Lingua   

Bajo un olivo (A un lucero muerto, Lorca)

Juan Antonio Muriel


Lingua: Spagnolo


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[1977]

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Enmudecieron todos,
desde el jilguero al sapo,
la tórtola dormida
despertó ante su paso,
y hasta los girasoles
dieron al sol la espalda.
¡Cuidado campesina!
la misma muerte pasa,
se ha sentado a la sombra
del asustado olivo,
está cantando sola
poemas de un amigo.

Cuando todo es oscuro
pintan en el sendero
cuatro siluetas verdes,
cuatro fusiles negros
y al llegar al olivo
suena una voz y un trueno.
¡Cuántos luceros mueren
bajo un olivo quieto!
Después ya no cantaba
la muerte aquellos versos,
llorando se alejaba,
amigo mío, lo siento.

Ya todos se han marchado
y un hombre está sin vida.
No estéis tan contentos
que algo se os olvida:
¡Que un hombre nunca muere
mientras sus versos vivan!

inviata da adriana - 16/3/2013 - 07:18



Lingua: Italiano

Versione italiana di Maria Cristina Costantini
SOTTO UN OLIVO (A UNA STELLA MORTA, LORCA)

Ammutolirono tutti,
dal cardellino al rospo,
la tortora addormenata
si risvegliò al suo passaggio,
e persino i girasoli
al sole dettero le spalle.
Attenta contadina!
La morte in persona sta passando,
si è seduta all'ombra
dello spaventato olivo,
sta cantando da sola
le poesie di un amico.

Quando tutto è buio
si disegnano sul sentiero
quattro sagome verdi,
quattro fucili neri
e arrivati all'olivo
risuona una voce e un tuono.
Quante stelle muoiono
sotto un silenzioso olivo!
Dopo non cantava più
la morte quei versi,
piangendo si allontanava,
amico mio, mi dispiace.

Ormai tutti se ne sono andati
e un uomo è morto.
Non ne siate tanto contenti
perché dimenticate una cosa:
un uomo non muore mai
finché vivono i suoi versi!

inviata da Maria Cristina Costantini - 20/3/2013 - 18:44


Permettetemi una nota personale: tutto questo mi riporta indietro ai miei vent’anni, alle lezioni di letteratura spagnola all’Università, ed è insieme bello e doloroso, perché in quel periodo e in quel luogo si sono coagulate le mie passioni più profonde e durature. La piccola notazione che segue è uno scampolo di questi ricordi, un ritaglio di lezione che mi emozionò molto all’epoca
L’assassinio di Lorca tra gli ulivi trova una risonanza inquietante in una delle sue elegie più famose, il “Lamento per la morte di Ignacio Sánchez Mejías”.

IV. Alma ausente

No te conoce el toro ni la higuera,
ni caballos ni hormigas de tu casa.
No te conoce el niño ni la tarde
porque te has muerto para siempre.

No te conoce el lomo de la piedra,
ni el raso negro donde te destrozas.
No te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.

El otoño vendrá con caracolas,
uva de niebla y montes agrupados,
pero nadie querrá mirar tus ojos
porque te has muerto para siempre.

Porque te has muerto para siempre,
como todos los muertos de la tierra,
como todos los muertos que se olvidan
en un montón de perros apagados.

No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegría.

Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.

IV
Anima assente

Non ti conosce il toro né il fico,
né i cavalli né le formiche di casa tua.
Non ti conosce il bambino né la sera
perché tu sei morto per sempre.
Non ti conosce il dorso della pietra,
né il raso nero dove ti distruggi.
Non ti conosce il tuo muto ricordo
perché tu sei morto per sempre.

Verrà l’autunno con le conchiglie,
uva di nebbia e monti aggruppati,
ma nessuno vorrà guardare i tuoi occhi
perché tu sei morto per sempre.

Perché sei morto per sempre,
come tutti i morti della Terra,
come tutti i morti che si scordano
in un mucchio di cani spenti.

Nessuno ti conosce. No. Ma io ti canto.
Canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia.
La grande maturità della tua intelligenza.
Il tuo appetito di morte e il gusto della sua bocca.
La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria.

Tarderà molto a nascere, se nasce,
un andaluso così puro, così ricco d’avventura.
Io canto la sua eleganza con parole che gemono
e ricordo una brezza triste tra gli ulivi.

[Trascritto da un file audio, probabilmente è una traduzione “classica”, forse di Carlo Bo]

L’occasione in sé non ha niente di eccezionale, la storia di Spagna è piena di toreri che hanno trovato una morte più o meno gloriosa nell’arena: ma ignacio Sánchez Mejías non è solo un popolare torero, è anche uno scrittore molto conosciuto e apprezzato nella sua epoca, e Lorca scrive per lui un’elegia che supererà di gran lunga la fama terrena del suo protagonista.
La IV parte, “Alma ausente” (“Anima assente”) si concentra sulla potenza annientatrice della morte, l’oblio definitivo e irredimibile che conferisce a ciò che tocca (“non ti conosce… non ti conosce…perché tu sei morto per sempre”), ma anche sulla volontà del poeta di riscattare Ignacio da questa dimenticanza (“…ma io ti canto…”). Come nella canzone di Muriel il poeta vince sulla morte, guadagna con il canto l’eternità del ricordo.
Molti hanno messo in relazione l’elegia all'omicidio di Lorca, come se avesse cantato la sua stessa morte. E insieme a lui la Spagna, violata dalle truppe franchiste, soccomberà alla violenza di neri tori di furia, come in una vasta e insanguinata arena.
Ma soprattutto l’ultimo verso, in qualche modo “solo” e quasi estraneo al contesto, si illumina di una luce profetica: un ricordo che è anche un presagio di quella “brezza triste tra gli ulivi” che forse lo sfiorerà in un'alba di agosto negli ultimi momenti della sua vita.

“Alma ausente”, musicata da Víctor Manuel, è stata cantata, tra gli altri, da Ana Belén (qui il video su YouTube) che la presenta dicendo:
“Cuando Lorca escribió el “Llanto por Ignacio Sánchez Mejías” nunca imaginó que estaba cortandose un traje a su medida, nunca pensó que ese poema se lo estaba escribiendo a si mismo, nunca pensó que se convertiría en su epitafio” (“Quando Lorca scrisse il “Lamento…” non poteva immaginare che si stava facendo un vestito a sua misura, non poteva pensare che quel poema lo stava scrivendo a se stesso, non poteva pensare che sarebbe diventato il suo epitaffio”).

Maria Cristina Costantini - 21/3/2013 - 19:46



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