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Muerte de Antonio Machado

Teresa Cano


Lingua: Spagnolo


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(Antonio Resines)


[1975]
Dalla “Cantata del exilio - ¿Cuándo volveremos a Sevilla?"
Parole di Antonio Gómez (la seconda parte del brano - tra virgolette - è di un anonimo autore spagnolo)
Musica di Antonio Resines
Prima edizione a Parigi nel 1976, poi nel 1978 finalmente a Madrid.

La Cantata del exilio. ¿Cuándo llegaremos a Sevilla?

«El exilio español que siguió a la derrota republicana y democrática de 1939 constituye una aventura humana única en la historia contemporánea mundial. Esos cientos de miles de hombres y mujeres que se vieron obligados a abandonar su patria camino de otros países de los que, en muchos casos, ni siquiera habían oído hablar, protagonizaron un drama del que el paso de la frontera es tan solo el primer acto. Después vendría, como en círculo fatal, el internamiento en los campos de refugiados, la resistencia contra el fascismo, los campo de exterminio nazis, y, todavía, el regreso a una tierra dominada por la dictadura, para incorporarse a la guerrilla y a la lucha clandestina, para morir, tantas veces, en las cárceles del franquismo.

Sería injusto intentar resumir esa dura marcha del exilio a un solo país o a un solo grupo de gentes [...]. Nos hubiera gustado tratar aquí de todos los exiliados, pero un trabajo de ese tipo tiene unas limitaciones evidentes y a la hora de afrontarlo nos vimos obligados a elegir unas coordenadas espacio-temporales a las que circunscribirlo: un país Francia, y unas fechas, 1939, fin de la guerra civil y 1945, derrota del nazismo, por entender que ellas se condensa todo el drama y toda la hermosura, si el que en el dolor cabe la belleza de esta odisea.

En el título que hemos querido darle –"¿Cuándo llegaremos a Sevilla?" palabras pronunciadas por Ana Ruiz, la madre de Antonio Machado, cuando al salir por la frontera de Francia creía volver a su clara ciudad natal – hemos creído que se encerraba a un tiempo la inmensidad del dolor y la grandeza de una esperanza que, pensamos, es la que ha mantenido vivos a tantos y tantos exiliados hasta nuestros días: la del regreso no sólo a una tierra, sino a una patria en libertad, como la que ahora parece que se presiente [...].

Hemos pretendido construir una obra que exprese el homenaje y el recuerdo de una generación de españoles hacia otra generación de españoles sin los cuales el mundo de hoy tendría menos dignidad. Así pensamos que vamos encontrándonos a nosotros mismos, nuestras raíces, que haciendo nuestra la historia de estos miles de españoles vamos recuperando nuestras propias señas de identidad».
Dalla presentazione del disco:

«L'esilio spagnolo in seguito alla sconfitta repubblicana e democratica del 1939 costituisce un'avventura umana unica nella storia contemporanea mondiale. Queste centinaia di migliaia di uomini e donne che si videro obbligati a abbandonare la loro patria per altri paesi dei quali, in molti casi, non avevano nemmeno sentito parlare, furono protagonisti di un dramma nel quale il passaggio della frontiera era solo il primo atto. Dopo venne, come in un circolo fatale, l'internamento nei campi di rifugiati, la resistenza contro il fascismo, i campi di concentramento nazisti e, ancora, il ritorno ad una terra dominata dalla dittatura, per unirsi alla guerriglia e alla lotta clandestina e per morire, spesso, nelle carceri del franchismo.

Non sarebbe giusto provare a limitare questa dura marcia dell'esilio ad un solo paese o ad un solo gruppo di persone. Ci sarebbe piaciuto parlare qui di tutti gli esiliati, ma un lavoro di questo tipo ha delle limitazioni evidenti e al momento di affrontarlo ci siamo visti obbligati a scegliere le coordinate spazio temporali alle quali ciroscriverlo: un paese, la Francia, e due date, 1939, fine della guerra civile, e 1945, sconfitta del nazismo, intendendo che tra queste date si condensa tutto il dramma e tutta la bellezza, se di bellezza si può parlare visto il dolore, di questa odissea.

Nel titolo che abbiamo voluto dare all'opera - “Quando arriveremo a Siviglia?”, parole pronunciate da Ana Ruiz, la madre di Antonio Machado, quando passando la frontiera francese credeva di tornare alla sua luminosa città natale – crediamo si racchiuda allo stesso tempo l'immensità del dolore e la grandezza di una speranza che, crediamo, è quella che ha mantenuti vivi tanti e tanti esiliati fino ai giorni nostri: quella del ritorno non solo ad una terra, ma anche ad una patria libera, come quella che ora sembra prospettarsi.

Abbiamo cercato di costruire un'opera che esprimesse l'omaggio e il ricordo di una generazione di spagnoli verso un'altra generazione di spagnoli senza i quali il mondo di oggi avrebbe meno dignità. Così crediamo che ritroveremo noi stessi, le nostre radici, che facendo nostra la storia di queste migliaia di spagnoli potremmo recuperare i segni della nostra identità.»


Antonio Machado
Antonio Machado

"La Cantata del exilio" fu composta da Antonio Resines, un importante cantautore membro del gruppo folk-rock "Almas Humildes", e scritta da Antonio Gómez [che ringraziamo perché ha voluto mettere per intero a disposizione delle CCG/AWS questa sua importante opera], fondatore del collettivo madrileno Parteciparono al progetto molti noti cantanti, come Teresa Cano, Pablo Guerrero, Luis Pastor e Quintín Cabrera.

Il sottotitolo, "¿Cuándo llegaremos a Sevilla?", fa riferimento alla frase che la vecchia madre del poeta repubblicano Antonio Machado continuava a ripetere al figlio mentre nel gennaio del 1939 stavano fuggendo, in realtà, verso la Francia... Sarebbero entrambi morti di lì a qualche settimana, annientati dalla fatica e dal dolore.
E dalla fuga e morte di Machado prende avvio questa cantata che alterna canzoni a brani strumentali e testimonianze dei protagonisti che vissero quegli anni di esilio, di morte e di resistenza... Già, perchè all'avvento di Franco molti combattenti repubblicani spagnoli riuscirono a riparare in Francia dove li sorprese lo scoppio della seconda guerra mondiale... Allora molti proseguirono a combattere i nazi-fascisti incorporandosi nelle formazioni dei maquis francesi. Molti morirono nei campi di concentramento nazisti, altri per mano dei fascisti di Vichy. Nel 1943 alcuni di questi veterani vennero inquadrati in formazioni dell'esercito francese, come la celebre Division Leclerc, e parteciparono alla liberazione di Parigi; e infatti il 26 agosto del 1944 sugli Champs-Élysées sfilarono anche veicoli blindati battezzati "Guadalajara", "Madrid", "Ebro", "Guernica"...
Sul finire della guerra, i sopravvissuti tra questi irriducibili combattenti antifascisti tornarono in Spagna per riprendere la lotta contro il regime: i cosiddetti GE (Guerrilleros Españoles) furono attivi dal 1944 al 1947 ma poi la repressione si fece durissima e nel 1952 l'ultima formazione partigiana fu smobilitata.

Insomma, una lotta estenuante, per molti durata oltre dieci anni e conclusasi con la solo momentanea vittoria dei fascisti, visto che già dai primi anni 60 una nuova resistenza (FRAP e ETA) fu di nuovo in grado di dare del filo da torcere alla dittatura...

La tomba di Antonio Machado a Collioure
La tomba di Antonio Machado a Collioure


Questa canzone, interpretata da Teresa Cano, apre l’album, e perciò non poteva non essere dedicata proprio ad Antonio Machado, il grande poeta simbolo non solo della resistenza contro i fascisti ma anche dell’esilio che fu il destino di tanti spagnoli dopo la sconfitta della Repubblica.
Antonio Machado fu infatti forse la prima vittima illustre di quell’esilio che per molti si protrarrà fin dopo la scomparsa di Franco nel 1975: Machado morì infatti di fatica e di crepacuore a Collioure, in Francia, proprio sul confine franco-spagnolo, il 22 febbraio del 1939, qualche settimana dopo la caduta di Barcellona e poche settimane prima della presa di Madrid e della fine.

Si veda al proposito anche la splendida En Cotlliure di Joan Manuel Serrat




Con el polvo cansado
de tantas caminatas,
agotado, vencido,
don Antonio Machado,
envuelto en la bandera
de la patria,
entre cuatro soldados,
al borde del camino
con la madre, Ana Ruiz,
y con José, el hermano;
sin pluma y sin fusil,
desnudo como el viento,
bueno con el amigo,
frente al infame, honesto;
con el único abrigo
de la tierra en silencio.

“¡Que no se detenga nadie!
¡que aquí no ha pasado nada!
Simplemente un ataúd de madera,
virgen blanca,
y dentro un español
que vino a morir a Francia.
¡Que no se detenga nadie!
¡Que aquí no ha pasado nada!
Simplemente una cruz de madera,
virgen blanca,
entre la carretera y el mar,
en la arena de la playa.
¡Que nadie pregunte nada!
¡que a nadie le importa nada!
¡Que nadie pregunte nada!
¡que a nadie le importa nada!”

inviata da Bartleby - 2/3/2011 - 10:23




Lingua: Italiano

Versione italiana di Lorenzo Masetti
MORTE DI ANTONIO MACHADO

Con la polvere stanca
di tante camminate,
esausto, vinto,
don Antonio Machado,
avvolto nella bandiera
della patria,
tra quattro soldati
al bordo del sentiero
con la madre, Ana Ruiz,
e con José, il fratello;
senza piuma né fucile
nudo come il vento
buono con l'amico,
di fronte all'infame, onesto;
con l'unico riparo
della terra in silenzio.

“Che non si trattenga nessuno!
Che qui non è successo niente!”
Semplicemente una bara di legno,
bianca vergine,
e dentro uno spagnolo
che è venuto a morire in Francia.
Che non si trattenga nessuno!
Che qui non è successo niente!
Semplicemente una croce di legno,
bianca vergine,
tra la strada e il mare,
nella sabbia della spiaggia.
Che nessuno domandi niente!
Che a nessuno importa niente!
Che nessuno domandi niente!
Che a nessuno importa niente!

5/3/2011 - 21:17




Lingua: Francese

Version française – MORT D'ANTONIO MACHADO – Marco Valdo M.I. – 2011
Chanson espagnole – Muerte de Antonio Machado – Teresa Cano – Paroles d'Antonio Gómez et musique d'Antonio Resines – 1975
d'après la version italienne MORTE DI ANTONIO MACHADO de Lorenzo Masetti.


« La Cantate de l'Exil » fut composée par Antonio Resines, un important chantauteur, membre du groupe folk-rock "Almas Humildes", et écrite par Antonio Gómez , fondateur du collectif madrilène.
Participèrent au projet beaucoup de chanteurs connus comme Teresa Cano, Pablo Guerrero, Luis Pastor et Quintín Cabrera.
Le sous-titre « ¿Cuándo llegaremos a Sevilla? » (Quand arriverons-nous à Séville ?) renvoie à la phrase que la vieille mère du poète républicain Antonio Machado continuait à répéter à son fils pendant qu'ils fuyaient en janvier 1939, en réalité, vers la France... ils mourront tous les deux quelques semaines plus tard, anéantis par la fatigue et par la douleur.

Cette cantate débute avec la fuite et la mort de Machado. Elle alterne les morceaux chantés et instrumentaux et les témoignages de protagonistes qui vécurent ces années d'exil, de mort et de résistance... À l'avènement de Franco, nombre de combattants républicains espagnols réussirent à se mettre à l'abri en France où les surprit la seconde guerre mondiale... Beaucoup continuèrent à combattre les nazi-fascistes en s'incorporant dans les formations des maquis français. Beaucoup moururent dans les camps de concentration nazis, d'autres des mains des fascistes de Vichy. En 1943, certains de ces vétérans furent incorporés dans les formations de l'armée française, comme al célèbre division Leclerc et participèrent à la libération de Paris et le 26 août 1944 sur les Champs-Élysées défilèrent des véhicules blindés baptisés "Guadalajara", "Madrid", "Ebro", "Guernica"... À la fin de la guerre, les survivants de ces irréductibles combattants antifascistes retournèrent en Espagne pour reprendre la lutte contre le régime. Les GE (Guerrilleros Españoles) furent actifs de 1944 à 1947, mais ensuite, la répression devînt très dure et en 1952, la dernière formation partisane fut démobilisée.

En somme, une lutte exténuante, pour beaucoup de plus de dix ans et qui se conclut par la victoire momentanée des fascistes, vu que dès els premières années 1960, une nouvelle résistance (FRAP et ETA) fut de nouveau à même de donner du fil à retordre à la dictature...


Cette chanson interprétée par Teresa Cano ouvre l’album et pour cela ne pouvait qu'être dédiée justement à Antonio Machado, le grand poète symbole non seulement de la résistance contre les fascistes mais aussi de l'exil qui fut le destin de tant d'Espagnols après la défaite de la République.
Antonio Machado fut peut-être al première victime illustre de cet exil qui pour beaucoup se prolongera jusqu'à la mort de Franco en 1975. Machado mourut de fatigue et de chagrin à Collioure, en France, à la frontière espagnole, le 22 février 1939, quelques semaines après la chute de Barcelone et quelques semaines avant la prise de Madrid et de la fin.

Voir aussi à ce sujet la splendide En Cotlliure de Joan Manuel Serrat

Cette chanson fait partie de la Cantate de l'Exil, comme la dizaine de chansons reprises sur le site des Chansons contre la Guerre. Dans la mesure du possible, dit Marco Valdo M.I., j'en ferai une version française complète. Voici comment elle se présente en espagnol :

Cantata del Exilio

Muerte de Antonio Machado - Argelès-sur-Mer - Dulce muchacha - Celestino Alfonso - Poema de atención - Carta imaginaria a casa - Tema de los campos/ El trabajo libera - La escalera de Mauthausen - Diálogo de Belchite/ Liberación de París - Poema de silencio

Et je le ferai tout spécialement pour les Républicains espagnols auxquels aujourd'hui en 2011 justice n'a pas encore été rendue. Je le fais aussi en pensant à Santiago et à son épouse, Espagnols exilés, qui dans le modeste restaurant qu'ils avaient ouvert près de la Grand Place de Bruxelles, restaurant appelé La Cibèles, ont quelquefois nourri l'impécunieux jeune homme que j'étais.

Ainsi Parlait Marco Valdo M.I.
MORT D'ANTONIO MACHADO

Poussiéreux, fatigué
D'avoir tant cheminé,
Vaincu, exténué,
Don Antonio Machado
Enveloppé dans le drapeau
De sa patrie,
Entre quatre soldats
Au bord du chemin,
Avec Ana Ruiz sa mère
Et avec José son frère
Sans plume et sans fusil
Nu comme le vent,
Face à l'infâme, honnête;
Avec l'unique abri
De la terre en silence.

« Que personne ne s'arrête !
Ici, il ne s'est rien passé ! »
Juste un cercueil de bois
Blanc vierge
Et dedans, un Espagnol
Qui vînt mourir en France
« Que personne ne s'arrête !
Ici, il ne s'est rien passé ! »
Juste une croix de bois
Blanc vierge
Entre la route et la mer,
Dans le sable de la plage.
Que personne ne demande rien !
Car, à personne, il n'importe en rien !
Que personne ne demande rien !
Car, à personne, il n'importe en rien !

inviata da Marco Valdo M.I. - 6/3/2011 - 18:38




Lingua: Inglese

Traducción reciente al inglés, avalada, salvo por algún error, por el propio Antonio Resines, quien además es traductor, habiendo traducido al castellano los poemas de Allen Ginsberg, entre otros.
DEATH OF ANTONIO MACHADO

With the tired dust
of so many rambles,
exhausted, beaten,
don Antonio Machado,
wrapped with the flag
of homeland,
between four soldiers,
at the side of the road,
with mother, Ana Ruiz,
and with José, his brother,
without quill and without fusil,
naked as the wind,
right to the friend,
in front of the infamous, honest,
with the only covering
of the soil in silence.

–May nobody stop by here,
nothing has happened here.
It’s just merely a wooden coffin,
white virgin,
and inside it a Spaniard
who came to die in France.
–May nobody stop by here,
nothing has happened here.
It’s just merely a wooden cross,
white virgin,
between the road and the sea,
on the beach sand.
May no one ask nothing.
Because no one cares at all.

inviata da Gustavo Sierra Fernández - 21/7/2012 - 19:24


La Hoguera: Cantata del Exilio

Mesa redonda con Antonio Gómez, Gonzalo García Pelayo y Manuel Gerena, en torno al épico disco "Cantata del exilio", que en su día quiso ser un homenaje a los exiliados españoles que lucharon por la liberación de Francia en la División Leclerc o en la Resistencia Francesa, o bien sufrieron presidio en los campos de concentración nazi y hasta la muerte


L'amico Gustavo Sierra Fernandez ha dedicato un'intera puntata del suo programma radiofonico a questo disco dimenticato che anche noi abbiamo contribuito a fare riscoprire. In coda al programma (in cui si possono ascoltare diversi brani della cantata) viene citato il nostro sito.

CCG Staff - 10/8/2015 - 23:05


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