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Nα δεις τι σου `χω για μετά

Lavrendis Maheritsas / Λαυρέντης Μαχαιρίτσας




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Na dhis ti su'cho ghià metà

Στίχοι: Μιχάλης Γκανάς
Μουσική: Λαυρέντης Μαχαιρίτσας
Πρώτη εκτέλεση: Βασίλης Παπακωνσταντίνου
Δίσκο: Ρίξε κόκκινο στην νύχτα, 1993

Guarda che ti ho riservato per dopo
Testo di Michalis Ganàs
Musica di Lavrendis Macheritsas
Prima esecuzione di Vassilis Papakonstandinou
Disco: «Rixe kokkino stin nichta/Metti del rosso nella notte», 1993
Rixe kokkino stin nichta

1993: a quasi vent'anni dalla transizione dal regime dei Colonnelli all'attuale regime "democratico", Michalis Ganàs (1944 -), un buon poeta della generazione postbellica, traccia una sorta di bilancio sugli effettivi cambiamenti in corso d'opera. Bilancio deludente, che mostra una Grecia mentre sta diventando un'altra cosa da sé e sulla quale incombe qualcosa di tremendo che potrebbe portarle l'ormai vicino secolo XXI. Ora l'abbiamo sotto gli occhi quello che si stava preparando e non è un caso che la canzone sia oggi da qualcuno riproposta nel web con un corredo di immagini delle repressioni di piazza del 2011. Era, allora, lo sfiguramento linguistico, identitario, antropologico di un piccolo popolo, depositario di un antichissimo idioma, e del suo ambiente. Un Paese decaduto di rango politico per la dissoluzione dello scenario della guerra fredda, e perciò in preda (più negli strati alti che in quelli bassi della società) a un acuta sensazione di isolamento di fronte ai problemi internazionali ancor brucianti, e strumentalizzato (più negli strati bassi che in quelli alti) a mercato di importazione di prodotti, mode, linguaggi e denaro (prestato con maliziosa generosità) irrompenti dalla zona europea.

Il guaio su cui Ganàs sembra più insistere, quello dell'imbarbarimento linguistico, a me sembra in fondo il meno grave. Fin dalla formazione dello Stato ellenico, la lingua d'uso comune è stata una vivacissima congerie di apporti di mezzo Mediterraneo, perché come ieri la lingua del popolo era impregnata di francese, ieri l'altro lo era di turco e di italiano veneziano. Che oggi quella spugna che è la lingua demotica dei Greci assorba i prestiti dell'area anglosassone non fa, credo, né scandalo né meraviglia. Più profonde e deleterie sono le trasformazioni di cui i neologismi non sono che il segnale: trasformazioni-contraddizioni che oggi sono esplose in una sorta di redde rationem e restituiscono attualità a questa canzone. (gpt)
Στο ασανσέρ σφάζουν αρνιά
στο ρετιρέ κριάρια
και στο μεγάλο λίβινγκ ρουμ
με ρομπ ντε σαμπρ κυκλοφορούν

Στον καμπινέ πάνε συχνά
και στο μπιντέ καβάλα
προσεύχονται διαπασών
εις το Λαχείο Συντακτών

Με άλλα λόγια θα στο πω
κι έναν ανάπηρο σκοπό
απ’ το πενήντα και μετά
μας έχουν πνίξει τα μπετά
να δεις τι σου `χω για μετά

Στου Στρατηγάκη την αυλή
και σ’ άλλα ινστιτούτα
λέει πολλοί `ναι μαζεμένοι
Ρωμιοσύνη μου καημένη

Η γλώσσα κόκκαλα δεν έχει
μα κόκκαλα τσακίζει
με YES και SORRY και λοιπά
και με σπασμένα Αγγλικά

Με άλλα λόγια θα στο πω
κι έναν ανάπηρο σκοπό
απ’ το εξήντα και μετά
ανά, κατά, διά, μετά
να δεις τι σου `χω για μετά

Καβάλα πάνε σινεμά
καβάλα super market
μπαίνουμε σ’ άλλη εποχή
πιο stereo και γιώτα χι

Ελλάς, Ελλήνων Χριστιανών
κι αντίσταση και γύψος
Πολυτεχνείο ξαφνικά
μεταπολίτευση και τα λοιπά

Με άλλα λόγια θα στο πω
κι έναν ανάπηρο σκοπό
απ’ το εβδομήντα και μετά
μας έχουν πνίζει τα σκατά
να δεις τι σου `χω για μετά

Εδώ και τώρα αλλαγή
και πανταχού το νέφος
από τα out και τα in
βγήκανε γιάπηδες με τζην

Σκυλάδικα στην εθνική
disco στην παραλία
ανάδελφος Ελληνισμός
ενώ επίκειται σεισμός

Με άλλα λόγια θα στο πω
κι έναν ανάπηρο σκοπό
απ’ το ογδόντα και μετά
να δεις τι σου `ρχεται μετά
να δεις τι σου `χω για μετά

Στο ενενήντα φτάσαμε
εμπρός ταχύ το βήμα
να το ακολουθήσουμε
γιατί καθυστερήσαμε

Εοκ, Νου Δου, περικοπές
Κυπριακό και Σκόπια
Θεέ μου πως φτάσαμε ως εδώ
στα σύνορα του Εξαποδώ

Με άλλα λόγια θα στο πω
κι έναν ανάπηρο σκοπό
απ’ το ενενήντα και μετά
να δεις τι σου `χω για μετά

Μα η Ελλάδα ως γνωστόν
ποτέ της δεν πεθαίνει
και όπως έχει ειπωθεί
κάποια στιγμή θ’ αναστηθεί

Μητέρα μεγαλόψυχη
ή φάντασμα και ζόμπι
ας κάνουμε υπομονή
το δυο χιλιάδες θα φανεί

Με άλλα λόγια θα στο πω
κι έναν ανάπηρο σκοπό
την ονειρεύτηκα ξανά
συγκάτοικο σ’ ένα βραχνά
να με ξυπνάει με βρισιές

inviata da Gian Piero Testa - 9/8/2013 - 16:43



Lingua: Italiano

Versione italiana di Gian Piero Testa
GUARDA CHE TI RISERVO PER DOPO

Nell' "ascenseur" sgozzano agnelli
nel "retiré" montoni
e nel grande "living room"
circolano in "robe-de-chambre"

Al "cabinet" vanno spesso
e a cavalcioni del "bidet"
pregano all'unisono
al Circolo della Stampa

Con altre parole te la canterò
e con un altro motivo mutilato
dal Cinquanta in poi
ci hanno soffocato i "beton"
guarda cosa ti riservo per dopo

Nell'aula dello Stratigakis
e negli altri istituti di lingue straniere
si dice che si ammassino numerosi
o povera mia Grecità

La lingua non ha ossa
ma le ossa le fracassa
con YES e SORRY e tutto il resto
e in un inglese esitante

Con altre parole te la canterò
e con un altro motivo mutilato
dal Cinquanta in poi
ci hanno soffocato i "beton"
guarda cosa ti riservo per dopo

A cavallo vanno al "cinéma"
a cavallo al "super market"
entrano in un'altra epoca
più "stereo" e vetture private

Grecia dei Greci cristiani (1)
e resistenza e ingessamento (2)
all'improvviso il Politecnico (3)
transizione e tutto il resto (4)

Con altre parole te la canterò
e con un altro motivo mutilato
dal Cinquanta in poi
ci hanno soffocato i "beton"
guarda cosa ti riservo per dopo

Cambiamenti anche adesso
e la nuvola di smog ovunque
dagli "out" e dagli "in"
sono sbucati gli "yuppies" in "jeans"

I locali da cani (5) sulla strada nazionale
e i "disco" lungo le spiagge
popolo greco senza un fratello
qui incombe un terremoto

Con altre parole te la canterò
e con un altro motivo mutilato
dal Cinquanta in poi
ci hanno soffocato i "beton"
guarda cosa ti riservo per dopo

CEE, ennedì, censure (6)
questioni di Cipro e di Skopjie (7)
Dio mio come siamo giunti fin qui
sull'orlo del Vaderetro (8)

Con altre parole te la canterò
e con un altro motivo mutilato
dal Cinquanta in poi
ci hanno soffocato i "beton"
guarda cosa ti riservo per dopo

Ma come tutti sanno la Grecia
giammai morirà (9)
e come fu detto
prima o poi risorgerà

Madre magnanima (10)
o fantasma o zombi
portiamo pazienza
e il 2000 apparirà

Con altre parole te la canterò
e con un altro motivo mutilato
l'ho di nuovo sognata
comproprietaria di un incubo
che mi sveglia con insulti
NOTE

1) "Grecia dei Greci Cristiani": diversamente da quello italiano - che disturbò non poco le gerarchie cattoliche romane - il Risorgimento ellenico, avendo per antagonisti dei dominatori di un'altra religione e in mancanza di una solida esperienza illuministica, si caratterizzò nettamente in chiave etnica e religiosa, sino a fare del motto "Una Grecia dei Greci Cristiani" una sorta carta di identità politica, alla quale moltissimi ancora non hanno rinunciato, nonostante gli inviti a maggiore laicità provenienti dall'Unione Europea. Qui sta ad indicare la prima tappa della formazione dello Stato ellenico.

2) Ingessamento: ho così tradotto γύψος, "ghipsos", alla lettera: "gesso", che indica anche i periodi di offuscamento dei diritti democratici e costituzionali, come fu il settennio autoritario della Giunta dei Colonnelli (1967 - 1974).

3) Politecnico: ovviamente la rivolta studentesca del novembre 1973, che ebbe per centro il Politecnico di Atene.

4) Transizione, cambio di regime. In greco: Metapolìtevsi, che fu il passaggio dalla Giunta a uno stato repubblicano di diritto, per quanto ancora marcatamente conservatore, sotto la guida del presidente Karamanlìs.

5) I locali da cani (Σκυλάδικα/ skilàdika) sono quelli dove si balla il tradizionale zeibèkiko, e sono frequentati dagli strati più marginali della società. Vedi qui la nota di Riccardo Venturi.

6) La parola περικοπή/pericopì significa "taglio", per cui può intendersi sia quello della spesa pubblica (che tuttavia di solito si dice κούρεμα, cùrema, cioè "taglio dei capelli"), sia quello di uno scritto ad opera della censura. Ennedì, N.D., è il partito conservatore Nea Dimocratìa (Nuova Repubblica)

7) La riacutizzazione della questione cipriota risale all'estate del 1974, quando la Turchia rispose con l'invasione di un terzo dell'isola (Operazione Attila) al colpo di stato ordito dai Colonnelli di Atene col che fu rovesciato il governo dell'arcivescovo Macharios e furono scovolti gli equilibri interni e internazionali definiti a garanzia dell'indipendenza di Cipro. La questione permane tuttora aperta.
La questione di Skopjie è legata invece alla dissoluzione della Federazione yugoslava. La proclamazione della Repubblica indipendente di Macedonia, che, sulle prime, pose nella bandiera la cosiddetta Stella di Verghina - cioè un reperto archeologico dell'epoca macedone - e stampò una banconota con l'immagine della Torre Bianca di Salonicco, inquietò profondamente il governo e la popolazione greca, che vedevano in quegli atti una ripresa della rivendicazione di tutto il territorio dell'antico regno macedone, fino a quel momento suddiviso tra Yugoslavia e Grecia e Bulgaria. Per la tenace opposizione greca, ancora adesso la denominazione internazionale della Repubblica di Macedonia è F.Y.R.O.M. (Ex Repubblica Yugoslava di Macedonia). In Grecia la si chiama abitualmente Skopia, dal nome della capitale; e Skopianì vengono chiamati gli abitanti.

8) Ho tradotto con Vaderetro l'espressione Έξω από δώ (Exo apò do: fuori di qui) che indica sia il Diavolo, sia l'inferno.

9) Si tratta di un notissimo verso di un inno militare, credo quello dell'Aviazione, divenuto quasi come proverbiale. Equivale al nostro Stellone d'Italia...

10) "Madre magnanima": la Grecia. Citazione di un verso di Dionisis Solomòs da "I Liberi Assediati", rintracciabile qui come canzone n. 12.

inviata da Gian Piero Testa - 9/8/2013 - 16:45



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