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A Valerio Verbano

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vverban


Valerio Verbano (Roma, 25 febbraio 1961 – Roma, 22 febbraio 1980) è stato uno studente italiano, militante nel Collettivo autonomo Valmelaina del Liceo Scientifico Archimede, sezione D, situato nel quartiere romano di Nuovo Salario.

Valerio Verbano inizia il suo impegno politico nel 1975 nel proprio liceo e la sua militanza è attiva, non risparmiandosi anche a rischio della sua incolumità fisica. Valerio pratica sport e da bambino inizia a frequentare gli impianti sportivi in cui pratica soprattutto le arti marziali tra cui il Jūdō e il karate. Come tutti i ragazzi divide la sua passione politica con altri interessi: la musica con i Beatles i Pink Floyd, e la AS Roma, sua squadra del cuore. Un altro dei suoi interessi è la fotografia, ed è proprio attraverso i suoi scatti che egli inizia a documentare gli avvenimenti politici dell'epoca e a redigere una personale inchiesta sui movimenti di estrema destra nella capitale.

Il 22 febbraio del 1980, alle 13,00, tre giovani armati e coperti da un passamontagna entrano in casa Verbano, al quarto piano di via Montebianco 114 nel quartiere Monte Sacro, dichiarando ai genitori del giovane di essere suoi amici; armati di pistole con silenziatore, dopo essere entrati immobilizzano i genitori nella loro camera ed attendono Valerio dicendo di voler parlare con lui. Valerio non è ancora tornato da scuola; alle 13,30 apre la porta di casa ed è subito assalito dai tre. Ne segue una colluttazione durante la quale Verbano riesce anche a disarmare uno dei tre assalitori; il ragazzo tenta di fuggire dalla finestra dell' appartamento ma è raggiunto da un colpo di pistola alla schiena che gli perfora l' intestino.

Il giorno stesso dell’omicidio, alle 20, arriva la prima rivendicazione siglata da una formazione di sinistra Gruppo Proletario Organizzato Armato; verso le 21 ne arriva una seconda a firma dei Nuclei Armati Rivoluzionari, avanguardia di fuoco NAR. Viene poi recapitato un volantino, verso le 12 del giorno dopo, sempre a nome NAR (comandi Thor, Balder e Tir), in cui non si parla chiaramente dell'omicidio ma in modo allusivo si fa riferimento al "martello di Thor che aveva colpito a Monte Sacro".

vverbA Padova, dopo dieci giorni, un ulteriore volantino ancora a firma NAR smentisce il coinvolgimento del gruppo terroristico nel delitto Verbano. Gli inquirenti escludono la veridicità dell'ultimo volantino e confermano come rivendicazione più probabile la prima, telefonica, fatta dai NAR. Nella telefonata si fa riferimento al calibro 38 della pistola usata per l'assassinio, calibro effettivamente usato per l'agguato e ribadito in seguito dal bollettino ufficiale dell'autopsia del medico legale.

Valerio Verbano, seguendo una consuetudine diffusa nella sinistra extraparlamentare, aveva condotto indagini personali e redatto un fascicolo, poi detto Dossier NAR, nel quale aveva raccolto molte informazioni e documentazione fotografica sull'estremismo di destra romano (NAR, Terza Posizione ed ambienti affini), con molti nomi, foto, luoghi di riunione, amicizie politiche e presunti legami con gli apparati statali.

Il 20 aprile del 1979 Valerio Verbano viene arrestato con l'accusa di fabbricazione di materiale incendiario: la perquisizione della sua casa porta al sequestro, oltre che di un'arma da fuoco, anche del materiale d'inchiesta, come poi viene indicato anche nel verbale. Sempre nell'aprile del 1979, i documenti che erano stati sequestrati dalla polizia scompaiono dagli archivi; la scomparsa viene poi denunciata anche dagli avvocati della famiglia di Valerio il 26 febbraio 1980, che ne conoscevano il contenuto e l'elenco del materiale. Valerio viene condannato il 22 dicembre 1979.

Il 22 febbraio 1980 Valerio Verbano muore assassinato per mano degli stessi terroristi di cui aveva seguito con attenzione le gesta e le collusioni con la criminalità organizzata romana, tra cui anche la Banda della Magliana. La sparizione dei fascicoli redatti da Valerio viene definitivamente accertata quando, nell'ottobre del 1980, i genitori chiedono il dissequestro dei materiali, tra i quali manca appunto quello che viene definito "dossier NAR".

Dell'esistenza di questo "dossier" ne era a conoscenza, anche un giudice che indagava sull'eversione nera, Mario Amato. La documentazione raccolta da Valerio, che era sparita prima della sua morte dall'ufficio corpi di reato, sarebbe ricomparsa tra le mani del Giudice Mario Amato che muore per mano dei NAR il 23 giugno 1980.

Alcuni pentiti dell'estrema destra rilasciano dichiarazioni in merito all'omicidio Verbano. Nel 1981 Laura Lauricella, compagna di Egidio Giuliani, personaggio di spicco della destra romana con numerosi agganci anche negli ambienti di sinistra, nell’ambito dell'inchiesta sulla strage di Bologna, racconta di un silenziatore che Giuliani avrebbe dato all’assassino di Verbano. Lo scambio sarebbe avvenuto al poligono di Tor di Quinto a Roma, Giuliani avrebbe costruito quel silenziatore e lo avrebbe dato a Roberto Nistri, membro di Terza Posizione.

Nel 1982 Walter Sordi, ex Terza Posizione ed ex NAR, subito pentitosi dopo l'arresto, fa nuove rivelazioni sul delitto Verbano riportando le confidenze di un altro esponente dei NAR, Pasquale Belsito: "fu Belsito a dirmi che a suo avviso gli autori dell’omicidio Verbano erano da identificarsi nei fratelli Claudio e Stefano Bracci e in Massimo Carminati".

Angelo Izzo, autore nel 1975 del Massacro del Circeo e nel 2005 del duplice omicidio di Maria Carmela Linciano (49 anni) e Valentina Maiorano (14 anni), noto pentito che rilascia dichiarazioni su quasi tutti i fatti criminosi dell'estremismo di destra tra la metà degli anni '70 e i primi anni '80, riporta le confidenze di Luigi Ciavardini: "Luigi Ciavardini mi disse che l’omicidio era da far risalire a militanti di Terza Posizione, mi disse che il mandante era sicuramente Nanni De Angelis. Per quanto riguarda gli esecutori mi disse che sicuramente si trattava di componenti del gruppo capeggiati da Fabrizio Zani; solo un pasticcione come Zani poteva perdere la pistola durante la colluttazione con Verbano".

Tutte le precedenti dichiarazioni non trovano riscontri oggettivi e gli indiziati vengono tutti assolti, l'omicidio risulta quindi impunito. - it:wikipedia

*

Vedi anche La canzone di Valerio.
Questo non è un corteo
perchè va un po' più lento
si sentono i singhiozzi
da lontano un lamento

Questo non è un corteo
c'è troppo silenzio
Valerio dove sei
t'avemo ognuno drentro

Questo non è un corteo
ma neppure un funerale
stamo tutti a pesà
quanto sta vita vale

In questo strano giardino
di fiori e di morte
rimbombano gli slogan
speranze non risorte

Il fumo dei lacrimogeni
si fa sempre più acre e amaro
pagherete tutto si
pagherete caro

na na na na na nai
na na na na na na na.....

Camminando sulle tombe
di morti senza storia
ritorna il ricordo si
ritorna la memoria
di vecchi partigiani
e di grandi imprese
questo ci ha regalato
questo sporco paese

Questo non è un corteo
ma neppure un funerale
stamo tutti a pesà
quanto sta vita vale

Il fumo dei lacrimogeni
si fa sempre più acre e amaro
pagherete tutto si
pagherete caro

na na na na na nai
na na na na na na na.....

inviata da CCG/AWS Staff - 7/7/2009 - 19:22


Delitto Verbano, si riapre il caso.
Dopo 31 anni due nomi e la pista nera
(non che ci fosse mai stato il dubbio che la pista era nera... ndr)

Da La Repubblica del 22 febbraio 2011

Lo studente di sinistra fu ucciso in casa da un commando vicino ai Nar. Nell'archivio del ragazzo i nomi degli indiziati: militanti di destra, avevano già colpito. Il primo uomo vive da tempo all'estero, il secondo è un insospettabile professionista.

(Qualcuno ha idea dei nomi? ndr)

di Carlo Bonini

ROMA - L'omicidio di Valerio Verbano è un caso che si riapre. E la fuga di almeno due dei suoi tre carnefici, forse sta per finire. Consegnando innanzitutto a chi è stata condannata a sopravvivere a quel lutto - Carla Zappelli, 87 anni, la madre di Verbano, suo unico figlio - una "verità" in grado di chiudere una delle più simboliche, disumane e insolute pagine di sangue della storia della violenza politica del nostro Paese. A trentuno anni esatti dall'esecuzione del diciannovenne militante della sinistra extraparlamentare (22 febbraio 1980) e dal buio che da allora ne ha avvolto le responsabilità, prende corpo una nuova indagine della procura di Roma (procuratore aggiunto Pietro Saviotti, pm Erminio Amelio) e del Ros dei carabinieri che, dopo ventiquattro mesi di lavoro, colloca al centro della scena del crimine almeno due nuovi indiziati.

Per quel che al momento è possibile ricostruire, due uomini oggi sulla cinquantina, la stessa età che avrebbe avuto la loro vittima se non la avessero giustiziata con un colpo di 38 special alla schiena. Il primo, riparato da tempo all'estero. L'altro, insospettabile professionista con una vita in Italia. Entrambi, già militanti della destra romana, sconosciuti alle cronache del tempo e - almeno a stare all'ipotesi investigativa - costituiti in un gruppo di fuoco deciso, nel febbraio di quel maledetto 1980, ad accreditarsi, con un cadavere di forte valore simbolico come quello di Valerio Verbano, agli occhi dei neofascisti Nuclei armati rivoluzionari di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro.

Degli indiziati (per altro, al momento, non ancora indagati), esistono dei nuovi identikit (aggiornati rispetto a quelli che vennero disegnati durante le prime indagini) ed è stata pazientemente ricostruita la loro storia di militanza violenta in quel triangolo dell'odio politico che, a Roma, tra la fine dei '70 e l'80, erano diventati i quartieri Trieste-Salario, Talenti, Montesacro. Tra il '76 e l'83 sono nove infatti gli omicidi di matrice politica che hanno come teatro questo quadrante della città. Muoiono Vittorio Occorsio, magistrato; Stefano Cecchetti, studente; Francesco Cecchin, studente; Valerio Verbano; Angelo Mancia, fattorino; Franco Evangelista, poliziotto; Mario Amato, magistrato; Luca Perucci, studente; Paolo Di Nella, studente. In una geografia della violenza che si contende il controllo di marciapiedi, bar, angoli di strada e ha come linee di confine tra "neri" e "rossi", il fiume Aniene e il ponte delle Valli. Che risponde alla logica draconiana del "colpo su colpo", per usare la definizione utilizzata nelle corti d'assise che giudicheranno a metà anni '80 quei fatti di sangue. Secondo la quale, la morte di un "compagno" va lavata con il sangue di un "camerata" e viceversa.

A sparare sono soprattutto e innanzitutto i neofascisti dei Nar e di Terza posizione. I killer delle "volanti rosse". Ma non solo. Gli assassini di Verbano - se la Procura e il Ros hanno colto nel segno - in questo contesto, di cui pure fanno parte a pieno titolo e di cui respirano l'aria, non sono infatti incardinati con un'organizzazione militare e politica riconoscibile (anche per questo, le indagini sull'omicidio, che, per 9 anni, concentreranno i loro sospetti su appartenenti alle due sigle del neofascismo assassino, Nar e Terza posizione, si chiuderanno nell'89 con un'archiviazione "per essere ignoti gli autori del reato").

Gli assassini di Verbano sono dei violenti "cani sciolti" che si muovono in quell'area nera di "spontaneismo armato" che fa da corona ai Nar, cercandone la cooptazione. E scelgono la loro vittima con criterio. Perché la loro vittima conosce loro. Sa chi sono. Dove e come si muovono. Valerio Verbano - come oggi ha potuto accertare il Ros lavorando sui nuovi indiziati - ha infatti annotato i nomi dei suoi assassini nel mastodontico schedario che custodisce nella sua casa di via Monte Bianco 114 (e che in casa verrà ritrovato dagli inquirenti dopo l'omicidio). Centinaia di brevi report con cui, dal 1977, con metodica ossessione, ha dato un'identità e un volto, talvolta anche fotografico, ai militanti di destra del triangolo Trieste-Salario, Talenti, Montesacro.

Valerio Verbano non è una prima volta per i suoi assassini. Avevano sparato per uccidere undici mesi prima, la mattina del 30 marzo del 1979. Almeno di questo è convinto chi oggi si è rimesso a indagare. In una casa al civico 12 di via Valpolicella (nemmeno due chilometri in linea d'aria dall'abitazione di Verbano), dove cercavano Roberto Ugolini, altro militante della sinistra extraparlamentare. Anche quel giorno erano in tre. Anche quel giorno si fecero aprire la porta di casa dalla madre del ragazzo presentandosi come amici del figlio. Roberto Ugolini fu rapido a comprendere e a sottrarsi all'esecuzione. Uno dei tre fece fuoco riuscendo a colpirlo soltanto alle gambe. Erano a volto scoperto e loro descrizioni sono sovrapponibili a quelle degli assassini di Verbano. Un dettaglio, una ricorrenza. Sfuggito allora. E che ora potrebbe diventare cruciale.

Bartleby - 22/2/2011 - 11:16


DoNQuijote82 - 15/6/2012 - 15:59


Il divano di Valerio e la memoria profanata
L'unità, 01 ottobre 2012

di Andrea Satta

C’è una storia a Roma che non ha trovato pace. È la morte di Valerio Verbano, un ragazzo di 19 anni che il 22 febbraio del 1980 venne sparato dai fascisti con una calibro trentotto. Il suo quartiere, «il Tufello», è una di quelle periferie sospese fra il mito e il disagio. Vive e muore ancora oggi fra i palazzi di ogni generazione, il colore d’intonaco di ogni immigrazione, appesa alla fatica di un’Italia ormai lontana, invecchiata e tradita. Qualche aspra piantina grassa sul davanzale, qualche geranio rosso di buonumore e le macchine, tutte parcheggiate sul marciapiede.

Attivista comunista, Valerio indagava e venne ridotto al silenzio col silenziatore. Legati i genitori nell’altra stanza, aspettato a casa dai suoi carnefici all’ora in cui si pranza. Si difese, ma lo spararono alla schiena. Chi? Non è dato sapere. Beh, forse è presto, sono passati trent’anni e bisogna ancora indagare. Ora Carla, la mamma, è morta e la memoria di Valerio è sostenuta da una palestra a lui intitolata, da una strada che per volere di Veltroni porta il suo nome ai piedi dei tanti palazzoni ripieni di alienazione della «Serpentara». Mi dice Paolo Cento, amico antico di Valerio, «sono arrivati gli operai mandati dalla proprietà, la Regione, per mettere i sigilli alla sua abitazione, nonostante si fosse tentata una trattativa per far vivere nell’appartamento, la figura di Valerio, come uno spazio della memoria. Un’amarezza che divora. Il divano dove venne trovato morto Valerio è stato recuperato dai suoi compagni …».

Mi dice Luca-Militant A degli Assalti Frontali: «Ora che Carla non c’è più, tocca a noi difendere la memoria di Valerio, la sua morte è stata la mia prima giornata di lotta. Per lui sono sceso la prima volta in piazza, avevo tredici anni e mi sembrava uno grande, ma era solo un ragazzo che di anni ne aveva diciannove». Mi dice Silvio di Francia: «Sono sempre stato affascinato dalla figura e dalla forza di mamma Carla. A me pare che le donne (e penso a Patrizia Aldovrandi) abbiano un momento di resistenza che non sembra umano… Carla cercò anche un incontro con il più piccolo dei fratelli Mattei, il superstite e la parte umana prese il sopravvento su un’altra pagina di dolore inevaso in questa città. Lei non volle restare prigioniera di un’icona. Per questo oggi Valerio vive …». Mi dice Emiliano Viccaro, amico di Carla e animatore del Centro Sociale Astra, delle ultimissime e mi aggiorna sull’imbarazzo imperdonabile dei politici regionali: «Ci stiamo riunendo, dobbiamo vigilare. Il divano di Valerio ce lo hanno fatto trovare fuori sul pianerottolo, ora pare si stiano rendendo conto di questa mostruosa gaffe … in quella casa noi vogliamo far crescere una coscienza civile e una comunità».

DoNQuijote82 - 31/10/2012 - 12:10


Vorrei fare, per amore della verità, una rettifica di quanto riportato delle parole di Silvio di Francia. Non fu Carla Verbano a cercare Giampaolo Mattei, ma li fece incontrare Veltroni a sorpresa (e senza averli avvisati) sul palco. Dopo è nata effettivamente un'amicizia. Carla ha rispettato le idee di Valerio (delle quali non era prigioniera) fino all'ultimo giorno e non si è mai prestata a equiparazioni e pacificazioni strumentali. Al punto di rifiutare la presenza di Alemanno alla ricorrenza di Valerio. Ha ragione Luca degli Assalti, ora che Carla non c'è più tocca a noi vigilare che i fatti rigardanti Valerio e Carla vengano correttamente riportati.

valeria - 3/1/2014 - 10:44



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