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Conquistadores destruyen Itzá

Chilam Balam de Chumayel


Lingua: Spagnolo


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[1541]
Dal Chilam Balam de Chumayel

Frammento manoscritto del Chilam Balam de Chumayel in lingua náhuatl. Fine secolo XVIII.
Frammento manoscritto del Chilam Balam de Chumayel in lingua náhuatl. Fine secolo XVIII.


IL CHILAM BALAM DE CHUMAYEL

Il Chilam Balam de Chumayel, redatto nel 1541, è il più importante dei Chilam Balam, testi sacri e profetici scritti dai sacerdoti Maya specialmente nello Yucatán, durante la Conquista spagnola. Gli autori di questa opera esoterica e di interpretazione assai ardua, come ogni tipo di scrittura sacra tradizionale, sembrano rifugiarsi nella religione cristiana per poter trasmettere le dottrine cosmogoniche autoctone, assimilandole alla religione dei conquistatori (come accade anche ai giorni nostri); ciò costituisce una prova della capacità e dell'intelligenza dei saggi e dei sacerdoti indigeni.

Il testo originale del Chilam Balam de Chumayel è in náhuatl, l'idioma Maya parlato ancora oggi. Nel testo esoterico, però, sono contenute anche alcune cronache in forma di canto, come questa che narra la distruzione di Chichén-Itzá, la capitale e città sacra della civiltà Maya, da parte dei Conquistadores spagnoli. Cronache cantate poi divenute corridos tradizionali ed ancora oggi conosciuti, attraversando i secoli.
La luna, el viento, el año, el día;
todo camina, pero pasa también.
Toda sangre llega al lugar de su reposo,
como todo poder llega a su trono.

Estaba medido el tiempo
en que se alabaría la grandeza de Los Tres.
Medido estaba el tiempo de la bondad del sol,
de la celosía que forman las estrellas,
desde donde los dioses nos contemplan.

Los buenos señores de las estrellas
todos ellos buenos.
Ellos tenían la sabiduría, lo santo,
no había maldad en ellos.

Había salud, devoción
no había enfermedad,
dolor de huesos, fiebre o viruela,
ni dolor de pecho ni de vientre.

Andaban con el cuerpo erguido.
Pero vinieron los conquistadores
y todo lo deshicieron.

Enseñaron el temor, marchitaron las flores,
chuparon hasta matar la flor de otros
porque viviese la suya.

Mataron la flor de Nacxitl.
Ya no había sacerdotes que nos enseñaran.
Y así se asentó el segundo tiempo, comenzó a señorear,
y fue la causa de nuestra muerte.

Sin sacerdotes, sin sabiduría, sin valor
y sin vergüenza, todos iguales.
Los conquistadores sólo habían venido a castrar al sol!
Y los hijos de sus hijos quedaron entre nosotros,
que sólo recibimos su amargura.

inviata da Riccardo Venturi - 14/11/2004 - 12:14



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
26 marzo 2007
I CONQUISTADORES DISTRUGGONO ITZÁ

La luna, il vento, l'anno, il giorno;
tutto cammina, ma anche passa.
Ogni sangue giunge al luogo ove riposa,
come ogni potere giunge al trono.

Misurato era il tempo
in cui si sarebbe lodata la grandezza dei Tre.
Misurato era il tempo della bontà del sole,
dell'intreccio formato dalle stelle
dal quale ci contemplano gli dèi.

I buoni signori delle stelle,
tutti erano buoni.
Avevano la sapienza e la santità,
in essi non v'era malvagità.

C'era salute, devozione,
non c'era malattia,
dolor di ossa, febbre o vaiolo,
né mal di petto o di pancia.

Andavano a testa alta.
Ma vennero i Conquistadores
e disfecero tutto.

Insegnarono la paura, fecero appassire i fiori,
rubarono fino a uccidere l'altrui fiore
perché vivesse il loro.

Uccisero il fiore di Nacxitl.
Non c'erano più sacerdoti che ci insegnassero.
E così s'installò l'altro tempo, cominciò a dominare
e fu la causa della nostra morte.

Senza sacerdoti, senza sapienza, senza coraggio
e senza vergogna, tutti uguali.
I Conquistadores eran venuti solo per castrare il sole!
E i figli dei loro figli sono rimasti fra noi,
che solo ne abbiamo avuto amarezza.

26/3/2007 - 18:16



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