Lingua   

Clandestino

Germano Bonaveri


Lingua: Italiano


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[2010]

Album CITTA INVISIBILI

16062010173810

(Testi: G. Bonaveri , Musica: A. D’Urso, G. Bonaveri)
L’attenzione massima a non scialare
(certe cose non si possono comprare),
ho un futuro tutto da costruire,
moglie e figli da mantenere.
Ho un lavoro, sì,
ma un lavoro che non so come dire,
è la metafora di chi si vanta
di una casa senza fondamenta.

Sono nato in un paese al di là del mare
che ho lasciato per il sogno di migliorare,
imbarcato con la luna piena,
arrivavo che era già mattina.
Clandestino, sì.
Clandestino mi potrete chiamare,
globalizzato nell’indigenza
emarginato dall’ignoranza.

C’è chi parla a bocca piena di opportunità
Confondendo il bisogno con la libertà
Per i naufraghi non c’è altro da fare
L’unica scelta è quella di nuotare
Verso cosa? No,
io davvero non so più dove andare
Profugo ed orfano di un altro mondo
Piccola pietra che ha toccato il fondo.

E mentre tutto cambia,
ritornano gli spettri della povertà
tra lacrime e sudore, speranze ed illusioni
qualche cosa intorno muore,
e ormai nessuno lo può vedere
imprigionati da un'informazione
utile idiota del potere .
Imbarcato con la luna piena,
scaricato come una puttana,
clandestino adesso vuole tornare
nel suo paese al di là del mare.

Negli spasmi del disordine sociale
si realizza un nuovo ordine mondiale,
sulle spoglie della democrazia
brindano i servi dell'economia
in un mondo, si’,
questo mondo che non sa piu’ reagire
alla deriva intellettuale
della mancanza di una morale.


Sono nato in un paese al di là del mare
che ho lasciato con il sogno di migliorare,
imbarcato con la luna piena,
arrivavo che era già mattina.
Clandestino, sì.
Clandestino adesso vuole tornare
profugo ed orfano del vostro mondo
di un occidente che ha toccato il fondo.

inviata da Patrizia Muzzi - 21/6/2010 - 20:11



Lingua: Francese

Version française – CLANDESTIN – Marco Valdo M.I. – 2010
Chanson italienne – Clandestino – Germano Bonaveri – 2010
(Texte: G. Bonaveri , Musique: A. D’Urso, G. Bonaveri)
CLANDESTIN

Attention , très attention à ne pas gaspiller
(Certaines choses ne se peuvent acheter)
J'ai un travail, oui,
Mais un travail, je ne sais comment dire,
Qui est la métaphore de celui qui a
Une maison sans fondations.

Je suis né dans un pays au-delà de la mer
Que j'ai laissé pour un rêve de mieux,
Embarqué à la pleine lune
J'étais arrivé qu'il faisait déjà jour
Clandestin, oui
Vous pouvez m'appeler, clandestin, oui
Globalisé dans l'indigence,
Marginalisé de l'ignorance.

Il y a celui qui a la bouche pleine d'opportunités
Confondant le besoin et la liberté
Pour les naufrages, il n'y a rien à faire
Le seul choix est de nager
Vers quoi ? Non,
Moi, vraiment, je ne sais plus où aller
Réfugié et orphelin d'un autre monde,
Petite pierre qui a touché le fond.

Et pendant que tout change
Reviennent les spectres de la pauvreté
Entre larmes et sueur, espoirs et illusions
Et désormais personne ne peut le voir
Prisonniers d'une information
Utile idiote du pouvoir.
Embarqué à la pleine lune,
Débarqué comme une putain,
Clandestin maintenant il veut rentrer
Dans son pays au-delà de la mer.

Dans les spasmes du désordre social
Se construit un nouvel ordre mondial,
Sur les dépouilles de la démocratie,
Trinquent les servants de l'économie,
Dans un monde, oui,
Ce monde qui ne sait plus réagir,
À sa dérive intellectuelle
À son manque de morale.

Je suis né dans un pays au-delà de la mer
Que j'ai laissé pour un rêve de mieux,
Embarqué à la pleine lune
J'étais arrivé qu'il faisait déjà jour
Clandestin, oui
Clandestin maintenant il veut rentrer
Fugitif et orphelin de votre monde
D'un Occident qui a touché le fond.

inviata da Marco Valdo M.I. - 25/6/2010 - 21:51


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