Lingua   

Canto a la pampa, o Canto de venganza

Quilapayún


Lingua: Spagnolo


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(Atahualpa Yupanqui)
Cantata Santa María de Iquique
(Quilapayún)
No me has querido decir
(Quilapayún)


[1968]
Album “Por Vietnam!”
Testo: Francisco Pezoa [1908]
Musica: "La Ausencia", canzone popolare

iconoporvietnam

Canzone scritta – sulla musica della popolare “la Ausencia” - da un militante libertario cileno, Francisco Pezoa, nel 1908 e dedicata al massacro avvenuto l’anno precedente a Santa María de Iquique, quando i lavoratori del salnitro in sciopero generale furono massacrati dall’esercito a colpi di mitragliatrice. Il numero dei morti non fu mai accertato con precisione, ma furono tra i 2.200 e i 3.600…
Questa canzone – che fa riferimento ad un testo del 1925, lievemente modificato rispetto ll’originale - è precedente alla Cantata Santa María de Iquique scritta da Luis Advis Vitaglich e interpretata sempre dai Quilapayún.
Canto a la pampa, la tierra triste,
réproba tierra de maldición
que de verdores jamás se viste
ni en lo más bello de la estación.

En donde el ave nunca gorjea,
en donde nunca la flor creció
ni del arroyo que serpentea
su cristalino bullir se oyó.

Hasta que un día como un lamento
de lo más hondo del corazón
por las callejas del campamento
vibra un acento de rebelión.

Eran los ayes de muchos pechos
de muchas iras era el clamor
la clarinada de los derechos
del pobre pueblo trabajador.

Benditas víctimas que bajaron
desde la pampa llenas de fe
y a su llegada lo que escucharon
voz de metralla tan sólo fue.

Baldón eterno para las fieras
masacradoras sin compasión
queden manchadas con sangre obrera
como un estigma de maldición.

Pido venganza para el valiente
que la metralla pulverizó
pido venganza para el doliente
huérfano y triste que allí quedó.

Pido venganza por la que vino
de los obreros el pecho a abrir
pido venganza por el pampino
que allá en Iquique supo morir.

inviata da Bartolomeo Pestalozzi - 17/8/2010 - 15:02




Lingua: Spagnolo

Il testo originario della canzone scritta da Francisco Pezoa, pubblicata sul periodico anarchico “La Protesta", anno 1, n° 3 del giugno 1908.

Il testo del Canto de venganza di Francisco Pezoa scritto sul muro della scuola Santa María di Iquique.
Il testo del Canto de venganza di Francisco Pezoa scritto sul muro della scuola Santa María di Iquique.
LA PAMPA [CANTO DE VENGANZA]

Canto la Pampa, la tierra triste,
réproba tierra de maldición,
que de verdores jamás se viste
ni en lo más bello de la estación;
donde las aves nunca gorjean,
donde no crece la flor jamás,
donde riendo nunca serpea,
el arroyuelo libre y fugaz.

Año tras año por los salares
del desolado Tamarugal,
lentos cruzando van por millares
los tristes parias del capital;
sudor amargo su sien brotando,
llanto sus ojos, sangre sus pies,
los infelices van acopiando
montones de oro para el burgués

Hasta que un día, como un lamento
de lo más hondo del corazón,
por las callejas del campamento
vibró un acento de rebelión;
eran los ayes de muchos pechos,
de muchas iras era el clamor,
la clarinada de los derechos
del pobre pueblo trabajador.

"Vamos al Puerto, dijeron, vamos,
con su resuelto, noble ademán,
para pedirles a nuestros amos
otro pedazo, no más de pan"
Y en la misérrima caravana
al par del hombre marchar se ven,
la amante esposa, la madre anciana,
y el inocente niño también.

¡Benditas víctimas que bajaron
desde la pampa, llenos de fe,
y a su llegada lo que escucharon,
voz de metralla tan sólo fue!
¡Baldón eterno para las fieras
masacradoras sin compasión!
¡Queden manchados con sangre obrera
como un estigma de maldición.

Pido venganza para el valiente
que la metralla pulverizó;
pido venganza para el doliente
huérfano triste que allí quedó;
pido venganza por la que vino
tras del amado su pecho a abrir:
pido venganza para el Pampino
que como bueno supo morir.

inviata da Bartolomeo Pestalozzi - 17/8/2010 - 15:12




Lingua: Italiano

Traduzione italiana ritmica di Riccardo Venturi
Piacenza, 19 agosto 2015

Due parole del traduttore. Nel decidere di eseguire una traduzione ritmica, si deve sempre correre il rischio di intervenire sul testo originale in modo sì da riscriverlo per adattarlo alle esigenze, ma anche da rispettare quantomeno il senso di ciò che si sta riscrivendo. La canzone di Francisco Pezoa scritta nel 1908, un anno dopo il massacro della scuola Santa María de Iquique e che su un muro di quella scuola è stata trascritta con la vernice, fu pubblicata in un periodico anarchico e la mia traduzione, senz’altro, qualcosa di un canto anarchico “vecchio stile” vorrebbe avere (compresa la “santa marmaglia” di discendenza chiaramente pietrogoriana). Qualcosa è andata persa, qualcosa è stata aggiunta; destino delle traduzioni quando non sono condotte alla lettera. Qualcuno, magari, potrà storcere il naso vedendo il Tamarugal trasformato in "Tamarugale"; ma in una ballata anarchica del 1908 nessuno si sarebbe fatto alcun problema.
LA PAMPA [CANTO DI VENDETTA]

Canto la Pampa, la terra triste,
Reproba terra di maledizione
Che di verzura giammai si veste
Neppur nella bella stagione;
Dove un uccello mai gorgheggia,
Dove non cresce un fiore mai,
Dove allegro, no, non serpeggia
Libero e lesto un ruscello, mai.

Passano gli anni, e tra la pietraia
Secca e salata del Tamarugale
Strisciano lenti e vanno a migliaia
I tristi paria del capitale;
Sudore amaro vanno stillando,
Piangon col sangue ai piedi lesi;
Quegli infelici vanno ammassando
Cataste d’oro per i borghesi.

Ma un giorno vibra, come un lamento
Dal fondo nero del dolore,
Per le corsie dell’accampamento
La ribellione dal loro cuore;
Eran le grida di tanti petti,
Di tante còllere era il clamore,
La squilla chiara dei diritti
Del mesto popolo lavoratore.

Dissero: “Al Porto!”, gli straccioni
Nobili e fermi, una folla immane,
“Per domandare ai nostri padroni
Un altro poco, e non più di pane.”
E nella misera carovana
Assieme all’uomo gridar si sente
La cara sposa, la madre anziana
Al par del fantolino innocente.

Oh, quelle vittime dalla Pampa scese
Piene di fede, santa marmaglia!
Al loro arrivo quel che le attese
Fu solo il suono della mitraglia.
Sian maledette e per sempre esecrate
Quelle belve senza compassione!
Di sangue operaio restin macchiate
Come uno stimma di maledizione.

Chiedo vendetta per il valoroso
Che la mitraglia polverizzò;
Chiedo vendetta per il cencioso
E triste orfano che là restò.
Vendetta per lei, che il suo cuore
Assieme all’amato seppe offrire;
Chiedo vendetta per il minatore
Che come un prode seppe morire.

19/8/2015 - 11:53



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