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Dimmi buon giovine, o Dimmi bel giovane [Esame di ammissione del volontario alla Comune di Parigi]

Francesco Giuseppe Bertelli


Lingua: Italiano


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[1873]
Testo di Francesco Giuseppe Bertelli
Musica di anonimo.
Lyrics by Francesco Giuseppe Bertelli
Music: unknown

Paroles de Francesco Giuseppe Bertelli
Musique: auteur inconnu

dimmibel "Leoncarlo Settimelli [1] ha avuto il pregio di raccogliere questo canto a Lastra a Signa (Fi) attraverso Donato Settimelli il quale ricorda di averlo conosciuto dopo la guerra del 1915-18. In effetti, il brano non è riportato in alcuna stampa di canzonieri anarchici o socialisti d'inizio secolo consultati; né lo riporta il canzoniere sociale [2] che dal secondo dopoguerra è forse il Canzoniere anarchico più completo. Nella discografia degli anni '70 [3] è riportato come autore del testo un 'anonimo'; altri ancora fanno risalire, erroneamente, il testo a Pietro Gori. Per fare finalmente e definitivamente chiarezza sull'origine del canto bisognerà attendere lo studio di Franco Bertolucci [4] che riporta alla luce alcuni fatti storici di indubbio interesse. Fra questi il canto che oggi è noto col titolo Dimmi bel giovane che altro non è se non una poesia dell'internazionalista pisano Francesco Bertelli [v. biografia] stampata nel 1873 presso la tipografia Citi, dal titolo Esame di ammissione del volontario alla Comune di Parigi. Dunque il testo è stato scritto in ricordo della Comune di Parigi del 1871 e solo successivamente è stato stampato. Il testo della poesia è molto più lungo e articolato (22 strofe) rispetto a quello tramandato (di sole quattro strofe), con il ritornello (La casa è di chi l'abita, è un vile chi lo ignora...) un po' modificato ma profondamente diverso nel significato politico che è l'incipit della poesia
"Cecco"  Bertelli in un disegno a penna del 1989.
"Cecco" Bertelli in un disegno a penna del 1989.
del Bertelli. In questa raccolta abbiamo ritenuto doveroso e opportuno riprendere il testo originario e integrale stampato nel 1873. Dimmi buon giovine è stata cantata, nel suo testo originario, per la prima volta il primo maggio 1997 in una cascina della campagna milanese: qui, come è ormai consuetudine da oltre un quarto di secolo, la Federazione Anarchica milanese ha organizzato l'annuale scampagnata in cui si sono ritrovati un centinaio di anarchici e per l'occasione il Coro Primo Maggio ha intonato la canzone di F. Bertelli. Nel ventottesimo anniversario della strage di Piazza Fontana, nella sede della FAI milanese (in viale Monza 255) è stata eseguita in una personale interpretazione da S. Catanuto. [5]"

[1] L.Settimelli e L. Falavolti, Canti Anarchici, Roma, Savelli, 1972.
[2] Il Canzoniere Sociale, Bologna, ed. Mammolo Zamboni, s.d. [1947]
[3] Canti Anarchici Italiani, del gruppo "Z" e Gli Anarchici, antologia della canzone libertaria italiana 1864-1969 del "Canzoniere Internazionale"
[4] F. Bertolucci, Anarchismo e lotte sociali a Pisa. 1871-1901, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 1988
[5] Registrazione di Errico Moroni in data 13 dicembre 1997.


Santo Catanuto - Franco Schirone, Il Canto Anarchico in Italia nell'Ottocento e nel Novecento, edizioni Zero in Condotta, 2a ed. Milano 2009, p.28
La casa è di chi l'abita
un ladro chi l'ignora
La terra pei filosofi
è di chi la lavora.

Addio mia povera / capanna! Addio
madre adorabile / e genitor!
Ti lascio Angelica! / Ma il seno mio
raddoppia i palpiti / di puro amor.

Ovunque il gemito / del mio simile
con forte spasimo / si fa sentir,
come una folgore / col mio fucile
chi n'è il colpevole / corro a ferir.

Dimmi buon giovine / così giocondo,
tuo dio, tua patria / dimmi qual è?
Adoro il popolo / mia patria è il Mondo,
il pensier libero / è la mia fe'.

Qual è l'industria / e il tuo tesor
che in sì gran merito / viver ti fa?
È l'arte agraria / il mio lavoro
fonte simbolica / di povertà.

Per macchie ispide, / a notti brune,
stanco e famelico / che saprai far?
Chi pugna intrepido / per la Comune
nessun pericolo / deve curar!

Se avvien che il turbine / più ruinoso
piombi con impeto / sopra di te?
L'astro dei popoli / più luminoso
saprà risplendere / sopra di me.

E se paraclita / prece t'arresta,
diletto giovine / che farai tu?
L'opra più energica / che manifesta
ai nostri posteri / gloria e virtù.

O il giuro amabile / della tua bella
non ti solletica / la mente e il cor?
In petto brillami / più d'una stella
con sacro gaudio / di puro amor.

Se poco è il numero / dei tuoi compagni,
e dai satelliti / vincer si fa?
Col ferro vindice / morte accompagni
ogni superstite / senza pietà.

Nel dì terribile / della battaglia
è contestabile / ogni tuo dir?
Giuro!... tra i fulmini / della mitraglia
come un Leonida / saper morir.

Se giungi al vespero / della vittoria
che mai desideri, / regno o tesor?
Esige il merito / di tanta gloria
di tornar libero / al mio lavor.

La casa è di chi l'abita
un ladro chi lo ignora
La terra pei filosofi
la terra pei filosofi

La casa è di chi l'abita
un ladro chi lo ignora,
La terra pei filosofi
è di chi la lavora.

inviata da Maria Cristina Costantini + CCG/AWS Staff - 21/6/2006 - 19:12



Lingua: Italiano

La versione più nota, di quattro strofe, raccolta da Leoncarlo Settimelli e ripubblicata nel volume Il pensiero anarchico di F.Pani e S. Vaccaro, Verona, Demetra, 1997, p. 55. È alla base di tutte le interpretazioni successive, compresa quella di Vinicio Capossela.


Interpretata da Vinicio Capossela e Neri Marcorè
Dimmi bel giovane,
onesto e biondo:
dimmi la patria
tua qual è
tua qual è

Adoro il popolo
la mia patria è il mondo,
il pensier libero
è la mia fe'
è la mia fe'

La casa è di chi l'abita
è un vile chi lo ignora,
il tempo è dei filosofi
il tempo è dei filosofi

La casa è di chi l'abita
è un vile chi lo ignora,
il tempo è dei filosofi
la terra di chi la lavora.

Addio mia bella
casetta addio,
madre amatissima
e genitor
e genitor

Io pugno intrepido
per la Comune
come Leonida
saprò morir
saprò morir

La casa è di chi l'abita
è un vile chi lo ignora,
il tempo è dei filosofi
il tempo è dei filosofi

La casa è di chi l'abita
è un vile chi lo ignora,
il tempo è dei filosofi
la terra di chi la lavora.

inviata da Maria Cristina Costantini + CCG/AWS Staff - 30/6/2013 - 23:07



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