Lingua   

Canción del antiavionista

Miguel Hernández


Lingua: Spagnolo


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‎[1937]‎
Poesia tratta dal IV volume di “Poemas sueltos” (1939)‎

La canzone dell’addetto alla batteria contraerea è una poesia importante perché descrive bene il ‎sentimento di civili e combattenti sottoposti ai primi bombardamenti a tappeto su obiettivi civili ‎della Storia, quelli attuati nella primavera del 1937 dalla Legione Condor della Luftwaffe nazista, ‎intervenuta a sostegno del bando franchista, sulle città di Durango e Guernica.‎


Que vienen, vienen, vienen
los lentos, lentos, lentos,
los ávidos, los fúnebres,
los aéreos carniceros.

Que nunca, nunca, nunca
su tenebroso vuelo
podrá ser confundido
con el de los jilgueros.

Que asaltan las palomas
sin hiel. Que van sedientos
de sangre, sangre, sangre,
de cuerpos, cuerpos, cuerpos.

Que el mundo no es el mundo.
Que el cielo no es el cielo,
sino el rincón del crimen
más negro, negro, negro.

Que han deshonrado al pájaro.
Que van de pueblo en pueblo,
desolación y ruina
sembrando, removiendo.

Que vienen, vienen, vienen
con sed de cementerio
dejando atrás un rastro
de muertos, muertos, muertos.

Que ven los hospitales
lo mismo que los cuervos.

Que nadie duerme, nadie.
Que nadie está despierto.
Que toda madre vive
pendiente del silencio,
del ay de la sirena,
con la ansiedad al cuello,
sin voz, sin paz, sin casa,
sin sueño.

Que nadie, nadie, nadie
lo olvide ni un momento.
Que no es posible el crimen.
Que no es posible esto.
Que tierra nuestra quieren.
Que tierra les daremos
en un hoyo, a puñados:
que queden satisfechos.

Que caigan, caigan: caigan.
Que fuego, fuego: fuego.‎

inviata da Bernart - 16/10/2013 - 14:03



Lingua: Italiano

Tentativo di traduzione italiana di Bernart‎.

CANZONE DEL SOLDATO DELLA ‎CONTRAEREA

Ecco che arrivano, arrivano, arrivano
i lenti, lenti, lenti,‎
gli avidi, i funebri,‎
gli aerei divoratori di carne.‎

Mai, mai, giammai
il loro volo tenebroso
potrà essere confuso
con quello dei cardellini.‎

Ecco che aggrediscono le colombe
vigliacchi. Ecco che assetati vanno‎
di sangue, sangue, sangue,‎
di corpi, corpi, corpi.‎

E il mondo non è il mondo.‎
E il cielo non è il cielo‎
ma l’angolo del crimine
più cupo, cupo, cupo.‎

Che hanno disonorato l’uccello.‎
Che vanno di villaggio in villaggio,‎
desolazione e rovina
seminando, rivangando.‎

Ecco che arrivano, arrivano, arrivano
con brama di cimitero
lasciandosi dietro una scia
di morti, morti, morti.‎

Che vedono gli ospedali‎
così come i corvi.‎

Che nessuno dorme, nessuno.‎
Che nessuno sta sveglio.‎
Che ogni madre vive‎
appesa al silenzio,‎
al fischio della sirena,‎
con l’ansia in gola,‎
senza voce, senza pace, senza casa,‎
senza sonno.‎

Che nessuno, nessuno, nessuno
lo dimentichi nemmeno un momento.‎
Che non è possibile il crimine.‎
Che non è possibile tutto questo.‎
Che vogliono la nostra terra.‎
Che terra daremo loro‎
in una fossa, a mani nude:‎
che restino soddisfatti.‎

Che possano cadere, cadere, cadere.‎
Che brucino, brucino, brucino.‎

inviata da Bernart - 17/10/2013 - 16:39



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