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En tiempos de ignominia

José Agustín Goytisolo


Lingua: Spagnolo


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Voglio salutare la bellissima canzone n. 9999 e la splendida non-canzone n.10000, tutti i collaboratori di questo magnifico sito e anche gli ineffabili Admins, pure se perfidi, con un paio di contributi.

Questo è il primo

Paco Ibáñez


Si tratta di una poesia di José Agustín Goytisolo con cui Paco Ibáñez introduce spesso i propri concerti…
“En tiempos de ignominia”, scritta nel 1994, è stata pubblicata solo dopo la morte del grande scrittore e poeta spagnolo (Barcellona, 1928 - 1999) nell’omaggio intitolato “Goytisolo - Veintisiete voces para un único poema, veintisiete miradas para un mismo rostro” (1999).

“In tempi di ignominia come ora su scala planetaria e quando la crudeltà si estende ovunque fredda e robotizzata [...] che nessuno pensi mai: “Non ne posso più e mi fermo qui”. Meglio guardarli in viso e dire ad alta voce: “Sparate, figli di cagna, siamo milioni e il mondo non è vostro!”

Questo contributo è stato ispirato dall’articolo di Alessandro Scuro “Paco Ibáñez all’Olympia. 40 anni fa” su A – Rivista Anarchica, anno 39, n. 348, novembre 2009.
Tienes tu parte en la felicidad
aún en medio de un mundo en bancarrota.
Te enfureces, te afliges y apartas el diario
mas con esto no alivias el total desamparo
de millones de seres a los que se ha vedado el derecho a existir.
La única tierra que han de tener es una sucia fosa.

Tu tomaste partido por la vida
que se les niega a los desheredados.
Comprendo que te hiera este dolor pero no llores: canta.
Tu mejor testimonio es una voz al aire y no el gran ruido
que no permite hablar y que al final impide
pensar también en lo que esta ocurriendo.

Hasta la más sencilla canción enamorada
se ha vuelto rebeldía que el más cuitado entiende
y puede hacerla suya tal si fuera un tesoro
de emoción y esperanza
que puede repetirse como un himno
y que salta los muros de las cárceles
que está en la selva y entre los cascotes
de un pueblo bombardeado.

La voz y la palabra pueden con el gran ruido que quiere anonadarte.

En tiempos de ignominia como ahora
a escala planetaria y cuando la crueldad
se extiende por doquier fría y robotizada
aún queda mucha buena gente en este mundo
que escucha una canción o lee un poema:
ellos saben muy bien que la Patria de todos
es el canto, la voz y la palabra; única Patria
que no pueden robarnos ni aún poniéndonos
de espalda contra un muro
y deshaciéndonos en mil pedazos.

Por eso digo una vez más: que nadie piense y grite:
no puedo más y aquí me quedo. Mejor mirarles
a la cara y decir alto: tiren hijos de perra
somos millones y el planeta no es vuestro.

inviata da Alessandro - 8/12/2009 - 21:06



Lingua: Italiano

Tentativo di traduzione in italiano di Alessandro.

José Agustín Goytisolo
José Agustín Goytisolo
IN TEMPI DI IGNOMINIA

Hai diritto alla tua felicità
anche se nel mezzo di un mondo in bancarotta.
Ti arrabbi e ti amareggi e scosti il giornale
ma così non puoi alleviare il totale abbandono
in cui giacciono milioni di esseri cui è stato vietato il diritto ad esistere.
L'unica terra che possono avere è una sporca fossa.

Tu sei dalla parte della vita
quella che viene negata ai diseredati.
Questo dolore ti ferisce, lo capisco, ma non piangere: canta.
La migliore testimonianza che puoi dare è una voce che si leva nell'aria, non tutto quel rumore
che non lascia parlare e che alla fine non consente nemmeno
di pensare a quel che sta accadendo.

Persino la più semplice canzone d'amore
è diventata ribellione che anche il più afflitto può capire
e farla propria come se fosse un tesoro
di emozione e di speranza
e può ripeterla come un inno
che valica le mura delle carceri
che sta nella selva e tra le macerie
di un villaggio bombardato.

la voce e la parola prevalgono sul rumore che vorrebbe annichilirti.

In tempi di ignominia come ora
su scala planetaria e quando la crudeltà
si estende ovunque fredda e robotizzata
c'è ancora tanta gente buona a questo mondo
che ascolta una canzone o legge una poesia:
loro sanno molto bene che la Patria di tutti
sono il canto, la voce e la parola; l'unica Patria
che non possono rubarci nemmeno mettendoci
con la schiena al muro
e facendoci in mille pezzi.

Per questo dico ancora una volta: che nessuno pensi e strilli:
“Non ne posso più, mi fermo qui”. Meglio guardarli
in faccia e dire ad alta voce: “Sparate, figli di puttana,
siamo milioni e la Terra non è vostra!”

inviata da Alessandro - 8/12/2009 - 21:09



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