Quindici minuti di celebrità e poi ascoltare il vento
Guardare l'alba e il suo risentimento
Le anime degli uomini
Oscillano fra un ego a dominare
La combriccola sociale che c'ha intorno
E un mistico insensato proiettarsi in solitudine in un bosco
Rivelando quell'inutile disprezzo per il mondo
Aspettando il nuovo giorno
Otto ore di espiazione e poi guardare il mare
Ascoltare mentre cantano fregandosi di noi
Persino le cicale
Quanto tempo a far qualcosa che altri vogliono da noi
E poter scegliere dal piatto della vita almeno il suo contorno
Aspettando il nuovo giorno
Basta figa alla tv
Basta cover di De André
Basta con le cosce di Samantha De Grenet
Uno due tre minuti sulla radio per sentire una canzone
Di falsetti isterici senza vasellina
È il conto in banca che compone
L'infinita lode a questo amore
Che non han capito dopo secoli di liriche smielate
Che è solo un opinione
Di chi non è riuscito a stare solo sulla strada del ritorno
Con un giornalino porno
Basta figa alla tv
Basta cover di De André
Basta con le cosce di Samantha De Grenet
Basta Platinette basta la Ventura
basta Bruno Vespa che ci fa molta paura
Basta con lo stalking su Michela Hunziker
Siamo abbarbicati su una barricata di voyeur
Basta papa Ratzinger tutte le domeniche
Fuoco sotto il letto mentre chiava nel suo pied-à-terre
Vergine di ferro a Fini ghigliottina a Calderoli
motosega al filo diamantato in culo a Berlusconi
Scarafaggi e verderame in bocca alla Meloni
Che non conta un cazzo ma mi stritola i coglioni
Basta troie platinate nei salotti esistenziali
Basta al lancio di emergenti nei bordelli musicali
Guardare l'alba e il suo risentimento
Le anime degli uomini
Oscillano fra un ego a dominare
La combriccola sociale che c'ha intorno
E un mistico insensato proiettarsi in solitudine in un bosco
Rivelando quell'inutile disprezzo per il mondo
Aspettando il nuovo giorno
Otto ore di espiazione e poi guardare il mare
Ascoltare mentre cantano fregandosi di noi
Persino le cicale
Quanto tempo a far qualcosa che altri vogliono da noi
E poter scegliere dal piatto della vita almeno il suo contorno
Aspettando il nuovo giorno
Basta figa alla tv
Basta cover di De André
Basta con le cosce di Samantha De Grenet
Uno due tre minuti sulla radio per sentire una canzone
Di falsetti isterici senza vasellina
È il conto in banca che compone
L'infinita lode a questo amore
Che non han capito dopo secoli di liriche smielate
Che è solo un opinione
Di chi non è riuscito a stare solo sulla strada del ritorno
Con un giornalino porno
Basta figa alla tv
Basta cover di De André
Basta con le cosce di Samantha De Grenet
Basta Platinette basta la Ventura
basta Bruno Vespa che ci fa molta paura
Basta con lo stalking su Michela Hunziker
Siamo abbarbicati su una barricata di voyeur
Basta papa Ratzinger tutte le domeniche
Fuoco sotto il letto mentre chiava nel suo pied-à-terre
Vergine di ferro a Fini ghigliottina a Calderoli
motosega al filo diamantato in culo a Berlusconi
Scarafaggi e verderame in bocca alla Meloni
Che non conta un cazzo ma mi stritola i coglioni
Basta troie platinate nei salotti esistenziali
Basta al lancio di emergenti nei bordelli musicali
inviata da CCG/AWS Staff - 3/5/2010 - 11:39
Dopo tanti anni, mi è venuto in mente che questa dev'essere la prima canzone in italiano dove è nominata Giorgia Meloni, allora "ministro della Gioventù" nel IV governo Berlusconi. La canzone di Davide Giromini è del 2009. Purtroppo il Darmo è stato cattivo profeta, mettiamola così.
Riccardo Venturi - 29/4/2024 - 12:12
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[2009]
Featuring Gianny Symbolo, ovvero Fabio Ghelli
Testo e musica di Davide Giromini
Album: Giromini Redelnoir, Ballate di fine comunismo
Recensione di Giorgio Maimone dalla "Brigata Lolli"
Giromini Redelnoir MySpace
"Questo lavoro nasce dalla mia vita notturna e dal bisogno di trovare un canale comunicativo per alcuni sfoghi personali. Nei miei lavori precedenti non ho mai messo in campo il mio 'io narrante', ma sempre mediata la mia visione del mondo attraverso altri personaggi usati allo scopo.
Riguardo alla fine del comunismo, che dire? Come mi fa notare la mia compagna, molto più giovane e rivoluzionaria di me, il nome 'fine' associato al comunismo può essere anche inteso come l'aggettivo di 'finezza'... E allora... un po' di finezza non guasta.
Finezza morale che ci dovrebbe distinguere dal tanto vituperato comunismo sovietico. Finezza intellettuale che ci permetta di pensare ad un mondo dove il denaro sia soltanto un 'mezzo' dato ad ognuno in egual modo per avere niente di più che una casa, una macchina e del cibo. Finezza di gusto estetico, che ci faccia escludere dai nostri bisogni primari i vizi del capitalismo che per troppo tempo hanno rincoglionito gli italiani di questa fine '900.
Fondamentale per questo lavoro è stato l'apporto del mio cantautore preferito, ovverio Fabio Ghelli, che si rifugia ad Osaka, in Giappone, e si nasconde dietro a vari pseudonimi. C'è un po' di lui in tutte le canzoni, sia nella composizione letteraria che nell'arrangiamento grazie ad un continuo scambio di file e opinioni via Internet.
È inoltre sua l'idea di tradurre Peremen dei Kino (gruppo new wave russo anni '80) per la quale ci hanno aiutato Ekaterina Ovchinnikova ed Edoardo Cavirani.
Un ultimo ringraziamento al compagno Ferri, forse la persona più vicina a me da un punto di vista ideologico-morale." - Davide "Darmo" Giromini, Re del Noir.
Lavinia Mancini: voce in "Peremen" , "L'odio", "Nouvelle Lunae tra Macerata Feltrie e Lunano","Poveri noi", "Re del Noir"
Fabio Ghelli: Voce e chitarra in "È crollato il comunismo anche in Italia" e "La marcia dei suicidi".
E inoltre
Mattia Ringozzi: voce e "do di petto" in "Ballata di comunismo fine"
Federico Bogazzi:voce narrante in "Poveri noi" da un film di Dino Risi
Alessandro Cucurnia degli Antica Lunae: Esraj ne "L'odio"
"Peremen" è la (parziale) resa italiana di Перемен dei Kino
di Riccardo Venturi.
Da qualche parte ci sarà pure qualche molecola rimasta di Guy Debord che, in certi momenti, si diletta di rifarsi viva in modi che si potrebbero definire pittoreschi. Però, stavolta, quella molecola è andata a sbattere forte sulle Alpi Apuane, rimbalzando sul Giromini. Me lo ricordo di persona, il Giromini Davide da Carrara, quando su un improbabile palco di un posto il cui nome ricorda la Vergate sul Membro di Stefano Benni, presentò timidamente la prima canzone che aveva interamente scritto e interpretato, Sottosopra [Inno darmico del cavatore]. In cava si sale, in miniera si scende. Quant’anni ormai, cazzo della madonna; viene spontaneo dirlo. E, appunto, dopo questi quant’anni, ad un dischetto stampato in pochi esemplari l’animaccia di Debord affida il compito di chiudere la partita, e di riaprirne un’altra. Non è possibile pensare altrimenti, anche se quel che passa per le Ballate di fine comunismo è puro Giromini.
Non è a questo punto un caso che la prima canzone dell’album si chiami proprio Società dello spettacolo. Un riallaccio preciso, e un’introduzione a tutto il denso campionario di dimostrazioni, esemplificazioni e parallelismi che è quest’album. Ogni sua “canzone”, ogni sua ballata, se qualcuno se ne prenderà la pena, ha il suo esatto corrispondente nelle proposizioni debordiane. Debord aveva immaginato e Davide Giromini ha puntualizzato, e nella maniera più squisitamente semplice: descrivendo questo tempo. Il lasso di tempo prefigurato da Debord (e da Vaneigem, e dai Situazionisti interi) è passato, e tutto si è svolto con una regolarità da orologio svizzero. Giunti quindi alla fine del comunismo, instaurata la nuova dittatura, è tempo di fare –amaramente- il punto. Senza farlo, non si ricomincia.
È il “fuoco rivoluzionario”, che chiude questo album-campionario (un album che vorrei tranquillamente definire matematico, o comunque scientifico per la sua capacità di analisi) che si rifiuta di spegnersi, che lavora per cancellare un secolo di prese per il culo. E si capisce bene, a questo punto, come mai Davide Giromini, da solo, sia approdato a nominarsi re del Noir. “Noir” come oscurità, come buio, come elemento necessario per far procedere la cospirazione delle coscienze, la ribellione, la rivolta. Potrebbe volerci dire, Davide, che la strada vera da percorrere per tutti noi, quella che taglia la ragnatela di pastoie in cui il potere ci ha sapientemente intrappolati spersonalizzandoci e facendoci assumere la sola funzione di comparse non pagate nello spettacolo (e comparse massacrate, sfruttate, controllate, disperate e al tempo stesso beatamente incoscienti della disperazione che ci attanaglia), è divenire -in quanto individui pensanti- re del Noir. Reimpadronirci del buio, ed in esso agire. Cosa che, ad una lettura attenta, peraltro già promana dal testo di Debord. Il quale scriveva alla vigilia di una rivolta, dando ad essa un contributo tanto decisivo quanto sottostimato. Ma non andremo verso “un nuovo '68” o cose del genere; andremo verso qualcosa che si sta plasmando, nel buio, e che promette di essere ben più terribile. Poi qualcuno, magari, un giorno di accorgerà di questo minuscolo album di canzoncine stampato in pochi esemplari da un giovane musicista d'una città che seppe, e magari ancora sa, essere solforosa. E s'interrogherà in mezzo al fuoco che divampa. [RV]