, in cui è evidente l’imitazione dell'’allora celeberrimo Enrico Caruso."
(TodOpera)

Bernart Bartleby - 12/9/2014 - 13:31



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