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Ωδή στο Γεώργιο Καραϊσκάκη

Dionysis Savvopoulos / Διονύσης Σαββόπουλος




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Odí sto Geórgio Karaïskáki
[1969]
Στίχοι: Διονύσης Σαββόπουλος
Μουσική: Διονύσης Σαββόπουλος
Πρώτη εκτέλεση: Διονύσης Σαββόπουλος
Άλλες ερμηνείες: Διονύσης Σαββόπουλος & Γιώργος Νταλάρας ( Ντουέτο ) || Γιώργος Νταλάρας
'Αλμπουμ: Το περιβόλι του τρελού
Testo di Dionysis Savvopoulos
Musica di Dionysis Savvopoulos
Primo interprete: Dionysis Savvopoulos
Altri interpreti: Dionysis Savvopoulos e Yorgos Dalaras (in duetto) || Yorgos Dalaras
Album: Το περιβόλι του τρελού ("Il giardino del pazzo")


Georgios Karaiskakis.
Georgios Karaiskakis.
costas


"Το πασίγνωστο τραγούδι του παλιού καλού Σαββόπουλου «ωδή στον Γ.Κ. (Γιώργο Καραϊσκάκη)» είναι στην πραγματικότητα «Ωδή στον Κ.Γ. (Κώστα Γεωργάκη)» και η αλλαγή του ονόματος στον τίτλο είχε γίνει για να παρακαμφθεί η λογοκρισία." - Schrödinger's Cat από skakistiko.blogspot.com
"La notissima canzone del buon vecchio Savvopoulos 'Ode a G.K.' (Georgios Karaiskakis) è in realtà un' 'Ode a K.G.' (Kostas Georgakis), ed il cambiamento di nome nel titolo avvenne per aggirare la censura” - Schrödinger's Cat da skakistiko.blogspot.com

Dionysis Savvopoulos.
Dionysis Savvopoulos.
Nel 1969, il grande cantante e musicista greco Dionysis Savvopoulos scrisse questa canzone (da allora notissima) dedicandola a Georgios Karaiskakis (Γεώργιος Καραϊσκάκης), un eroe della rivoluzione d'Indipendenza greca del 1821 contro gli Ottomani. Karaiskakis morì durante l'assedio di Atene: un mito, una leggenda per tutti i greci, che fu detto (perché lo era davvero) il “Figlio della Monaca”). Savvopoulos scrisse con questo una canzone che, l'anno successivo, pervenne però ad essere associata ad un altro (tragico) episodio e ad un'altra figura.

L'intento originale era quello di usare il nome di Karaiskakis per parlare di tutti gli eroi dell'Indipendenza. Quel periodo della storia greca era infatti usato dalla giunta militare al potere con ovvi fini di propaganda, e veniva a colpire in modo del tutto distorto figure (come, appunto, Karaiskakis) che erano amate da tutti i greci. Così, nella canzone, Savvopoulos pone l'Eroe nella sua gloria ed eternità senza che sia minimamente toccato dalla martellante propaganda fascista che lo “esaltava” falsamente servendosi della TV, della radio e degli altri mezzi di di massa.

Successivamente, anche per il fatto che del tutto casualmente, le iniziali di Georgios Karaiskakis (G.K.) erano le stesse, anche se invertite, la canzone fu da tutti associata a Kostas Georgakis (K.G.). Ed il nome di Karaiskakis, Georgios, ricordava inoltre da vicino il cognome “Georgakis”. Come fosse “figlio di Georgios”. La canzone era quindi dedicata ad un altro Eroe per l'Indipendenza; un'Indipendenza ben più recente, da conquistare ancora e stavolta non più dagli Ottomani. I fatti erano accaduti da pochissimo, e la canzone divenne così ancor più un inno contro la dittatura. Fortunatamente era stata aggirata la censura (che non avrebbe osato toccare una canzone dedicata ad una figura come Karaiskakis).

Chi fosse Kostas Georgakis lo si legge nel riquadro qua sotto. È necessario però aggiungere qualcosa, oltre che il 19 settembre 1970, quando si diede la morte, aveva 22 anni.

Negli anni della dittatura dei Colonnelli, tra il 1967 e il 1974, moltissimi giovani studenti greci si trovavano in Italia, dove formarono forti movimenti di opposizione che, in quel periodo di diffuso impegno politico da parte dei coetanei italiani, trovarono larghissimo seguito. Georgakis, in particolare, con l'intervista del 26 luglio 1970 che denunciava i tentativi di infiltrazione dei movimenti studenteschi antifascisti greci da parte della “Lega Nazionale degli Studenti Greci”, direttamente al soldo dei servizi segreti del regime, metteva l'accento su un problema scottante anche per i palesi legami tra la destra eversiva italiana e quella greca, anche ad alti livelli (sono noti i sostegni alla giunta greca da parte del segretario del MSI, Giorgio Almirante, nonché i “viaggi” in Grecia di noti terroristi neofascisti). Per questo Georgakis ebbe a subire un'aggressione prima del suo gesto del 19 settembre 1970.

1970: l'anno in cui, secondo i piani della destra e degli USA che appoggiavano da vicino anche la giunta di Papadopoulos (uomo, notoriamente, sul libro paga della CIA) anche l'Italia doveva fare la stessa fine della Grecia. Il primo anno della Strategia della Tensione iniziata con la bomba di Piazza Fontana, e l'anno in cui, tra il 7 e l'8 dicembre, un tentativo di golpe fu effettivamente messo in atto. Per il suo gesto, Kostas Georgakis non scelse a caso la piazza genovese intitolata a Giacomo Matteotti, il cui rapimento ed assassinio (1924) segnarono l'inizio della dittatura fascista in Italia.

Una figura, adesso, dimenticata. Non ha ottenuto lo stesso successo mediatico di un altro studente, di un altro ragazzo che non molto tempo prima aveva fatto il medesimo gesto, in una piazza di Praga, per protestare contro un altro regime dittatoriale ed oppressivo. Naturalmente avrete capito tutti di chi sto parlando, ovvero di Jan Palach. Ai bellimbusti e ai signorini delle destre italiane che, tuttora, sfruttano miseramente il gesto di Palach vorrei quindi ricordare la figura di questo ragazzo antifascista che si diede fuoco non a Praga, ma in mezzo a una piazza di Genova. Per protestare contro una dittatura sanguinaria fascista che uccideva e torturava. Una dittatura che era appoggiata da figure (come ad esempio Almirante) che essi riconoscono come ispiratori e “miti” (e, del resto, Almirante espresse solidarietà anche a Pinochet, che lo ricambiò prontamente).

Genova. La stessa Genova da cui, nel giugno e luglio di dieci anni prima (1960) erano stati cacciati via da una sollevazione popolare antifascista. La stessa Genova in cui, 31 anni dopo, un altro ragazzo avrebbe trovato una morte orribile da molte di queste persone salutata con favore, se non addirittura con gioia. No, decisamente Kostas Georgakis non è Jan Palach, specialmente adesso. Sarà difficile trovare una via a lui dedicata in qualche città italiana. Sarà difficile che a lui Francesco Guccini abbia pensato di dedicare una canzone, anche se una cosa come Primavera di Praga parla, comunque, anche di lui e di tutti i ragazzi che hanno sacrificato la vita per protestare contro regimi inumani. Non si troverà l'effigie di Kostas Georgakis sui manifesti dei convegni di “Azione Giovani”, quelli però dove spesso si trova l'assassino fascista rumeno Corneliu Zelea Codreanu travestito da “mistico”. E Kostas non era neppure un estremista, un “maledetto rosso”: era simpatizzante dell'Unione di Centro greca. Al massimo lo si sarebbe potuto definire un socialdemocratico.

La lapide dedicata a Kostas Georgakis in piazza Matteotti, a Genova.
La lapide dedicata a Kostas Georgakis in piazza Matteotti, a Genova.


A Genova resta una lapide in piazza Matteotti, attualmente imbrattata di scritte. E un monumento nella natia Corfù. Resta anche questa canzone dedicatagli da Savvopoulos, che non poté neppure parlare direttamente di lui e cui toccò servirsi, ma in un modo che non sarebbe dispiaciuto certamente allo stesso protagonista, di Georgios Karaiskakis. Due eroi, due παλικάρια dell'Ellade.

Kostas Georgakis
Ο Κώστας Γεωργάκης


Kostantinos (Kostas) Georgakis nasce a  Corfù (Grecia) il 23 agosto 1948 e si uccide, bruciandosi, a  Genova il 19 settembre 1970.

Genova, 19 settembre 1970. I resti di Kostas Georgakis dopo il suo gesto.
Genova, 19 settembre 1970. I resti di Kostas Georgakis dopo il suo gesto.


Kostas Georgakis frequentava l'università di Genova e nel 1968 si era iscritto all'Ek-Edin (Gioventù democratica greca) organismo dell'Unione di Centro a   cui appartenevano, fra gli altri, Alexandros Panagoulis e Andreas Papandreou. La sua insofferenza per la dittatura dei colonnelli lo portò a rilasciare il 26 luglio 1970 una intervista ad un periodico genovese, sigla a, in cui, in modo anonimo, non solo denunciava i crimini della dittatura, ma rendeva pubblica la notizia che alcune persone, fingendosi studenti, avevano formato una associazione denominata Esesi (Lega Nazionale degli studenti greci in Italia), con sedi nelle principali città universitarie italiane  che lavorava per i servizi segreti greci (Kyp)  schedando e denunciando gli studenti democratici. Inoltre metteva in luce il legame fra i colonnelli ed alcuni militari e politici italiani di estrema destra, documentato fin dal 1969.
La registrazione di questa intervista arrivò al Consolato greco dove Kostas venne riconosciuto e qualche giorno dopo fu aggredito presumibilmente da uno degli appartenenti all'Esesi.
L'attività politica in senso antidittatoriale si ripercuoteva solitamente sulle famiglie rimaste in Grecia e di questo Georgakis si mostrava molto preoccupato. Decise quindi che l'unico gesto significativo che poteva fare, senza causare ritorsioni, era quello di bruciarsi e lo fece urlando "Viva la Grecia libera" il 19 settembre 1970 in Piazza Matteotti.

Ha lasciato scritto ad un amico: "Sono sicuro che presto o tardi i popoli europei capiranno che un regime fascista come quello greco basato sui carri armati non rappresenta solo un'offesa alla loro dignità di uomini liberi ma anche una continua minaccia per l'Europa.... Non voglio che questa mia azione venga considerata eroica poichè è niente altro che una situazione di mancata scelta. D'altra parte risveglierà forse alcune persone alle quali farà vedere in che tempi viviamo". (C. Paputsis, Il grande sì, Il caso Kostas Georgakis, Genova, Erga Edizioni).

Per quattro mesi le sue spoglie rimasero insepolte a causa degli ostacoli burocratici che il Consolato e il Governo greco opposero al trasporto a Corfù. - Da questa pagina

Γεννήθηκε στην Κέρκυρα, στις 23 Αυγούστου του 1948 και ήταν μέλος της νεολαίας της Ένωσης Κέντρου. Σπούδαζε γεωλογία στην Ιταλία, όταν το 1970 ανώνυμα σε συνέντευξή του αποκάλυψε ότι η Χούντα είχε διεισδύσει στις ελληνικές οργανώσεις της Ιταλίας. Φοβούμενος ότι η Χούντα αργά ή γρήγορα θα ανακάλυπτε την ταυτότητά του, αποφάσισε να προβεί σε μια πράξη διαμαρτυρίας κατά της Χούντας η οποία δεν θα έδινε τη δυνατότητα στο καθεστώς να προβεί σε αντίποινα προς την οικογένειά του, που ήταν στην Ελλάδα.

Έτσι, στις 19 Σεπτεμβρίου 1970, τα ξημερώματα, στην πλατεία Ματεότι της Γένοβας, μπροστά από το δικαστικό μέγαρο, περιέλουσε εαυτόν με βενζίνη και αυτοπυρπολήθηκε, φωνάζοντας "Ζήτω η ελεύθερη Ελλάδα". Στη συνέχεια μεταφέρθηκε στο νοσοκομείο όπου και πέθανε μετά από λίγες ώρες. Η κηδεία του έγινε στη Γένοβα στις 23 Σεπτεμβρίου. Το περιστατικό αποσιωπήθηκε από τη δικτατορία, προκάλεσε όμως έντονη αίσθηση στη διεθνή κοινότητα. Η σορός του μεταφέρθηκε στην Κέρκυρα με καθυστέρηση τεσσάρων μηνών, λόγω εσκεμμένων κωλυσιεργιών της Χούντας, και ενταφιάστηκε στο Α΄ Νεκροταφείο.
Σήμερα στο σημείο που αυτοπυρπολήθηκε υπάρχει αναμνηστική πλάκα με την επιγραφή "Η Ελλάδα θα τον θυμάται για πάντα" ενώ στην ιδιαίτερη πατρίδα του υπάρχει πλατεία με το όνομά του και με τον ανδριάντα του. Ο Νικηφόρος Βρεττάκος αναφέρεται στην θυσία του σε ένα από τα ποιήματά του. - gr:wikipedia


Il monumento a Kostas Georgakis a Corfù.
Il monumento a Kostas Georgakis a Corfù.


Kostas Georgakis (Greek: Κώστας Γεωργάκης) ( 23 August 1948 Corfu, Greece – 19 September 1970 Genoa, Italy), was a Greek student of Geology, who set himself ablaze in Genoa, Italy as a protest against the Greek military junta of 1967-1974.

Georgakis was a third year Geology student at the University of Genoa and a member of the Center Union party since 1968. On 26 July 1970, he anonymously gave an interview to a Genoan magazine, during which he revealed that the military junta's intelligence service had infiltrated the Greek student movement in Italy. In the interview he denounced the junta and its policies and claimed that the intelligence service created the National League of Greek students in Italy and established offices in major university cities. A copy of the recording of the interview was obtained by the Greek consulate and the identity of Georgakis was established. Soon after he was attacked by members of the junta student movement.
Fearing for his family in Greece, he decided that he had to make an act to raise awareness in the West about the political predicament of Greece. In the early hours of 19 September 1970, Georgakis set himself ablaze in Matteotti square in Genoa to protest against the dictatorial regime of Georgios Papadopoulos.

His last words were: Long Live Free Greece.

In a letter to a friend Georgakis wrote:
I am sure that sooner or later the people of Europe will understand that a fascist regime like the one based on Greek tanks is not only an insult to their dignity as free men but also a constant threat to Europe. ... I do not want my action to be considered heroic as it is nothing more than a situation of no choice. On the other hand, maybe some people will awaken to see what times we live in.

Georgakis is the only known junta opponent to have committed suicide in protest against the junta and he is considered the precursor of the later student protests, such as the Polytechnic uprising. At the time his death caused a sensation in Greece and abroad as it was the first tangible manifestation of the depth of resistance against the junta. The junta delayed the arrival of his remains to Corfu for four months citing security reasons and fearing demonstrations while presenting bureaucratic obstacles through the Greek consulate and the junta government.

The Municipality of Corfu has dedicated a memorial in his honour near his home in Corfu city. His sacrifice was later recognized and honoured by the new democratic Hellenic Government after metapolitefsi.
In his monument a plaque is inscribed with his words in Greek. The monument was created gratis by sculptor Dimitris Korres. - en:wikipedia
Η οθόνη βουλιάζει, σαλεύει το πλήθος
εικόνες ξεχύνονται με μιας.
Πού πας, παλικάρι, ωραίο σαν μύθος
κι ολόισια στο θάνατο κολυμπάς;

Και όλες οι αντέννες μιας γης χτυπημένης,
μεγάφωνα και ασύρματοι από παντού
γλυκά σε νανουρίζουν, κι εσύ ανεβαίνεις
ψηλά στους βασιλιάδες τ' ουρανού.

Ποιος στ' αλήθεια είμαι εγώ, και πού πάω
με χίλιες δυο εικόνες στο μυαλό;
Οι προβολείς με στραβώνουν και πάω
και γονατίζω και το αίμα σου φιλώ.

Πού πας παλικάρι; πομπές ξεκινούνε
κι οι σκλάβες σου ουρλιάζουν στο βωμό.
Ουρλιάζουν τα πλήθη, καμπάνες ηχούνε
κι ο ύμνος σου τραντάζει το ναό.

Ποιος στ' αλήθεια είμαι εγώ, και πού πάω
με χίλιες δυο εικόνες στο μυαλό;
Οι προβολείς με στραβώνουν και πάω
και γονατίζω και το αίμα σου φιλώ.

inviata da Riccardo Venturi - 5/7/2009 - 23:24




Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
6 luglio 2009

Kostas Georgakis nella foto sulla spiaggia di Corfù. E' l'immagine che è servita anche da modello per il monumento dedicatogli dalla sua isola.
Kostas Georgakis nella foto sulla spiaggia di Corfù. E' l'immagine che è servita anche da modello per il monumento dedicatogli dalla sua isola.
ODE A GEORGIOS KARAISKAKIS

Lo schermo affonda, si agita la folla,
tutte assieme si riversano le immagini.
Dove vai, giovane Eroe, bello come un mito
mentre, diritto, ti getti nella morte?

Tutte le antenne d'una terra colpita,
megafoni, ovunque altoparlanti, radio,
ti cullan dolci il sonno; e tu ascendi
lassù, in mezzo ai Grandi, nei cieli.

Ma, poi, chi sono io? E dove vado,
con mille e due immagini in testa?
La propaganda m'acceca; e allora vado,
e m'inginocchio, e bacio il tuo sangue.

Dove vai, giovane Eroe? Marciano le processioni
ed i tuoi schiavi urlano all'altare.
Gridan le masse, rintoccan le campane
ed il tempio è squassato dal tuo inno.

Ma, poi, chi sono io? E dove vado,
con mille e due immagini in testa?
La propaganda m'acceca; e allora vado,
e m'inginocchio, e bacio il tuo sangue.

6/7/2009 - 01:09




Lingua: Inglese

English Version by Geeske
From stixoi.info

In the drawing: People from Genoa honour Kostas Georgakis' deathplace.
In the drawing: People from Genoa honour Kostas Georgakis' deathplace.
AN ODE TO GEORGIOS KARAISKAKIS

The screen is sinking, the crowd is stirring,
images all at once are rushing in.
Where are you going, palikari, beautiful like a legend,
as, straight ahead, you drift into death?

and all the antennas of a stricken land,
megaphones loudspeakers and radios everywhere,
sweetly they sing you to sleep and you, you are ascending
up on high among the great ones in the heavens.

Who, in truth, am I, and where am I going,
with a thousand and two pictures in my mind?
Headlights blind me and I am going
to kneel down and kiss your blood.

Where are you going, palikari? The processions are on their way
and your slaves are howling at the altar.
The masses are yelling, the bells are ringing,
and your hymn shakes the church.

Who, in truth, am I, and where do I go,
with a thousand and two pictures in my mind?
You project them, they blind me and I go
and kneel down and kiss your blood.

inviata da Riccardo Venturi - 6/7/2009 - 01:12


Su questo Jan Palach di "produzione" occidentale fu ben rapida la stesura del velo dell'oblio. Bravo Riccardo che ce lo fai ricordare. A cose di questo genere doveva pensare Theodorakis nel 1968-69, quando dal confino di Zatuna protestava contro le ineguali orecchie dell'Europa:una canzone che, riascoltata oggi, sembra ignorare le canagliate del socialismo reale. Ma scritta allora...

ΕIΜΑΙ ΕΥΡΩΠΑΙΟΣ

Εἶμαι Εὐρωπαῖος, ἔχω δυό αὐτιά
τό 'να γιά ν’ἀκούει, τό ἄλλο δέ γροικᾶ.

Ἄν στενάξει Τσέχος, Ρῶσος, Πολωνός
ὁ ἄνθρωπος πονάει, πέφτει ὁ οὐρανός.

Ἄν πονέσει μαῦρος, Ἕλληνας, Ἰνδός
τί μέ νοιάζει ἐμένα ! Ἄς νοιαστεῖ ὁ Θεός.

[Ἐκεῖ ψηλά στόν Ὑμηττό, ὑπάρχει κάποιος μυστικό.]

Εἶμαι Εὐρωπαῖος, ἔχω δυό αὐτιά
τό ἕνα μόνο ἀκούει, ἀπό τά ἀνατολικά.

Τήν πόρτα μου χτυπάει καὶ πάλι ὁ φασισμός
ὅμως σέ τέτοιους ἤχους εἶμαι ἐντελῶς κουφός.

Ἔχω ἕνα αὐτί μεγάλο, τ’ἄλλο πολύ μικρό
κι ἔτσι ἥσυχος τρυγάω χαρά, πολιτισμό.

Gian Piero Testa - 6/7/2009 - 10:54


Ho voluto plaudire così in fretta all’inserimento dell’Ode a Karaiskakis (che anche lui, poveretto, è ormai quasi solo il nome di uno stadio), che non ho messo la traduzione della canzone di Theodorakis. Rimedio subito e approfitto, tornando a Kostas Georgakis, per mandare un bello stronzaccio retroattivo a me stesso e ai compagni di quel tempo, perché, usando al contrario le nostre orecchie made in Europa, non ci curammo molto (diciamo pure che praticamente ce ne fregammo) di Kostas, forse perché non era abbastanza “dei nostri”. E dunque di minor valore. Al diavolo le chiese e i preti πάσης φύσεως.


SONO UN EUROPEO

Sono un Europeo , ho due orecchie
una per sentire, l’altra sta tappata.

Se sospira un Ceco, un Russo, un Polacco
è l’umanità che soffre, casca il cielo.

Se soffre un nero, un Greco un Indiano
a me che fa ! Alzi le chiappe Iddio.

[Lassù sull’ Imetto ci sta qualche mistero]

Sono Europeo, ho due orecchie
E una ascolta solo i suoni dell’oriente.

Di nuovo è qui il fascismo e picchia alla mia porta
ma a questi rumori sono del tutto sordo.

Io ho un orecchio grande, l’altro è piccolino
e così beatamente raccolgo gioia e civiltà.

Gian Piero Testa - 6/7/2009 - 11:52


Caro Gian Piero, abbiamo eliminato il doppione. Non so perché il software non se ne sia accorto, penso che si confonda con i caratteri greci...

Lorenzo - 21/8/2011 - 15:26


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