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A le case minime

Gualtiero Bertelli


Lingua: Italiano (Veneto Veneziano)


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[1964]
Gualtiero Bertelli.
Canzone inclusa in un EP dal titolo significativo di “Sta bruta guera che no xe finia”
Qui si parla della guerra per avere una casa (nemmeno) decente.


Baracche di via Argonne a Milano nell’immediato dopoguerra, poi sostituite da ”case minime”
Baracche di via Argonne a Milano nell’immediato dopoguerra, poi sostituite da ”case minime”


Le "case minime" erano degli insediamenti realizzati a cavallo tra i 40 e i 50 all'isola Giudecca, così come in molti altri Comuni italiani (per esempio Tormarancia a Roma, il “Villagio dei Fiori” a Milano), destinati alle famiglie povere, quelle sfollate, quelle espulse dai centri storici in ricostruzione o quelle provenienti dal sud Italia. All’inizio si trattò di vere e proprie baraccapoli improvvisate dagli stessi senza casa, poi intervenne l’Istituto Case Popolari. Si trattò pur sempre di abitazioni costruite con materiali di risulta e legname, prive di fondamenta, “minime” per l’appunto, dove vivevano fino a 10 persone in una sola stanza con un cesso alla turca, magari in comune con altri poveracci. Tutto questo prima della costruzione dei grandi complessi di edilizia popolare (la prima legge organica è del 1962) e della grande stagione delle lotte per il diritto alla casa e delle occupazioni.
L'altro giorno a le case minime
i ga lassà libera 'na casa
e fin dale sinque de la matina
ghe gera gente che aspetava.

Ghe gera un pare de famegia
co quatro fioi da mantenir,
che da trent'ani vive in sofita
pien de sorsi, de aqua e de sporco.

Ghe ne gera un'altra infinità
co e careghe e i tavoini
che i spetava el momento bon
de romper la porta e ocupar la casa.

I le ciama case co un bel coragio
perchè de le case decenti e ga poco
la xe 'na stansa de quattro metri
co un gabineto de quei a la turca.

I le ciama case quei disgrassiai
che ga vissuo per ani da bestie,
che ga ciamà case e sofite,
i magaseni, i sotoscala.

I ga spetà chieti fin e nove
dopo a l'assalto, come pirati,
su par e finestre e dentro per le scale,
sa massa enorme di disperai.

Dopo do mesi de 'sta facenda
za lo savemo par esperienza,
vien senza ciacole la questura,
che li ciapa tuti e li sbate fora.

inviata da Bartleby - 29/6/2011 - 14:53



Lingua: Italiano

Traduzione italiana da "La Musica de l'Altra Italia"
ALLE CASE MINIME

L'altro giorno alle case minime
hanno lasciato libero una casa
e fin dalle cinque della mattina
c'era gente che aspettava.

C'era un padre di famiglia
con quattro bambini da mantenere
che da trent'anni vive in soffitta
pieno di topi, di acqua e di sporco.

Ce n'era un'altra infinità
con le sedie e coi tavolini
che aspettavano il momento buono
di rompere la porta e occupare la casa.

Le chiamano case con un bel coraggio
perché delle case decenti hanno poco.
Sono una stanza di quattro metri
con un gabinetto di quelli alla turca.

Le chiamano case quei disgraziati
che hanno vissuto per anni da bestie
che hanno chiamate case le soffitte
i magazzini e i sottoscala.

Hanno aspettato quieti fino alle nove
e poi all'assalto come pirati.
Su per le finestre e dentro per le scale
questa massa enorme di disperati.

Dopo due mesi da questa faccenda
già lo sappiamo per esperienza
viene senza chiacchiere la questura
che li prende tutti i li sbatte fuori.

inviata da Bartleby - 29/6/2011 - 14:56



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