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No mi giamedas Maria

Maria Carta


Lingua: Sardo


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[XVII sec.? XVIII sec.?]
Composta da Bonaventura Licheri.
Adattamento di Maria Carta.
Il brano si trova in parecchi dischi dell'artista sarda, per esempio "Umbras" del 1978.
Testo trovato sul sito della Fondazione Maria Carta.

La Crocifissione di Giotto. Padova, Cappella degli Scrovegni.
La Crocifissione di Giotto. Padova, Cappella degli Scrovegni.


"No mi giamedas Maria" fa parte degli antichi "gosos", i canti devozionali sardi, ed è una delle canzoni intonate durante le celebrazioni del Venerdì Santo.
Questo gosu fu certamente composto da tal Bonaventura Licheri, un uomo di religione e poeta sacro originario di Neoneli, nella provincia di Oristano. Il problema è che Neoneli diede i natali a due Bonaventura Licheri, entrambi religiosi e rimatori, il primo nato nel 1667 e morto nel 1733, il secondo nato nel 1734 e morto nel 1802. Il brano viene spesso attribuito al secondo e datato intorno al 1760 ma altri ritengono invece che il vero innovatore della musica sacra sarda fu il primo Licheri, quello nato nel 600, al quale viene riconosciuta anche la traduzione in sardo e la diffusione nell'isola del seicentesco "Dio ti salvi Maria" (il famoso "Deus ti salvet Maria", magistralmente interpretato anche da De Andrè) composto da Innocenzo Innocenti, gesuita umbro.

Propongo questa canzone perchè l'ho trovata bellissima e perchè Maria stessa ai piedi della Croce, accecata dal dolore, respinge il proprio ruolo di madre del Cristo e si fa madre tra le altre madri che hanno visto i loro figli trucidati dai potenti e dai tiranni.

Ho messo tra parentesi le parti che Maria Carta non canta nella sua versione ma che pure sono esistenti in altre versioni reperibili sulla rete.
[Mira, mira, mirade
mira cantu dolore
Mira, mira, mirade
sas lagrimas ‘e sa mama ‘e Deus
ma no la giamedas Maria
no la giamedas Maria]

Sende mortu cun rigore
su coro 'e s'anima mia
no mi giamedas Maria
ne de grazia piena
ma de dolores e penas
de turmentu e agonia
[ca bido sa vida mia
intregada a traitores]

No mi giamedas Maria
si chi no Mama de dolore
No mi giamedas Maria
si chi no Mama de dolore

No mi nedas beneitta
intro 'e sas feminas ria
s'intende s'anima mia
triste dolente e afflitta
cando l'happo dadu sa titta
senz'haer tantu dolore.

No mi giamedas Maria
si chi no Mama de dolore
No mi giamedas Maria
si chi no Mama de dolore

[Giamademi s'affligida
giamademi s'attristada,
sa de penas carrigada
sa de ispadas ferida
de Fizzu meu sa vida
es dada a crocifissore]

[Mira, mira, mirade
Mira cantu dolore]

inviata da Bartleby - 14/5/2011 - 15:43



Lingua: Italiano

Traduzione italiana dal sito della Fondazione Maria Carta (con alcuni modestirrimi interventi di Bartleby)
maria carta
NON CHIAMATEMI MARIA

[Guarda, guarda, guardate
guarda quanto dolore
Guarda, guarda, guardate
le lacrime della mamma di Dio
ma non la chiamate Maria
non la chiamate Maria]

Essendo morto con patimento
il cuore dell’anima mia
non chiamatemi Maria
né piena di Grazia
ma di dolori e pene
di tormenti e agonia
[che vedo il mio amato figlio
consegnato ai traditori]

Non chiamatemi Maria
ma Madre di dolore
Non chiamatemi Maria
ma Madre di dolore.

Non ditemi benedetta
che tra le donne infelici
si trova l’anima mia
triste dolente e afflitta
poiché gli diedi il seno
senza avere tanti dolori.

Non chiamatemi Maria
ma Madre di dolore.
Non chiamatemi Maria
ma Madre di dolore.

[Chiamatemi l’afflitta,
chiamatemi la sconsolata,
colei carica di pene,
ferita dalle spade,
del mio Figlio la vita
è data al crocifissore]

[Guarda, guarda, guardate
guarda quanto dolore]

inviata da Bartleby - 14/5/2011 - 15:45


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