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A la mina no voy

Quilapayún


Lingua: Spagnolo

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(Julio Numhauser)
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(Quilapayún)
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(Quilapayún)


[1969]
Album “Basta”
Canto dei minatori colombiani

q969
El blanco vive en su casa
de madera con balcón.
El negro en rancho de paja
en un solo paredón.

Y aunque mi amo me mate
a la mina no voy,
yo no quiero morirme
en un socavón.

Don Pedro es tu amo
él te compró.
Se compran las cosas
a los hombres no.

En la mina brilla el oro
al fondo del socavón,
el blanco se lleva todo
y al negro deja el dolor.

Cuándo vuelvo de la mina
cansado del carretón
encuentro a mi negra triste,
abandonada de Dios
y a mis negritos con hambre
¿por qué esto, pregunto yo?

inviata da Bartolomeo Pestalozzi - 17/8/2010 - 09:52




Lingua: Italiano

Versione italiana di Lorenzo Masetti
13 ottobre 2010

Salvi, ma accolti da quella bella faccia di Piñera...
Salvi, ma accolti da quella bella faccia di Piñera...
NON CI VADO IN MINIERA

Il bianco vive nella sua casa
di legno con il balcone
Il nero in una capanna di paglia
con una sola parete.

E anche se il padrone mi ammazza
non ci vado in miniera
io non voglio morire
in una galleria.

Don Pedro è il tuo padrone
ti ha comprato.
Si comprano le cose
ma gli uomini no.

Nella miniera brilla l'oro
in fondo alla galleria,
il bianco si prende tutto
e al nero lascia il dolore.

Quando torno dalla miniera
stanco della carriola
trovo la mia donna nera triste
abbandonata da Dio
e i miei bambini neri affamati
e questo perché? mi chiedo.

14/10/2010 - 00:01




Lingua: Francese

Version française - JE NE VAIS PAS À LA MINE – Marco Valdo M.I. – 2013
d'après la version italienne de Lorenzo Masetti d'une
Chanson colombienne (espagnol) – A la mina no voy - Quilapayún – 1969


La chanson – une chanson de mineurs colombiens – dit : « On achète les choses mais pas les hommes . », c'est bien vrai. On n'achète pas les hommes, il y a bien longtemps que ça ne se fait plus... Grosso modo, c'est interdit. Alors, on les loue à l'heure, à la journée, à la semaine, au mois...Car, finalement... C'est moins cher et moins contraignant ! Telle est la vérité, mon cher Lucien l'âne. Comme pour les autos, les maisons... À ceci près que bien que – aux dernières nouvelles – les hommes ne soient toujours pas devenus des choses, on les oblige à se louer eux-mêmes, on les oblige à être eux-mêmes les acteurs de leur aliénation, on les oblige à être quémandeurs et gare à eux, s'ils ne le font pas.

Si ça n'est pas un régime de travail obligatoire, si ça n'est pas une dictature et la dictature de l'humiliation suprême et de l'indignité imposée... Qu'est-ce tout cela, je demande.

Et en plus, écoute voir ça, Lucien l'âne mon ami, comme disait Ray Charles dans le film des Blues Brothers où il joue un marchand d'instruments de musique, je cite de mémoire en français : « Déjà que je suis juif et aveugle... Imaginez qu'en plus, je sois noir.... »... Donc, en plus d'être sordidement exploités comme mineurs , les gens de la chanson sont traités plus mal encore car ils sont noirs...

Le Système des humains est décidément complètement inique et fou. Nous les ânes, quand on discute entre nous, on se dit qu'il faudrait purement et simplement le détruire et en mettre en place un autre où les humains se respecteraient, respecteraient les autres espèces et la planète. Je suppose que pour cela, il faudra mettre fin à la fin de la Guerre de Cent Mille Ans que les riches font aux pauvres afin d'en tirer le maximum de profits, de richesses, de privilèges... Alors, il nous faut sans délai reprendre notre tâche et tisser le linceul de ce vieux monde exploiteur, aliénateur, humiliant, indigne et cacochyme.

Heureusement !

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane
JE NE VAIS PAS À LA MINE

Le blanc vit dans sa maison
De bois avec balcon.
Le noir dans une hutte de paille
Sans portail.

Et même si mon maître me tue
À la mine, je n'irai pas,
Moi, je ne veux pas
Mourir dans une caverne.

Don Pedro est ton maître
Il t'a acheté : tu es sa chose.
On achète les choses
Mais pas les hommes .

Dans la mine l'or brille
au fond de la galerie,
Le blanc a tout emporté
Au noir, la douleur est restée.

Quand je rentre de la mine
Épuisé d'avoir tant poussé
Je retrouve ma noire triste,
De Dieu abandonnée
Et mes petits nègres affamés
Pourquoi tout cela, je demande ?

inviata da Marco Valdo M.I. - 10/8/2013 - 23:36




Lingua: Finlandese

Traduzione finlandese di Kaj Chydenius
Finnish translation by Kaj Chydenius
Suomennos Kaj Chydenius

KAIVOKSEEN EN LÄHDE

On valkoisen puutalo hieno
ja parveke valkoisin.
Vain hökkeli olkinen, ahdas
on suojana neekerin.

Uhatkaa vaikka tappaa,
mut vannon mä sen,
kuolla en aio kuiluihin kaivoksien,
kuolla en aio kuiluihin kaivoksien.

Don Pedro sinut osti, hän on isäntä.
Saa kaikkea ostaa, vaan ei ihmistä.

Uhatkaa vaikka tappaa,
mut vannon mä sen,
kuolla en aio kuiluihin kaivoksien,
kuolla en aio kuiluihin kaivoksien.

Kaivoksissa kulta loistaa
kuilun pohjalla.
Ja valkoiset ryövää kaiken,
vain tuska mustille jää.

Uhatkaa vaikka tappaa,
mut vannon mä sen,
kuolla en aio kuiluihin kaivoksien,
kuolla en aio kuiluihin kaivoksien.

Ja kun kaivoksesta saavun
lopen uupunut iltaisin.
Miks vaimoni huutaa murhettaan?
Taivaatko hylkäsi sen?
Miksi lapset huutaa nälkää?
En vastausta vain saa.

Uhatkaa vaikka tappaa,
mut vannon mä sen,
kuolla en aio kuiluihin kaivoksien,
kuolla en aio kuiluihin kaivoksien.

Don Pedro sinut osti, hän on isäntä.
Saa kaikkea ostaa, vaan ei ihmistä.

Uhatkaa vaikka tappaa,
mut vannon mä sen,
kuolla en aio kuiluihin kaivoksien,
kuolla en aio kuiluihin kaivoksien.

Kaivoksissa kulta loistaa
kuilun pohjalla.
Ja valkoiset ryövää kaiken,
vain tuska mustille jää.

inviata da Juha Rämö - 15/4/2015 - 15:51


Dal 5 agosto scorso 33 minatori sono bloccati ad oltre 300 metri di profondità in una miniera di rame e oro a San José, nella regione di Atacama a nord del Cile. Ieri le sonde dei soccorritori si sono dovute fermare a 350 metri per l’improvviso distacco di un “frammento” di roccia, un monolito di 700 tonnellate costituito da materiale impenetrabile per durezza.
Si dispera ormai di trovare qualcuno ancora in vita.

I gruppi musicali cileni Quilapayún, Inti Illimani e Los Tres hanno deciso di riproporre “A la mina no voy” in solidarietà ai lavoratori intrappolati nelle viscere della terra.
(fonte: Cancioneros.com)

Questa nuova versione della canzone è scaricabile sulla pagina creata apposta dal “conjunto”.

Bartolomeo Pestalozzi - 18/8/2010 - 12:52


A San José, nel nord del Cile, i minatori intrappolati a oltre 700 metri di profondità sono riusciti a mettersi in salvo in un rifugio d'emergenza. Una sonda li ha raggiunti e ha trasmesso al mondo le prime immagini della loro incredibile, infernale avventura: YouTube

Intanto è arrivata sul posto una trivella speciale, la Xstrata 950, con cui gli esperti ritengono che si possano liberare i minatori in... TRE O QUATTRO MESI!!!

Gli Inti Illimani, nella loro formazione storica degli anni 70, hanno tenuto un concerto a San José per portare conforto alle famiglie dei minatori prigionieri nelle viscere della terra.

Bartolomeo Pestalozzi - 29/8/2010 - 21:03


Sono proprio contento e commosso, che quasi mi viene da piangere... E' una bellissima notizia, come raramente se ne possono leggere di questi tempi...

¡QUE VIVA EL LIBRE PUEBLO DE CHILE Y SUS VALIENTES MINEROS!

DOPO OLTRE DUE MESI NELLE VISCERE DELLA TERRA, FINALMENTE TUTTI SALVI I MINATORI DI SAN JOSE' IN CILE !!!

Il ritorno alla vita dei minatori
"E' il miracolo delle Ande"


Da La Repubblica del 13 ottobre 2010

I trentatré uomini, prigionieri sotto la minierà di San Josè dal 5 agosto, oggi sono tornati in superficie. Ad attenderli all'aria hanno trovato mogli, figli, amanti, parenti, cittadini, politici. L'intera città di Copiapò. Tutti insieme col fiato sospeso durante l'operazione di soccorso

SAN JOSE' - Arrivano sulla terra ad uno ad uno, astronauti al contrario. I trentatrè uomini imprigionati nelle viscere di San Josè da due mesi e otto giorni, escono dalla bolla d'aria sottoterra in cui si trovavano dal 5 agosto, quando le rocce che dovevano scavare sono crollate. E hanno coperto il sole con la polvere trasportando la loro vita in un formicaio buio: sono rimasti insieme a farsi coraggio, coperti da settecento metri di pietre e da un mondo che ha continuato a camminargli sopra la testa. Con loro, per due mesi e otto giorni, al buio sono rimaste anche le famiglie, le loro donne, i genitori. Tutto il mondo. Tutti giù per terra. Sotto e sopra le dune dell'Atacama, il deserto più arido del mondo.

Tutti hanno aspettato ora dopo ora il ritorno dei minatores, l'hanno fatto con tenacia, vivendo vicino alla ferita della terra nell'accampamento Esperanza, senza mai allontanarsi. Avrebbero potuto farlo, non l'ha fatto nessuno, anche chi ha riavuto indietro il proprio minatore, è rimasto ad aspettare il ritorno degli altri. Mogli e figli, madri, amanti, parenti, politici, cittadini. Sono rimasti a guardare nel buco per sentire le voci dei loro uomini. Hanno fatto compagnia mandando lettere, cibo e disegni di bimbi a matita di aria e cielo, raggi di luce.

Tutti hanno pregato le immagini di santi e sparso ovunque statuette della Vergine. E oggi finalmente le scuole sono rimaste chiuse, le strade bloccate, la gente ha fatto festa nella Plaza di Armas, la più importante della città. Copiapò ha celebrato unita la liberazione. E' rimasta vicino alla pancia della terra fino a quando i minatori si sono messi in fila per uno. Uno dopo l'altro sono venuti alla luce, e sono nati di nuovo.

Qualcuno l'ha definito il miracolo delle Ande. La religione del Cile ha dato sollievo sulla terra e sotto. Per Nelly, madre di Victor Zamora, è stato un gesto venuto dal cielo a salvare il gruppo di minatori qualche attimo prima del crollo del 5 agosto. "Mi hanno detto che era entrata una farfalla bianca, loro si sono distratti e non sono saliti sul camion, dove sarebbero sicuramente morti schiacciati".

La capsula con cui i minatores sono stati risucchiati in superficie - Fenix, la fenice, l'uccello mitologico che rinasceva dalle proprie ceneri -, è stata un esempio di tecnologia. 422 chili di preghiere esaudite. Una cannuccia gigantesca, a cui ha lavorato anche l'ingegnere italiano Stefano Massei, costruita per passare in un condotto largo appena 71 centimetri. Con ruote laterali per scivolare nella terra e riportare un uomo per volta in superficie. Un viaggio al contrario dal centro della terra. Venti immobili minuti per tornare a casa. "Porteremo sulla terra tre minatori ogni due ore" ha detto il presidente cileno, Sebastian Pinera. E il conto alla rovescia è ancora in corso.

"Vamos, vamos, chilenos, que esta noche los vamos a sacar" (Forza, forza, cileni, che questa notte li tiriamo fuori) hanno cantato in coro i 14 soccorritori che per primi sono entrati nella capsula per provarla e riuscire ad aiutare i minatori. Poi è toccato a loro. I trentatré si sono infilati nella cannuccia seguendo un appello come bambini di scuola, e sono stati accolti da una campanella che ha suonato ogni volta che ognuno di loro è risalito verso la libertà.

Il primo è stato Florencio Avalos, 31 anni. Poi sono tornati Mario Sepulveda, Juan Illanes, Carlos Manami, Jimmy Sanchez, il più giovane, 19 anni. Dopo Osman Araya, Josè Ojeda, Claudio Yanez Lagos e Mario Gomez, il più anziano 63 anni, minatore da quando aveva 12 anni e il primo ad avvertire il mondo della loro sopravvivenza con un messaggio. Lo ha seguito Alex Vega Salazar, Jorge Galleguillos, Edison Pena, il fan di Elvis che ha continuato a correre sottoterra per non perdere l'allenamento. E poi Carlos Barrios, Víctor Zamora, Victor Segovia, Daniel Herrera.

E poi Omar Reygadas, Esteban Rojas, Pablo Rojas, Dario Segovia, Johnny Barrios che troverà insieme ad aspettarlo la moglie non ancora ex e l'amante non ancora moglie. E Samuel Avalos, Carlos Buqueno, Josè Enriquez, Renan Avalos, Claudio Acuna, Franklin Lobos, Richard Villarroel, Juan Carlos Aguilar, Raul Bustos, Pedro Cortez, Ariel Ticona. Fino al capoturno, Luis Urzua, l'ultimo ad abbandonare la bolla d'aria sottoterra, l'uomo che ha ha razionato il cibo, organizzato le cose, diventando la calma e il leader del gruppo.

Non meno di 32 fra mogli e fidanzate dei 33 minatori intrappolati, si sono fatte belle nell'attesa. L'estetica Palumbo della città le ha preparate per riabbracciare gloriose e sorridenti i loro uomini. "Si sono rifatte la tinta, le mani, i massaggi, di tutto", ha raccontato il proprietario Cristian Delgado, al Times. Lilian Ramirez, 57 anni, si sposerà presto. Il suo compagno da una vita, Mario Gomez, 63 anni, il più anziano dei minatori intrappolati, l'ha chiesta in moglie dalle viscere della terra. Una nuova nascita è promessa di una nuova vita. Quelle che attendono i minatori adesso sono vite fatte di promesse e nuove speranze.

Nessuno di loro voleva essere una star, nessuno vorrebbe fare il divo neanche adesso. Ma protagonisti involontari di un terrificante reality show, ognuno dei trentatré da oggi non è più lo stesso. I loro sono volti sono noti, il mondo conosce le loro facce. C'è il prete evangelico, l'ex calciatore che ha ricevuto sottoterra una maglietta dell'attaccante del Barcellona David Villa. C'è l'ex soldato, il dottore, c'è il fan di Elvis Presley. C'è lo sportivo, c'è chi ha non ha potuto vedere nascere il figlio e chi ha festeggiato il compleanno con una torta scesa dall'alto come una manna, mentre in centinaia brindavano fuori il suo silenzio.

"Non voglio che mi trattino come un artista né come un animatore, sono un minatore", ha detto Mario Sepulveda tornato fuori. Poi ha chiesto che il governo si occupi di più della sicurezza delle miniere. La loro voce non è più quella di gente comune. Loro sono i nuovi eroi.

Tutti e trentatré minatori sono entrati da uomini invisibili per uscire con gli occhiali da sole, come le star. Le lenti scure sono servite a proteggere occhi abituati a due mesi di buio, per poi proteggerli dai flash dei fotografi e dalle domande degli oltre duemila giornalisti arrivati da ogni continente. "I minatori dovranno portare per parecchi giorni gli occhiali scuri", ha spiegato il dottore Mario Raviolo. "La luce del sole avrà un impatto emotivo enorme anche sulla psiche. I possibili problemi di salute - ha continuato - sono legati alle condizioni climatiche e ambientali che hanno vissuto. A quella profondità c'è una temperatura di 38-40 gradi costanti, quindi possibile disidratazione e squilibri elettrolitici che possono ripercuotersi a livello cardiocircolatorio. Poi sono possibili infezioni per le condizioni igieniche, e conseguenze psicologiche per l'incertezza sulla possibilità di essere liberati".

Per mesi gli uomini hanno sussurrato e si sono raccontati le loro storie fino a consumarle. Il loro mondo non ha avuto più giorno né notte, è rimasto senza tempo, in attesa. Ora tornano a rispondere a un mondo dove il giorno e la notte si sono susseguiti normalmente. E dove la solidarietà ha creato anche pace. Il presidente boliviano Evo Morales ha ringraziato il popolo cileno per aver salvato la vita al suo connazionale Carlos Mamani: "Ringrazio tutti e 32 i minatori che si sono presi cura di lui. Se vuole può tornare, avrà un lavoro nella sua patria", ha detto. Le onde sismiche che hanno fatto crollare la terra ora la rimettono a posto.

I grandi hanno tenuto il fiato sospeso come si fa prima del sospiro di sollievo. Lo ha fatto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e lo ha fatto anche il Papa. Il primo da Washington ha inviato il suo augurio: "I nostri pensieri e le nostre preghiere. Siamo con loro, le loro famiglie e gli uomini e le donne che hanno lavorato così duramente per salvarli. Preghiamo affinché con la grazia di Dio i minatori possano riemergere sani e salvi e tornare presto alle loro famiglie".

E alla stessa "bontà divina" si è raccomandato anche Benedetto XVI salutando i pellegrini di lingua spagnola durante l'udienza generale in piazza San Pietro. I presidenti, i politici, gli ambasciatori di tutto il mondo hanno fatto i complimenti al presidente cileno. Tutti insieme in un enorme girotondo, fatto in un mondo dove la terra, questa volta, è cascata veramente.

Bartleby - 13/10/2010 - 22:17


Filmato del primo minatore salvato, Florencio Avalos:
http://tv.repubblica.it/mondo/n1-florencio-avalos/54653?video

All'indirizzo indicato trovate l'intera sequenza dei salvataggi... davvero impressionante... come una resurrezione, un'evasione dall'inferno...

Bartleby - 13/10/2010 - 22:25


Il Cile che rinasce dal sottosuolo
di LUIS SEPULVEDA

IL Cile è un paese che cresce nelle tragedie. Il poeta Fernando Alegría ha scritto: "Quando ci colpisce un temporale o ci scuote un terremoto, quando il Cile non può più essere sicuro delle sue mappe, dico infuriato: viva il Cile, merda!". Nel mese di agosto, con la metà del sud del paese ancora tra le rovine provocate dal terremoto del 27 febbraio, giunse l'allarme dal nord, dal deserto di Atacama e venimmo a sapere che 33 minatori erano rimasti intrappolati.

Erano rimasti imprigionati, dopo il crollo di una miniera di proprietà di un'impresa che violava tutte le regole di sicurezza sul lavoro.

Trentatré uomini, uno dei quali boliviano, sono rimasti intrappolati a 700 metri di profondità per 69 giorni finché, nonostante lo spettacolo mediatico organizzato dal governo, hanno cominciato a uscire uno dopo l'altro dalle profondità della terra.

Mentre scrivo queste righe ne sono già usciti una decina, sono usciti in piedi, ricevendo il caloroso saluto dei loro compagni di lavoro che li hanno cercati e trovati, e che hanno scavato la dura roccia promettendo loro, con il sobrio linguaggio dei minatori, che li avrebbero tirati fuori da lì.

Quando è uscito il primo, il presidente Piñera ha ringraziato Dio e la nomenclatura per ordine di importanza negli incarichi, ma ha dimenticato di ringraziare i minatori della Pennsylvania, che avendo sperimentato una tragedia simile si sono fatti solidali con i loro lontani colleghi di Atacama e hanno messo a disposizione le conoscenze tecniche - la cultura mineraria - e parte dei macchinari che hanno reso possibile il salvataggio.

Mentre tiravano fuori il secondo minatore, che usciva dal caldo e dall'umidità di quella reclusione a 700 metri sottoterra per affrontare il clima secco e i 10 gradi sotto zero del deserto, il presidente Piñera non ha resistito alla tentazione di un'altra conferenza stampa "in situ", il cui unico tratto rilevante è stata una vacillante dichiarazione d'intenti a favore della sicurezza sul lavoro dei minatori. Nella sua evidente goffaggine, Piñera non dice che proprio la destra cilena ha incarnato la più feroce opposizione a un regolamento sulla sicurezza del lavoro, sostenendo che i controlli sono sinonimo di burocrazia e attentano alla libertà di mercato.

Durante il suo show, carico di gesti religiosi, Piñera ha omesso qualsiasi riferimento alla triste situazione degli altri duecento e passa minatori della stessa impresa, che lavoravano nella stessa miniera e che da agosto non ricevono il loro salario.

Indubbiamente, è emozionante vederli uscire, uno per uno, e ancor più emozionante è vedere che quei minatori, nonostante i regali promessi, un viaggio in Spagna per vedere una partita del Real Madrid, un viaggio in Inghilterra per vedere una partita del Manchester United, un iPhone di ultima generazione, un viaggio in Grecia, e perfino diecimila dollari per uno donati da un imprenditore cileno che aspira a diventare presidente del Paese, nonostante tutto questo continuano a essere dei minatori e proprio per questo hanno annunciato la creazione di una fondazione che si preoccupi della situazione di tutti i minatori colpiti dal crollo della miniera.

Tirarli fuori da lì è stata una prodezza, ma una prodezza di tutti quelli che hanno sudato finché non ce l'hanno fatta. E la maggior prodezza sarà ottenere che in Cile si rispettino le norme di sicurezza sul lavoro perché non accada mai più che 33 minatori scompaiano nelle viscere della terra.


Los 33
por Luis Sepúlveda

Chile es un país que crece en las tragedias. El poeta Fernando Alegría escribió: «cuando nos azota un temporal o nos sacude un terremoto, cuando Chile ya no puede estar seguro de sus mapas, digo enfurecido ¡viva Chile, mierda!». En el mes de agosto y todavía con la mitad del sur de país derribado por el terremoto del 27 de febrero, la voz de alarma llegó del norte, del desierto de Atacama, y supimos que 33 mineros habían quedado atrapados tras el derrumbe de una mina propiedad de una empresa que violaba todas las reglas de seguridad laboral. Treinta y tres hombres, uno de ellos boliviano, permanecieron atrapados a 700 metros de profundidad durante 69 días hasta que, y pese al show mediático montado por el Gobierno, empezaron a salir uno a uno de las profundidades de la tierra.

Mientras escribo estas líneas ya han salido ocho, y lo han hecho de pie, recibiendo el saludo efusivo de sus compañeros que los buscaron, encontraron y cavaron la dura roca hasta que, con el lenguaje parco de los mineros, les dijeron que los sacarían de ahí.

Cuando salió el primero, el presidente Piñera daba gracias a dios y a la nomenclatura en orden de importancia de cargos, pero olvidó agradecer a los mineros de Pensylvania que, por haber experimentado una tragedia similar, se solidarizaron con sus lejanos compañeros de Atacama y aportaron los conocimientos técnicos -cultura minera- y parte de la maquinaria que hizo posible el rescate. Tampoco mencionó a dos héroes silenciosos, dos internacionalistas del trabajo: James Stefanic y Matt Stafeard, los dos operadores que llegaron hasta los mineros atrapados y son los grandes responsables del rescate.

Mientras sacaban al segundo minero, que salía del calor y la humedad del encierro a 700 metros bajo tierra para enfrentarse a la sequedad y 10 grados bajo cero del desierto, el presidente Piñera no resistió la tentación de otra conferencia de prensa 'in situ' y en la que lo único destacable fue la vacilante declaración de intenciones para hacer algo por la seguridad laboral de los mineros. En su torpeza evidente, Piñera omite que ha sido justamente la derecha chilena la más feroz opositora a que se regule la seguridad laboral, indicando que los controles son sinónimo de burocracia y atentan contra la libertad de mercado.

En medio de su show cargado de gestos religiosos, Piñera omitió cualquier referencia a la triste situación de los otros doscientos y tantos mineros de la misma empresa, que trabajaban en la misma mina, que desde el mes de agosto no reciben sus salarios. Esta empresa se atrevió a declarar que incluso los 33 atrapados no cobrarían por todos los días bajo tierra, porque, sencillamente, no habían trabajado. Y la respuesta del Gobierno brilló por su ausencia.

La tragedia, esos 33 hombres sepultados, ha sido utilizada para marcar de invisibilidad al otro Chile, al país que no sale en televisión, por ejemplo, a los mapuche, cuya dramática huelga de hambre desapareció de la actualidad, ese sucedáneo del presente que se impone a la masa acrítica y dada al aplauso fácil que los modernos comunicadores llaman 'opinión pública'.

Desde luego que es emocionante verlos salir, uno a uno, y más emocionante es ver que esos 33 mineros, pese a los regalos prometidos, un viaje a España para ver un partido del Real Madrid, un viaje a Inglaterra para ver un partido del Manchester United, un iphone de última generación, un viaje a Grecia y hasta diez mil dólares a cada uno donados por un empresario chileno que aspira a ser presidente del país, pese a todo eso siguen siendo mineros y, por eso mismo, anunciaron la creación de una fundación que se preocupe de la situación de todos los trabajadores de la minería afectados por la irresponsabilidad de las empresas.

Sacarlos de ahí ha sido una proeza, pero una proeza de todos los que sudaron hasta conseguirlo y no de los encargados del show del rescate.

Y la mayor proeza será lograr que en Chile se respeten las normas de seguridad laboral para que nunca más 33 mineros desaparezcan en las entrañas de la tierra.

14/10/2010 - 09:37


Consigliamo anche di leggere Il Cile virtuale, il Cile reale e i suoi minatori di Gennaro Carotenuto.

CCG/AWS Staff - 15/10/2010 - 12:25


Scandalo in Cile: non ci sarà giustizia per i 33 minatori rimasti bloccati nel 2010
di Gennaro Carotenuto

Il tribunale di Atacama, nell’estremo nord del Cile, ha assolto ieri tutti i presunti responsabili del crollo nella miniera San José, che lasciò per 70 giorni 33 minatori a 700 metri di profondità, obbligando a un difficilissimo salvataggio. È l’ennesimo caso di impunità e di disprezzo della vita e della sicurezza dei lavoratori in un paese che si vanta di avere ormai raggiunto il “primo mondo”.

Perfino l’allora ministro per le miniere Laurence Golborne (destra) ha giudicato «incredibile» la sentenza che ha assolto i proprietari della miniera, Alejandro Bohn y Marcelo Kemmeny e i funzionari dell’ente pubblico di controllo. Per Golborne la sentenza è inspiegabile perché era nelle carte che l’impresa non avesse adottato neanche quelle misure di sicurezza -comunque insufficienti- che erano state espressamente richieste dalle autorità. Qualunque cosa dica Golborne, sotto accusa in questo momento anche per aver esportato fondi verso paradisi fiscali, evidentemente la giustizia cilena non è strutturalmente capace di punire reati commessi da colletti bianchi e lo stesso Golborne è in queste ore chiamato in causa come corresponsabile dei fatti della miniera dal deputato socialista Luís Lemus. In Cile, un paese che tuttora deve alle miniere di rame moltissimo in termini di export, la poltrona di Ministro delle Miniere è una delle più importanti e tradizionalmente in sinergia con i padroni delle stesse.

I 33 minatori restarono bloccati dal 5 agosto al 13 ottobre del 2010 quando, con un’operazione di recupero durata 25 ore, furono salvati attraverso un tunnel di appena 50 cm di diametro. Per i primi 17 giorni restarono completamente isolati, con un cucchiaio di cibo al giorno a testa, a 40 gradi, con il 90% di umidità e con la pelle presto coperta di funghi. Poi riuscirono miracolosamente a comunicare con l’esterno e furono salvati in quella che si trasformò in una straordinaria operazione di marketing politico per Sebastián Piñera. Questo bivaccò per settimane sulla bocca del pozzo in favor di telecamere per un evento dalle caratteristiche emozionali tali da divenire mondiale.

Mario Sepúlveda (foto), uno dei portavoce dei minatori, ha dichiarato alla stampa cilena che molti di loro hanno accolto la sentenza con grande frustrazione, pena e pianto. La maggior parte di loro ha avuto seri problemi nei tre anni trascorsi, sia dal punto di vista lavorativo che personale, quasi tutti continuano a usare medicinali e sono in psicoterapia. Più d’uno ha avuto problemi di alcool, uno di loro è stato processato per percosse alla moglie e molti segnalano l’instabilità d’umore come una delle conseguenze più durature. Quattordici di loro, i più anziani, non sono riusciti a reinserirsi nel mondo del lavoro e hanno beneficiato di una mini-pensione sociale. Anche per gli altri, dopo i primi tempi di popolarità, di inviti e di aiuti (alcune migliaia di Euro a testa), il ritorno alla realtà è stato drammatico con il ritorno ad una condizione esistenziale e professionale peggiore della preesistente. Aspettavano congrui risarcimenti ma la compagnia mineraria ha dichiarato fallimento e la causa verso lo Stato per negligenza (chiedono 540.000 dollari a testa) si vedrà notevolmente rallentata se non definitivamente arenata dalla sentenza di ieri.

Al momento l’unico costo che l’impresa ha dovuto sopportare sono stati i 5 milioni di dollari del salvataggio ai quali è stata obbligata dal governo, meno di un quarto del costo dell’operazione che fu di 22 milioni. Impunità, ancora impunità per un dramma dalle responsabilità evidentissime e che solo per caso non ha lasciato morti. Ma quel mondo che nel 2010 guardava con emozione al deserto di Atacama oggi guarda da un’altra parte.

8/8/2013 - 11:11


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