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Frændur: Hvítar flykrur

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Lingua: Faroese

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Frændur, Hvítar flykrur


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(Frændur)


[1986]
Orð / Testo / Lyrics: Steintór Rasmussen
Lag / Musica / Music: Eyðun Nolsøe
Album: Frændur II



Nell'anno del signore 1979 mi ritrovai a passare, per poche ore di scalo, dalle Fær Øer. Il tempo di scendere, fare un giro per Tórshavn sotto una bufera d'ogni cosa (acqua mista a neve, vento a ottanta all'ora) e rimontare sulla nave che m'avrebbe portato in Islanda. Tempo dopo, un tizio che conoscevo e che pure era passato dalle “Isole delle Pecore” mi fece avere un paio di cose: le fotocopie dell'unico manuale di conversazione italiano-feroese (faroese, feringio o come diavolo volete chiamare quella lingua) e una cassetta piratata di un album appena uscito, di tali Frændur, i “Parenti”, la rock band più famosa dell'arcipelago, accompagnato sempre da un fascio di fotocopie coi testi. L'album, Frændur II, ebbe poi un successo talmente clamoroso tanto da risultare quello più venduto della storia in lingua feroese. C'era, in quell'album, una canzoncina che, all'epoca, avevo imparato a memoria e che mi fece, qualche anno dopo, vivere dieci minuti di popolarità su un autobus fiorentino: siccome ho l'abitudine di cantare a voce alta, proprio mentre me la canticchiavo su un autobus venni fissato da una coppia con l'aria incredula che mi rivolse la parola in una lingua strana. Avevo incocciato l'unica coppia di føroyingar in visita a Firenze, insomma. Risposi loro blaterando qualcosa in islandese (lingua simile, ma non troppo) e finì con questi che scesero alla fermata di piazza del Duomo con aria tra il divertito e l'interrogativo. Tempo e traslochi, poi, m'hanno fatto perdere sia la cassetta che le fotocopie. Il testo me lo sono dimenticato tranne i primi due versi che ogni tanto affiorano: hvùitar flikkrur leggia sé au greinar, tràii sgal nu hùila eina tùi, così per riprodurre alla bell'e meglio la pronuncia. Passato, tutto passato. Figuratevi oggi quando mi sono accorto che su YouTube 'sta canzoncina c'era, porco mondo. E che, riascoltandola dopo una fraccata d'anni, all'improvviso mi sono ricordato anche il resto del testo e che mi sono messo a cantarla in mutande, stamattina, solo a casa. Se fosse passati di lì avreste visto una scena a sua volta degna di finire su YouTube, giuro. Una graziosa canzoncina d'amore con poche pretese, cantata da Eyðun Nolsøe, che è la sorella di Rani Nolsøe, il frontman dei Frændur che la Wikipedia delle Fær Øer mi dice ancora in piena attività. Sapessero! Sì, senza pretese, ma un pezzettino della mia vita che, come sempre, salvo qui sopra chiedendo scusa. Non me la sentivo di lasciarlo ancora andare via. Così non me la scordo più. E magari, per chi becca 'sta pagina, anche l'occasione per sentire una piccola e antichissima lingua.[RV]
Hvítar flykrur leggja seg á greinar,
træið skal nú hvíla eina tíð,
flykrur seta seg á mínar herðar,
og eg kenni myrkan vetur,
sum nú býr í mær,
sakni ein, eg elski,
sakni ein, eg elski so.

Eri eg sum hvíta vakra træið,
sum í kulda bíðar eftir sól?
Veit at allar flykrur munnu bráðna,
koma til mín vøkur minni,
skilji mína sorg,
sakni ein, eg elski
sakni ein, eg elski so.

Skilji hví mær leingist,
sakni ein, eg elski,
sakni ein, sum eisini elskar so.

inviata da Riccardo Venturi - 29/4/2009 - 17:09



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
29 aprile 2009

Ci voleva ritrovare questa canzone per farmi ritirare fuori il Føroysk-Donsk Orðabók...
FIOCCHI BIANCHI

Fiocchi bianchi si posano sui rami,
l'albero ora riposerà un po',
i fiocchi mi si posano sulle spalle
e mi sento addosso il tempo scuro
che ora abita in me,
mi manca uno che amo,
mi manca uno che amo tanto.

Sono come il bell'albero bianco
che nel freddo attende il sole?
So che tutti i fiocchi si scioglieranno
e diventeranno miei bei ricordi,
e capisco il mio dolore,
mi manca uno che amo,
mi manca uno che amo tanto.

Capisco perché ho pena,
mi manca uno che amo,
mi manca uno che pure mi ama tanto.

29/4/2009 - 17:57



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