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Plegaria a un labrador

Víctor Jara


Lingua: Spagnolo


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(Víctor Jara)
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(Víctor Jara)
Un final felíz
(Quilapayún)


[1969]
Testo di Víctor Jara
Musica di Víctor Jara e Patricio Castillo
Intrerpretata anche dai Quilapayún
Altri interpreti: Mercedes Sosa, Maria Farandouri

Letra de Víctor Jara
Música de Víctor Jara y Patricio Castillo
También interpretada por Quilapayún
Otros intérpretes: Mercedes Sosa, Maria Farandouri

Lyrics by Víctor Jara
Music by Víctor Jara and Patricio Castillo
Also performed by Quilapayún
Further performances by Mercedes Sosa, Maria Farandouri




Ave Fucile
di Riccardo Venturi


Non saprei nemmeno dire se questa canzone è una delle celebri “dimenticanze” di questo sito, oppure se non sia mai stata inserita per qualche altro motivo; fatto sta che non c'era. Come sempre, stamani la cercavo assolutamente certo che ci fosse; “urgeva rimediare”.

Però, come per ogni canzone che autenticamente segna un'epoca intera, e un luogo intero, non è affatto semplice presentarla. Attualmente, non saprei nemmeno dire quanti la conoscano o perlomeno se ne ricordino; per un certo periodo è stata una canzone che ha goduto una (giusta) fama mondiale, e che è stata interpretata in tutto il mondo (ne fa fede, ad esempio, la versione di Maria Farandouri). Si potrebbe aggiungere che, ascoltando questa canzone e leggendone il testo, si capisce definitivamente perché a Víctor Jara sia toccata la sua sorte. Una canzone, e una condanna a morte al tempo stesso.

La Plegaria a un labrador era una chiamata alla lotta contadina. Un richiamo a coloro che lavoravano la terra con le proprie mani e producevano i suoi frutti affinché si unissero coi propri fratelli nella lotta per una società giusta. Víctor Jara la scrisse nel 1969, un anno prima che Salvador Allende fosse eletto presidente; e l'elezione di Allende significò in primis due cose. La nazionalizzazione del rame, e la riforma agraria. Una canzone del genere, si può dire, valeva cinquemila programmi; radicato com'era nella profondità del Cile, al pari di Violeta Parra, Víctor Jara sapeva che cosa aveva composto. Nello stesso 1969, presentò la canzone al “Festival de la Nueva Canción”, accompagnato dai Quilapayún: lo vinse praticamente per acclamazione. La Plegaria a un labrador è una canzone nata già storica.

La forma della canzone ne asseconda il titolo, del quale si parlerà meglio dopo. E' una preghiera, e in particolare ricorda quella fondamentale, il Padre nostro. Non è un caso; un artista autenticamente radicato nel popolo com'era Víctor Jara non poteva disinteressarsi delle forme e delle espressioni della religiosità; altrettanto interesse nutriva per la poesia e per i valori umani espressi nelle sacre scritture. Scelse il titolo di plegaria (che si pronuncia “plegària”, non “plegarìa” come pressoché tutti fanno); e qui c'è da fare qualche considerazione. Una generica “preghiera”, in lingua castigliana, si dice oración, o rezo. Il verbo “pregare” in senso religioso è comunemente rezar. Etimologicamente, è chiaro che plegaria corrisponde al nostro “preghiera”; ma non si tratta della stessa cosa. In castigliano, la plegaria è l'Angelus.

L'Angelus è la preghiera che ricorda il mistero dell'incarnazione; il suo nome le deriva dalla parola iniziale del testo in latino, Angelus Domini nuntiavit Mariae. Consiste di tre brevi testi che raccontano tale episodio, recitati come versetti e responsorio, alternati con la preghiera dell'Ave Maria. Si tratta, come è facile vedere, esattamente della struttura di questa canzone: tre brevi strofe inframezzati da un “ave” di lotta e di unione, da un Ave Fucile.

L'Angelus è recitato tre volte al giorno: all'alba, al mezzogiorno e al tramonto. Segnando le ore fondamentali della giornata di lavoro (il suo inizio, la parte centrale e la fine), è la preghiera per eccellenza del mondo contadino. I contadini regolavano la loro giornata nei campi coi rintocchi di chiamata dell'Angelus; è l'immagine di uno dei più celebri dipinti del XIX secolo, l'Angelus di Jean-François Millet:

Jean-François Millet: L'Angelus (1857-59)
Jean-François Millet: L'Angelus (1857-59)


Víctor Jara, quindi, scelse proprio la preghiera più importante per il mondo contadino, quella che segna le ore. La sceglie e la trasforma in una chiamata non più alla riflessione e alla contemplazione di un mistero, ma all'unione e alla lotta concreta. Alla lotta armata, come del resto fa, continuamente, la Bibbia. E anche Gesù Cristo stesso, che nei Vangeli è venuto a portare la spada. Si capisce quindi la dirompenza rivoluzionaria di questa canzone rivolta specificamente al mondo contadino, e che senz'altro è un'espressione anche del particolare background sudamericano, dove il sentimento religioso e la lotta per il cambiamento radicale della società si sono incontrati spesso (si pensi a Ernesto Cardenal, a Camilo Torres, a Hélder Câmara, alla teologia della liberazione, a monsignor Romero).

Al mondo contadino, dicevo. Il titolo della canzone non si ferma qui. In castigliano, il verbo corrispondente etimologicamente al nostro “lavorare”, labrar, significa esclusivamente: “lavorare la terra”. Oppure anche “zappare”, “coltivare”. “Lavorare” in senso generico, come tutti sanno, è trabajar; per cui, labrador riporta immediatamente al mondo contadino, mente trabajador a quello operaio e salariato. Entrambi i termini sono derivati dalla durezza del lavoro: paragonata a una forma di tortura nel caso di trabajar (da *tripaliare, derivato da tripalium, tortura consistente nel fissare il condannato a tre pali piantati in terra), e alla fatica immane in quello di labrar (da laborare, derivato da labor, propriamente “vacillo, barcollo trasportando un peso gravoso”). Nell'atmosfera che precedette l'elezione di Allende, l'unione tra i lavoratori salariati, il mondo contadino e quello intellettuale era l'obiettivo politico per il cambiamento radicale della società cilena in senso socialista; e tutto veniva messo in musica (persino lo stesso programma politico di Unidad Popular). Il mondo contadino si ritrovò in questa canzone, espressa in forme che gli erano familiari; e altro non poteva essere, dato che Víctor Jara stesso proveniva da quel mondo.

A lungo si è creduto che anche la musica della Plegaria fosse dovuta esclusivamente a Víctor Jara; ma è la stessa moglie, Joan Jara, nel suo libro "Víctor Jara. Un canto truncado" (1983) ad affermare quanto segue: “Víctor lavorò specialmente assieme a Patricio Castillo nello sviluppo della musica (della Plegaria)". Ne La Nueva Canción Chilena (1988), Osvaldo “Gitano” Rodríguez è ancora più esplicito: “Quanto alla musica della Plegaria di Víctor Jara, lo spartito dovrebbe essere firmato anche da Patricio Castillo, dato che fu lui che strutturò il ritornello cantato più rapidamente”; tutte cose confermate dallo stesso Castillo.

È ora, quindi, di andare a recitare anche noi questo Angelus dove il fuoco lucida la canna del fucile. Una canzone che ha spezzato le mani a chi l'ha scritta. Una canzone che non cessa di impressionare per la sua terribile bellezza, per le folate di vento che agita. [RV]
Levántate y mira la montaña
de donde viene el viento, el sol y el agua.
Tú que manejas el curso de los ríos,
tú que sembraste el vuelo de tu alma.

Levántate y mírate las manos
para crecer estréchala a tu hermano.
Juntos iremos unidos en la sangre
hoy es el tiempo que puede ser mañana.

Líbranos de aquel que nos domina
en la miseria.
Tráenos tu reino de justicia
e igualdad.
Sopla como el viento la flor
de la quebrada.
Limpia como el fuego
el cañón de mi fusil.
Hágase por fin tu voluntad
aquí en la tierra.
Danos tu fuerza y tu valor
al combatir.
Sopla como el viento la flor
de la quebrada.
Limpia como el fuego
el cañón de mi fusil.

Levántate y mírate las manos
para crecer estréchala a tu hermano.
Juntos iremos unidos en la sangre
ahora y en la hora de nuestra muerte.
Amén.

inviata da Riccardo Venturi - 23/1/2014 - 04:38




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
23 gennaio 2014

jarav
L'ANGELUS A UN CONTADINO

Alzati e guarda la montagna
da dove vengono il vento, il sole e l'acqua.
Tu che cambi il corso dei fiumi,
tu che il volo hai seminato della tua anima.

Alzati e guardati le mani,
per crescere stringile al fratello.
Insieme andremo, uniti nel sangue,
oggi è il tempo che può farsi futuro.

Liberaci da chi ci domina
nella miseria.
Venga il tuo regno di giustizia
e di uguaglianza.
Soffia, come soffia il vento
sul fiore della gola montana.
Lucida come il fuoco
la canna del mio fucile.
Sia fatta alfine la tua volontà
qui sulla terra.
Dacci la tua forza e il tuo valore
nella lotta.
Soffia, come soffia il vento
sul fiore della gola montana.
Lucida come il fuoco
la canna del mio fucile.

Alzati e guardati le mani,
per crescere stringile al fratello.
Insieme andremo, uniti nel sangue,
ora e nell'ora della nostra morte,
amen.

23/1/2014 - 06:19




Lingua: Inglese

Traduzione inglese
An English translation reproduced from this page
(and slightly amended)
WORKER'S PRAYER

jarawStand up, look at the mountains
Source of the wind, the sun, the water
You, who change the course of rivers,
Who, with the seed, sow the flight of your soul.

Stand up, look at your hands,
Give to your hand to your brother so you can grow.
We'll go together, united by blood,
Today is the day we can make the future.

Deliver us from the master
who keeps us in misery.
The kingdom of justice
and equality come.
Blow, like the wind blows
The wild flowers of the mountain pass.
Clean the barrel
Of my gun like fire.
Thy will be done
At last on earth.
Give us your strength
And courage to struggle.
Blow, like the wind blows
The wild flowers of the mountain pass.
Clean the barrel
Of my gun like fire.

Stand up, look at your hands,
Give to your hand to your brother so you can grow.
We'll go together, united by blood,
Now and in the hour of our death.
Amen.

23/1/2014 - 06:33




Lingua: Tedesco

Versione tedesca di Gisela Steineckert, da YouTube
Interpretata da Dean Reed, nella parte di Víctor Jara, nel film per la televisione della Germania Est intitolato “El cantor”, diretto dallo stesso Reed nel 1978.
Dean Reed (1938-1986) è stato un attore, cantautore e regista statunitense che ha vissuto prevalentemente in America Latina e Germania Est, morto suicida (ma le circostanze precise non furono mai ben chiarite) a Berlino Est nel 1986. Era soprannominato “The Red Elvis”…

VATERUNSER AN EINEN BAUERN

Bauer steh auf, zum Berg hebe die Augen.
Dort kommt der Wind her, das Wasser und auch die Sonne.
Atme und lebe, bestimm dem Fluss die Wege.
Über dein Leben verfüge endlich selber.

Bauer steh auf, erkenne deine Hände.
Leg sie verschworen und brüderlich in meine.
Dass uns das Blut eint, so stark wie der Gedanke,
Bauer wir kämpfen schon heute, nicht erst morgen.

Wer kann uns befreien von unserem Elend, wenn nicht wir selber.
Selber holen wir uns die Gleichheit und das Recht.
Ehe der Sturm losbricht erhebe dich Nachbar,
wärme dich am Feuer und greif nach dem Gewehr.

Wie du sie dir vorgestellt hast wird deine Erde.
Gib du zum Kämpfen deine Kraft und deinen Mut.
Ehe der Sturm losbricht erhebe dich Nachbar,
wärme dich am Feuer und greif nach dem Gewehr.

Bauer steh auf, erkenne deine Hände.
Bauer steh auf, erkenn deine Genossen,
deinesgleichen im Leben und im Sterben,
in jeder Stunde, im Kampf und bis zum Tod,
bis zum Tod, bis zum Tod.

inviata da Bernart Bartleby - 3/3/2015 - 10:59





Versione greca di Gian Piero Testa
ΠΡΟΣΕΥΧΗ Σ´ΕΝΑ ΧΩΡΙΚΟ


Σήκω και παρατήρησε το βουνό
εξού έρχονται ο αγέρας ο ήλιος τα νερά
της ροής οδηγός εσύ των ποταμιών
εσύ που έσπειρες τη πτήση της ψυχής σου

Σήχω και παρατήρησε τα χέρια σου,
αν θες να μεγαλώσεις σφιξ´τα στο αδερφό σου.
Αντάμα θα βαδίζουμε σμιγμένοι απ´τα αίματά μας
ήρθε καιρός όταν μπορεί έν´ αύριο να χαράξει.

Ελέησον μάς απ´όσους μάς σκλαβώνουν
και μας γυμνώνουν.
Έλθέτω για μας η βασιλειά σου ισότης
και δικαιoσύνης

Φύσα όπως φυσά ο αγέρας πάνω στα άνθη
στα λαγκάδια.
Σαν φλόγα κάμε του ντουφεκιού μου
να λάμψει η κάννη

Γεννηθήτω επί τέλους το θέλημά σου
εδώ επί της γης μας.
Δος ημίν τ´επιούσια σου στην μάχη
ανδρεία.

Φύσα όπως φυσά ο αγέρας πάνω στα άνθη
στα λαγκάδια.
Σαν φλόγα κάμε του ντουφεκιού μου
να λάμψει η κάννη.

Σήχω και παρατήρησε τα χέρια σου,
αν θες να μεγαλώσεις σφιξ´τα στο αδερφό σου.
Αντάμα θα βαδἶζουμε σμιγμένοι απ´τα αίματά μας
νυν και κατά την ώρα του θανάτου μας.
Αμήν.

inviata da Gian Piero Testa - 30/1/2014 - 13:46




Lingua: Ungherese

Traduzione ungherese di Éva Dobos.
Magyar fordítás Holnapután Anarchista újságtól.

A dalt Victor Jara chilei forradalmár, énekes, zeneszerző, folklórgyűjtő, költő, színházigazgató, pantomimes, tanár szerezte 1969-ben, akit 1973-ban Pinochet hóhérai, elfogtak, megkínoztak, majd agyonvertek. Dalait szerte a világon éneklik. A szöveget Dobos Éva fordította.
KÖNYÖRGÉS A FÖLDMŰVESHEZ

Kelj fel és járj, és nézz a messzi csúcsra,
lement a nap, de holnap ott kel újra.
Új medret adsz a hömpölygő folyónak,
elveted lelked, s kisarjad a holnap.

Kelj fel és járj, s a két kezedre nézz le,
hogy rátalálj, a sok testvéri kézre.
Rabszolga népe a vérnek és a szónak,
akarnod kell, s ma eljön még a holnap.

Szabadíts meg minket a gonosztól, aki nyomorgat,
Jöjjön el a te országod s az igazság!
Jöjj, ahogy a szurdokon vágtat az orkán,
Tisztítsd meg a földet, mint puskacsövet a tűz!

Legyen meg a te akaratod, végre itt a földön,
Adj nekünk erőt a te erődből, csatába űzz.
Jöjj, ahogy a szurdokon vágtat az orkán,
Tisztítsd meg a földet, mint puskacsövet a tűz!

Kelj fel és járj, s a két kezedre nézz le,
hogy rátalálj a sok testvéri kézre.
Legyünk mi egyek a vérben és a szóban,
most és halálunk óráján,
Ámen!

inviata da Riccardo Venturi - 23/1/2014 - 06:48


Grazie, Riccardo, per aver sanato questa grave mancanza nel sito...

E grazie anche per la tua bella introduzione, che mi conferma ancora una volta quanto sia importante su queste pagine dedicare sempre più attenzione alla storia, alla lettura, all'interpretazione dei testi che vengono contribuiti. Perchè le CCG non sono un semplice, asettico database come ce ne sono tanti ma hanno un'anima e un cuore - anzi, più di uno - che bisogna sforzarsi di far respirare e palpitare.
Io, nel mio piccolo, cerco di farlo, pur non pretendendo di eguagliare gli indiscussi maestri, ossia tu e GPT, che possedete di vostro una sensibilità ed una cultura inarrivabili per il sottoscritto... Sento infatti che senza la dovuta attenzione all'anima e al cuore, noi qui potremmo trasformarci in biechi "copypaster" - come per qualche giorno mi sono firmato nel recente passato - e smarrire il senso di questa esperienza...

E' un appello che faccio a tutti i contributori...

E sarebbe anche bello se si riuscisse anche a svelare l'anima e il cuore non solo dei testi ma anche delle musiche, solo che non so se tra di noi ci sia la competenza... Io purtroppo non ce l'ho, nemmeno questa.

Saluti

Bernart Bartleby - 23/1/2014 - 08:18


E' tutto dovuto alla mozzarella in carrozza. Ieri sera, alla riunione sovversiva del mercoledì, la mia amica ex rapinatrice e banda armata ha fatto la mozzarella in carrozza, e devo ammettere che ci ho dato dentro. Risultato: stanotte alle 3 ero in piedi e mi sentivo leggermente pesante; una bella pagina CCG mi ha fatto digerire e anche salvato da sicuri incubi...e non immagini nemmeno quante pagine sono nate a notte fonda, per un motivo o per l'altro...

Riccardo Venturi - 23/1/2014 - 18:39


Questa canzone è un monumento, una perla di poesia di religiosa laicità difficile da raggiungere.
Anche l'interpretazione di Victor, asciutta e appassionata, resta inarrivabile e si stacca da quella di molte sue altre composizioni, che pur belle vennero spesso riarrangiate e reinterpretate (dagli Inti ma non solo) con risultati più apprezzabili.
Anni fa in Chile orecchiai in una radio la Plegaria in versione rock e ne rimasi colpito, perché pur snaturata nello stile ne manteneva afflato e spirito. Non sono mai riuscito a capire chi la cantava, ma questa versione del Chancho en Piedra la ricorda molto:

marculivic - 30/11/2016 - 00:22




Lingua: Inglese

Versione inglese interpretata da Moddi nel suo album Unsongs (2014)




Written by Chilean musician and theatre director Víctor Jara.
Translation by Pål Moddi Knutsen and Maren Skolem.
OUR WORKER

Our labourer who art beneath the dark sky
Thine is the toil, the peril and despair
You who can tame the forces of the river
You who can shape tomorrow with your hands
Our labourer who art among your brothers
Thine is the day, the power and the soil
Glory be sown, and harrowed be the acres
Reach out your hand to see a new day grow

Lead us not to misery, deliver us from domination
Kingdom of fairness and justice for all, kingdom come
Blow like the wind through the blossoming quebradas
Scour like the fire from the mouth of my gun

Finally, your will be done in factories and farmyards
Give us this day the strength and the courage to fight
And blow like the wind through the blossoming quebradas
Scour like the fire from the mouth of my gun

Our labourer of quarries, quays and chimneys
Reach out your hand and see a new day grow
We’ll go together, this is the blood that binds us
for ever and ever till death do us apart

Amen!

inviata da Dq82 - 7/1/2017 - 10:28



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