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Ora vi dirò chi fu Graziani

Dante Bartolini
Lingua: Italiano

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(Dante Bartolini)


(1952)

Registrazione effettuata da Sanro Portelli a Casteldilago (TR) nell’aprile 1972, a casa di Dante Bartolini, depositata in Archivio Sonoro “Franco Coggiola”, fondo Alessandro Portelli, serie “Terni e Valnerina”.

Graziani (secondo da destra) con Himmler (quarto da destra), Heydrich (secondo da sinistra) e altri caporioni nazi e fascisti al funerale del capo della polizia Bocchini, Roma, 21 novembre 1940.
Graziani (secondo da destra) con Himmler (quarto da destra), Heydrich (secondo da sinistra) e altri caporioni nazi e fascisti al funerale del capo della polizia Bocchini, Roma, 21 novembre 1940.


Mentre c’è chi costruisce mausolei, ad Affile, per celebrare le gesta del macellaio di Arcinazzo, rinfreschiamoci la memoria con queste ottave composte da Dante Bartolini, comandante partigiano della Brigata Gramsci. Le ottave furono composte in seguito alla scarcerazione di Rodolfo Graziani, viceré d’Etiopia e “leone di Neghelli”, condannato a 19 anni di reclusione per crimini di guerra. La scarcerazione fu di poco successiva all’arresto, e la dimenticanza dev’essere stata generale, visto che oggi possiamo vantare nella spesa pubblica della regione Lazio, giunta Polverini, agosto 2012, la costruzione di un “sacrario” per celebrare le gesta di tanto illustre personaggio.

Un interessante articolo di Wu Ming ricostruisce ampiamente la vicenda.

Al di là degli schemi retorici dell’ottava rima (che magari alle nostre orecchie appaiono arcaici e superati), e della retorica di partito chiaramente espressa negli ultimi versi di questo componimento, quel che qui preme sottolineare a Dante Bartolini è il legame di continuità, indiscusso e indissolubile, che dal fascismo conduce ai governi democristiani. Fino ai giorni nostri, possiamo dire oggi, mentre ci prepariamo alla manifestazione antifascista che si terrà ad Affile il prossimo 25 aprile, ricordando che Graziani è “quello che ha massacrato tanta gente”, un criminale di guerra, e che non c’è ragione alcuna per costruire in suo onore alcun monumento.

dal blog controCanto

*

Una sera di aprile del 1972 andai a trovare Dante Bartolini, ex operaio delle Acciaierie di Terni, comandante partigiano, poeta e cantore popolare della Valnerina ternana. Da molto tempo non cantava, i quaderni su cui aveva annotato le sue canzoni erano finiti sotto un mucchio di carbone in cantina. Li tirammo fuori, cominciammo a sfogliarli. E fra una canzone partigiana e l’altra, Dante cantò delle ottave che aveva composto una ventina di anni prima.

Questo 25 aprile andremo, con il Comitato antifascista di Affile, a cantare le ottave di Dante Bartolini, ricuperate dall’archivio del Circolo Gianni Bosio come lui le aveva recuperate dalla sua cantina.

Perché queste memorie non possono restare sepolte sotto il carbone, sotto l’indifferenza e sotto l’oblio.

Affile è diventato una cartina di tornasole per l’identità della repubblica italiana: lo sconcio abbraccio fra Andreotti e Graziani nella vicina Arcinazzo era per l’allora giovane poeta operaio un simbolo della complicità fa il vecchio potere fascista e il nuovo potere democristiano. Oggi l’indifferenza verso lo scandalo di un monumento al criminale massacratore di partigiani e di migliaia di resistenti libici ed etiopi è segno di come, fra superficialità, opportunismi, e vere e proprie complicità il fascismo continua a inquinare la nostra fragilissima democrazia.

AffileNon a caso, il cosiddetto governo tecnico non ha mai risposto lo scorso anno all’interrogazione dell’allora deputato del PD Jean-Léonard Touadi; e c’è da temere che il presunto “governo di scopo” con le sue “larghe intese” non troverà il tempo di prendere in considerazione la nuova interpellanza dei deputati PD Kyenge, Ghizzoni e Beni sullo stesso argomento.

Gridando vendetta: la scrittrice cinese-americana Maxine Hong Kingston insegna che un modo di dire “vendetta” in cinese è: raccontare a cinque famiglie. La vendetta è il racconto. Lo scorso novembre, dopo la fiaccolata indetta dall’Anpi e dal comitato antifascista locale, nacque l’idea di rispondere alla costruzione del “sacrario” portando ad Affile la cultura, lo spettacolo, la gioia di vivere dell’Italia antifascista contro la cultura di morte incarnata da Graziani e dall’idea cimiteriale del “sacrario”. Perciò questo 25 aprile sarà una giornata intera di proposte teatrali (“Clownarchia” di Enrico Marcoli e Roberto Andorfi, “La banda del Gobbo” di Emiliano Valente) e musicali (i laboratori di canti politici e il coro multietnico “Romolo Balzani” del Circolo Ginni Bosio, Piero Brega e Oretta Orengo, Rise and Shine Full Sound), mostre, stand enogastronomici, assemblee. Perché dire no al fascismo significa dire di sì a una democrazia partecipata, molteplice e fraterna e, raccontandone la storia, costruirne il futuro.

Alessandro Portelli, 25 aprile 2013

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Vedi anche Affile, Graziani, Andreotti da fisicamente.net
Ora vi dirò chi fu Graziani,
quello che ha massacrato tanta gente.
Che ha impiccato tanti partigiani
Accanto allo straniero prepotente,
difese lo straniero in questa terra
contro gli italiani fece la guerra.
Fece tra di noi serra serra
Per far venire qua gli americani
E fargliela occupar la nostra terra
Perché avea paura degli italiani
Ogni italiano che offensiva sferra
Presto distrugge ai traditori i piani:
Dal tribunale viene condannato
Togliendo i gradi a andare carcerato.

Questo governo poi lo ha liberato
Perché ha fatto bene i suoi interessi
Di star tranquillo ognuno ha assicurato
Facendo gli italiani tutti fessi.
A quelle mamme che il figlio hanno impiccato
Non firmeranno a lui quei permessi
Che poverine gli sanguina il cuore
Gridando vendetta al traditore.

Questo governo di cristiano amore
Abbraccia il leone di Neghelli
Dicendo “vien da me, o malfattore”
Che troverai aperti i tuoi cancelli
Disse Graziani al suo benefattore
“Tra noi non faremo mai duelli
Anzi, così voglio ricompensare
Il voto di fiducia voglio dare”.

In piazza fingono poi da litigare
Per ingannare il popolo italiano
Se in trappola qualcuno può cascare
Certo che non ha il cervello sano
L’intelligente sa considerare
Non vuol cascare più dentro il pantano
Cercherà di fare nuova conquista
O dare il voto al partito comunista.

inviata da CCG Staff - 25/4/2013 - 12:11


Il generale Graziani... Mio padre mi diceva che gli hanno tagliato i coglioni in Africa. E' vero?

Sacha - 26/4/2013 - 20:48


Assolutamente no.

Quella della mutilazione dei prigionieri e dell'evirazione in particolare era uno spauracchio dei "grandi e potenti" combattenti italiani nelle loro guerre coloniali, fin dai tempi della guerra d'Abissinia di fine 800.

Certo, nella guerra d'Etiopia certe pratiche vendicative particolarmente efferate verso l'occupante non mancarono ma soprattutto da parte di formazioni di combattenti irregolari (i cosiddetti Arbegnuoc = patriota, partigiano) dopo la fine ufficiale della guerra, dopo il 1936.

Un mio conoscente, morto parecchi anni fa, che aveva combattuto in Etiopia, raccontava che dopo uno scontro restò fino a notte sotto i cadaveri dei compagni morti perchè tra i soldati si diceva che cadere prigionieri nelle mani degli etiopi significava essere evirati...

La storia che a Graziani avessero "tagliato i coglioni" fa sicuramente riferimento all'episodio dell'uccisione del pilota Tito Minniti, il cui aereo da ricognizione fu abbattuto sulle linee nemiche nel dicembre 1936. Il sottotenente, ferito, fu poi torturato, mutilato e decapitato.
La risposta di Graziani fu il gas sui villaggi... Le bombe all'iprite colpirono anche un ospedale da campo della Croce Rossa svedese, facendo decine di morti... L'uso del gas, in palese violazione della Convenzione di Ginevra, fu giustificato come ritorsione per "analoghe" violazioni da parte etiope...

Non c'è assolutamente dubbio: quanto ad efferatezze in guerra gli italiani non sono mai stati secondi a nessuno.

Bernart Bartleby - 29/5/2016 - 18:50


... c’è poi che nel 1937 Graziani rimase piuttosto gravemente ferito nel corso di un attentato, durante una cerimonia ufficiale... Le schegge di una bomba rudimentale lo colpirono su tutta la parte destra del corpo... Quando guarì, si fece ritrarre con le braghe calate per dimostrare che le “virtù” erano ancora intatte...



Nel frattempo fece massacrare alcune migliaia di etiopi, compresi - chissà perchè, forse perchè labili indizi conducevano lì i mandanti dell’attentato - tutti i monaci, le suore e i giovani diaconi del monastero e seminario cristiano copto di Debrà Libanòs...

Strage di Debrà Libanòs in un disegno dell’artista rastafariano Ras Dedo
Strage di Debrà Libanòs in un disegno dell’artista rastafariano Ras Dedo

Bernart Bartleby - 29/5/2016 - 20:46



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