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Putin

Cypis
Lingua: Polacco

Lista delle versioni e commenti


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Lament
(Maja Kleszcz)
Obława
(Jacek Kaczmarski)
Dance on Gasoline
(Måneskin)


(2022)
Putin


La colonna sonora della guerra in Ucraina è polacca. Nata con l'obiettivo di raccogliere fondi da destinare ai rifugiati in fuga dal conflitto, in breve è diventata l'inno dei più giovani contro l'invasione russa o meglio contro chi dell'invasione è ritenuto responsabile.

L'autore è Cypis Solo, producer e cantante rap di Inowroclaw, in Polonia, famoso in patria per i suoi testi controversi. Anche quest'ultimo non fa eccezione. Il pezzo è un'accusa diretta al presidente russo. Insulti, minacce e parolacce si alternano a versi di accusa come "per le bombe, le lacrime e il sangue versato sarai tu il responsabile di tutto questo porcile".

Ucraina, il rap anti Putin colonna sonora della guerra sui social
Island Studio, Cypisolo
Jebać Putina, wojna się zaczyna

Jebać Putina rosyjskie ścierwo
Jebać do bólu niech liże berło
Jebać za wojnę na Ukrainie
Tfu ty skurwysynie
Z kurwami jazda, zero litości
Jebać do grobu za te podłości
Ukraina krwawi, kutas się bawi
W jebaną wojnę i to nie film
Kurwo giń za swoje czyny
Nastanie dzień, że się policzymy
Za bomby, łzy i wylaną krew
Odpowiesz za cały ten chlew

Jebać Putina - kurwę i skurwysyna
Jebać Putina, co znów wojnę zaczyna
Jebać Putina - zbrodniarza wojennego
Masz krew na rękach cywila niewinnego
Jebać Putina - kurwę i skurwysyna
Jebać Putina, co znów wojnę zaczyna
Jebać Putina - zbrodniarza wojennego
Masz krew na rękach cywila niewinnego

Nie ma litości dla skurwysynów
Nikt niе posuwa się do takich czynów
Jak ty chory psychopato
Kurwo rozliczą cię za to
Takich jak ty rozstrzelać powinni
Bo giną rodziny, ludzie niewinni
Za to co ludziom się zgotowało
To całе te sankcje nadal za mało
Ale dobrze lepsze i to
Lecz trzeba zatrzymać te jebane zło
Trzymajcie się tam, pozdro Ukraina
Jesteśmy z wami, jebać Putina

Jebać Putina - kurwę i skurwysyna
Jebać Putina, co znów wojnę zaczyna
Jebać Putina - zbrodniarza wojennego
Masz krew na rękach cywila niewinnego
Jebać Putina - kurwę i skurwysyna
Jebać Putina, co znów wojnę zaczyna
Jebać Putina - zbrodniarza wojennego
Masz krew na rękach cywila niewinnego

Jebać Putina - kurwę i skurwysyna
Jebać Putina, co znów wojnę zaczyna
Jebać Putina, jebać Putina

9/4/2022 - 21:37



Lingua: Inglese

Traduzione inglese / English Translation: Youtube
PUTIN

Fuck the Russian carcass of Putin
fuck it painfully let it lick the scepter
Fuck for the war in Ukraine
(uh) you motherfucker.
No mercy let's ride with those whores
to the grave for the meanness
Ukraine is bleeding dick is playing
in a fucking war and it's not a movie
fucker die for your actions
the day will come that we'll count you
For the bombs, tears and spilled blood
you will be responsible for all this pigsty

Fuck Putin the whore and motherfucker
Fuck Putin, who starts the war again
Fuck Putin the war criminal
You have blood on your hands of an innocent civilian

No mercy for motherfuckers
Nobody will do such things
like you! sick psychopath
whore! you will be held accountable for it
Such as you should be shot
because families and innocent people are dying
For what people have been put into
all these sanctions are still not enough
Still good enough! better than nothing
but the fucking evil needs to be stopped
Take care there, greetings Ukraine
we are with you and fuck Putin

9/4/2022 - 21:39


Come al solito i giornalisti di Repubblica capiscono meno di niente e scrivono che la canzone è in ucraino, forse confusi dal fatto che sotto al video ufficiale compaia un testo in caratteri cirillici che potrebbe essere ucraino (ma più probabilmente è in russo?? chiedo aiuto). Comunque basta andare su Lyrics Translate per trovare il testo corretto che è in polacco.

Lorenzo - 9/4/2022 - 21:47


Putin, Putout

9/4/2022 - 22:29


Il testo che compare nel video ufficiale è effettivamente in russo: non è altro che la traduzione russa del testo polacco (in questo senso, si potrebbe metterlo, appunto, come traduzione). Quanto a "Repubblica", oramai -come si sa- si è oramai votata interamente all' "ucraino" senza che i suoi pennaioli sappiano generalmente distinguere nemmeno tra il dialetto lodigiano e il calabrese.

Riccardo Venturi - 9/4/2022 - 23:25


Dedicato a chi fa la guerra col culo degli altri
di Luigi Totaro, Elbareport, Quotidiano online di informazione dall'Isola d'Elba, 5 aprile 2022

bandpax“Io non penso che Putin sia il maggiore nemico che noi abbiamo di fronte in questo momento. Il nemico più mostruoso che sta di fronte a noi è la guerra. La guerra è mostruosa». Ospite di Corrado Formigli a «Piazzapulita», Michele Santoro si scopre filosofo: è irrilevante che un dittatore abbia invaso un Paese democratico, il mostro da sconfiggere risiede nell’iperuranio, è l’idea astratta di «guerrità»”.

Queste parole di Aldo Grasso, critico televisivo del “Corriere della Sera”, sul suo giornale il 3 aprile, sono emblematiche del dibattito attuale sulla guerra Russo-Ucraina. L’infinità di immagini drammatiche trasmesse dai media non riesce a fermare il bisogno di avere prima di tutto un nemico contro cui schierarsi: in questo caso, è più rilevante “che un dittatore abbia invaso un Paese democratico” della tragedia della guerra in atto, che per Grasso è “idea astratta”. Con lui, ogni giorno, a distesa, la stampa ci informa che sono i Russi gli invasori -cosa di tutta evidenza-; ma anche che la guerra produce vittime umane e danni materiali, che le bombe fanno grosse buche e sventrano palazzoni, che mancano progressivamente viveri e beni di consumo, che le scuole chiudono, ecc.: tutto questo sarebbe “astratta guerrità”, appunto. Con stupore apprendiamo che in guerra c’è la legge marziale (chi sa perché si chiamerà cosi, altrimenti), e sono limitate le libertà di stampa e di espressione; e che le parti coinvolte sono impegnate in una poderosa azione di propaganda interna ed estera. Altrimenti cosa altro è la guerra?

Grasso non ha dubbi: non è la guerra il nemico mostruoso, è Putin. E se per sconfiggere lui, il vero nemico, bisogna fare la guerra, incrementare lo sforzo bellico, fornire più armi di distruzione agli Ucraini invasi, cioè incrementare il numero di vittime umane e l’entità dei danni materiali, fare ancora buche e sventrare palazzoni, vedere per le strade corpi dilaniati di adulti e bambini, purché il dittatore sanguinario venga sconfitto con la sua Russia -17.864.345 kmq contro i 576,628 kmq dell’Ucraina-, allora i veri democratici non devono avere esitazioni. Tanto poi la guerra la fanno gli Ucraini -44 milioni- (ai Russi -145 milioni-), e tutto quel che si vede di morte e distruzione avviene lassù lassù -vicino al nostro cuore ma abbastanza lontano dalle vite nostre e dei nostri bambini, dalle nostre case, dalle nostre scuole, dalle nostre strade. Dalle nostre chiappe-.

Grasso non è solo. L’esercito giornalistico degli “armiamoci e partite” è bello forte e numeroso: compatte le principali testate cartacee, con qualche eccezione che propone più incertezze -Manifesto, Foglio, Fatto Quotidiano-; schieratissime quelle televisive, con l’ausilio dei Talk show, e profusione di immagini che mostrano l’orrore della guerra e tuttavia ne suggeriscono il necessario incremento. Insieme a questo non manca il contributo degli “specialisti” anche un po’ estemporanei, che nel furore della necessità di schierarsi da una o dall’altra parte -ma più da una, per la verità- trascurano l’originaria vocazione a utilizzare letteratura, storia, filosofia, scienze umane, economiche, politiche, statistiche per cercare di capire e far capire la complessità delle vicende presenti; e scivolano rapidamente nella più semplice e ormai imperante dicotomia che Andy Luotto proponeva già nell’“Altra Domenica” di Arbore: “Buono/No buono”. Oltre quarant’anni fa.

Chi non manifesta granitiche certezze è un traditore o un cialtrone. Chi per storia personale, per meriti culturali o civili, per profondità di ragionamento non può essere liquidato -il Papa, per tutti-come Santoro da Grasso, è un “si sa, lui è così, è vox clamantis in deserto, vive in una realtà tutta sua”. L’iperuranio appunto.

Per il resto, più aiuti, più armi, più consigli, più metafore, più iperboli -segnalo un interessantissimo intervento di Stefano Bartezzaghi su “Repubblica” (04.04) a questo proposito-, più solidarietà, a distanza.

Poi ci sono quelli che vanno a portare aiuti concreti, a prendere gli sfollati, ad alleviare le sofferenze che la guerra ha prodotto, produce e produrrà. Come quasi sempre nelle sventure la generosità è capace di miracoli. A questi va tutto il rispetto e la gratitudine. Ma auspicherei che anche a loro si potesse promettere di non incrementare la necessità dei loro interventi, cioè che ci si impegnasse a farla finire al più presto questa guerra. Poi, a guerra finita, ad armi silenti, a cieli liberi da paure, dopo aver asciugato gli occhi e scacciato il timore per la vita, ci sarà da ricercare la giustizia, da costruirla la pace, e da ritrovare le motivazioni per affrontare il futuro. Speriamo in modo differente da quello adoperato nelle martoriate regioni dell’Africa continentale e mediterranea (Libia), nel Medio Oriente palestinese, giordano, libanese, siriano, yemenita, iracheno, afghano, curdo; o nelle terre più lontane dell’Oriente… Perché le numerose “guerre giuste” combattute nei “settantasette anni di pace” seguiti alla fine della Seconda guerra mondiale -anche la pace si misura sempre con i chilometri che ci separano dai teatri di guerra- sono state dimenticate prestissimo, appena hanno perduto l’interesse immediato dei partecipanti, spostatosi su altri scacchieri, e ben prima che si procedesse a ripristini e risarcimenti sempre promessi. A costruire la pace dopo aver distrutto tutto.

E magari aprendo bene gli occhi nella nebulosa realtà. Per intendersi del tutto: non nutro una particolare simpatia per Michele Santoro e per il suo modo di fare giornalismo -che ha fatto scuola, ahimè!, come ricorda anche Grasso-. Ma concordo del tutto con la sua affermazione che “il nemico più mostruoso che sta di fronte a noi è la guerra. La guerra è mostruosa”. La pace si fa solo con la pace. Di solito apprezzo la critica televisiva di Grasso che trovo acuta e divertente: non commetta l’errore che attribuisce a Santoro, di farsi filosofo.

Questa guerra, del resto, a mio avviso -al di là di quel che appare e di quel che tragicamente accade-, non è propriamente fra Russia e Ucraina: è un conflitto “per interposta persona” fra Stati Uniti e Unione Europea, che ha il fine di impedire che l’Unione Europea si emancipi dalla soggezione ormai quasi secolare dagli Stati Uniti, magari per cercare partner alternativi che permettano di sperare in una condizione paritaria nella gestione della politica e dell’economia mondiale. E gli Stati Uniti l’hanno già vinta, radunando intorno a sé i velleitari transfughi. Se questo è plausibile -ma non ne sono affatto certo- si vedrà nei decenni a venire. Lasciamo Russia e Ucraina a cercare una pace sicura e a gestire i loro complicati rapporti, senza che si sentano spalleggiati o avversati dall’esterno. Smettiamo di giocare a fare i democratici liberali antidittatori antioligarchi a casa d’altri, quando forse ce n’è bisogno anche in casa nostra, nella nostra Europa. Smettiamo soprattutto di giocare a fare la guerra col c..o degli altri.

Luigi Totaro

Riccardo Venturi - 10/4/2022 - 00:06


Dedicato a chi fa la guerra col culo degli altri

si riferisce ai Måneskin, o cosa?

sisachi - 14/4/2022 - 20:54


Non penso proprio che Luigi Totaro si riferisca specificamente ai Måneskin, quanto all'insieme del giornalismo "mainstream" italiano (e non solo italiano), totalmente appiattito sulla propaganda più becera non meno di quello russo putiniano. Se si vuole, una differenza può essere che in Russia la stampa contraria alla guerra e al dittatore viene messa semplicemente a tacere con la forza. L'emblema di tale stato di cose, direi, è "Repubblica" -che del resto adempie al suo attuale ruolo di principale organo della Confindustria, c'est l'argent qui fait la guerre (ed anche l'inverso: c'est la guerre qui fait l'argent). Non vedo proprio che cosa c'entrino i Måneskin, nonostante la loro "Instant Song" che, tra le altre cose, credo sia uscita dopo l'articolo di Luigi Totaro.

Ci sarebbe comunque qualcosa da dire su tutte queste canzoni e canzonette di vari artisti “in solidarietà con l'Ucraina”; quella dei Måneskin mi sembra tutto sommato abbastanza sincera, anche se ovviamente si inserisce nel filone, mentre da altre parti si riprendono e ripropongono vecchie canzoni nazionaliste ucraine (si veda l'operazione dei Pink Floyd, “ricostituitisi” per l'occasione) oppure si dà spazio a “Belle Ciao” mostruose cantate da avvenenti signorine col simbolo di Bendera -come fatto, ovviamente, proprio da “Repubblica” (delle banane, verrebbe da dire), senza contare che alcuni anni fa già circolava in Ucraina una “Bella Ciao” pienamente nazista a cura di personaggi vicini al famoso Pravyj Sektor. Ma il discorso sarebbe troppo lungo. E' un discorso che ha a che fare, comunque, con i nazionalismi contrapposti che hanno portato a questa guerra -contrapposti eppure trasversali, ed è questo il tragico paradosso-, e a decine di altre che non ci sono interessate così tanto perché c'era molto meno gas nel mezzo. Nazionalismi, soldi, gas, energia, vendite di armi, blocchi e quant'altro; e giornalisti asserviti, da qualsiasi parte. Nulla di nuovo sotto il sole, purtroppo. Saluti.

Riccardo Venturi - 14/4/2022 - 21:31


Infatti quella dei Pink Floyd è proprio una operazione che lascia il tempo che trova e non è degna di una band con un passato glorioso. Idea di Gilmour, comunque. Sono convinto che se Roger Waters fosse ancora nel gruppo non avrebbe mai approvato una cosa del genere, basta leggere la sua lettera aperta sulla guerra in Ucraina, molto lucida, per rendersene conto.

A proposito delle varie canzoni riadattate e naturalmente osannate da Repubblica con l'elmetto, una band ucraina ha anche rifatto "London Calling", cosa che ha provocato tutta una serie di polemiche: vedi La polemica sulla cover di "London calling" per Kyiv.

Lorenzo - 15/4/2022 - 19:37



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