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Malachi

Malachi Ritscher
Lingua: Inglese

Lista delle versioni e commenti


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Le monde est fou
(Huguette Gaulin)
17 Words
(Malenky Slovos)
Alice Was Her Name
(Ruth Jacobs)


[2010]
Scritta da Jean Smith e David Lester, il duo canadese noto come Mecca Normal, attivo dal 1984.
Un singolo che non mi pare sia mai stato incluso in un album

Malachi
Malachi


Così come ho attribuito Le monde est fou non al suo autore o interprete ma alla sua protagonista, la poetessa franco canadese Huguette Gaulin, voglio attribuire questa non ai loro autori, i Mecca Normal, ma a Mark David Ritscher, per gli amici Malachi, musicista e ingegnere del suono nativo del North Dakota ma residente a Chicago.



Impegnato in molti progetti di jazz e musica sperimentale, Malachi era altrettanto impegnato contro la guerra, tanto che fu arrestato un paio di volte nel corso di manifestazioni. Fu l’ingiusta e fraudolenta invasione statunitense dell’Iraq nel 2003 a rendere le convinzioni politiche di Malachi Ritscher ancora più radicali.

Ai primi di novembre del 2006 pubblicò sul suo sito uno scritto in cui esponeva il proprio pensiero sulla guerra di Bush jr. e che si concludeva con la seguente frase: “If I am required to pay for your barbaric war, I choose not to live in your world.”

Il mattino del 3 novembre si diede fuoco sulla trafficata Kennedy Expressway, alla periferia di Chicago.
And camera goes click and you press record
and you hand the document to the jazz musician
after they perform

And you talk and you listen
and you protest this war

And there is pain and it instigates change
And there is frustration that your voice is not heard
when you protest the war --
with a sign above your head -- in words

And your camera goes click as you press record
and the can of gasoline is there
for this final document -- your protest against the war
and some of us understood
you know the history

And your camera goes click as you press record
and you pour the gasoline
and Malachi you light match
that ends your life
in this final statement
and some of us heard your final words

and Malachi you light the match
that ends your life
in this final document -- your protest against this war
and some of us understood
and some of us heard

your final word

inviata da Bernart Bartleby - 1/3/2016 - 14:58


“[…] Here is the statement I want to make: if I am required to pay for your barbaric war, I choose not to live in your world. I refuse to finance the mass murder of innocent civilians, who did nothing to threaten our country. I will not participate in your charade - my conscience will not allow me to be a part of your crusade. There might be some who say "it's a coward's way out" - that opinion is so idiotic that it requires no response. From my point of view, I am opening a new door. […]”

(dal testamento politico di Malachi Ritscher)

Bernart Bartleby - 1/3/2016 - 15:20


Malachi Ritscher last statement

Bernart Bartleby - 1/3/2016 - 22:29


La lista delle auto immolazioni per ragioni politiche avvenute negli ultimi 50 anni è molto lunga e forse nemmeno esuastiva.
La maggior parte di coloro che, a partire dagli anni 60, hanno scelto di accendersi come torce in segno di estrema protesta contro le persecuzioni e le guerre sono monaci o ex monaci buddisti, molti i tibetani, soprattutto negli ultimi anni. Che di costoro non si parli è normale: in Cina vige una dittatura severa, se non feroce, e il Tibet è sotto occupazione cinese…

Che però pressochè nessuno ricordi il sacrificio di Alice Herz, Norman Morrison, Roger Allen LaPorte, Florence Beaumont, George Winne, Jr., Huguette Gaulin, Gregory D. Levey, Malachi Ritscher e altri ancora di cui nemmeno i nomi sono restati come flebile traccia nella Rete, che di costoro - non tantissimi, ma parecchi – non sia facile neppure reperire una fotografia mi pare davvero un’enormità…

Perché questi uomini e donne coraggiosi che hanno cercato di illuminare le coscienze addormentate dei popoli accendendosi letteralmente, dandosi fuoco contro le guerre, sono vissuti e hanno lottato nel cuore del “libero” mondo occidentale…

Nessuno ricorda più, per esempio, il trentenne Gregory D. Levey, che nel 1991 ad Amherst, Massachusetts, si diede fuoco per protestare contro la prima guerra del Golfo, la guerra di Bush Sr., poi proseguita dal figlio, che ha dato la stura ha tutto il verminaio brulicante di morte cui oggi assistiamo… "This man said the war was wrong, and he made the ultimate sacrifice" viene riportato nell’articolo del New York Times che raccontava il suo gesto. E vi si faceva pure presente che Gregory D. Levey era il terzo americano a compiere quell’estremo atto di protesta contro quella guerra… Degli altri due, nessuna traccia…

Non so, non mi lancio in un’analisi della questione… Certamente il carrozzone della propaganda e della censura del Potere ha sembre fatto un buon lavoro, ma forse è anche la nostra cultura a rifiutare il suicidio dimostrativo come fatto innaturale e ripugnante intriso di fanatismo, un po’ come l’attentato del kamikaze… Eppure a me la differenza pare sostanziale: il kamikaze con se stesso smembra ed uccide altri esseri umani, vigliaccamente; chi invece si auto immola in qualche modo accende la luce delle sue fiamme su un problema, quasi sempre grave, per lui stesso quando non per l’umanità intera… Ed è una pena che la valenza del suo sacrificio sia sminuita, confusa con l’infermità mentale o il disagio psicologico, rifiutata, misconosciuta, taciuta, nascosta.

Bernart Bartleby - 2/3/2016 - 09:35


Ciao Bernart, ho dedicato una canzone a Norman Morrison.. l'ho aggiunta ieri al sito.. si intitola "17 Words".
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.
Andrea

Andrea - 31/7/2016 - 22:52


Innanzitutto, ti ringrazio Andrea per aver raccolto, addirittura con una nuova canzone, la mia richiesta di attenzione sulle storie, sempre misconosciute, di coloro che nostro Occidente hanno attuato l'estrema forma di protesta dell'auto-immolazione, un'azione che stentiamo a comprendere per tanti motivi, anche per la nostra relazione ormai molto distaccata con la sofferenza e la morte.

Più tardi leggerò ed ascolterò con attenzione il vostro brano e ti dirò senz'altro cosa ne penso.

Saluti

Bernart Bartleby - 1/8/2016 - 13:52


In effetti si tratta di un gesto sicuramente estremo per la nostra società, credo anche per il giudizio della tradizione cristiano/cattolica riguardo al suicidio.
Anche a me ha colpito molto... ho iniziato ad interessarmi al tema nel modo credo più banale: la celebre foto di Malcolm Browne, che immagino abbia avuto un'eco forte negli stati uniti del tempo... probabilmente "ispirando" i successivi sacrifici "occidentali" che ricordi sopra.

Andrea Imberciadori - 3/8/2016 - 12:04



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