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La poesía es un arma cargada de futuro

Paco Ibáñez
Lingua: Spagnolo


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Medio millón de luces o Cantando como quien respira
(Alfonso Baro)
Punto y raya
(Soledad Bravo)
Si me matan, bueno (Ante la vida, sereno)‎
(Joan Manuel Serrat)


[1969]
Album "Paco Ibáñez en el Olympia"
Adattamento dell'omonima poesia del poeta spagnolo Gabriel Celaya (1911-1991), dalla raccolta "Cantos íberos" del 1955.
Interpretata dal vivo anche da Joan Manuel Serrat, Soledad Bravo, Ovejas Electricas

Cantemos como quien respira
gabriel-celaya

Dobbiamo cantare come chi respira. Parlare di quello che ci occupa ogni giorno. Non dobbiamo fare poesia come chi cerca il quinto cielo o come chi si mette in posa per la posterità. La poesia non è - non può essere - atemporale o, come si suol dire, eterna, La poesia non è di per sé un fine. La poesia è uno strumento, tra gli altri, per trasformare il mondo. Non cerca una posterità di ammiratori. Cerca un avvenire nel quale, consumata, cesserà di essere quello che è oggi. [...]

Niente di ciò che è umano deve rimanere al di fuori della nostra opera. Nella poesia deve esserci fango, e chiediamo scusa ai poeti poetissimi. Devono esserci idee, per quanto ne dicano i poeti acefali. Deve esserci calore animale. Devono esserci retorica, descrizioni, argomenti e persino politica. [...] La poesia non è neutrale. Nessun uomo può essere neutrale oggi. E un poeta è prima di tutto un uomo."

(Gabriel Celaya, Itinerario poetico, Ed. Catedra, Madrid, 1992, pp. 23-25, tratto da Fernando Lucini, ...Y la palabra se hizo musica - La canción de autor en España, 2006. Il blog di Fernando Lucini, Cantemos como quien respira prende il titolo da questa citazione)

Fernando Lucini con Gabriel Celaya durante la presentazione di un suo libro
Fernando Lucini con Gabriel Celaya durante la presentazione di un suo libro



Cuando ya nada se espera personalmente exaltante,
más se palpita y se sigue más acá de la conciencia,
fieramente existiendo, ciegamente afirmando,
como un pulso que golpea las tinieblas,
que golpea las tinieblas.

Cuando se miran de frente
los vertiginosos ojos claros de la muerte,
se dicen las verdades;
las bárbaras, terribles, amorosas crueldades,
amorosas crueldades.

Poesía para el pobre, poesía necesaria
como el pan de cada día,
como el aire que exigimos trece veces por minuto,
para ser y en tanto somos, dar un sí que glorifica.

Porque vivimos a golpes, porque apenas si nos dejan
decir que somos quien somos,
nuestros cantares no pueden ser sin pecado un adorno.
Estamos tocando el fondo, estamos tocando el fondo.

Maldigo la poesía concebida como un lujo,
cultural por los neutrales, que lavándose las manos
se desentienden y evaden.
Maldigo la poesía de quien no toma partido,
partido hasta mancharse.

Hago mías las faltas. Siento en mí a cuantos sufren.
Y canto respirando. Canto y canto y cantando
más allá de mis penas,
de mis penas personales, me ensancho,
me ensancho.

Quiero daros vida, provocar nuevos actos,
y calculo por eso, con técnica, que puedo.
Me siento un ingeniero del verso y un obrero
que trabaja con otros a España,
a España en sus aceros.

No es una poesía gota a gota pensada.
No es un bello producto. No es un fruto perfecto.
Es lo más necesario: lo que no tiene nombre.
Son gritos en el cielo, y en la tierra son actos.

Porque vivimos a golpes, porque apenas si nos dejan
decir que somos quien somos,
nuestros cantares no pueden ser sin pecado un adorno.
Estamos tocando el fondo, estamos tocando el fondo.

inviata da Alessandro - 22/4/2009 - 09:37



Lingua: Italiano

Versione italiana

tratta dal libro "Il fiore della libertà"
Grandi Tascabili Economici Newton
dal blog di Bruna Verdone
(si riportano qui solo le strofe cantate)
LA POESIA E' UN'ARMA CARICA DI FUTURO

Quando non ci si aspetta più nulla di personalmente esaltante,
ma si palpita e si va avanti più in qua della coscienza,
fieramente esistendo, ciecamente affermando,
come un polso che colpisce le tenebre,
che colpisce le tenebre.

quando si guardano dritto in fronte
i vertiginosi occhi chiari della morte,
si dicono le verità:
le barbare, terribili, amorose crudeltà
amorose crudeltà

Poesia per il povero, poesia necessaria
come il pane quotidiano,
come l'aria che pretendiamo tredici volte al minuto,
per essere e, in quanto siamo, dare in sì che glorifica.

Perché viviamo a colpi, perché a malapena ci lasciano
dire che siamo quelli che siamo,
i nostri canti non possono essere senza peccato un ornamento.
Stiamo toccando il fondo, stiamo toccando il fondo.

Maledico la poesia concepita come un lusso
culturale per i neutrali che, lavandosene le mani,
si disinteressano ed evadono.
Maledico la poesia di chi non prende partito,
partito fino a macchiarsi.

Faccio miei gli errori. Sento in me quanti soffrono
e canto respirando
Canto e canto, e cantando al di là delle mie pene
personali, mi espando,
mi espando.

Vorrei darvi vita, provocare nuovi atti,
e calcolo per questo, con tecnica, che cosa possa fare.
Mi sento un ingegnere del verso e un operaio
che forgia con altri la Spagna nei suoi acciai.

Non è una poesia goccia a goccia pensata.
Nemmeno un bel prodotto. Non un frutto perfetto.
Èil più necessario: quello che non ha un nome.
Sono grida nel cielo e, in terra, sono atti.

Perché viviamo a colpi, perché a malapena ci lasciano
dire che siamo quelli che siamo,
i nostri canti non possono essere senza peccato un ornamento.
Stiamo toccando il fondo, stiamo toccando il fondo.

29/9/2011 - 23:02



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