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Rasguña las piedras

Sui Generis


Lingua: Spagnolo


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(Sui Generis)
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(Lalli)
Noche de los lápices
(Rogelio Botanz)


[1973]
Album “Confesiones de invierno”
Scritta da Charly García.
De Invierno-Frontal

Questa canzone ha forse a che vedere con un accadimento nella vita privata di Charly García, mostro sacro del rock argentino, e non direttamente con la dittatura.
Ma invece forse sì. Prima di tutto perché tendiamo a scordare che nel corso del XX secolo in Argentina, come in molti altri paesi latinoamericani, la dittatura fu la norma… La canzone, precedente all’avvento dei porci Massera, Videla e Agosti, potrebbe ben riferirsi alla repressione condotta tra il 1966 e il 1973 dai soldati e poliziotti del golpista di turno, il generale Juan Carlos Onganía. Costui se la prese soprattutto con studenti e docenti difensori dell’autonomia universitaria e nell’estate del 1966 ordinò un attacco su vasta scala contro gli atenei. Furono arrestate 400 persone, laboratori e biblioteche universitarie furono distrutte e, in seguito, centinaia di docenti furono licenziati e moltissimi altri rinunciarono alle cattedre e abbandonarono l’Argentina.
Quella del 29 luglio 1966 passò alla storia come “Noche de los bastones largos”, per via dei lunghi bastoni con cui i militari massacrarono chiunque capitasse loro sotto, fossero anche Rolando García e Manuel Sadosky, allora rispettivamente rettore e vice-rettore della Facoltà di Scienze.

Tra la “Noche de los bastones largos” e la “Noche de los lápices” passarono solo pochi anni.
E - come ricorda Andrea Banlieue Intonti sul blog Señor B(A)bylon che Riccardo Venturi ha segnalato a margine della sua bella introduzione e traduzione proprio della canzone Noche de los lápices” – “Rasguña las piedras” insieme ad altre di Charly García e dei suoi Sui Generis erano le canzoni che la coraggiosa Maria Claudia Falcone, 16 anni nel 1976 quando scomparve per mano dei fascisti che la torturarono, stuprarono e uccisero, intonava nell’inferno delle prigioni segrete dove era stata trascinata e da dove non sarebbe mai più riemersa viva.
Detrás de las paredes
que ayer te han levantado
te ruego que respires todavía.
Apoyo mis espaldas y espero que me abraces
atravesando el muro de mis días.

Y rasguña las piedras,
y rasguña las piedras.
y rasguña las piedras hasta mí.

Apenas perceptibles, escucho tus palabras
se acercan las bandas de rock and roll
y sacuden un poco,
las paredes gastadas
y siento las preguntas de tu voz.

Y rasguña las piedras,
y rasguña las piedras.
y rasguña las piedras hasta mí.
Y si estoy cansado de gritarte
es que sólo quiero despertarte.

Y por fin veo tus ojos
que lloran desde el fondo
y empiezo a amarte con toda mi piel.
Y escarbo hasta abrazarte
y me sangran las manos
pero qué libres vamos a crecer

Y rasguña las piedras,
y rasguña las piedras.
y rasguña las piedras hasta mí.
Y rasguña las piedras,
y rasguña las piedras.
y rasguña las piedras hasta mí.

inviata da Bartleby - 4/10/2010 - 13:26



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
4 ottobre 2010

rasgunnya

CCM/ADS - Canciones Contra la Muerte / Canzoni Contro la Morte / Anti-Death Songs

Una ragazza stuprata e torturata. Una ragazza che sa di dover morire nell'abisso della morte militare. A che cosa ricorre, per riaffermare la propria vita? A una canzone. Una semplicissima canzone, come Víctor Jara nell' "Estadio Chile". Una musica e dei versi. Significati e pene senza nome.

La si immagina, forse, María Claudia, cantare i versi di questa canzone. Detrás de las paredes que ayer te han levantado... La si immagina, e al tempo stesso è impossibile immaginarla davvero. La può immaginare soltanto chi ha passato le stesse cose. Noi possiamo soltanto limitarci a chiudere gli occhi. Una canzone che parla di raschiare le pietre, di pareti costruite attorno a te, di grida, di parole impercettibili. Chiudere gli occhi e provare a immaginare che cosa potessero significare queste parole per María Claudia in quel pozzo. Altro non possiamo fare.

Non possiamo altro che ribadire un concetto fondamentale, e lo dico soprattutto a chi, a volte, ci rivolge critiche sul nostro essere spesso "fuori tema". Parla di "guerra", questa canzone? No. E' soltanto una canzone che una ragazza di 16 anni, prigioniera di un potere disumano e assassino, cantava per dirsi di essere viva, per ribellarsi alla morte che le veniva somministrata in ogni momento prima della dose finale. È una canzone contro la morte. È questo il nostro vero "tema". [RV]
RASCHIA LE PIETRE

Dietro le pareti
costruite ieri per te
t'imploro comunque di respirare.
Mi appoggio con le spalle e spero che mi abbracci
passando attraverso al muro dei miei giorni.

E raschia le pietre,
e raschia le pietre,
e raschia le pietre fino a arrivare qui da me.

Appena percettibili, ascolto le tue parole
si avvicinano le bands di rock 'n' roll
e scuotono un poco
le pareti consumate,
e sento la tua voce domandare.

E raschia le pietre,
e raschia le pietre,
e raschia le pietre fino a arrivare qui da me.
E se ti lancio grida fino a stancarmi
è soltanto perché voglio svegliarti.

E alla fine vedo i tuoi occhi
che piangono dal profondo,
e comincio a amarti con tutta la mia pelle.
E scavo fino ad abbracciarti,
e mi sanguinan le mani,
però noi, sì, cresceremo liberi.

E raschia le pietre,
e raschia le pietre,
e raschia le pietre fino a arrivare qui da me.
E raschia le pietre,
e raschia le pietre,
e raschia le pietre fino a arrivare qui da me.

4/10/2010 - 23:45


Fiori di muffa

Leggendo i versi e ascoltando la canzone Rasguña las piedras mi è venuta a mente una poesia di un grande poeta rumeno, Tudor Arghezi. Una poesia dove si parla parole raschiate con le unghie sulla pietra. Una poesia di un uomo incarcerato. Tudor Arghezi, nel 1918/19, fu rinchiuso per motivi politici nel terribile carcere di Văcăreşti, presso Bucarest. Solo luoghi differenti fisicamente, ma in realtà lo stesso luogo.

Tudor Arghezi (1880-1967)
Tudor Arghezi (1880-1967)



Flori de mucegai

Le-am scris cu unghia pe tencuială
Pe un părete de firidă goală,
Pe întuneric, în singurătate.
Cu puterile neajutate
Nici de taurul, nici de leul, nici de vulturul
Care au lucrat împrejurul
Lui Luca, lui Marcu şi lui Ioan.
Sunt stihuri fără an.
Stihuri de groapă,
De sete de apă
Şi de foame de scrum.
Stihurile de acum.
Când mi s-a tocit unghia îngerească
Am lăsat-o să crească
Şi nu a mai crescut -
Sau nu o mai am cunoscut.

Era întuneric. Ploaia bătea departe, afară.
Şi mă durea mâna ca o ghiară
Neputincioasă să se strângă.
Şi m-am silit să scriu cu unghiile de la mâna stângă.


Fiori di muffa
Traduzione di Marco Cugno: Tudor Arghezi, Accordi di Parole, Einaudi, 1972.

Li ho scritti sull'intonaco con l'unghia
sul fondo d'una nicchia vuota,
al buio, in solitudine,
con le forze non sorrette
né dal toro, né dal leone, né dall'aquila
che lavorarono intorno
a Luca, a Marco e a Giovanni.
Sono versi senza data,
versi di fossa,
di sete d'acqua
e di fame di cenere,
i versi di ora.
Quando l'unghia d'angelo s'è logorata
l'ho lasciata crescere
e non è più cresciuta -
o non l'ho più riconosciuta.

Era buio. Fuori, la pioggia batteva lontana.
La mia mano dolorava come artiglio
impotente a ritrarsi.
E mi sono sforzato di scrivere con le unghie della mano sinistra.

Riccardo Venturi - 5/10/2010 - 00:17


(ANSA) - BUENOS AIRES, 22 DIC - L'ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla, 85 anni, responsabile del golpe compiuto nel 1976 e' stato condannato all'ergastolo da un tribunale di Cordoba per la morte di 31 detenuti. Videla dovra' scontare la pena in un carcere non militare.

MUORI IN GALERA, BASTARDO!
(Scusate, normalmente non sono così "giustizialista", ma nel caso di Videla permettetemi questa intemperanza...)

Bartleby - 23/12/2010 - 00:32


ARGENTINA
Ergastolo all'ex dittatore Videla: "Provocò la morte di 31 detenuti"

Processato, è stato ritenuto colpevole di aver fatto sequestrare, torturare e fucilare 31 prigionieri politici dopo il golpe del 1976

BUENOS AIRES - L'ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla, 85 anni, è stato condannato all'ergastolo perchè riconosciuto colpevole di aver fatto sequestrare, torturare e fucilare 31 detenuti politici che erano in balia regime in un carcere di Cordoba tra l'aprile e l'ottobre del 1976, cioè poco dopo il golpe da lui guidato il 24 marzo dello stesso anno. Nella sentenza è stato stabilito anche che l'ex generale venga "trasferito immediatamente" in un penitenziario civile.
In uno storico processo, nel 1985 Videla era già stato condannato all'ergastolo insieme agli ex generali che si erano succeduti nelle Giunte militari che hanno governato l'Argentina fino al 1983. Cinque anni dopo, era però tornato in libertà in seguito all'indulto decretato dall'allora presidente Carlos Menem, beneficio che ha però perduto quando, nel 2005, la Corte suprema lo ha dichiarato incostituzionale.

Da allora è stato accusato per vari reati di "lesa umanità" in diverse cause e quello di Cordoba è il primo processo contro di lui ad essersi concluso concluso. Con Videla è stato condannato all'ergastolo anche l'ex generale Luciano Benjamin Menendez, sebbene per lui è stata chiesta una visita medica per sapere se può essere trasferito in un carcere civile. Sia l'ex dittatore che Menendez, intervenendo prima della sentenza, hanno assicurato che hanno agito nell'ambito di "una guerra giusta" e che l'hanno combattuta contro "i sovversivi marxisti che, per ordine
dell'Unione Sovietica, e di Cuba, la sua succursale latinoamericana, volevano sottoporre il Paese al loro sistema ideologico".

"Prima del golpe lo Stato aveva perso il monopolio della forza e si viveva in un far west locale", aveva sostenuto ieri Videla in un'ultima perorazione riferendosi ai sanguinosi scontri tra la Triplice A, squadroni della morte di ultradestra, e "gruppi di sovversivi" che "addestrati a Cuba e appoggiati economicamente dalla Russia scesero in campo per uccidere". "Assumo pienamente le mie responsabilità ed i miei subordinati si sono limitati a obbedire agli ordini di una guerra interna", aveva anche ribadito l'ex dittatore che, per quasi 50 minuti, aveva letto in piedi il testo che aveva preparato.

Oltre al processo conclusosi a Cordoba, se ne stanno celebrando altri due: uno a Buenos Aires ed un altro a Mar del Plata, in cui almeno una cinquantina di repressori della passata dittatura (1976-1983) dovrebbero venire condannati a dure pene per i reati commessi. La maggior parte di essi non sono mai stati né giudicati né detenuti.

(Da "La Repubblica" del 22 dicembre 2010)

Bartleby - 23/12/2010 - 00:41


Riprendo il post (qui sopra, quello del 23 dicembre 2010) del mio amico Bartleby per dirvi che il suo augurio si è finalmente concretizzato: il bastardo è proprio morto oggi nel carcere di Campo de Mayo a Buenos Aires.



"La notizia della sua morte ha un forte impatto, ma per me era già un uomo morto... Un essere disprezzabile, che non si era mai pentito, non è più di questo mondo", così hanno dichiarato Angela 'Lita' Boitano, madre di due desaparecidos, e la leader delle Nonne di Plaza de Mayo Estela de Carlotto.

Bernart - 17/5/2013 - 18:18



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