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If We Must Die

Claude McKay


Lingua: Inglese

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Il testo di "If We Must Die" accompagnato da immagini dall'epopea della resistenza afroamericana e dalle note della splendida "Death Letter" del grande bluesman Son House (il mentore di Robert Johnson), interpretata dalla magnifica voce di Cassandra Wilson... cosa volete di più?!?




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[1919]
Testo di Claude McKay
Musica per mezza voce e pianoforte composta nel 2009 da Gary Bachlund, cantante lirico e compositore che vive tra Los Angeles e Berlino.

Claude McKay (1889-1948) è stato uno scrittore e poeta giamaicano vissuto tra gli USA e la Gran Bretagna. Socialista, figura di spicco del movimento culturale dell’Harlem Renaissance e fondatore di una delle prime organizzazioni di auto-difesa dei neri americani, la African Blood Brotherhood, Claude McKay scrisse questa che è forse la sua poesia più famosa durante la “Red Summer” del 1919, l’estate di sangue durante la quale in decine di città americane gruppi di bianchi razzisti attaccarono ripetutamente la popolazione di colore nelle zone da essa abitate.

Omaha, Nebraska, estate del 1919. Il corpo bruciato del nero Will Brown, linciato da una folla di bianchi.

Era appena finita la prima guerra mondiale, c’era grande crisi, la disoccupazione era molto alta e i padroni delle fabbriche al nord preferivano assumere i neri perché li pagavano molto meno dei lavoratori bianchi. Se poi si aggiunge a questo l’isteria collettiva suscitata dalla “minaccia comunista” che spirava dalla Russia, beh, la miscela era davvero esplosiva: sul proprio razzismo congenito i bianchi delle classi più umili innestarono, ben fomentati dai loro referenti politici, l’odio per i neri che “fregavano” loro i posti di lavoro e l’odio per i “rossi”, cioè verso chiunque parlasse di uguaglianza razziale e diritti dei lavoratori. Basti pensare che proprio nel 1919 la delegazione statunitense alla conferenza di pace di Parigi rifiutò la cosiddetta “Proposta di Uguaglianza Razziale” avanzata da altri paesi, e proprio nel 1919 negli USA vi fu un’escalation di linciaggi di cui furono vittime almeno 50 neri. Ma nell’estate di quell’anno, per la prima volta, molte comunità afroamericane risposero agli attacchi: a Bisbee, in Arizona, i “Buffalo Soldiers” del 10° cavalleria, un reparto dell’esercito composto interamente di neri, furono attaccati da poliziotti bianchi e risposero al fuoco; a Chicago, dopo l’aggressione di un ragazzo nero ed il mancato intervento della polizia per catturare i responsabili, si accesero violenti scontri che durarono 13 giorni con un bilancio pesantissimo di morti sia tra i neri che tra i bianchi; ad Omaha, in Nebraska, una folla di bianchi inferociti diede alle fiamme il locale tribunale e linciò un giovane nero, Will Brown, prima di essere dispersa dall’esercito; ad Elaine, in Arkansas, la resistenza all’arresto di un giovane di colore diede vita ad una caccia all’uomo da parte di gruppi di bianchi, quasi tutti formati da tirapiedi dei locali proprietari terrieri, che si fermò solo dopo il massacro di un numero imprecisato di neri, tra i 100 e i 200.

“If We Must Die”, aperto appello di Claude McKay agli afroamericani affinchè finalmente si difendessero e attaccassero i propri persecutori, fu pubblicata per la prima volta nel 1922 a New York all’interno della raccolta intitolata “Harlem Shadows, The Poems of Claude McKay”
If we must die, let it not be like hogs
Hunted and penned in an inglorious spot,
While round us bark the mad and hungry dogs,
Making their mock at our accursed lot.
If we must die, O let us nobly die,
So that our precious blood may not be shed
In vain; then even the monsters we defy
Shall be constrained to honor us though dead!
O kinsmen! we must meet the common foe!
Though far outnumbered let us show us brave,
And for their thousand blows deal one death-blow!
What though before us lies the open grave?
Like men we'll face the murderous, cowardly pack,
Pressed to the wall, dying, but fighting back!

inviata da Bartleby - 24/11/2010 - 15:53



Lingua: Italiano

Tentativo di traduzione di Bartleby
SE DOBBIAMO MORIRE

Se dobbiamo morire, che non sia come i maiali
Braccati e rinchiusi in un angolo senza gloria,
Mentre tutto intorno a noi abbaiano cani rabbiosi e famelici,
che si fanno beffe del nostro destino maledetto.
Se dobbiamo morire, che sia con onore,
Così che il nostro sangue prezioso non non sia versato
Invano, allora anche i mostri che combattiamo
Saranno costretti a renderci onore benché morti!
Fratelli! Dobbiamo affrontare il nemico comune!
Anche se molto più numeroso, noi dobbiamo mostrarci coraggiosi,
E per ogni mille dei loro colpi assestarne uno mortale!
Che importa se ci tocca la morte?
Affrontiamo da uomini il branco di assassini vigliacchi,
Sbattuti contro il muro, morendo, ma restituiamo colpo su colpo!

inviata da Bartleby - 25/11/2010 - 08:17


Ben prima di Gary Bachlund è stato un altro compositore a mettere in musica molte poesie di scrittori afroamericani come Claude McKay. Si tratta di Robert Owens, californiano trapiantato a Monaco, che nel 1971 dedicò al leader delle Black Panthers George Jackson, trucidato in carcere, l'orchestrazione di tre poesie di McKay, "If We Must Die", "The Lynching" e "To the White Fiends", ciclo che Owens, musicista di formazione classica, intitolò "3 Songs for Baritone and Piano, op. 41".

Bartleby - 26/11/2010 - 12:56



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