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Via della Croce

Fabrizio De André


Lingua: Italiano


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fabfuma

[1969]
Testo e musica di Fabrizio De André e Giuseppe Bentivoglio
Lyrics and music by Fabrizio De André and Giuseppe Bentivoglio
Album: "La buona novella"
La buona novella

  Andrea Mantegna, Crocifissione per la Basilica di San Zeno a Verona, 1459, Parigi, Musée du Louvre
Andrea Mantegna, Crocifissione per la Basilica di San Zeno a Verona, 1459, Parigi, Musée du Louvre


Nel 1969 scrivevo La buona novella. Eravamo in piena rivolta studentesca; i miei amici, i miei compagni, i miei coetanei hanno pensato che quello fosse un disco anacronistico. Mi dicevano: cosa stai a raccontare della predicazione di Cristo, che noi stiamo sbattendoci perché non ci buttino il libretto nelle gambe con scritto sopra sedici; noi facciamo a botte per cercare di difenderci dall'autoritarismo del potere, dagli abusi, dai soprusi.
Non avevano capito - almeno la parte meno attenta di loro, la maggioranza - che La buona novella è un'allegoria.

Paragonavo le istanze migliori e più ragionevoli del movimento sessantottino, cui io stesso ho partecipato, con quelle, molto più vaste spiritualmente, di un uomo di 1968 anni prima, che proprio per contrastare gli abusi del potere, i soprusi dell'autorità si era fatto inchiodare su una croce, in nome di una fratellanza e di un egualitarismo universali.

Come traccia ho seguito gli evangelisti apocrifi. La chiesa, un tempo, non gradiva che persone di confessione non cristiana scrivessero di Gesù di Nazareth; invece scrittori e pensatori bizantini, arabi, armeni, greci hanno avuto sempre nei confronti di Gesù un enorme rispetto. Ancora oggi il mondo musulmano lo considera il più grande profeta dopo Maometto, mentre il mondo cattolico considera Maometto poco più che un ciarlatano. E questo è un punto a favore dell'Islam; inoltre tra i cinque pilastri che reggono l'Islam non esiste la jihad, la guerra santa: quella viene dopo le crociate.

[Presentando alcuni brani de La buona novella durante il tour del 1997]




Album reinciso dalla Premiata Forneria Marconi nell'album "A.D. 2010 - La buona novella"
A.D. 2010 - La buona novella"


Poterti smembrare coi denti e le mani
sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,
di morire in croce puoi essere grato
a un brav'uomo di nome Pilato.

Ben più della morte che oggi ti vuole,
ti uccide il veleno di queste parole
le voci dei padri di quei neonati,
da Erode, per te, trucidati.

Nel lugubre scherno degli abiti nuovi
misurano a gocce il dolore che provi:
trent'anni hanno atteso col fegato in mano,
i rantoli d'un ciarlatano.

Si muovono, curve, le vedove in testa,
per loro non è un pomeriggio di festa;
si serran le vesti sugli occhi e sul cuore,
ma filtra dai veli il dolore.

Fedeli umiliate da un credo inumano,
che le volle schiave già prima di Abramo,
con riconoscenza ora soffron la pena
di chi perdonò a Maddalena;

di chi con un gesto, soltanto fraterno,
una nuova indulgenza insegnò al Padreterno,
e guardano in alto, trafitte dal sole,
gli spasimi d'un redentore.

Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti:
-A redimere il mondo-gli serve pensare,
-il tuo sangue può certo bastare-.

La semineranno per mare e per terra
tra boschi e città, la tua buona novella,
ma questo domani, con fede migliore,
stasera è più forte il terrore.

Nessuno di loro ti grida un addio
per esser scoperto cugino di Dio:
gli apostoli han chiuso le gole alla voce,
fratello che sanguini in croce.

Han volti distesi, già inclini al perdono,
ormai che han veduto il tuo sangue di uomo
fregiarti le membra di rivoli viola,
incapace di nuocere ancora.

Il potere vestito d'umana sembianza,
ormai ti considera morto abbastanza
e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
degli umili, degli straccioni;

ma gli occhi dei poveri, piangono altrove,
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce
ha proibito l'ingresso
a chi ti ama come se stesso.

Son pallidi al volto, scavati al torace
non hanno la faccia di chi si compiace
dei gesti che ormai ti propone il dolore
eppure hanno un posto d'onore.

Non hanno negli occhi scintille di pena
non sono stupiti a vederti la schiena
piegata dal legno che a stento trascini
eppure ti stanno vicini.

Perdonali se non ti lasciano solo,
se sanno morir sulla croce anche loro;
a piangerli sotto non han che le madri,
in fondo son solo due ladri.

inviata da M.R. - 23/8/2012 - 23:18




Lingua: Inglese

La versione inglese di Dennis Criteser [2014]
Dal blog Fabrizio De André in English

The Way of the Cross refers to the Stations of the Cross, the artistic representations in Roman Catholic churches depicting Christ carrying his cross to his crucifixion. "Via della Croce" is De Andrè's description of the Procession to Calvary. - Dennis Criteser
WAY OF THE CROSS

Being able to dismember you with teeth and hands,
knowing your eyes drunk by the dogs,
for dying on the cross you can be grateful
to a good man by the name of Pilate.

Even more than the death that wants you today
the poison of these words kills you,
the voices of the fathers of those newborns
slaughtered by Herod for you.

In the funereal mockery of the new clothes
they measure in drops the suffering you experienced.
Thirty years they waited, with the liver in hand,
for the last gasps of a charlatan.

They move, heads turned down, the widows in the lead,
for them it's no afternoon party;
the robes bunch tight over the eyes and the heart,
but sorrow filters out from the veils:

humble followers from an inhumane belief
that wanted them slaves already before Abraham,
with gratitude now they suffer the pain
of the one who pardoned Magdalena,

of the one who, with a gesture merely fraternal,
taught a new forgiveness to the eternal Father.
And they look up, pierced by the sun,
at the spasms of a redeemer.

Confused in the crowd they follow you, mute,
anguished at the thought that you salute them:
to redeem the world, they need to think,
your blood will certainly suffice.

They’ll sow the seeds by land and by sea
among the forests and the cities of your Gospel.
But this future, with the best faith . . .
tonight the terror is stronger.

Not one of them shouted to you a farewell
for being discovered a cousin of God:
the apostles closed their throats to their voices,
brother who bleeds on the cross.

They have relaxed faces, already prone to pardon,
now that they've seen your human blood
adorning your members in trickles of purple,
unable to do any more harm.

The power, dressed in human semblance,
by now considers you dead enough
and already looks toward descrying the intentions
of the humble, of the beggars.

But the eyes of the poor ones cry elsewhere.
They didn’t come to display a sorrow
that prohibited entrance to the way of the cross
to anyone who loved you as himself.

They are pale in the face, with sunken chest.
They don’t have the look of someone pleased
with the gestures that suffering now proposes for you,
yet still they have a place of honor.

There’s not a hint of pain in their eyes,
they’re not surprised to see your back
turned from the wood that you can barely drag,
yet they stay near to you.

Pardon them if they don’t leave you alone,
if they too know how to die on the cross.
To mourn them below they have none but their mothers.
After all, they're only two thieves.

inviata da Riccardo Venturi - 3/3/2016 - 02:01




Lingua: Francese

Versione francese di M.R.
CHEMIN DE LA CROIX

Pouvoir te démembrer avec les dents et les mains
savoir tes yeux avalés par des chiens,
tu peux être reconnaissant de mourir en croix
à un brave homme dénommé Pilate.

Plus encore que ta mort voulue aujourd'hui,
on veut tuer le venin des paroles
les voix des pères de ces nouveaux-nés
massacrés par Hérode à cause toi.

Dans le lugubre sarcasme des habits neufs
ils mesurent à la goutte près la souffrance que tu vis :
ils ont attendu pendant trente ans, avec la main sur le foie,
les râles d'un charlatan.

Elles se déplacent voûtées, les veuves en tête,
pour elles ce n'est pas un après-midi de fête;
elles serrent leurs vêtements sur les yeux et sur le coeur,
mais à travers leurs voiles filtre la douleur.

Fidèles humiliées par un credo inhumain
qui les voulait esclaves déjà avant Abraham,
avec reconnaissance elles souffrent le martyre
de celui qui pardonna à Magdalena

de celui qui par un geste, seulement fraternel,
enseigna une nouvelle indulgence à Dieu le Père,
et elles regardent en haut, transpercées par le soleil,
les spasmes d'un rédempteur.

Mêlés à la foule ils te suivent muets,
effrayés à l'idée que tu les salues :
- pour délivrer le monde - il leur sert de penser,
- ton sang peut certes suffire -.

Ils la répandront sur terre et sur mer
parmi les bois et les villes, ta bonne nouvelle,
mais demain, avec une foi meilleure,
ce soir le plus fort est la terreur.

Aucun d'eux ne te crie un adieu
pour avoir été découvert cousin de Dieu:
les apôtres ont fermé leur gorges à leur voix,
frère qui saigne sur la croix.

Ils ont les visages détendus, déjà enclins au pardon,
maintenant qu'ils ont vu ton sang d'homme
orner tes membres de ruisseaux violets,
incapable de nuire encore.

Le pouvoir revêtu d'apparence humaine,
te considère désormais suffisamment mort
et le regard se tourne déjà pour épier les intentions
des humbles, des va-nu-pieds;

mais les yeux des pauvres, pleurent ailleurs,
ils ne sont pas venus pour exhiber une douleur
interdite à l'entrée du chemin de la croix
à ceux qui t'aiment comme eux mêmes.

Ils ont les visages pales, les torses creux,
ils n'ont pas la tête de ceux qui se félicitent
de gestes qui désormais présentent la souffrance,
et pourtant ils occupent une place d'honneur.

Il n'y a pas d'étincelles de pitié dans leurs yeux
ils ne sont pas étonnés de te voir le dos plié
par le bois que tu traînais à grand peine,
et pourtant ils sont tes voisins.

Pardonne-leur de ne pas te laisser seul,
de connaître eux aussi la mort sur la croix;
en bas il n'y a que leur mère pour les pleurer,
dans le fond ils ne sont que deux voleurs.

23/8/2012 - 23:21




Lingua: Spagnolo

Versione spagnola di Santiago
LA VÍA DE LA CRUZ

“De poder desmembrarte con dientes y manos,
saber de tus ojos bebidos por los perros,
de morir en cruz puedes estar agradecido
a un buen hombre de nombre Pilatos”.

Más que la muerte que hoy te busca,
te mata el veneno de éstas palabras:
las voces de los padres de aquellos neonatos,
a manos de Herodes, por ti, masacrados.

En el lúgubre escarnio de los hábitos nuevos
miden a gotas el dolor que sientes:
treinta años han esperado con el hígado en mano,
los estertores de un charlatán.

Si mueven, encorvadas, las viudas a la cabeza,
para ellas no es una tarde de fiesta;
se aprietan las ropas sobre los ojos y el corazón,
pero se filtra por los velos el dolor.

Fieles humilladas por un credo inhumano,
que las quiere esclavas desde antes de Abraham,
con gratitud ahora sufren la pena
de quien perdono a Magdalena;

de quien, con un gesto, solamente fraterno,
una nueva indulgencia ensenó al Padre Eterno,
y miran en alto, atravesados por el sol,
los espasmos de un redentor.

Confundidos entre el gentío te siguen mudos,
asustados de pensar que tú los saludes:
“Para redimir al mundo” les sirve pensar,
que “tu sangre pude seguro bastar”.

La sembraran por mar y por tierra
entre bosques y ciudades, tu buena nueva,
pero esto mañana, con una fe mejor,
esta noche es más fuerte el terror.

Ninguno de ellos te grita un adiós
para no ser descubierto primo de Dios:
los apóstoles han cerrado la garganta a la voz,
hermano que sangras en la cruz.

Tienen rostros distendidos, ya inclinados al perdón,
ahora que han visto tu sangre de hombre
adornarte los miembros de ríos morados,
incapaz ya de hacer daño.

El poder vestido de humana semblanza,
te considera ya lo bastante muerto
y ya vuelve la mirada a espiar las intensiones
de los humildes, de los harapientos;

mas los ojos de los pobres, lloran en otro lugar,
no han venido a exhibir un dolor
que a la vía de la cruz se ha prohibido el ingreso
a quien te ama como a sí mismo.

Tienen, pálido, el rostro hundido en el pecho
no tienen la cara de quien se complace
de los gestos que ahora te propone el dolor
sin embargo, tienen un puesto de honor.

No tienen en los ojos destellos de pena
no están asombrados de verte la espalda
plegada bajo el madero que con esfuerzo trajinas
sin embargo, están cerca de ti.

Perdónales si no te dejan solo,
si saben morir en la cruz también ellos;
a llorarlos abajo, solo están sus madres,
en el fondo son solo dos ladrones.

inviata da Santiago - 30/6/2016 - 20:07




Lingua: Polacco

Versione polacca cantabile di Krzysiek Wrona
30 agosto - 4 settembre 2016

Andrea del Castagno - Crocifissione (1450)
Andrea del Castagno - Crocifissione (1450)
DROGA KRZYŻA

„Ćwiartować cię żywcem i rozwlec twe szczątki,
pozwolić psom bezpańskim, by wygryzły ci oczy,
za to, że na krzyżu zawiśniesz rozpięty
Piłatowi winien jesteś dzięki”.
Po stokroć dziś gorszy, niż śmierć co cię czeka,
jad słów wykrzyczanych, tych ojców przekleństwa,
co dzieci stracili pod królem Herodem:
„To ty byłeś tej rzezi powodem!”.
I w szaty cię stroją, w szyderczą purpurę,
wciskają do rąk trzcinę, wydłużają torturę,
chcą usłyszeć po latach, napawając się zemstą,
jak fałszywy król rzęzi przed śmiercią.

Na czele procesji idą wdowy strapione,
ich skarga lamentem wzbija się nad pochodem,
choć welon zakrywa im oczy i serca,
to boleść spod czerni prześwieca.
Posłuszne wierze ojców, surowej jak kamień,
los znoszące niewolnic już przed Abrahamem,
wiedzione wdzięcznością opłakują cierpienie
tego, który wybaczył Magdalenie,
męża co wbrew prawom starego porządku
ukazał, czym braterstwa jest gest Bogu Ojcu
i patrzą, jak dręczony rozstaje się z życiem,
jak odchodzi grzechów Odkupiciel.

W tłumie ukryci, sylwetki skulone,
drżą pełni obawy, że spojrzysz w ich stronę
i wolą dziś myśleć: „Po to, by świat zbawić,
twa krew powinna przecież wystarczyć”.
Rozgłoszą po świecie kiedyś dobrą nowinę,
w miastach, puszczach, na morzu rozsławią twe imię,
lecz zaczną od jutra, pewniejsi swej wiary,
dziś wieczór strach im gardła dławi.
Pożegnać cię głośno nie daje im trwoga,
ktoś mógłby rozpoznać, że „krewnymi” są Boga,
zamilkli uczniowie, lęk w oczach się czai,
o, bracie, który pod krzyżem krwawisz.

Gotowe wybaczyć, pogodne są twarze,
ujrzeli, żeś spłyną krwi ludzkiej szkarłatem,
obdarty z odzienia, bez sił, opuszczony,
jako człowiek nie jesteś już groźny.
W pobłażliwym uśmiechu wyginają się usta,
mają więc problem z głowy, to tak jakbyś już umarł,
ludzie władzy chcą wszakże znać biedoty nastroje,
wiedzieć, w którą zwróci się stronę.
Lecz nędzarze z daleka opłakują twe rany,
choć gorycz ich przepełnia i wzbiera w nich łzami,
bo drogą krzyżową nie idzie z gawiedzią,
kto kocha cię jak siebie samego.

Bezkrwiste oblicza i ciała wychudłe,
spojrzenia, choć dzikie, zasnute są smutkiem,
gdy patrzą, jak padasz, jak ciało kaleczysz,
tak bliscy a jednak odlegli.
I nie ma w tym wzroku odblasku współczucia,
nie dziwią twe barki, twe ręce bez czucia,
twe plecy co z trudem belki ciężar dźwigają,
oni jednak cię nie opuszczają.
Wybaczyć im musisz, że nie skonasz samotnie,
że ducha oddać na krzyżu potrafią równie dobrze,
jęk matek jedynie wśród wzburzonych głosów,
w gruncie rzeczy to tylko dwóch łotrów.

inviata da Krzysiek Wrona - 4/9/2016 - 22:30




Lingua: Tedesco

Traduzione / Translation / Traduction / Übersetzung: Michi & Herbert Killian

https://diamantame.wordpress.com/category/fabrizio-de-andre/
KREUZWEG

Dich mit Zähnen und Händen zerreissen zu können
Deine Augen von Hunden gefressen zu wissen
Dass du am Kreuz sterben darfst, verdankst du
Einem guten Mann namens Pilatus.

Viel mehr als der Tod, der dich heute will
Bringt dich das Gift dieser Worte um
Die Stimmen der Väter der Neugeborenen
Deinetwegen von Herodes niedergemetzelt.

Im unheilvollen Schutz der neuen Kleider
Messen sie in Tropfen den Schmerz, den du empfindest
Dreissig Jahre, mit der Leber in der Hand, haben sie gewartet
Auf das Ende eines Scharlatans.

Ganz vorne bewegen sich gebeugt die Witwen
Für sie ist es kein festlicher Nachmittag
Sie verschliessen ihre Umhänge über den Augen und das Herz
Doch durch die Schleier dringt der Schmerz.

Getreue, gedemütigt von einem unmenschlichen Glauben
Der sie schon vor Abraham zu Sklavinnen machte
Mit Dankbarkeit teilen sie die Qual
Dessen, der Magdalena vergab.

Dessen, der mit einer brüderlichen Geste
Dem Herrgott eine neue Gnade lehrte
Und sie schauen nach oben, geblendet von der Sonne
Die Leiden eines Erretters.

Sie folgen dir stumm, versteckt in der Menge
Bestürzt beim Gedanken, du würdest sie grüssen
Es tröstet sie der Gedanke: Um die Welt zu retten
Wird dein Blut sicher ausreichen.

Sie werden verbreiten zu Wasser und zu Lande
Zwischen Wäldern und Städten, deine frohe Botschaft
Dies aber morgen, bei festerem Glauben,
Heute Abend ist der Schrecken stärker.

Niemand von denen ruft dir ein Lebewohl zu
Um sich als „Vetter Gottes“ entlarven zu lassen
Die Aposteln haben die Stimme verschluckt,
Bruder, der du am Kreuz ausblutest.

Ihre Gesichter sind entspannt, bereits zum Vergeben geneigt
Jetzt, da sie dein menschliches Blut gesehen haben
Wie es deine Glieder mit lila Rinnsalen ziert
Unfähig weiter zu schaden.

Die Macht, gekleidet in menschliche Gestalt
Hält dich nunmehr für ausreichend tot
Um die Absichten auszuloten wendet sie den Blick
Auf die Demütigen, auf die Elenden.

Aber die Augen der Armen weinen woanders,
Sie sind nicht gekommen um ihren Schmerz zu zeigen
Dem, der den Zutritt zum Kreuzweg verbat
Denen, die er liebte wie sich selbst.

Bleich im Gesicht, der Brustkorb eingefallen,
Sie sehen nicht aus als würden sie Gefallen finden
An den Gesten, zu denen dich der Schmerz zwingt
Und dennoch, sie haben einen Ehrenplatz.

In den Augen kein Funke von Mitleid,
Sie sind nicht verwundert deinen Rücken zu sehen
Gebeugt durch das Holz, das du mühevoll schleppst
Und dennoch sind sie dir nahe.

Vergib ihnen, dass sie dich nicht alleine lassen,
Dass sie wissen, dass auch sie am Kreuz sterben,
Hier unten weinen um sie nur ihre Mütter
Im Grunde sind es nur zwei Diebe.

inviata da Juha Rämö - 5/9/2016 - 10:40



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