Lingua   


Lista delle versioni e commenti


Ti può interessare anche...

E prigione francese
(Chjami Aghjalesi)
Katarungan
(Freddie Aguilar)
La mia cella
(Dario Fo)


Kabardina
[1999]

Στίχοι / Testo / Lyrics / Paroles / Sanat:
Λευτέρης Παπαδόπουλος [Lefteris Papadopoulos]

Μουσική / Musica / Music / Musique / Sävel:
Χριστόφορος Κροκίδης [Christoforos Krokidis]

Ερμηνεία / Interpreti / Performed by / Interprétée par / Laulavat:
Βασίλης Παπακωνσταντίνου[Vasilis Papakonstantinou]

'Αλμπουμ / Album: Να Με Φωνάξεις [Na Me Fonaxeis]

fuga


Da una penna come quella di Lefteris Papadopoulos non potevano non scaturire parole che lasciano il segno. Se si aggiunge il rock di Christoforos Krokidis che sottolinea il testo, ne segue le sfumature, si fa ritmo incalzante per poi farsi narrazione mesta e sommessa, si comprenderà come il brano è un’opera d’arte, di quelle che chi scrive non si stanca di riascoltare. Il tocco d’artista lo dà Vasílis Papakonstantínou, che per questo pezzo è un interprete d’eccezione.
È una canzone ingiustamente passata quasi inosservata, tant’è che non si trovano traduzioni in rete.

Parla di un fuorilegge, imprigionato e ucciso dopo la fuga. È la pioggia ad avere compassione di un individuo, anonimo, come anonimi sono gli emarginati. L’ unico segno distintivo è il suo trench bianco che si fa persona. Insieme alla pioggia, al sussulto di commozione per gli scarti della società sono partecipi gli autori, l’interprete e gli ascoltatori.

Non sapremmo dire se il testo che segue è soltanto provocatorio o un’analisi che, al di là della sua funzione nell’opera marxiana, potrebbe figurare anche tra le considerazioni del Dasein di Heidegger e forse come esempio ante litteram di decostruzione derridiana. Di certo non si può ignorare. Peraltro considerazioni analoghe possono essere estese al rapporto tra guerre, forze armate, jus ad bellum, apparati militar-industriali, mercati finanzanziari.

K. Marx, Das Kapital- Theorien über den Mehrwert / Il Capitale- Teorie del plusvalore

[…] Un filosofo produce idee, un poeta poesie, un pastore prediche, un professore manuali ecc. Un delinquente produce delitti. Se si esamina più da vicino la connessione che esiste tra quest’ultima branca di produzione e l’insieme della società, ci si ravvede da tanti pregiudizi. Il delinquente non produce soltanto delitti, ma anche il diritto criminale, e con ciò anche il professore che tiene lezioni sul delitto criminale, e inoltre l’inevitabile manuale, in cui questo stesso professore getta i suoi discorsi in quanto “merce” sul mercato generale. Con ciò si verifica un aumento della ricchezza nazionale, senza contare il piacere personale, come [afferma] un testimonio competente, il professor Roscher, che la composizione del manuale procura al suo stesso autore. Il delinquente produce inoltre tutta la polizia e la giustizia criminale, gli sbirri, i giudici, i boia, i giurati ecc.; e tutte queste differenti branche di attività, che formano altrettante categorie della divisione sociale del lavoro, sviluppano differenti facoltà dello spirito umano, creano nuovi bisogni e nuovi modi di soddisfarli. La sola tortura ha dato occasione alle più ingegnose invenzioni meccaniche e ha impiegato, nella produzione dei suoi strumenti, una massa di onesti artefici.
Il delinquente produce un’impressione, sia morale sia tragica, a seconda dei casi, e rende così un “servizio” al moto dei sentimenti morali ed estetici del pubblico. Egli non produce soltanto manuali di diritto criminale, non produce soltanto codici penali, ma anche arte, bella letteratura, romanzi e perfino tragedia, come dimostrano non solo La colpa del Müllner e I masnadieri dello Schiller, ma anche l’Edipo [di Sofocle] e il Riccardo III [di Shakespeare].
Il delinquente rompe la monotonia e la banale sicurezza della vita borghese. [….]

[Riccardo Gullotta]

Nota testuale
La sola traduzione che potrei eseguire sarebbe attraverso l’automatico e poco altro attingendo dal web. Il risultato sarebbe arraffazzonato, uno scempio che l’uomo dal trench bianco non merita. Il quale meriterebbe invece ben altre attenzioni, quelle di un fine grecista e filologo quale Riccardo Venturi, se ritiene che ne valga la pena e se può. 
Φορούσε άσπρη καμπαρντίνα
και βάδιζε στον κόσμο του
κομμάτια έγινε η βιτρίνα
που βρέθηκε στο δρόμο του
Κόβει τη νύχτα η σειρήνα
τα μπλόκα μπαίνουν στη σκηνή
τον τύλιξαν στην καμπαρντίνα
και τον αδειάσαν στο κελί.

Μόνο η βροχή ξέρει
μόνο η βροχή ξέρει και λέει τραγούδι βουβό
Μόνο η βροχή κλαίει
μόνο η βροχή κλαίει μ’ ένα τραγούδι μισό.

Τη φυλακή δεν τη μπορούσε
Θα φύγω είπε κι από δω
η σήραγγα τον οδηγούσε
απ’ έξω στο άπιαστο κενό.
Αέρας μπαίνει στο κελί του
ξυπνάει όλη η φρουρά
στοίχημα βάλαν τη ζωή του
μην τους ξεφύγει άλλη φορά.

Γαλόνια χάσαν την τιμή τους
κυκλώσαν όλη την Αθήνα
με τη χαμένη υπόληψη τους
να κυνηγάει μια άσπρη καμπαρντίνα.

Μόνο η βροχή ξέρει
μόνο η βροχή ξέρει και λέει τραγούδι βουβό
Μόνο η βροχή κλαίει
μόνο η βροχή κλαίει μ ένα τραγούδι μισό.

Φορούσε άσπρη καμπαρντίνα
και βάδιζε το δρόμο του
οι σφαίρες βγήκαν απ’ τα σκίνα
και χώθηκαν στον ώμο του
έμεινε λίγο σαστισμένος
μπερδεύτηκε το βήμα του
σκέφτηκε’ είμαι σκοτωμένος
και μπήκε μες στο μνήμα του.

Ύστερα βγήκε ο δολοφόνος
κρατώντας ένα δίκανο
Δήλωσε: «Τι ωραίος φόνος
και μ’ έλεγαν ανίκανο»

Μόνο η βροχή ξέρει μόνο η βροχή ξέρει
και λέει τραγούδι βουβό
Μόνο η βροχή κλαίει μόνο η βροχή κλαίει
μ’ ένα τραγούδι μισό...

inviata da Riccardo Gullotta - 11/4/2020 - 09:34



Lingua: Italiano

Traduzione italiana / Μετέφρασε στα ιταλικά / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi, 10-04-2020 18:34

Due parole del traduttore. Ringraziando Riccardo Gullotta per le sue parole, ecco la traduzione. Pur essendo in alcuni lievi punti "adattata" rispetto alla dizione del testo originale, gli si mantiene fedele nella sua crudezza. La canzone appartiene senz'altro, nello spirito, a quel rebetiko degli anni '20 e '30 ateniesi del secolo scorso: come non si può pensare, che so io, a Markos Vamvakaris?
SOPRABITO

Portava un soprabito bianco
e andava per i fatti suoi
andò in pezzi la vetrina
che si trovava sulla sua strada
La sirena fende la notte
compaiono i posti di blocco
lo cinsero nel soprabito
e lo scaricarono in cella.

Lo sa solo la pioggia,
solo la pioggia lo sa e canta una canzone muta
Piange solo la pioggia
solo la pioggia piange con una canzone a metà.

La prigione non la reggeva.
Fuggirò -disse- anche da qui
la galleria lo condusse
da là nel vuoto inafferrabile.
La sua cella s'empie d'aria
si sveglian tutte le guardie
scommisero sulla sua vita
di non farselo scappare ancora.

Dei gallonati furon disonorati
girarono per tutta Atene
con la loro reputazione persa
a caccia di un soprabito bianco.

Lo sa solo la pioggia,
solo la pioggia lo sa e canta una canzone muta
Piange solo la pioggia
solo la pioggia piange con una canzone a metà.

Portava un soprabito bianco
e andava per la sua strada
le pallottole spuntaron dai lentischi
in una spalla gli si conficcarono
rimase come sbalordito
cominciò a barcollare
pensò: mi hanno ammazzato
ed entrò nella sua tomba.

Per ultimo uscì l'assassino
impugnando una doppietta
Dichiarò: “Che bell'omicidio,
e dicevan che non ero buono...”

Lo sa solo la pioggia,
solo la pioggia lo sa e canta una canzone muta
Piange solo la pioggia
solo la pioggia piange con una canzone a metà.

11/4/2020 - 18:39



Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org