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A Daniel, un chico de la guerra

Alberto Cortez


Lingua: Spagnolo


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Introduzione dell'autore:

Esta es quizás una de mis canciones más amargas. De por sí la dictadura argentina llamada "el proceso" fue una sin razón como lo es cualquier intento de asumir el poder en un país sin el consentimiento de la mayoría de sus habitantes. Más aún cuando se interrumpe por medio de la violencia la democracia representada por unos gobernantes elegidos a través de las urnas. En algún otro lugar de estos escritos dije que el ejercito argentino fue creado para luchar contra los propios argentinos y pese a ser una dura y aparentemente ligera opinión la historia desafortunadamente no me contradice en absoluto. Como colofón a una actitud totalmente irregular de gobierno de de-facto, a estos "salvadores" de la Patria, no se les ocurre nada mejor que invadir las islas Malvinas, que si bien todos los que hemos nacido en Argentina defendemos el derecho irrenunciable a su soberanía la sola actitud invasora pone en entredicho ese derecho. Lo más grave de todo es que estos pseudos profesionales de las armas (vaya profesión por cierto) subestimaron la reacción bélica de uno de los países más poderosos del mundo como es Gran Bretaña, más allá de su historial de piraterías reconocido. Seguramente pensaron que por la lejanía la cosa iba a pasar desapercibida o al menos fácil, quizás porque en ese momento el gobierno británico estaba en manos de una mujer que supuestamente por serlo no reaccionaría, vaya Usted a saber. La cuestión es que invadieron y enviaron a una masacre a varios contingentes de jóvenes inexpertos y mal pertrechados para sobrevivir en aquella región austral tan hostil por sus características y sobre todo por las bajas temperaturas. Las consecuencias fueron tremendas y los responsables, juzgados y hallados culpables por aquella y otras conocidas tropelías, culpables de asesinato, rapto y desapariciones, andan sueltos por obra y gracia de actitudes políticas inaceptables aunque se hayan tomado en nombre de la convivencia y la democracia. Mi postura es que no quiero convivir con asesinos de semejante calaña y por otro lado una democracia condicionada a estas cosas no es democracia ni es nada. En "A Daniel..." he tratado de pintar un prototipo de los miles de muchachos que fueron enviados a la carnicería de Malvinas. La historia jamás absolverá a los culpables como yo por lo que me corresponde tampoco lo hago ahora.
Questa è forse la mia canzone più amara. La dittatura argentina, che si dette il nome di "processo", fu già di per sé un delirio: qualsiasi tentativo di prendere il potere in un Paese senza avere il consenso della maggioranza dei suoi abitanti lo è ma lo è ancor di più quando una democrazia, i cui rappresentanti sono stati eletti col voto, è rovesciata con la violenza. Nei miei scritti ho già affermato più di una volta che l’esercito argentino è stato creato appositamente per combattere altri argentini: opinione dura e apparentemente superficiale ma che la storia, purtroppo, non ha mai nemmeno vagamente contraddetto. Come ultimo atto di una condotta di governo golpista e completamente illegittima, questi "salvatori" della Patria non trovarono di meglio da fare che invadere le isole Malvine; e se è vero che chiunque sia nato in Argentina, come me, difende l’irrinunciabile principio della nostra sovranità nazionale su di esse, è altrettanto vero che tale principio, tale diritto, è negato nel momento stesso in cui si passa all’invasione. Ma la cosa più grave è che questi pseudo professionisti delle armi - sempre che di professione si possa parlare - sottovalutarono la reazione militare (e la lunga storia di pirateria marinara) di una delle nazioni più potenti del mondo: la Gran Bretagna. Sicuramente avranno pensato che, magari grazie alla distanza, il fatto sarebbe passato inosservato o quanto meno che tutto sarebbe andato liscio, forse anche perchè in quell’anno (1982; la guerra durò da aprile a giugno, N.d.T.) il governo britannico era in mano a una donna che, in quanto tale, non avrebbe reagito: va’ a sapere. Sta di fatto che le invasero, mandando al massacro un contingente dopo l’altro di giovani inesperti e mal addestrati a sopravvivere in una regione australe come quella, ostile per via non solo della propria conformazione ma soprattutto delle bassissime temperature. Le conseguenze furono tremende: ma i responsabili, che pure furono processati e riconosciuti colpevoli di quella e altre atrocità – colpevoli di omicidio, di rapimento, di sparizione forzata - sono ancora liberi grazie a una serie di provvedimenti politici che, per quanto assunti in nome di convivenza e democrazia, restano comunque inaccettabili. La mia posizione è ferma: non intendo convivere con assassini di questa risma, anche perchè una democrazia che scenda a patti del genere non è una democrazia, è meno di zero. In "A Daniel" ho tentato di descrivere un personaggio che incarnasse le migliaia di ragazzi mandati al macello nelle Malvine. La storia mai assolverà i colpevoli: né, per quanto mi riguarda, li assolvo io.

(traduzione dallo spagnolo di Fiamma Lolli)
"A mí los dieciocho
me pasaron de largo,
estrenando opiniones,
intenciones y cantos.
Como todos los chicos,
con el puño cerrado
y en las puertas abiertas
el futuro esperando.

Al tuyo, bruscamente
te lo desamarraron
y te hiciste a la niebla
en el mar del espanto.
Encallaron tus sueños... Daniel
en la turba y el barro.
Fue la muerte bandera...
y la vida un milagro.

Lo mío fue distinto... Daniel...
lo mío no fue nada.
Yo no tengo esa sombra...
que vaga en tu mirada.

Mi batalla fue el riesgo
de un machete escondido
y mi pozo de zorro,
un amor y un olvido.
Mi fusil, las pintadas
en los muros vacíos
y el morir por la Patria,
un discurso florido.

Tu excusa de ser hombre:
algo más que el motivo
de la barba y el porte
y el salir con los amigos,
fue volverte habitante... Daniel
de la lluvia y el frío;
asumir el naufragio
con los cinco sentidos.

Lo mío fue distinto... Daniel...
lo mío no fue nada.
Yo no tengo esa sombra...
que vaga en tu mirada.

Mi asunto fue un asunto
de madre preocupada
que no fuera muy tarde
el regreso a la casa.
De domingo a domingo
me peinaba las alas,
sin andar cada jueves
reclamando su alma.

La tuya, sin embargo,
agotaba hasta el alba
las escasas noticias
de las islas lejanas.
Un indicio cualquiera... Daniel
un rumor que saltara,
por pequeño que fuera...
era ya la esperanza.

Lo mío fue distinto... Daniel...
lo mío no fue nada.
Yo no tengo esa sombra...
que vaga en tu mirada.

El tiempo irá trayendo
la amnesia inexorable.
Habrá muchas condenas
y pocos responsables.
Dirán que fue preciso,
dirán, ""inevitable"",
y al final como siempre
será Dios el culpable.

La historia necesita
en sus escaparates,
ocultar el trasfondo
de tanto disparate.
No es tuya la derrota... Daniel
no cabe en tu equipaje,
¿Acaso las gaviotas...
otra vez en el aire?

Lo mío fue distinto... Daniel...
lo mío no fue nada.
Yo no tengo esa sombra...
que vaga en tu mirada."

inviata da adriana - 29/6/2005 - 18:55



Lingua: Italiano

Versione italiana di Fiamma Lolli

N. d. T. (Nota della Traduttrice):
I golpisti di cui parla Alberto Cortez agirono nella notte del 24 marzo 1976 (i versi "senza andare ogni giovedì / a reclamare l’anima" si riferiscono alle Madres che, dall’aprile del 1977, ogni giovedì sono scese in Plaza de Mayo per rendere pubblica la loro fame di verità). Trent’anni dopo, oggi, rendo omaggio alle oltre trentamila persone che per mano di quei criminali hanno perso la vita e pure la morte, scomparendo fisicamente ma non dalla memoria di chi le ha presenti hasta siempre nel proprio cuore e nella propria testa. A loro e a chi da quel delirio ha fatto ritorno, agli ex desaparecidos e desaparecidas - e tra loro in particolare alle mie amiche e compagne Liliana Gardella e Miriam Lewin, che con Munú Actis, Cristina Aldini ed Elisa Tokar hanno raccontato in Ese infierno (pubblicato in Italia col titolo Le reaparecide) la loro storia di sequestrate, torturate e sopravvissute al terrorismo di Stato – e alle loro figlie e figli dedico questa traduzione. Quanto ai colpevoli, anche da parte mia mai potranno contare sulla benché minima assoluzione.
A DANIEL, UN RAGAZZO DELLA GUERRA

I miei diciotto anni
li ho vissuti con calma,
tra le prime opinioni,
intenzioni, canzoni.
Come tutti i ragazzi
aspettavo il futuro,
a pugno chiuso,
sulle porte aperte.

Il tuo pugno, al contrario,
te lo fecero aprire
e diventasti nebbia
nel mare del terrore.
T’hanno azzittito i sogni... Daniel
nella mischia e nel fango.
La tua morte una bandiera...
la tua vita un miracolo.

Per me fu diverso... Daniel...
per me fu poco o niente.
Io non ce l’ho quell’ombra...
che vaga nel tuo sguardo.

La mia lotta fu il rischio
di un machete nascosto,
la mia bocca di lupo
fu un amore e un addio.
Il mio fucile, scritte
su grandi muri vuoti;
morire per la Patria,
solo belle parole.

La tua scusa per essere un uomo:
qualche cosa di più del motivo
della barba, del comportamento
e di uscire insieme agli amici,
fu di farti abitante... Daniel
della pioggia e del gelo;
fu assumere il naufragio
con tutti e cinque i sensi.

Per me fu diverso... Daniel...
per me fu poco o niente.
Io non ce l’ho quell’ombra...
che vaga nel tuo sguardo.

La mia preoccupazione non fu altro
che la preoccupazione di mia madre,
che non tornassi tardi, troppo tardi
la notte, a casa.
Da una domenica all’altra
mi pettinava le ali,
senza andare ogni giovedì
a reclamare l’anima.

Al contrario, tua madre
vegliava fino all’alba
sulle scarse notizie
dalle isole lontane.
Un indizio qualsiasi... Daniel
una mezza parola,
per piccola che fosse...
era già la speranza.

Per me fu diverso... Daniel...
per me fu poco o niente.
Io non ce l’ho quell’ombra...
che vaga nel tuo sguardo.

Col tempo arriverà
l’amnesia inesorabile.
Ci saranno molte condanne
e pochi responsabili.
Diranno che fu giusto,
diranno, "inevitabile",
e infine, come sempre,
la colpa sarà di Dio.

La storia ha bisogno,
nei suoi scaffali a vetri,
di nascondere le ragioni
di tanta bestialità.
Non è tua la sconfitta... Daniel,
non ti entra nello zaino.
Sono forse i gabbiani...
che volano di nuovo?

Per me fu diverso... Daniel...
per me fu poco o niente.
Io non ce l’ho quell’ombra...
che vaga nel tuo sguardo.

inviata da Fiamma Lolli - 27/3/2006 - 15:06



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