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Pra não dizer que não falei das flores

Geraldo Vandré


Lingua: Portoghese

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(Geraldo Vandré)


[1968]
Letra e música de Geraldo Vandré
Testo e musica di Geraldo Vandré

vandre


"Pra não dizer que não falei de flores" é uma canção de Geraldo Vandré que ficou em segundo lugar no Festival Internacional da Canção de 1968. Depois disso, sua execução foi proibida durante anos, pela ditadura militar.

A melodia tem o ritmo de um hino, e a letra, com versos de rima fácil (quase todos em ão), que facilitam memorizá-la, logo era cantada nas ruas. E esse sucesso de uma canção que incitava o povo à resistência levou os militares a proibí-la, usando como pretexto a "ofensa" à instituição contida nos versos "Há soldados armados, amados ou não / Quase todos perdidos de armas na mão / Nos quartéis lhes ensinam antigas lições / de morrer pela pátria e viver sem razão".

pt.wikipedia
Caminhando e cantando e seguindo a canção
Somos todos iguais braços dados ou não
Nas escolas, nas ruas, campos, construções
Caminhando e cantando e seguindo a canção

Vem, vamos embora que esperar não é saber
Quem sabe faz a hora não espera acontecer
Vem, vamos embora que esperar não é saber
Quem sabe faz a hora não espera acontecer

Pelos campos a fome em grandes plantações
Pelas ruas marchando indecisos cordões
Ainda fazem da flor seu mais forte refrão
E acreditam nas flores vencendo o canhão

Há soldados armados, amados ou não
Quase todos perdidos de armas na mão
Nos quarteis lhes ensinam uma antiga lição
De morrer pela pátria e viver sem razão

Nas escolas, nas ruas, campos, construções
Somos todos soldados armados ou não
Caminhando e cantando e seguindo a canção
Somos todos iguais braços dados ou não

Os amores na mente, as flores no chão
A certeza na frente, a historia na mão
Caminhando e cantando e seguindo a canção
Aprendendo e ensinando uma nova lição

inviata da adriana - 22/2/2006 - 14:37




Lingua: Italiano

Versione italiana di Luigi
ALTRO CHE SA HA PARLATO DEI FIORI

Camminando e cantando e seguendo la canzone
Siamo tutti uguali, che ci siamo dati la mano o no
Nelle scuole, nelle strade, campi, edifici
Camminando e cantando e seguendo la canzone

Vieni, andiamo via che aspettare non è sapere
Chi sa agisce e non attende l’accadere

Per i campi la fame in grandi piantagioni
Per le strade marciando indecisi cordoni
Ancora fanno dei fiori il loro più forte ritornello
E credono nei fiori vincendo il cannone

Vieni, andiamo via che aspettare non è sapere
Chi sa agisce e non attende l’accadere

Ci sono soldati armati, amati o no
Quasi tutti persi con le armi in mano
Nelle caserme gli insegnano antiche lezioni
Di morire per la patria e vivere senza ragioni

Vieni, andiamo via che aspettare non è sapere
Chi sa agisce e non attende l’accadere

Nelle scuole, nelle strade, campi e edifici
Siamo tutti soldati armati o no
Camminando e cantando e seguendo la canzone
Siamo tutti uguali, dati la mano o no
Gli amori in mente, i fiori per terra
La certezza davanti, la storia in mano
Camminando e cantando e seguendo la canzone
Imparando e insegnando una nuova lezione

Vieni, andiamo via che aspettare non è sapere
Chi sa agisce e non attende l’accadere

inviata da Luigi - 7/3/2006 - 16:09




Lingua: Italiano

Versione italiana cantata da Sergio Endrigo

Testo: Endrigo
Musica: Endrigo / Bacalov
Edizione: Fonit Cetra Music Publishing S.r.l.

Só hoje me apercebi da falta da versão italiana cantada por Sergio Endrigo, quase imediata à publicação do original. [José Colaço Barreiros]



"Camminando e cantando", anche se nei credits originali Fonit Cetra compaiono solo i nomi di Endrigo e Bacalov come autori, è la versione italiana, con testo di Endrigo, di una composizione del brasiliano Geraldo Vandré ("Pra não dizer que não falei de flores", o "Caminhando": era un inno alla resistenza contro il governo militare ed il suo ritornello fu interpretato, in patria, come una chiamata alla lotta armata contro i dittatori).
Il brano fu coraggiosamente presentato da Sergio Endrigo a Canzonissima '68, dove era impossibile che riscuotesse un apprezzabile successo (come in effetti puntualmente accadde).

Il relativo 45 giri porta, sul lato B, un'altra splendida e poetica canzone dell'artista istriano, quella "Anch'io ti ricorderò" (dedicata alla morte di Che Guevara) che qui in CCG fa parte degli "Extra".

Ad ogni modo la stessa versione da studio del 1968 è dall'aprile 2005 facilmente reperibile nei negozi all'interno della doppia compilation "Sergio Endrigo - i 45 giri '65-'73", pubblicata dalla Warner:

Link Pagina [Alberta Beccaro]
CAMMINANDO E CANTANDO

Camminando e cantando la stessa canzone
Siamo tutti uguali chi è d'accordo e chi no
Nelle fabbriche, a scuola, nei campi in città
Camminando e cantando la stessa canzone

Fa chi vuole fare e chi vuole andare va
Chi è stanco di aspettare una strada troverà
Fa chi vuole fare e chi vuol sapere sa
Che la speranza è un fiore ma frutti non ne dà

Il soldato armato, amato o no
Con in mano il fucile non sa cosa fa
In caserma si insegna una antica lezione
Di morir per il re e non sapere perchè

Fa chi vuole fare e chi vuole andare va
Chi è stanco di aspettare una strada troverà
Fa chi vuole fare e chi vuol sapere sa
Che la speranza è un fiore ma frutti non ne dà

Nelle fabbriche, a scuola, nei campi in città
Siamo tutti soldati armati o no
Camminando e cantando la stessa canzone
Siamo tutti uguali chi è d'accordo e chi no

Nella mente l'amore e negli occhi la gioia
La certezza nel cuore, nelle mani la storia
Camminando e cantando la stessa canzone
Imparando e insegnando una nuova lezione

Fa chi vuole fare e chi vuole andare va
Chi è stanco di aspettare una strada troverà
Fa chi vuole fare e chi vuol sapere sa
Che la speranza è un fiore ma frutti non ne dà

inviata da José Colaço Barreiros - 28/5/2007 - 02:20




Lingua: Italiano

Versione italiana di Antonio

Ho visto qualche indecisione nella traduzione proposta da Luigi. Se credete vi propongo questa, gà pronta da diversi anni. In particolare faccio notare che si tratta di una critica al movimento hippye, che pensava di cambiare le cose con manifestazioni (cordoes = cortei), quando Vandré invita invece a darsi da fare: questo il motivo vero della censura, perché istiga alla rivolta. Da brividi l'interpretazione al Festival della Canzone di Rio, quando fu esibita al pubblico per l'ultima volta. In seguito Geraldo Vandré fu arrestato e torturato e, quando liberato, non fu più lo stesso.
Camminando e cantando e seguendo la canzone
Siamo tutti uguali, braccia incrociate o no
Nelle scuole, nelle strade, campi, cantieri
Camminando e cantando e seguendo la canzone

Vieni, andiamo via, che aspettare non è sapere
Chi sa determina l’ora, non aspetta che succeda
Vieni, andiamo via, che aspettare non è sapere
Chi sa determina l’ora, non aspetta che succeda

Nei campi la fame in grandi piantagioni
Nelle strade marciando indecisi cortei
Ancora fanno dei fiori il loro più forte ritornello
E credono che i fiori vinceranno i cannoni

Vieni, andiamo via, che aspettare non è sapere
Chi sa determina l’ora, non aspetta che succeda
Vieni, andiamo via, che aspettare non è sapere
Chi sa determina l’ora, non aspetta che succeda

Ci sono soldati armati, amati o no
Quasi tutti sperduti con un’arma in mano
Nelle caserme gli insegnano un’antica lezione
Di morire per la patria e vivere senza ragione

Vieni, andiamo via, che aspettare non è sapere
Chi sa determina l’ora, non aspetta che succeda
Vieni, andiamo via, che aspettare non è sapere
Chi sa determina l’ora, non aspetta che succeda

Nelle scuole, nelle strade, campi, cantieri
Siamo tutti soldati, armati o no
Camminando e cantando e seguendo la canzone
Siamo tutti uguali, braccia incrociate o no

Gli amori in mente, i fiori per terra
La certezza davanti, la storia in mano
Camminando e cantando e seguendo la canzone
Imparando e insegnando una nuova lezione

Vieni, andiamo via, che aspettare non è sapere
Chi sa determina l’ora, non aspetta che succeda
Vieni, andiamo via, che aspettare non è sapere
Chi sa determina l’ora, non aspetta che succeda
Vieni, andiamo via, che aspettare non è sapere
Chi sa determina l’ora, non aspetta che succeda
Vieni, andiamo via, che aspettare non è sapere
Chi sa determina l’ora, non aspetta che succeda

inviata da Antonio - 10/7/2010 - 17:11




Lingua: Catalano

Versione catalana da Rosa de Foc
Caminant i cantant i seguint la cançó
som tots iguals, dient que no
en les escoles, en els carrers, camps i construccions,
caminant i cantant i seguint la cançó.

Vine, partim, que esperar no és saber,
qui sap aprofita l'oportunitat, no espera que s'esdevingui.

Pels camps hi ha fam en grans plantacions,
pels carrers marxant indecisos cordons,
encara fan de la flor la seva més forta rima
i creuen en les flors vencent al canyó.

Vine, partim, que esperar no és saber,
qui sap aprofita l'oportunitat, no espera que esdevingui.

Hi ha soldats armats, estimats o no,
gairebé tots perduts amb les armes a la mà,
en les casernes els hi ensenyen antigues lliçons
morir per la pàtria i viure sense raó.

Vine, partim, que esperar no és saber,
qui sap aprofita l'oportunitat, no espera que esdevingui.

En les escoles, carrers, camps, construccions,
som tots soldats, armats o no.

Caminant i cantant i seguint la cançó
som tots iguals, dient que no.

Els amors en la ment, les flors al terra,
la certesa en el front, la Història en la mà.
Caminant i cantat i seguint la cançó
aprenent i ensenyant una nova lliçó.

Vine, partim, que esperar no és saber,
qui sap aprofita l'oportunitat, no espera que esdevingui.

19/9/2010 - 17:46


sono brasiliano e vivo in italia da 20 anni, e posso dire che la traduzione fatta di "Pra nao dizer que nao falei das flores" di Geraldo Vandré e demenziale, lui ha cambiato tutta la musica a suo piacimento, non rispetta per niente l'originale, è un altra musica, la sua, e non una traduzione come dovrebe essere.


(fernando)

A quale traduzione ti stai riferendo? A quella di Sergio Endrigo? Dispiace sentire parole del genere, perché Sergio Endrigo è stato uno dei più grandi cantautori italiani (peraltro conosciutissimo anche in Brasile e in tutta l'America Latina. Non mi piace, te lo dico sinceramente, sentire rivolgere l'epiteto di "demenziale" ad una sua versione magari non troppo fedele all'originale, ma comunque bella. Non mi piace, non lo trovo giusto e, inoltre, non mi sembra, caro Fernando, che tu abbia ben presente una cosa fondamentale: quando un artista prende una canzone di un altro artista e la adatta nella sua lingua, comunque compie un'operazione secondo la sua propria sensibilità e ne fa quindi una propria canzone. Una "traduzione come dovrebbe essere" non esiste, ed affermarlo è pura ignoranza. Non esiste nessun canone, nessuna regola, nessuno standard da rispettare. Scusami per le parole dure ma trovo il tuo intervento sgradevole e privo di senso. E te lo dico sinceramente. Saluti. [RV]

26/8/2007 - 14:12


Anch'io penso la stessa cosa di RV. Una traduzione letterale per una canzone o un'opera letteraria non funziona e fa perdere l'essenza vera dell'originale.

Giuliana - 17/12/2007 - 07:02


Trovo la versione italiana di Endrigo abbastanza fedele all'originale.Lo spirito c'è,la sensibilità pure.
Non ha senso una disputa sulla linearità della traduzione. Lo spirito di Vandrè è stato rispettato,questo conta.
Dobbiamo inoltre considerare quanto sia difficile una traduzione dal portoghese all'italiano.La struttura della lingua è completamente diversa,uno sforzo improbo.Non è come tradurre in italiano una frase di Pessoa.
Qualcuno conosce Trova do vento que passa di Adriano Correja de Oliveira?Bene,provasse a impostare una traduzione di questa magnifica canzone in italiano.Ho i miei dubbi sulla riuscita.

giampaolo - 26/8/2010 - 07:43


"Camminando e cantando" interpretata da Gianmaria Testa e Erri De Luca

adriana - 7/11/2010 - 12:11




Lingua: Spagnolo

Versione spagnola di Ana Belén dall’album “La paloma del vuelo popular” del 1976.‎

La paloma del vuelo popular
CAMINANDO

Caminando y cantando una misma canción
somos todos iguales si decimos que no
las escuelas, las calles, inmensa lección.
Caminando y cantando una misma canción.

En los barrios, suburbios se escucha la voz
en el campo, los barcos, en la construcción
somos todos iguales diciendo que no
a la guerra, las armas, la ley del cañón.

Ven, vamos ahora, que no hay tiempo que perder
si puedes hazlo ahora, ni mañana, ni después.
Ven, vamos ahora, que no hay tiempo que perder
si puedes hazlo ahora, ni mañana, ni después.

Si te sientes perdido empuñando un fusil
si matar no es preciso para sobrevivir
hay lecciones que enseñan la vieja canción
de morir por la patria y vivir sin razón.

En tu frente está escrito que puedes cambiar
lo que tienes más cerca: luchar por la paz.
Caminando y cantando este mismo cantar.
Caminando se hace camino al andar.

Ven, vamos ahora, que no hay tiempo que perder
si puedes hazlo ahora, ni mañana, ni después.
Ven, vamos ahora, que no hay tiempo que perder
si puedes hazlo ahora, ni mañana, ni después.
Ven, vamos ahora, que no hay tiempo que perder
si puedes hazlo ahora, ni mañana, ni después.

inviata da Bernart - 10/9/2013 - 12:54




Lingua: Inglese

La versione inglese (dalla versione italiana) interpretata da Dean Reed, regista e cantautore statunitense nato a Denver, Colorado, nel 1938 e morto (suicida?) a Berlino Est, dove viveva, nel 1986.

La carriera artistica di Dean Reed – in apparenza prototipo di WASP alto, bello, atletico e talentuoso – ebbe inizio nel 1958 con alcuni brani musicali che lo resero subito un idolo dei teenagers. Molto popolare anche in Sud America, ben presto Dean Reed si stabilì in Argentina dove rafforzò la sua fama insieme ad una band chiamata “Los Dominantes”.



Durante un tour in Cile il “golden boy” Dean Reed cominciò a rivelare inaspettatamente un interesse per i temi politici, si espresse in varie occasioni contro la povertà e l’oppressione delle masse lavoratrici ed indigene, partecipò a proteste contro l’escalation nucleare e contro la politica estera statunitense, tenne concerti gratuiti nei barrios più poveri delle grandi città. Il suo atteggiamento gli guadagnò l’ostilità dei potenti, tanto che nel 1966 il generale Juan Carlos Onganía - che aveva appena deposto il leggittimo presidente Illia con un colpo di Stato militare – lo espulse dall’Argentina.



Dean Reed visse per qualche tempo a Roma, interpretando alcuni spaghetti-western, tra i quali “Adiós, Sabata” (il cui fantasioso titolo italiano fu “Indio Black, sai che ti dico: Sei un gran figlio di...”) diretto da Gianfranco Parolini e con Yul Brynner come star… Poi, convinto della bontà del comunismo reale e allettato dal successo ottenuto nei paesi del blocco socialista, si trasferì a Berlino Est. Nella DDR recitò in una ventina di film e realizzò una dozzina di album, cimentandosi prevalentemente in cover di grandi successi occidentali. Come si è detto all’inizio, nel 1978 diresse ed interpretò il film “El Cantor” dedicato a Víctor Jara, nel quale suonava e cantava alcuni celebri brani del grande cantautore cileno.
Dean Reed – soprannominato ormai “The Red Elvis” - aderì in pieno al comunismo sovietico, arrivando a difendere l’invasione dell’Afghanistan ed il Muro di Berlino, ma continuò sempre a professare il proprio amore per la terra natale, di cui mantenne la cittadinanza e dove continuò a pagare le tasse.



Il 13 giugno 1986 - sei settimane dopo una dirompente intervista a “60 Minutes” della CBS nel corso della quale aveva difeso a spada tratta l’ormai agonizzante regime comunista – il corpo di Dean Reed fu ritrovato nelle acque del Zeuthener See a Berlino. Solo dopo la caduta del blocco sovietico si seppe che un biglietto d’addio era stato ritrovato nell’auto dell’attore. Fu suicidio? Così pare, ma anche in anni recenti si sono inseguite varie teorie “complottiste” che danno Reed per ammazzato dalla CIA, o dalla Stasi (per cui lavorò alla fine degli anni 70), o dal KGB.
WALKING AND SINGING

Walking and singing
the same song
we are all equals
some agree and some don't
in the factory and at school
in the country or in the city
walking and singing
the same song

Does who want's to do
and who want's to go goes
who is tired of waiting
a way shall find
does who want's to do
and who wants to know knows
hope to everyone
a flower will give

The soldier armed
loved or not
with the rifle in the hands
doesn't know what to do
the army teaches
an old lesson
to die for the king
whitout knowing why.

Does who want's to do
and who want's to go goes
who is tired of waiting
a way shall find
does who want's to do
and who want's to know knows
hope to everyone
a flower will give

In the factory and at school
in the country or in the city
we are all soldiers
with or without weapons
in the mind, love
in the eyes, joy
certainty in the heart
in the hands, history

Walking and singing
the same song
learning and teaching
a new lesson

Does who want's to do
and who want's to go goes
who is tired of waiting
a way shall find
does who want's to do
and who want's to know knows
hope to everyone
a flower will give

inviata da Bernart Bartleby - 4/3/2015 - 10:54


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