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Meldunek

Jacek Kaczmarski


Lingua: Polacco


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(Jacek Kaczmarski)


[1980]
Testo: Jacek Kaczmarski
Musica: Zbigniew Łapiński (piano)
Dall'album "Krzyk" [1981]
Testo dal sito: kaczmarski.art.pl

krzykgif
W kamieniołomach moi ludzie pracują szybko i dokładnie
Daje się zauważyć zapał i szczere zaangażowanie
Do pracy stają co dzień wszyscy nikt się nie leni i nie kradnie
Wszystkie okowy i narzędzia są zawsze w doskonałym stanie

Praca przebiega zgodnie z planem marmur jest tu najwyższej klasy
Śmiertelność niska stan fizyczny kontrolujemy przez badanie
Wydajność pracy stale wzrasta i niezależna jest od rasy
Chociaż na wszystkich frontach robót wciąż najwytrwalsi są Germanie

Wszyscy zdajemy sobie sprawę ile dla państwa trud nasz waży
Dzięki któremu staną gmachy co świat zadziwią swym ogromem
Place ulice proste drogi łuki tryumfalne dla cesarzy
Porty świątynie i posągi gospody i publiczne domy

W nich nasza cząstka trudów tłumu duma co przetrwa wieki całe
I stąd czerpiemy swoją siłę choć po nas nie zostanie znak
Lojalni i do końca wierni będziemy marmur kuli dalej
O czym melduje dziś jak co dzień starszy niewolnik
Trak Spartakus

inviata da Krzysiek Wrona - 31/10/2013 - 19:48



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
7-9 giugno 2018

spartakustrak


“Geniale” e “profetico” viene definito da Krzysztof Wrona questo brano di Jacek Kaczmarski. Aggiungo qualcosa: fa parte delle “rivisitazioni del mondo classico” discretamente frequenti in Kaczmarski: l'antichità ci parla. E, scritto da una cosiddetta “società socialista” (in realtà, come la storia ha ampiamente dimostrato, nient'altro che un brutale capitalismo di stato nel quale il “lavoro” e la schiavitù regnavano coi loro miti e le loro parole d'ordine identiche a quelle del peggiore capitalismo e del peggiore cattolicesimo – e come messo in luce precisamente dal Gruppo Krisis nel “Manifesto Contro il Lavoro”), non si può fare a meno di pensare a quanto la storia classica (compresa la mitologia) abbia pesato nella fabbricazione di certe immagini. Non a caso Kaczmarski, magari con in testa Nowa Huta e i cantieri Lenin -e non per niente è stato l'autore dell'inno di Solidarność, Mury, tratta da L'estaca di Lluís Llach), qui si è servito di uno dei più consolidati miti del “socialismo reale”, Spartaco, lo schiavo trace che guidò la rivolta servile nel I secolo avanti Cristo. Forse dire che “se ne è servito”, però, non è esatto. Non è un'utilizzazione, quella di Kaczmarski: è il ritorno alla realtà delle cose, il ritorno alla natura esatta della schiavitù del lavoro e all'oppressione del padrone e del potere, qualunque esso sia. Non si è schiavi a seconda del tipo di potere. Lo si è anche sotto un regime che si voleva “paladino dei lavoratori”, con la differenza che detto regime cerca di convincere lo schiavo ad esserlo in nome della “massa”, o del “popolo”. Intanto si costruiscono i consueti edifici maestosi, nell'antichità come nel presente: è una caratteristica pressoché eterna di ogni regime totalitario. L'architettura imponente, i templi, i “mausolei”, gli archi di trionfo, e anche i casermoni immensi e tutti uguali, squadrati, cupi. E' un filo che lega tutti i regimi della storia, l'imponenza per i posteri costruita sulle spalle, sulla vita e sulla morte degli schiavi, la massa informe, la forza lavoro senza nome. E così il libertario Kaczmarski (bisognerà pure chiamarlo con il suo nome autentico, a mio parere) riporta, con questa canzone “classica”, Spartaco alla sua vicenda e gli schiavi alla loro natura di schiavi. Mi premerebbe anche far notare che questa canzone costituisce una sorta di “pendant” alle Domande di un lettore operaio del comunista Bertolt Brecht, prese alla lettera: bene, il paradiso socialista è stato realizzato, però sembra che gli operai certe domande non se le pongano più. Sbagliato. Va a finire che, perlomeno in Polonia, tutte le rivolte contro quel “paradiso”, ed anche quella decisiva, siano arrivate proprio dagli operai e dal mondo del lavoro, da un elettricista, da un libero sindacato. La canzone è del 1980, un anno oramai lontano quanto quelli di Spartaco. Gli schiavi, in generale e sotto varie “ali protettrici” dai nomi evanescentemente variabili, continuano sovente ad esprimere un concetto basilare: “Sì, siamo schiavi di merda, ma è la nostra schiavitù.” [RV]
RAPPORTO

Nelle cave la mia gente lavora in modo rapido e preciso
Si può osservare entusiasmo e impegno sincero
Tutti ogni giorno al lavoro, nessuno è pigro e né ruba
Tutti gli attrezzi e gli strumenti sono sempre in perfetto stato

Il lavoro procede secondo i piani, il marmo qui è di prima classe
La mortalità è bassa, eseguiamo esami per controllare lo stato fisico
La produttività del lavoro è in costante crescita e indipendente dalla razza
Anche se su tutti i fronti i più forti sono ancora i Germani

Tutti ci rendiamo conto quanto la nostra fatica sia importante per la società
Grazie alla quale gli edifici saranno ammirati dal mondo per la loro maestosità
Piazze, vie, strade diritte, archi di trionfo per gli imperatori
Portali di templi e statue, taverne e bordelli

In loro, la nostra parte di fatiche, orgoglio della massa, durerà secoli interi
E da qui attingiamo la nostra forza, anche se di noi non rimarrà segno
Leali e fedeli fino alla fine continueremo a lavorare marmo
Come ci informa oggi e ogni giorno uno schiavo di una certa età
Spartaco il Trace

9/6/2018 - 08:43


Grazie Rick.
Ti faccio sapere più tardi come vanno le tue ultime traduzioni dal polacco. 'Sta primavera galoppante di quest'anno mi ha messo una tarantola nelle mutande che mi è difficile sofermarsi su qualsiasi cosa che accade più a lungo. Volevo solamente attirare la tua attenzione su questo mio contributo di cinque anni fa orsono. È un altro pezzo poco conosciuto e nello stesso tempo geniale, se non profetico, addirritura, di Jacek. Non riesco poi rintraciare nessuna informazione su frammenti del film che illustrano il brano su video di YT. Forse tu ne sai qualcosa??? Di che film si tratta, sarò russo???

Salud

ps

Grazie anche a Marco V.

Krzysiek - 7/6/2018 - 22:02


il filmato finisce con gli spezzoni dei film di cronanca che dimostrano le legioni turche aruolate dai nazisti durante la ultima grande guerra . Tutti in fez, rigorosamente.
Saluti

Krzysiek - 7/6/2018 - 22:38


Mi sembra molto significativo...alla luce della odierna situazione mondiale...

Krzysiek - 7/6/2018 - 22:39


Per K.W. (Christophorus Corvinus): Penso che le immagini del video non siano tratte da un film intero, ma siano vari spezzoni di film, documentari ecc. Ho fatto la traduzione del Meldunek, ho un dubbio sull'esatta resa di "starszy" però ("senior", "di una certa età", semplicemente "anziano" come il comparativo inglese "elder"?). Please let me know. Un'ultima cosa: mi ha fatto morire il tuo refuso "Di che film si tratta? Sarò russo?". Mi sono visto davanti un Krzysiek in preda a una crisi di identità nazionale, Wrona o Ворона...? :-)

Riccardo Venturi - 9/6/2018 - 09:05



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