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Al alba

Luis Eduardo Aute


Lingua: Spagnolo


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Canzone contro la dittatura franchista e contro la pena capitale: un condannato a morte aspetta l'alba.

Da un'intervista all'autore pubblicata su "La Vanguardia" il 4/11/2000:

 Luis Eduardo Aute"D - Nel settembre 1975 vengono eseguite le ultime pene di morte in Spagna. Vengono fucilati cinque terroristi e Lei compone una bella canzone intitolata "All'alba"

R - Ho scritto "All'alba" nei giorni precedenti le fucilazioni e con molta urgenza. Probabilmente è stata una delle canzoni che ho composto più velocemente, ma volevo che la gente la cantasse. In verità non ho dovuto pensarci molto, è scaturita dal dolore.

D - E' un canto alla vita mascherato da canzone d'amore. Perché?

R - Volevo che passasse rapidamente dalla censura. Per questo l'ho strutturata come una canzone d'amore, di addio per sempre e come un discorso alla morte. Ma ci sono due elementi nella canzone molto legati alle esecuzioni [...]

D - Sicuramente è una delle canzoni più richieste dal suo pubblico. Come mai?

R - Queste canzoni che nascono di getto, dalla stessa necessità di scriverle, penetrano di più. Sì, probabilmente è la canzone che più ho cantato...."
(fonte: Amnesty International-Catalogna)

*

--En septiembre de 1975 se ejecutan las últimas penas de muerte en España. Fusilan a cinco terroristas y usted compone una bella canción que titula "Al alba".

--Escribí "Al alba" los días previos a los fusilamientos y con mucha urgencia. Debe haber sido una de las canciones que más rápidamente me surgieron, pero quería que la gente la cantara. La verdad es que no tuve que pensar mucho, salió del dolor.

--Es un canto a la vida pero enmascarado en una canción de amor. ¿Por qué la concibe de ese modo?

--Quería que pasara rápido la censura. Por eso la estructuré como una canción de amor, de despedida para siempre y como un alegato a la muerte. Pero hay dos elementos en la canción muy vinculados a las ejecuciones. Una vez pasó la censura, Rosa León la grabó.

--Seguramente es una de las canciones más reclamadas por su público. ¿Por qué cree que se la piden?

--Estas canciones que salen ya hechas, de la propia necesidad de escribirlas, calan más. Sí, probablemente es la que más he cantado.

Entrevista publicada el 4-11-00 en La Vanguardia (fragmento)


Quel “Vengono fucilati cinque terroristi” mi è sembrato un po’ sbrigativo…
Così – grazie alla consultazione del sempre ottimo Gustavo Sierra Fernández e della solita es.wikipedia – vorrei proporre qui un’integrazione all’attuale introduzione.



Per cominciare, i cinque “terroristi” fucilati si chiamavano Xosé Humberto Baena, Ramón García Sanz, José Luis Sánchez Bravo, Jon Paredes Manot detto "Txiki" e Ángel Otaegi detto “Cara Quemada”. I primi tre appartenevano al Frente Revolucionario Antifascista y Patriota (FRAP), gli altri due erano militanti dell’Euskadi Ta Askatasuna (ETA).
Stiamo qui parlando della Spagna negli anni 70, in un periodo pieno di speranze ma molto difficile che vide prima i feroci colpi di coda di una dittatura sanguinaria, poi la faticosa transizione alla democrazia, funestata da un ritorno di fiamma della vecchia e insepolta guerra civile e dal tradimento delle speranze di tanti spagnoli democratici che, dopo la morte di Franco, si ritrovarono governati da molti di coloro che erano cresciuti alla “sombra del caudillo”
Stiamo qui parlando di partigiani che allora combattevano una guerra di liberazione dal fascismo… il FRAP si dissolse nel 1978; l’ETA – oggi solo una congrega terroristico-criminale – è stata un’importante organizzazione di resistenza antifascista ed ha goduto di un ampio sostegno popolare in passato, forse fino al 1986/1987 quando gli etarras giustiziarono Yoyes, una loro dirigente che aveva deciso di abbandonare la lotta armata, e poi fecero strage di innocenti con una bomba al supermercato Hipercor di Barcellona…

I processi ai cinque “terroristi” furono sommari e si svolsero di fronte a tribunali militari che non garantirono alcun diritto alle difese. Le sentenze di morte furono poi ratificate e assunte politicamente dal consiglio dei ministri, cioè dal proprio Francisco Franco. In Europa e in tutto il mondo vi furono grandi mobilitazioni contro questi processi farsa a verdetto capitale preconfezionato: 12 paesi ritirarono i propri ambasciatori; a Lisbona l’ambasciata spagnola fu data alle fiamme senza che la polizia portoghese intervenisse; il presidente messicano Echeverría chiese l’espulsione della Spagna dalle Nazioni Unite (ma, dico io, era legittimo che ne facesse parte?); inascoltati rimasero gli appelli alla clemenza di Paolo VI e Olof Palme…

Ángel Otaegi detto “Cara Quemada” fu fucilato nella prigione di Burgos.
Xosé Humberto Baena, Ramón García Sanz e José Luis Sánchez Bravo furono fucilati ad Hoyo de Manzanares, vicino a Madrid, di fronte a decine di poliziotti che si godevano lo spettacolo. Dopo la scarica del plotone, i colpi di grazia furono distribuiti senza nemmeno aspettare che il prete amministrasse l’estrema unzione…
A Jon Paredes Manot detto "Txiki" fu riservato un trattamento di riguardo: fu portato in un bosco vicino ad un cimitero, a Barcellona, dove lo attendeva un plotone d’esecuzione costituito da sei volontari dei servizi segreti della Guardia civil. I carnefici cominciarono a sparargli colpi isolati, senza fretta, colpendolo in punti non vitali, per protrargli il terrore e la sofferenza, mentre Txiki – 21 anni - cantava il suo canto di morte, l’euzko-gudariak

Era il 27 settembre del 1975.
Francisco Franco morirà nemmeno due mesi dopo, il 20 novembre 1975, dopo un’agonia alla quale non sembrano essere state estranee quelle settimane in cui la Spagna, per via dei cinque condannati a morte, rimase sotto i riflettori del mondo, internazionalmente assediata, isolata, condannata.
Come scrive Gustavo Sierra Fernández sul suo bel blog: “Puede decirse, si cabe de consuelo, que al menos estas cinco muertes las pagó en vida”.

(Alessandro)
Si te dijera, amor mío,
que temo a la madrugada,
no sé qué estrellas son éstas
que hieren como amenazas
ni sé qué sangra la luna
al filo de su guadaña.

Presiento que tras la noche
vendrá la noche más larga,
quiero que no me abandones,
amor mío, al alba,
amor mío al alba
al alba, al alba
al alba, al alba...

Los hijos que no tuvimos
se esconden en las cloacas,
comen las últimas flores,
parece que adivinaran
que el día que se avecina
viene con hambre atrasada.

Presiento que tras la noche
vendrá la noche más larga,
quiero que no me abandones,
amor mío, al alba,
amor mío al alba
al alba, al alba
al alba, al alba...

Miles de buitres callados
van extendiendo sus alas,
no te destroza, amor mío,
esta silenciosa danza,
maldito baile de muertos,
pólvora de la mañana.

Presiento que tras la noche
vendrá la noche más larga,
quiero que no me abandones,
amor mío, al alba,
amor mío al alba
al alba, al alba
al alba, al alba...

inviata da Maria Cristina Costantini - 14/1/2006 - 13:24



Lingua: Italiano

Versione italiana di Maria Cristina Costantini
14 gennaio 2006
ALL'ALBA

Se ti dicessi, amore mio
che ho paura dell'alba
non so che stelle sono queste
che feriscono come minacce
né so cosa stilla la luna, sanguinando
dal filo della sua falce.

Sento che dopo la notte
verrà la notte più lunga
non voglio che mi abbandoni
amore mio all'alba...

I figli che non abbiamo avuto
si nascondono nelle fogne
mangiano gli ultimi fiori
sembrano indovinare
che il giorno che si avvicina
arriva con fame arretrata.

Sento che dopo la notte
verrà la notte più lunga
non voglio che mi abbandoni
amore mio all'alba...

Migliaia di muti avvoltoi
spiegano le loro ali,
non ti toglie il respiro, amore,
questo ballo silenzioso
maledetta danza macabra,
polvere (*) del mattino.

Sento che dopo la notte
verrà la notte più lunga
non voglio che mi abbandoni
amore mio all'alba...
NOTA

(*) "polvere da sparo", allude alla fucilazione

inviata da Riccardo Venturi - 14/1/2006 - 16:34


Aggiungo ancora che la canzone di Aute racconta dell'incontro fra un condannato e la sua compagna... Si tratta precisamente di José Luis Sánchez Bravo, di 22 anni, e di sua moglie Silvia Carretero, al quarto mese di gravidanza... decisero che il bimbo avrebbe portato il nome di tutti loro tre del FRAP che stavano per essere giustiziati: "Luis Ramón Humberto"... poi nacque una bambina che forse oggi tutti chiamano semplicemente Luisa...

(dal blog di Antonio Piera, che in gioventù fece parte del gruppo Las Madres del Cordero, ossia Desde Santurce a Bilbao Blues Band)

Alessandro - 27/10/2009 - 10:10



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