Lingua   

Adivina, adivinanza

Joaquín Sabina


Lingua: Spagnolo



Disco: La Mandrágora (1981)
(con Javier Krahe e Alberto Pérez)

funerale franco


Una canzone al vetriolo sulla morte del generale Franco, scomparso il 20 novembre 1975 dopo una lunghissima agonia. Una canzone che ha bisogno purtroppo di qualche quintale di note, per essere compresa almeno un po’ nella sua dirompenza. Vi sfilano, uno dietro l’altro, tutti i personaggi della guerra civile, del regime franchista , ivi compresi i suoi miti e quelli della « Hispanidad » (Manolete, Sant’Isidoro, il Cid…), in una parata di fantasmi…

Grazie a Sergio Gayol del newsgroup it.fan.musica.guccini per avermela segnalata, o meglio ricordata.
Mil años tardó en morirse,
pero por fin la palmó.
Los muertos del cementerio
están de Fiesta Mayor.
Seguro que está en el Cielo
a la derecha de Dios.
Adivina, adivinanza,
escuchen con atención.
A su entierro de paisano
asistió Napoleón, Torquemada,
y el caballo del Cid Campeador;
Millán Astray, Viriato,
Tejero y Milans del Bosch,
el coño de la Bernarda,
y un dentista de León;
y Celia Gámez, Manolete,
San Isidro Labrador,
y el soldado desconocido
a quien nadie conoció;
Santa Teresa iba dando
su brazo incorrupto a Don
Pelayo que no podía
resistir el mal olor.
El marqués de Villaverde
iba muy elegantón,
con uniforme de gala
de la Santa Inquisición.
Don Juan March enciende puros
con billetes de millón,
y el niño Jesús de Praga
de primera comunión.
Mil quinientas doce monjas
pidiendo con devoción
al Papa santo de Roma
pronta canonización.
Y un pantano inagurado
de los del plan Badajoz.
Y el Ku-Klus-klan que no vino
pero mandó una adhesión.
y Rita la cantaora,
y don Cristóbal Colón,
y una teta disecada
de Agustina de Aragón.
La tuna compostelana
cerraba la procesión
cantando a diez voces clavelitos
de mi corazón.
San José María Pemán
unos versos recitó,
servía Perico Chicote
copas de vino español.
Para asistir al entierro
Carrero resucitó
y, otra vez, tras los responsos,
al cielo en coche ascendió.
Ese día en el infierno
hubo gran agitación,
muertos de asco y fusilados
bailaban de sol a sol.
Siete días con siete noches
duró la celebración,
en leguas a la redonda
el champán se terminó.
Combatientes de Brunete,
braceros de Castellón,
los del exilio de fuera
y los del exilio interior
celebraban la victoria
que la historia les robó.
Más que alegría, la suya
era desesperación.
Como ya habrá adivinado,
la señora y el señor,
los apellidos del muerto
a quien me refiero yo,
pues colorín colorado,
igualito que empezó,
adivina, adivinanza,
se termina mi canción,
se termina mi canción.

inviata da Riccardo Venturi - 14/12/2005 - 00:45




Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
14 dicembre 2005
INDOVINA, INDOVINELLO

Mille anni ha tardato a morire,
però alla fine ha tirato il calzino.
I morti del cimitero
stan facendo festa grande.
Ma certo che è in Cielo,
siede alla destra di Dio.
Indovina, indovinello,
ascoltate con attenzione.
Al suo funerale da contadino
c’erano Napoleone, Torquemada,
e il cavallo del Cid Campeador,
Millán Astray [1], Viriato,
Tejero e Milans del Bosch [2],
la figa della Bernarda [3]
e un dentista di León ;
e Celia Gámez [4], Manolete [5],
Sant’Isidoro Lavoratore [6],
e il milite ignoto
che nessuno riconobbe ;
Santa Teresa [7] camminava
a braccetto di Don
Pelayo [8], che non sapeva
come resistere al puzzo.
Il Marchese di Villaverde [9]
era elegantissimo
nella sua uniforme di gala
della Santa Inquisizione.
Don Juan March [10] si accende sigari
con banconote da un milione,
e il bambin Gesù di Praga [11]
fa la prima comunione.
Millecinquecentododici monache
richiedono con devozione
al santo Padre di Roma
una rapida canonizzazione.
E una palude inaugurata
da quelli del « piano Badajoz », [12]
e il Ku-Klux-Klan che non è venuto,
ma che ha mandato la sua adesione.
E Rita la Cantaora, [13]
e Cristoforo Colombo
e una tetta rinsecchita
di Agustina de Aragón. [14]
La « tuna » compostelana [15]
chiudeva la processione
cantando a dieci voci
« Clavelitos de mi corazón ».
San José María Pemán [16]
recitò alcuni versi,
Perico Chicote [17] serviva
bicchieri di vino spagnolo.
Per assistere al funerale
Carrero [18] resuscitò
e un’altra volta, dopo i salmi responsoriali,
ascese al cielo in automobile.
Quel giorno all’inferno
ci fu grande agitazione,
morti di schifo e fucilati
ballavano dall’alba al giorno dopo.
Sette giorni e sette notti
durò la cerimonia,
e di bevuta in bevuta
lo champagne terminò.
Combattenti della Brunete [19],
salsicce alla brace di Castellón,
gli esiliati all’estero
e gli esiliati in patria
celebravano la vittoria
che la storia aveva loro rubato.
Ma più che allegria, la loro
era disperazione.
Poiché già, signore e signori,
avrete indovinato
il nome e il cognome del morto
al quale mi riferisco,
e quindi, indovinala grillo,
chi è questo e chi è quello,
indovina indovinello
qui finisce la mia canzone,
qui finisce la mia canzone.
NOTE ALLA TRADUZIONE


[1] Uno dei quattro generali che, assieme a Franco, si sollevarono contro la repubblica democratica spagnola nel luglio 1936, dando così l’avvio alla guerra civile. Millán Astray si rese protagonista di un celebre episodio, quando di fronte a Miguel de Unamuno, rettore dell’Università di Salamanca, durante la prolusione per l’inizio dell’anno accademico, eruppe nel grido falangista « Viva la morte ! ». Miguel de Unamuno interruppe la prolusione, rispondendogli con un discorso rimasto famoso.

[2] Antonio Tejero Molina e Jaime Milans del Bosch, due dei protagonisti del fallito colpo di stato del 23 febbraio 1981 in cui si tentò di restaurare il franchismo. Antonio Tejero, in particolare, fu colui che irruppe nelle Cortes, il parlamento spagnolo, minacciando i deputati con una pistola. Jaime Milans del Bosch doveva invece guidare la sua divisione « Brunete » alla presa violenta del potere. Il tutto fallì per la decisa reazione delle altre guarnigioni militari, che non ne vollero sapere, e per la mobilitazione popolare. Antonio Tejero è ancora vivo. Lo si è visto recente alla manifestazione dei (sempre più scarsi) nostalgici franchisti, a Madrid, il 20 novembre scorso in occasione del trentesimo anniversario della morte del dittatore.

[3] « El coño de la Bernarda » è un modo di dire spagnolo che indica la chiesa cattolica. Per una sua piccola spiegazione, data dallo scrittore valenciano Manuel Talens, si veda la seguente pagina.

[4] Attrice argentina, nata nel 1905 e morta nel 1992 a Buenos Aires, che lavorò a lungo nella cinematografia spagnola di regime. Il suo nome completo era Celia Gámez Carrasco.

[5] Famosissimo torero, di simpatie franchiste. Il suo vero nome era Manuel Rodríguez Sánchez. Nato a Córdoba nel 1917, morì nel 1947 nell’arena di Linares, per una decisiva cornata del toro di razza miura Islero.

[6] Sant’Isidoro Lavoratore (San Isidro Labrador), morto nel 1130, fu contemporaneo del Cid Campeador e, come tutti i personaggi del grande poema epico fondatore della letteratura spagnola, fa parte a pieno titolo dei miti della « Hispanidad ».

[7] Si tratta ovviamente di Santa Teresa d’Ávila, la famosa mistica degli orgasmi sessuali provati durante le estasi divine. Uno dei cardini della mitologia religiosa spagnola della peggiore specie.

[8] Un altro immarcescibile mito della Hispanidad : Don Pelayo, il comandante asturiano che diede iniziò, nell’anno 711, alla rivolta contro la dominazione musulmana nelle Asturie. E’considerato il fondatore del Regno delle Asturie, e la sua rivolta segna probabilmente l’inizio della lentissima « Reconquista », che terminò nel 1492 con la fine dell’ultimo principato musulmano, quello di Granada. Don Pelayo morì a Cangas de Onís nel 737. Un suo famoso monumento fu eretto a Covadonga.

[9] Tipico rappresentante dell’antica nobiltà spagnola che sostenne il franchismo durante tutto il suo periodo.

[10] Juan March (in catalano : Joan March) fu un noto banchiere che, per i suoi legami con il caudillo, fu detto tout court il « banchiere di Franco ». Assicurò i necessari legami tra il mondo dell’alta finanza spagnola, la chiesa cattolica e il regime fascista. Si fece anche notare per l’ovvio « mecenatismo » in campo artistico, tanto che a suo nome è tuttora intitolata una fondazione che si occupa della conservazione del patrimonio artistico spagnolo.

[11] Oggetto di devozione popolare sia in Spagna che in Italia. Per la leggenda ad esso relativa si veda questa pagina.

[12] Il « Piano Badajoz », approvato ed iniziato a realizzare nel 1952, fu una delle principali opere pubbliche del franchismo. Si trattò in pratica di una bonifica di tutta la provincia di Badajoz, con la deviazione del flusso del Guadiana a fini agricoli, che comportò un’intera e radicale trasformazione del paesaggio. Da qui il riferimento nella canzone all’ « inaugurazione di una palude ».

[13] Rita Giménez García, in arte « Rita la Cantaora » (cantaora = cantadora), fu una famosissima cantante di café-chantant nella Spagna a cavallo tra il XIX e il XX secolo e nella « belle époque ». Era nata nel 1859 in Andalusia e impersonò la tipica cantante spagnola di malagüeñas e soleares. Si ritirò dalle scene nel 1934, morendo poi all’età di 78 anni all’inizio della guerra civile, a Zorita del Maestrazgo (Castellón).

[14] Eroina della resistenza aragonese contro l’invasione napoleonica. Il suo vero nome era Agustina Saragossa y Domènech ; era nata a Barcellona nel 1789. Nel luglio del 1808 abitava a Saragozza, quando la città si trovò ad essere assediata dalle truppe francesi ; quando gli artiglieri che difendevano con un cannone il baluardo del Portillo, prese il cannone e cominciò a sparare contribuendo a respingere gli assalitori. E’ per questo, ovviamente, una delle massime figure del pantheon patriottico spagnolo. Morì a Ceuta nel 1857.

[15] Le « tunas » sono le confraternite o consorterie professionali e studentesche che manifestano la devozione a San Giacomo di Compostela in vari modi (bande musicali, servizi in occasione di processioni, servizi alla popolazione e ai pellegrini…)

[16] José María Pemán y Pemartín nato a Cadice l’8 maggio 1897 e morto il 19 luglio 1981, fu un poeta tradizionalista assai apprezzato durante il franchismo. Fu direttore della Real Academia Española nel 1939-1940 e dal 1944 al 1947. Le sue opere sono di tema andaluso, con uno stile tra il classicismo e il modernismo. Fu autore di drammi storico-religiosi. Nel 1957 gli fu assegnato il premio letterario intitolato a Juan March (vedi nota 10).

[17] Madrileno, nato nel 1899, Pedro Chicote, detto « Perico » (Pierino) fu un famoso barman e creatore di cocktails (tra i quali uno, il « Chicote » appunto, porta ancora il suo nome ; è a base di gin e vermut rosso). Fu a lungo barman capo dell’Hotel Palace di Madrid, e grande collezionista di liquori (la sua cantina conteneva 18.000 preziose bottiglie dei liquori più rari e strani). Perico Chicote seppe mantenere buoni rapporti con il regime franchista, del quale rappresentava una sorta di maestro di cerimonie. Di lui si disse che, ad un certo punto, fosse uno degli uomini più potenti di Spagna !

[18] Luís Carrero Blanco, nato a Santoña nel 1903, fu un militare e politico tra i principali collaboratori di Francisco Franco. Legato a doppio filo alla chiesa cattolica e, soprattutto, all’Opus Dei di Josep María Escrivà de Balaguer (recentemente canonizzato da Giovanni Paolo II), si distinse per lo zelo repressivo di qualsiasi tentativo di opposizione al regime, specialmente il movimento studentesco degli anni 60 e ’70. Negli ultimi anni del franchismo fu personaggio chiave nel governo, di cui prese la guida nel 1973 dando subito un giro di vite, specialmente all’indipendentismo basco. Fu la sua condanna a morte. Il 20 dicembre 1973, appena uscito dalla chiesa di San Francisco de Borja dove si recava devotamente a pregare ogni mattina, salto in aria con la sua Dodge Dart blindata per una potentissima bomba sistemata sotto l’asfalto della Calle Claudio Coello dagli uomini dell’ETA. La macchina con il suo cadavere dilaniato fu ritrovata su una terrazza dall’altro lato di un palazzo di cui era passata sopra il tetto, al quinto piano. Sull’attentato a Carrero Blanco si veda questa pagina. La sua morte rappresentò probabilmente la vera fine del regime franchista. Fiorirono migliaia di terribili barzellette e battute sulla morte dell’odiato Carrero Blanco, tra le quali quella che sarebbe stato il primo astronauta spagnolo, per il volo che aveva fatto.

[19] La divisione meccanizzata « Brunete » (DAC) è la Divisione n° 1 dell’Esercito spagnolo, e fu tra quelle fedeli al generale Franco fin dall’inizio. Nel 1981 era suo comandante il generale Jaime Milans del Bosch (vedi nota 2).

15/12/2005 - 14:07




Lingua: Spagnolo

Versione alternativa
Esiste un'ulteriore versione di questa canzone. Le porzioni diverse sono indicate in corsivo.
Dal sito ufficiale
ADIVINA, ADIVINANZA

Mil años tardó en morirse,
pero por fin la palmó.
Los muertos del cementerio
están de Fiesta Mayor.
Seguro que está en el Cielo
a la derecha de Dios.
Adivina, adivinanza,
escuchen con atención.
A su entierro de paisano
asistió Napoleón, Torquemada,
y el caballo del Cid Campeador;
Marcelino de cabeza
marcándole a Rusia un gol

el coño de la Bernarda,
y un dentista de León;
y Celia Gámez, Manolete,
San Isidro Labrador,
y el soldado desconocido
a quien nadie conoció;
Santa Teresa iba dando
su brazo incorrupto a Don
Pelayo que no podía
resistir el mal olor.
El marqués que ustedes saben
iba muy elegantón,
con uniforme de gala
de la Santa Inquisición.
Bernabeu encendía puros
con billetes de millón,
y el niño Jesús de Praga
de primera comunión.
Mil quinientas doce monjas
pidiendo con devoción
al Papa santo de Roma
pronta canonización.
Y un pantano inagurado
de los del plan Badajoz.
Y el Ku-Klus-klan que no vino
pero mandó una adhesión.
y Rita la cantaora,
y don Cristóbal Colón,
y una teta disecada
de Agustina de Aragón.
La tuna compostelana
cerraba la procesión
cantando a diez voces clavelitos
de mi corazón.
San José María Pemán
unos versos recitó,
servía Perico Chicote
copas de vino español.
Nunca enterrador alguno
conoció tan alto honor,
Dar sepultura a quien era
sepulturero mayor

Ese día en el infierno
hubo gran agitación,
muertos de asco y fusilados
bailaban de sol a sol.
Siete días con siete noches
duró la celebración,
en leguas a la redonda
el champán se terminó.
Combatientes de Brunete,
braceros de Castellón,
los del exilio de fuera
y los del exilio interior
celebraban la victoria
que la historia les robó.
Más que alegría, la suya
era desesperación.
Como ya habrá adivinado,
la señora y el señor,
los apellidos del muerto
a quien me refiero yo,
pues colorín colorado,
igualito que empezó,
adivina, adivinanza,
se termina mi canción,
se termina mi canción.

3/9/2008 - 00:20




Lingua: Spagnolo

DESHONRAS FÚNEBRES POR FRANCISCO FRANCO - Poesia de Jesús López Pacheco
da La Zamarra de Gustavo

ffmuer
DESHONRAS FÚNEBRES POR FRANCISCO FRANCO

A la historia no pasan, si es que pasan,
sólo sus constructores.
Pasan también -como los terremotos,
como los huracanes y las inundaciones,
como las grandes plagas
y los grandes dolores-
los que intentan pararla a fuerza de odio
y destruyen la vida a suficientes hombres.

Así has pasado tú a la historia -¡al fin!-,
y con grandes honores.
Vencedor de la guerra más hermosa y más triste,
paciente destructor de vida y corazones,
héroe negro de España, héroe de sangre fría,
capitán general de las ejecuciones.

Le has dado nombre a un tiempo
de chulos y matones,
a una época larga como un día sin pan,
a una plaga de miedo, silencios y dolores,
a una charca de historia en la historia de España
que ha de tener también historiadores.
Quede tu nombre, pues, al frente de sus páginas
para que nadie olvide nunca tu triste nombre.

22/11/2011 - 20:11


Lorenzo me pidió un comentario para el 20N para esta canción y se me pasó, pero lo prometido es deuda.
En realidad poco más hay que añadir, ya que todo está perfecto, y está muy bien visto lo del concepto de "hispanidad" desde el punto de vista fascista. Fue un concepto que empezó a alimentarse a finales de los años 20 por el esteta y pionero del fascismo español Ernesto Giménez Caballero (algo así como "vuestros" D'Annunzio o Marinetti), que reunió toda aquella mitología tergiversada del sobrevalorado "Imperio española" (ss. XVI-XVII), y que continuaron poetas, escritores y ensayistas reaccionarios como el pseudo-místico José María Pemán (al que ya nombráis acertadamente) o Ramiro de Maeztu.
Pocas cosas os faltan, básicamente estas tres:

"Santa Teresa iba dando/ su brazo incorrupto a Don/ Pelayo...": el brazo incorrupto de Santa Teresa de Jesús (poetisa excelente) es una reliquia (actualmente no sé dónde se encuentra) que era custodiado en un convento por unas monjas. Pero Franco, siendo ya dictador, se encaprichó de él, se lo llevó por la fuerza, y lo puso en su mesilla de noche. En una película satírica, "Espérame en el cielo" (A. Mercero, 1988) se recoge esta anécdota.

El Marqués de Villaverde no sólo es, como decís, uno de los aristócratas que más apoyaron el franquismo: es más, era quien más razones tenía para ello, ya que era, nada más y nada menos, que el yerno de Franco (Cristóbal Martínez-Bordiú). En el franquismo, hasta la prensa del corazón estaba adoctrinada fielmente, y de vez en cuando aparecían las "entrañables" andanzas de la familia del dictador, con especial atención a sus nietas, presentadas de una manera moderna, pero tradicionales a la vez.

Y, finalmente, el KKK: "Y el Ku-Klus-klan que no vino/ pero mandó una adhesión."; no sé si Sabina pretendía enlazar el franquismo con la ultraderecha internacional más rancia (ya que probablemente, el KKK sea el primer paradigma de grupo fascista) o se refiere más bien a que durante la guerra las empresas petrolíferas del sur de Estados Unidos proporcionaron combustible al general; o quizás se refiera, con toda su mala leche, a la presencia de Rockefeller en el funeral de Franco (alqo que, creo, nunca se ha sabido si vino al funeral del putrefacto general o a la coronación, el mismo día, del rey Juan Carlos I).

Gustavo Sierra Fernández - 25/11/2011 - 12:06



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