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A soli diciott’anni

anonimo


Lingua: Italiano


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[1944]
Musica: sulla melodia di Addio a Lugano di Pietro Gori.
Testo: secondo i documenti conservati presso l’ANPI di Foiano della Chiana, la canzone sarebbe stata scritta da tal Orlando Innocenti di Pieve a Socana, nel Casentino. Ma anche Ezio Croci di Talla (il paese dove Licio Nencetti fu fucilato dai fascisti nel maggio del 1944) se ne attribuisce la paternità.
(informazioni tratte da ”I canti partigiani come documento: materiali e analisi sui canti partigiani nell’Aretino”, di Enzo Gradassi, 1990.)

Insieme a Compagni se vi assiste la memoria (Storia di Licio Nencetti Partigiano) e Il comandante Licio, un’altra canzone su Licio Nencetti, comandante partigiano casentinese morto per la libertà a soli diciott’anni… Ad ucciderlo fu il tenente Mario Sorrentino della Guardia Nazionale Repubblicana, comandante del plotone di esecuzione, e non perchè gli dispensò il colpo di grazia: le cronache raccontano infatti che i fascisti furono molto impressionati dal coraggio del giovanissimo Licio, che sottoposto a feroci torture non disse una parola e che poi si offrì senza paura al plotone di esecuzione, tanto che i militi non spararono e fu il Sorrentino, dopo molte imprecazioni contro i suoi, ad abbattere il comandante partigiano sparandogli più volte in faccia... Sorrentino, che si distinse in vari rastrellamenti nel Pratomagno, fu anche responsabile della cattura dell'avvocato Sante Tani, dirigente del CLN di Arezzo, consegnato ai tedeschi e da questi torturato e fucilato nel giugno del 1944. Alla Liberazione Sorrentino fu arrestato e processato per collaborazionismo e per omicidio... Ignoro poi il suo destino, che spero comunque sia stato infausto.
A soli diciott’anni
un caro giovinetto
si sente tanti affanni,
gli batte il cuore in petto.
Fra tanti compagni, lui si affermò;
Divenne capo pieno d’ardor.

Da tutti quanti amato,
esempio al sacrificio,
rianimò i compagni
il nostro caro Licio.
Con grande amore poi li guidò,
per la giustizia di Patria al sol.

Destava l’entusiasmo,
del popolo toscano,
e solo dell’infami
colpiva la sua mano.
Per la sua Patria tutto
l’amor e l’ideale, tutto 1’ardor.

Bello, diritto ed impavido,
pronto contro il nemico,
tremavano i fascisti
di fronte al nome Licio.
E la giustizia del suo buon cuor
era spavento dei traditor.

O voi cari compagni
amici che restate!
la verità di Licio
a tutti propagate.
Che anche da morto vi guiderà,
ed il suo nome trionferà!

Per romper la colonna
di questo Eroe sì fiero,
con diabolica astuzia,
fu fatto prigioniero.
Delle canaglie lo portan là,
ma il nostro Eroe non vuole parlar.

Comincia la tortura,
bestiale e snaturata,
nella sua bella fronte
danno una pugnalata.
E ‘l primo sangue, che gli schizzò
il suo bel volto gli colorò.

In più di cento vili
cominciano a menare,
e così tanti strazi
a lui possono fare.
Ma il nostro martire mai parlò
solo la mamma spesso invocò.

Ai suoi loschi compagni
gridava Sorrentino:
cosa volete fare?
si deve fucilare!
Mentre quegl’altri stanno a gridar
perché canaglia non vuoi parlar...

Così il ventisei maggio,
sul fare del mattino,
in Talla fu commesso
vilmente l’assassinio.
Ma lui sereno si confessò,
e con un grido forte se ne cascò.

Gente crudele e infame
indegna e disonesta,
saziasti le tue brame
nella macabra festa.
Ma l’Iddio grande ti punirà,
con l’infallibile giusta sua man!...

Or trema Sorrentino
che ha comesso il misfatto
è sempre più vicino
il giorno del riscatto.
E il suo mitra risparerà
sul manigoldo, senza pietà...

inviata da The Lone Ranger - 21/6/2010 - 08:58


Ho fatto qualche ricerca è purtroppo – ma me l’aspettavo – Mario Sorrentino, tenente della polizia militare della RSI, rastrellatore e assassino di partigiani è cristianamente spirato nel suo letto, ancora fiero del suo passato di morte. Lo apprendo da una pagina riconducibile ad un altro fascistone, l’architetto romano Filippo Giannini, autore di svariati libercoli – come quelli della collana intitolata “Benito Mussolini, l’uomo della pace” - che definire ridicoli è una critica positiva…

Ai margini di un articolo intitolato “Verità e menzogne”, dopo aver straparlato di foibe e altre amenità – tipo giustificare i massacri di combattenti e civili come un “diritto di rappresaglia” riconosciuto dalla convenzioni internazionali - lo “storico” Giannini, con una vetusta retorica da “ventennio”, riporta una lacrimevole testimonianza dell’amico Mario Sorrentino, volontario della GNR, all’epoca del suo “impegno” in camicia nera per “pacificare” i Balcani (sulla pace portata dalle truppe fasciste in Jugoslavia rimando, a mo’ di esempio, a questo articolo dal Corriere della Sera e al bel film britannico ”Fascist Legacy” acquistato dalla RAI molti anni fa ma poi mai trasmesso). Sorrentino racconta di una notte jugoslava in cui lui e i suoi camerati si accamparono in una stazione, accanto ad un convoglio di tradotte stracarico di civili serbi, catturati e deportati dagli ùstascia croati… I fascisti, sfiniti da una giornata di “lavoro”, si addormentano senza nemmeno accorgersi della presenza di centinaia di persone imprigionate in condizioni inumane dentro i vagoni: “Un rumore oscuro partiva da essi, tale che noi credemmo si trattasse di trasporti di bestiame…”, così – incredibilmente – racconta Sorrentino. Poi, al mattino, le camicie nere – che se non si erano accorte di nulla è forse perché avevano fatto bisboccia con i loro alleati ùstascia – hanno come un rigurgito di coscienza e rispondono – evidentemente con il consenso dei carcerieri - alle invocazioni di aiuto di quei poveri animali destinati al macello. Tra tutti si distingue il Donati che lancia in un vagone l’intera sua razione di cibo… Generoso Donati, che i partigiani titini – irriconoscenti (sic!) – uccideranno di lì a un anno…

“Verità e menzogne”: menzogna è quella dei criminali di guerra italiani fatti passare alla storia come “brava gente”; menzogna è quella dei fascisti “uomini di pace”, “peacekeepers” ante litteram che coraggiosamente si interposero per disinnescare i conflitti etnici nei Balcani … Verità è quella che il Giannini omette di dire, che il suo amico Mario Sorrentino non fu altro che una belva di guerra che partecipò con compiti di responsabilità all’occupazione militare di paesi stranieri, che collaborò attivamente con gli occupanti nazisti e con i loro alleati e che in Italia si adoperò con efficienza nel rastrellare, torturare ed uccidere partigiani, come il diciottenne Licio Nencetti e il responsabile del CLN aretino Sante Tani.

The Lone Ranger - 22/6/2010 - 09:22


...e intanto alla maturità dell'era Gelmini spunta il tema sulle foibe che chiede al candidato di "soffermarsi in particolare sugli eventi tra il 1943 e il 1954", naturalmente evitando di soffermarsi troppo su cosa sia successo prima del 1943!

Lorenzo - 22/6/2010 - 10:51


A proposito di foibe, spero che gli studenti che hanno affrontato questo difficile tema abbiano letto quanto meno l'interessante articolo del giornalista Marco Ottanelli intitolato "La verità sulle foibe" pubblicato su Democrazialegalità, periodico on-line riconducibile ad Elio Veltri, fondatore dell'IDV e oggi "affondatore" dell'ex-sodale Antonio Di Pietro...

The Lone Ranger - 22/6/2010 - 13:43


bellissima e dolcissima nel ricordo del " Comandante Licio " onore in eterno a LICIO NENCETTI , morto a 18 anni con fierezza...... sotto tortura fascista solo il nome mamma ripeteva......grandissimo partigiano . Mario.

mario - 21/8/2010 - 15:59



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