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Lettera a Genova

Atarassia Gröp
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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2006
Album: Non si può fermare il vento.

vnt


"Ad una città ancora bardata a lutto dopo quel tragico luglio."
Genova che non hai più parole, toccami il cuore: senti che freddo che fa.
Genova che taci e ascolti il mare gridare il nome di un figlio vissuto a metà…
Saprò guarirti dai ricordi, ti porterò a braccia verso i nostri sogni.

Vedrai bruciare ancora la rabbia negli occhi di chi non vince mai,
uniti più d'allora ci sentirai marciare e se ci cercherai
dalla stessa parte ci ritroverai,
perché a perdere non ci si abitua mai.

Genova tradita e violentata, livida in volto, ferita senza pietà.
Genova, dov'è la verità? Chi l'ha venduta in cambio dell'impunità?
Ora non hai che ripartire: c'è un sogno che aspetta di farsi inseguire.

inviata da adriana - 25/1/2007 - 16:12



Lingua: Inglese

Versione inglese dal sito ufficiale
LETTER TO GENOA

Genoa you don't have any word anymore, touch my heart: do you feel how it's cold?
Genoa you're silent and listening to the sea who's screaming the name of a son who's half-lived…
I'll be able to cure your memory, I'll hold you in my arms towards our dreams.

You'll see anger burning in the eyes of people who never win,
you'll listen our march, more united than then,
and if you'll look for us, you'll find us on the same side,
because we'll never get used to loosing.

Genoa betrayed and violated, with a bruised face, wounded without pity.
Genoa, where's the truth? Who's sold it for impunity?
Now you have to restart: there's a dream to pursue.

inviata da adriana - 25/1/2007 - 16:30


Zerocalcare


C'ho pensato un sacco e ho trovato almeno tre motivi per cui pure quest'anno vale la pena fare l'esercizio di memoria solito del 20 luglio:
Il primo motivo è che questo giorno di 19 anni fa è stato così dirimente nella vita di un sacco di noi che ancora oggi l’insieme di quelle giornate lo chiamiamo solo col nome della città: Tu ci stavi a Genova? Co chi stavi a Genova? Do dormivi a Genova?
Tipo nel 1800 che la gente -immagino, boh?- se chiedeva “ma te ce stavi a Waterloo?”.
E ci metto sempre un po’ a realizzare che ci sono persone che oggi sono adulte, che possono votare scopare e comprare un’arma, che non erano letteralmente nate nel 2001, e che giustamente rispondono “ma a genova per cosa? Quando?”
E se penso a Carlo Giuliani, che a me sembra assolutamente un pischello di oggi, contemporaneo, che ha guardato gli stessi cartoni animati miei, che se vestiva come me… mi chiedo se invece ai ragazzini di oggi gli fa quell’effetto vintage, come facevano a me i morti ammazzati negli anni 70 e 80, e mi arrovello il cervello per capire come si fa a trasmettere una memoria viva, senza feticci e santini.
Perché la memoria non è neutra, la memoria è un terreno di scontro e pure se un sacco di gente lo scopre oggi indignata quando vede qualcuno che butta giù una statua, noi sono diciannove anni che ogni 20 luglio dobbiamo ingoiare le vostre stronzate, gli insulti e le biliose ricostruzioni di chi non conosce nemmeno il peso delle parole che usa.

Il secondo motivo è che pure se sono passati tutti questi anni, pure se ci sono adulti di oggi che non erano neanche nati mentre noi correvamo col fiato rotto nei vicoli di genova, pure se i vertici della polizia hanno fatto tutti carriera, tra di noi ci sta ancora chi sta in galera e chi scappa inseguito da mandati di cattura e richieste di estradizione, per placare la sete di vendetta infinita dello stato italiano.

Il terzo motivo è sempre il solito: che a noi sta cosa non ce passerà mai.
Sarà colpa della merda che ci stava in quei cazzo di lacrimogeni che ci siamo respirati, boh.

Michele Rech - Zerocalcare

20/7/2020 - 15:42



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