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Ανδρονίκη

anonimo
Lingua: Greco moderno (Cipriota / Cypriot)


Lista delle versioni e commenti

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1. Sung in 1953 by old Magdalini Vryoni, Kouklia, Pafos (Cyprus). Recorded by James Notopoulos.


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Androníki
Κυπριακό παραδοσιακό
Tradizionale cipriota
Traditional folksong from Cyprus

Irini Chrysovalando Kokkali nei panni di Andronica.
Irini Chrysovalando Kokkali nei panni di Andronica.


La canzone è antica, certamente, ma non è antichissima. Appartiene alla tradizione popolare greco-cipriota (fu registrata la prima volta nel 1953 dal folklorista americano, ma di origine greca, James Anastasios Notopoulos nel villaggio di Kouklia, sul Monte Pafos, da una vecchia paesana che aveva allora 87 anni, Magdalini Vryoni). Tradizione greco-cipriota, ma il canto è probabilmente di origine greca continentale: in tutte le sue versioni (non poche, ma che presentano solo lievi differenze) la vicenda sembra svolgersi στα μέρη της Ελλάς, cioè nella lontana Grecia, in partibus Graeciae (così suonerebbe una traduzione letterale dell'espressione di cui sopra). Dicevo: antica ma non antichissima. Per le sue caratteristiche il canto potrebbe essere tardo-settecentesco o della prima metà del XIX secolo, sebbene ancora in epoca della Turcocrazia; prima sarebbe stato semplicemente inconcepibile (e incongruo) immaginarsi una vicenda dove una ragazza greca (dal nome assolutamente classico: “Vincitrice di uomini”) osa vestirsi in “abiti europei” (oggi diremmo: “occidentali”), scendere al caffè -locale riservato agli uomini-, ordinare caffè, narghilè e un mazzo di carte e mettersi a giocare con un giovanotto che, poi, è anche il suo innamorato. Una ribellione che Andronica paga caro: due amici del fratello la riconoscono, vanno a dirglielo, il fratello arriva armato di coltello e la sgozza. Alla fine i due amici spioni pagano per il crimine, ma non il fratello che ha obbedito ai famosi “costumi ancestrali” (si noti che i due amici non pagano tanto per aver provocato la morte della ragazza, ma per aver fatto da delatori). Siamo sicuramente in un'epoca abbastanza tarda, dove i “costumi occidentali” penetrano tra i greci ancora soggetti alla dominazione politica e culturale ottomana. A tale proposito, non è forse un caso che il canto si sia conservato in epoca moderna proprio a Cipro, vale a dire in un paese che tuttora presenta una pesante e problematica interazione con la Turchia e i turchi.

Le sue versioni, ripeto, provengono comunque tutte da Cipro e sono redatte nell'arcaico e particolarissimo dialetto cipriota, che conserva molto meglio della lingua ordinaria e letteraria certe caratteristiche del greco antico, pur essendo infarcito di parole turche -e veneziane-). Ora, a chi stesse eventualmente seguendo questa pagina, propongo una specie di gioco: confrontare la vicenda di questo canto “antico ma non antichissimo” con certe vicende attuali, di cui sono purtroppo piene le cronache. Con la speranza che tutto ciò possa provocare almeno un embrione di ragionamento. Il canto è, fra le altre cose, splendido; nella pagina è possibile ascoltarlo in diverse versioni, compresa la prima registrata nel 1953. Tra parentesi: questo è anche il mio consueto “auto-regalo” di compleanno. [RV]

1. Il testo con caratteristiche linguistiche moderate e adattate alla lingua standard (interpretazione di Martha Frintzila)

Il primo testo che qui viene presentato per primo (accompagnato dalla bella interpretazione di Martha Frintzila in 2 Νύκτες στα Μεγάρα) è rappresentativo delle interpretazioni “standard” o “moderne” al di fuori di Cipro (il canto è notissimo in tutta la Grecia come tipico del folklore cipriota): le principali caratteristiche del dialetto cipriota sono mantenute, ma assai “addolcite” in modo che il testo risulti un po' più comprensibile e “accettabile” ad un orecchio greco continentale. E' stato quindi trascritto fedelmente così come cantato da Martha Frintzila, avvertendo che la strofa tra [parentesi quadre] non è da lei cantata.


Interpretata da Martha Frintzila
Εμάθετε τι εγίνη στα μέρη της Ελλάς;
Ντύθην η Ανδρονίκη ρούχα Βρωπαϊκά.

Φορεί τα παντελόνια και πα στον καφενέ,
Τον καφετζή προστάζει καφέ και ναργελέ.

Ζητά κι ενα τραπέζι και μια μάτσα χαρτιά,
Κι αρκίνησεν να παίζει μ’ έναν παλληκαρά.

Δυο φίλοι τ’ αδερφού της που τη γνωρίζασι
Πάσιν εις τον Βαγγέλη, και του το είπασι·

[ “Tρέξε, Βαγγέλη, τρέξε κάτω στον καφενέ
Να δεις την Ανδρονίκη που πίνει ναργελέ.” ]

Βαγγέλης σαν τ’ ακούει πολλά θυμώθηκε,
Πιάνει και `ναν μαχαίρι κι αναρματώθηκε.

“Κρίμας σε Ανδρονικη, κρίμας στο μπόι σου,
Εντρόπιασες κι εμένα κι ούλο το σόι σου.”

“Άφες με ρε Βαγγέλη να παίξω τα χαρτιά,
Mε τουτο το παλληκάρι αφούς με αγαπά.”

Τραβά και το μαχαίρι απο τη θήκην του,
Κι έκοψε το λαιμό της της Ανδρονίκης του.

Όταν την επαιρνούσαν από τον καφενέ,
Έσπαζαν τα φλιτζάνια που πίνασι καφέ.

Κι όταν την επαιρνούσαν από τα σπίθια της,
Μικροί, μεγάλοι κλάψαν τα μαύρα φρύδια της,
Μικροί, μεγάλοι κλάψαν τα μαύρα φρύδια της.

Και όταν την κάτεβάσαν μεσά στο μνήμα της,
Δυο φίλοι τ' άδερφού της είχαν το κρίμα της,
Δυο φίλοι τ' άδερφού της είχαν το κρίμα της.

inviata da Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 25/9/2022 - 17:11




Lingua: Italiano

Μετέφρασε στα ιταλικά / Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi, 25-9-2022 17:28


Interpretata da Irini Chrysovalando Kokkali
Andronica

Avete saputo di quel che è successo in Grecia?
Andronica si è vestita in abiti europei.

Si mette i pantaloni e se ne va al caffè,
Ordina al caffettiere caffè e un narghilè.

Chiede un tavolo e un mazzo di carte,
E cominciò a giocare con un bel giovanotto.

Due amici di suo fratello, che l'avevan riconosciuta
Vanno da Vangelis, e gli hanno detto:

“Corri, Vangelis, corri giù al caffè,
A vedere Andronica che pippa il narghilè.” [1]

Vangelis quando lo sente, molto si arrabbiò,
Piglia un coltello e con quello si è armato.

“Vergogna, Andronica, già grande come sei,
Hai svergognato me e tutta la tua famiglia.”

“Lasciami in pace, Vangelis, a giocare a carte
Con questo giovanotto, perché lui mi ama.”

E lui allora sfodera il coltello
E taglia la gola alla sua Andronica.

Quando la portarono via fuori dal caffè,
Spezzarono le tazze da cui bevevano il caffè.

E quando poi la portarono via da casa sua,
Grandi e piccini piansero per le sue nere ciglia,
Grandi e piccini piansero per le sue nere ciglia.

E quando la calarono nella sua tomba,
Due amici del fratello pagarono per quel crimine,
Due amici del fratello pagarono per quel crimine.
[1] Come in Turchia, nei paesi arabi e, in generale, in tutti i paesi di cultura e religione musulmana, il tabacco non si "fuma", ma si "beve". Pur essendo il modo di dire nato dalle tradizionali pipe ad acqua riempite di tabacco aromatizzato (i narghilè, appunto), il modo di dire si è generalizzato e in molte lingue (turco, arabo, malese, indonesiano, urdu...) il tabacco si "beve" anche accendendosi una comune sigaretta o un sigaro. Era l'uso tradizionale anche in lingua greca, ma modernamente "fumare" si dice καπνίζω; καπνός vale sia per "fumo" che per "tabacco" (del resto si dice anche in italiano: "ce l'hai un po' di fumo...?)"

25/9/2022 - 17:28




Lingua: Greco moderno (Cipriota / Cypriot)

2. Il testo di una versione in dialetto cipriota autentico (Interpretazione di Christos Sikkis)



La seconda versione che qui si presenta (corrispondente grosso modo alla prima, sebbene più breve di un paio di strofe; non si ritiene comunque di presentare una traduzione specifica) è interpretata da un cantante folk cipriota, Christos Sikkis, nativo di Larnaka (ma che vive fin dal 1971 a Atene). La versione è cantata in dialetto cipriota autentico, senza “adattamenti” alla lingua standard.

Le seguenti sono brevi e sommarie note linguistiche riservate a chi sia interessato all'argomento; chi non lo fosse, può non tenerne conto e saltarle.

Il dialetto greco-cipriota ha caratteristiche, sia fonetiche che morfologiche, assolutamente particolari e, in gran parte, assai arcaiche; rispetto alla lingua moderna standard mantiene, cioè, dei tratti che lo rendono più vicino al greco antico.

Foneticamente, è l'unico dialetto greco che conserva la pronuncia geminata delle consonanti; lo si vede ad esempio in parole come Ελλάς, πολλά ecc., che in greco standard si pronunciano invariabilmente [elàs] [polà], mentre in cipriota sono [ellàs] [pollà]. Spesso il cipriota, anzi, sviluppa delle geminate laddove nella lingua standard non sono presenti: πίννασιν, πιάννει [pìnnasin] [pjànni] (per πίνουν, πιάνει).

Il cipriota si distingue però anche per la tendenza a palatalizzare le consonanti gutturali in posizione intervocalica, e per la pronuncia sonora delle sorde intervocaliche (ad es, καβέ, καβενές per καφέ, καφενές ecc.). Spesso il cipriota sviluppa consonanti del tutto ignote al greco standard, come in μασιέρι [maśèri] “coltello” (per μαχαίρι) o φεντζάνια [fengiània] “tazze”. Gruppi come tj-, dhj-, thj- sviluppano una [k] epentetica: σπίθκια (per σπίτια “casa, case”), βρύθκια (per φρύδια “ciglia”). Le caratteristiche fonetiche del cipriota sono rese molto imperfettamente dall'alfabeto greco (per questo abbiamo accompagnato il testo, in via eccezionale, da una trascrizione).

Morfologicamente, il cipriota mantiene la -ν finale nell'accusativo singolare dei sostantivi e degli aggettivi, e nei sostantivi di genere neutro (che nella lingua standard è di solito eliminata, o mantenuta solo in certe condizioni). Un tratto assolutamente arcaico del verbo cipriota è la classica desinenza -σι[ν] della III persona plurale: πάσιν, είπασι (nella lingua standard: πάν[ε], είπαν[ε] ecc.); tale tratto è condiviso però con il cretese. Altra caratteristica arcaica è il costante mantenimento, nelle forme verbali di passato, dell'aumento anche in posizione atona (es. εμάθετε nel primo verso). In ultimo, il cipriota mantiene spesso le forme classiche dell'aoristo passivo senza l'estensione in -κα-, -κε- (ντύθην, εγίνη).

- Lessicalmente, il cipriota si distingue sia per la presenza di arcaimi classici (Ελλάς, indeclinabile!), sia per il gran numero di prestiti dal turco e dal veneto. [RV]
Εμάθετε τι εγίνη στα μέρη της Ελλάς; [1]
Ντύθην η Ανδρονίκη ρούχα Βρωπαϊκά.

Φορεί τα παντελόνια τσε πα στον καβενέν,
Τον καβετζήν προστάζει καβέν τσε ναργιλέν.

Ζητά τσι έναν τραπέζιν τσε μιαν μάτσαν χαρτιά,
Τσι αρκίνησεν να παίζει μ’ έναν παλληκαράν.

Δκυο φίλοι τ’ αδερφού της που την γνωρίζασι
Πάσιν εις τον Βαγγέλην τσε του το είπασι:

“Tρέξε, Βαγγέλη, τρέξε κάτω στον καβενέν
Να δεις την Ανδρονίκην φουμάρει ναργιλέν.”

Βαγγέλης σαν τ’ ακούει πολλά θυμώθηκεν,
Πιάννει τσε `ναν μασιέριν τσι αναρματώθηκεν.

“Κρίμας σε Ανδρονικη, κρίμας στον μπόι σου,
Εντρόπιασες τσι εμένα τσι ούλλον το σόι σου.”

Τραβά τσε το μασιέριν από την θήκην του,
Tσι έκοψεν τον λαιμόν της της Ανδρονίκης του.

Όταν την επαιρνούσαν από τον καβενέν,
Έσπαζαν τα φεντζάνια που πίννασιν καβέν.

Τσι όταν την επαιρνούσαν από τα σπίθκια της,
Μικροί, μεγάλοι κλάψαν τα μαύρα βρύθκια της,
Μικροί, μεγάλοι κλάψαν τα μαύρα βρύθκια της.
[1] emáθete ti.ejíni sta.méri tis.ellás
díθin i.androníki rúχa vropaiká

forí ta.pandelónia če.βa ston.gavenén
ton.gaveğím brostázi.gavén ğe narjilén

zitá čénan drapézin če.mňan mátsan χarčá
č.arkínisen na.pézi ménam.ballikarán

δkjo fíli taδerfú.tis pu ti.γnorízasi
pásin is.ton vaηğjélin če tu.to ípasi

trékse vaηğjéli trékse káto ston.gavenén
ná.δis tin.androníkin fumári narjilén

vaηğjélis sand.akúji pollá θimóθikje
pjánni če.nan maśérin ğ.anarmatóθikjen

krímas.se androníki krímas stom.bói.su
endrópjases č.eména ğ.úllon to.sói.su

travá če to. maśérin apó tin.θíkin.du
č.ékopsen.don lemón.dis tis.androníkis.tu

ódan.din epernúsan apó ton.gavenén
éspazan.da fenğánia pu.pínnasin.gavén.

č.ódan.din epernúsan apó ta.spíθkja.tis
mikrí meγáli klápsan.da mávra βríθkja.tis
mikrí meγáli klápsan.da mávra βríθkja.tis

inviata da Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 27/9/2022 - 00:51



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