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Immigrant Song

Led Zeppelin
Lingua: Inglese

Lista delle versioni e commenti


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[1970]
Album: Led Zeppelin III
Songwriters: Jimmy Page, Robert Plant



Si potrebbero anche fare delle (forzate) attualizzazioni di questa bellissima e celeberrima canzone di ‎Robert Plant e soci, ma restando aderenti al testo - e alla musica feroce ed incalzante che lo ‎accompagna – non si può non ammettere che questa “Immigrant Song” è una canzone, anzi, un urlo ‎di guerra, quello delle orde vichinghe che tra l’Ottavo e l’Undicesimo secolo si abbatterono a più ‎riprese sulle coste inglesi.‎
La canzone fu infatti scritta da Plant, cultore della mitologia nordica, in omaggio alla terra d’Islanda ‎dopo un concerto dei Led Zeppelin tenutosi a Reykjavík a metà del 1970:‎

“We weren't being pompous. We did come from the land of the ice and snow. We were guests ‎of the Icelandic Government on a cultural mission. We were invited to play a concert in Reykjavík ‎and the day before we arrived all the civil servants went on strike and the gig was going to be ‎canceled. The university prepared a concert hall for us and it was phenomenal. The response from ‎the kids was remarkable and we had a great time. 'Immigrant Song' was about that trip and it was ‎the opening track on the album that was intended to be incredibly different.” (Robert Plant ‎citato su Songfacts)‎




Credo che considerare questa come una CCG DOCG sarebbe quasi equivalente (fatte le debite ‎proporzioni) ad inserire su queste pagine qualche “Songs of the Pioneers” che celebri la conquista ‎del West.‎

Se poi volessimo davvero spingerci ad attualizzarla – ma personalmente sarei contrario – potremmo ‎parlare delle “orde” di immigrati che approdano sulle nostre coste portando – come i vichinghi o i ‎mongoli o i “barbari” a loro tempo – lo sconquasso nel beato Occidente… Dovremmo però far finta ‎di non leggere certi versi, tipo “Veniamo dalla terra del ghiaccio e della neve”, “Il Martello degli ‎Dei guiderà le nostre navi”, “Noi siamo i vostri padroni” e altri…‎

E’ che alle volte non basta un titolo per spiegare tutto un contenuto…‎

(Bernart)
Ah, ah,
We come from the land of the ice and snow,
From the midnight sun where the hot springs blow.
The hammer of the gods
Will drive our ships to new lands,
To fight the horde, singing and crying:
Valhalla, I am coming!

On we sweep with threshing oar,
Our only goal will be the western shore.

Ah, ah,
We come from the land of the ice and snow,
From the midnight sun where the hot springs blow.
How soft your fields so green,
Can whisper tales of gore,
Of how we calmed the tides of war.
We are your overlords.

On we sweep with threshing oar,
Our only goal will be the western shore.

So now you'd better stop
And rebuild all your ruins,
For peace and trust can win the day
In spite of all your losing.

inviata da giorgio - 10/12/2008 - 21:22




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
3 settembre 2013

CANZONE MIGRANTE

Ah, ah
veniamo dalla terra del ghiaccio e della neve,
dal sole di mezzanotte dove sgorgano le sorgenti calde.
Il martello degli dèi
spingerà le nostre navi a nuove terre,
per combatter l'orda, cantando e urlando:
Valhalla, sto arrivando!

Procediamo sbattendo i remi,
la nostra sola mèta è la costa a occidente.

Ah, ah,
veniamo dalla terra del ghiaccio e della neve,
dal sole di mezzanotte dove sgorgano le sorgenti calde,
Come son morbidi i vostri campi così verdi,
sanno sussurrare racconti sanguinosi,
di come abbiam placato le maree della guerra.
Siamo i vostri dominatori.

Procediamo sbattendo i remi,
la nostra sola mèta è la costa occidentale.

Ora fareste meglio a fermarvi
e a ricostruire tutte le vostre rovine,
perché la pace e la fiducia possono trionfare
nonostante abbiate perso.

3/9/2013 - 14:34




Lingua: Islandese

Traduzione islandese di Rikarður V. Albertsson
Þýtt hefur Rikarður V. Albertsson



Andava quasi da sé che mi sarei messo a tradurre questa canzone in islandese; tanto più che un "vichingo" la capirebbe senza problemi. In Islanda, come si sa, la lingua scritta è rimasta pressoché ferma a un migliaio d'anni fa... [RV]
INNFLYTJENDASÖNGUR

Á, á
við komum frá landi ísa og snjóa,
hvar hverir spúa og miðnætursól er ljós.
Hamar guðanna
keyrir skipin okkar fyrir ný lönd
til að berjast gegn hjörðinni, og við syngjum og hrópum:
Valhöll, ég er að koma!

Við höldum áfram og þreskjum á árar,
eina áttin sem við stefnum er fyrir vestan.

Á, á
við komum frá landi ísa og snjóa,
hvar hverir spúa og miðnætursól er ljós.
Svona mjúkir og grænir eru vellir hjá yður,
blóðsögur hvísla þeir um hvernig
við róuðum niður stríðsstraumana.
Við erum lénsdrottnar yður.

Við höldum áfram og þreskjum á árar,
eina áttin sem við stefnum er fyrir vestan.

Nú ættið þið að stöðvast
og að endurbyggja allar rústir yður,
því að friður og traust geta sigrað
þó að þið hafið tapað.

3/9/2013 - 16:41


Il concerto a Reykjavík si tenne a metà del 1970, e non degli anni 70...

Robert Plant sarà stato anche un cultore della mitologia nordica, ma il sottoscritto non capisce ancora bene cosa c'entrino i vichinghi con l'Islanda. Non venivano essi dalla Scandinavia e dalla Danimarca? E l'Islanda non fu colonizzata dai norvegesi? E se erano tutti norreni, mica erano tutti vichinghi... Boh?!?

Riccardooo! Aiut!

Bernart - 2/9/2013 - 23:45


I Vichinghi c'entrano eccome con l'Islanda, caro Bernart. Credo ad esempio che tu abbia sentito parlare di uno dei più celebri vichinghi della storia, Erik il Rosso (Eiríkr hinn Rauðr). Attenzione poi ai "norreni": il norreno è esclusivamente una lingua, l'antico islandese, o antico norvegese, o antico nordico. Era la lingua più o meno comune a tutto il Nord, Islanda compresa (dove era stata portata dai coloni norvegesi occidentali nell'anno 874 dopo Cristo per sfuggire alla tirannia del re Araldo Bellachioma). Nell'antichità, però, veniva chiamata perlopiù "lingua danese": dönsk tunga. Il termine italiano "norreno" è un'invenzione recente: lo creò il germanista Vittorio Santoli, l'autore peraltro del volantino in tedesco commissionatogli dai partigiani fiorentini per invitare i tedeschi ad arrendersi. E' la resa italiana dell'aggettivo norrønn che significa semplicemente "nordico, del nord" e che mai era stato usato per designare la lingua, all'epoca. I "Vichinghi", peraltro, provenivano da ogni parte del Nordeuropa, ma il termine pare essere nato proprio in Islanda. Sarebbero stati, i Vichinghi, "coloro che provenivano dalle baie" (in islandese: vík), con un elementare e comunissimo suffisso di derivazione: víkingr. Tuttora, in Islanda, ci sono migliaia di luoghi formati con "vík", come la stessa Reykjavík ("baia dei fumi"). Se ti interessa l'argomento, comunque, ti rimando al mio Corso di islandese, te lo puoi scaricare e vedere qui il Venturi in versione "seria". Saluti!

Riccardo Venturi - 3/9/2013 - 12:59


Molte grazie, o chiarissimo Rikarður V. Albertsson!

Bernart - 3/9/2013 - 13:41


Mah, veramente son piuttosto scuro! :-)

Riccardo Venturi - 3/9/2013 - 14:06


Ho spostato un tuo commento nell'introduzione principale, Bernart; direi che era assolutamente appropriato.

Riccardo Venturi - 3/9/2013 - 14:33


Carissimo Bernart, ti voglio fare un "regalino" trovato in rete.



Questa è la prima pagina del "Vísir" ("L'Avvisatore", quotidiano islandese ora chiuso) di lunedì 22 giugno 1970, con la notizia del concerto dei Led Zeppelin e un'affermazione epocale come titolo: "Non avremmo mai riunito in una sola volta il 2,5% di una popolazione".. Leggendo quel po' che si riesce dell'articolo, si viene a sapere che lo ebbe a dichiarare Jimmy Page. Nel sottotitolo: "I Led Zeppelin, stelle del pop, sbalorditi per l'affluenza di pubblico che c'è stata qui".

Riccardo Venturi - 3/9/2013 - 16:52


Ringrazio, e contraccambio con video e foto

Bernart - 3/9/2013 - 17:08


Certo che, per non essere nemmeno una CCG, è venuta fuori una bella pagina...

Bernart - 3/9/2013 - 17:16


La si potrebbe intendere un po' come una "CCG alla rovescia", diciamo. Dal punto di vista dei conquistatori che impongono la loro pace, come la famosa "pax romana" insomma. Del tipo: "Ok, abbiamo vinto e voi avete perso, vi abbiamo conquistati però ora ricostruite tutto, fermatevi e viviamo tutti in santa pace". Può sembrare aberrante (e lo è), ma nella storia ha funzionato così varie volte, ad esempio proprio coi Vichinghi. Nell'VIII secolo, dopo le scorrerie che devastarono l'Inghilterra, una sua grossa parte fu conquistata con un enorme stanziamento scandinavo. In nemmeno settant'anni, le due popolazioni si erano fuse completamente. Del resto, gli Angli e i Sassoni erano arrivati, nel V secolo, dalla Danimarca. La lingua anglosassone, o inglese antica che dir si voglia, è praticamente identica all'antico nordico. Il primo storico poema epico della letteratura inglese, il Beowulf, si svolge in Danimarca ("Hwæt! We Gardena in geardagum, þeoðcyningas þrim gefrunon" = "E' così! Noi abbiamo udito della gloria dei re danesi dalle lunghe lance nei tempi andati", nota l'identità quasi perfetta con l'islandese...). La zona dove avvenne la fusione delle popolazioni fu detta "Danelaw" (legge danese); i re dell'Inghilterra antenormanna si chiamavano spesso "Canuto", ovvero Knut, il danese "Knud" (nome comunissimo ancora oggi). Succede insomma, cavolo se succede. Grazie ai danesi, "dare" in inglese si dice "give" con la pronuncia dura (ghìiv), senza i danesi oggi si sarebbe detto "yive". Grazie ai danesi esistono in inglese doppioni come "shirt" e "skirt" (il primo anglosassone, il secondo nordico). E così via. Ma è successo anche da noi, coi Longobardi. E' possibile quindi che la canzone dei L.Z., che sono inglesi, abbia tenuto conto anche di queste cose, di questi legami storici. Due anni dopo, fra l'altro, nel 1972, sarebbe scoppiata la famosa "Guerra del merluzzo" (Þorskastríð) fra Islanda e Gran Bretagna, chissà se qualche canzone la nomina... Certo, però, questa canzone un certo "retrogusto" non propriamente gradevole lo mette in bocca, un retrogusto che sa di "hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace". Ma tant'è. Poi il sottoscritto, notoriamente, parte per la tangente ogni volta che si nomina l'Islanda...

Riccardo Venturi - 3/9/2013 - 17:36


Già, Riccardo, la Storia dell'umanità, antica e recente, è costellata di conquiste e colonizzazioni, lastricata di corpi, intrisa di sangue (rappreso ma anche freschissimo)... Ma, come tu stesso ammetti, da tutta questa lordura sono nati crogioli di popoli che hanno arricchito, e non solo dal punto di vista linguistico, le loro vicende collettive e la Storia tutta...

Ma allora noi, "anime belle", cosa stiamo ancora a blaterare su queste pagine?

Mi viene il dubbio che avesse ragione quel nazi di John Wayne quando diceva che in fondo la Conquista del West e lo sterminio dei nativi fu solo una questione di sopravvivenza, che c'era tanta gente che aveva bisogno di una nuova terra e chi ci abitava da prima non ne voleva sapere... Lo stesso agghiacciante discorso che sentì fare in un intervista ad un giovane israeliano non molti anni fa: "Che c'è di male? Quando in America i bianchi hanno fatto fuori gli indiani, mica nessuno ha fatto domande, nessuno si è scandalizzato... E qui noi dovremo fare lo stesso coi palestinesi..."

Per quanto riguarda Israele, credo che sia ancora troppo presto per tirare le fila, storicamente intendo... Ma per quanto riguarda il continente americano, qualcuno ha veramente nostalgia dei Sioux o degli Inca o degli Aztechi, nessuno dei quali - per giunta - possiamo dire sia stato pacifico e mansueto, che tutti nel corso della loro Storia hanno quanto meno provato a riservare ai rispettivi vicini la sorte che poi è toccata loro per mano degli Europei?

Sto diventando nazi anch'io? Noooo! Io sono, direi, un "catastrofista egualitario e non violento", privo ormai di speranza nei suoi simili, che vorrebbe semplicemente (chiedo troppo?) l'estinzione istantanea e indolore dell'intero genere umano (un bel meteorite grosso grosso, o qualcosa del genere).

E che poi su cosa fummo indaghino pure gli archeologi di altri pianeti, sempre che rimanga qualcosa dopo l'impatto...

Bernart - 3/9/2013 - 18:55


Sai com'è, a me di Gion Vàine m'importa il giusto (a parte qualche film che vedo sempre con piacere, tipo "Un dollaro d'onore"); ma il discorso sui Sioux e amerindi vari è lungo. In linea di massima, però, dopo lo sterminio che è stato operato fisicamente nei loro confronti, ne è stato operato un altro, più subdolo: quello di "spiritualizzarli". Vale a dire: prima ti stermino fregandomene altamente (il che ci può stare), poi ti prendo e ti trasformo in grandi frasi del grande capo, in grandi spiriti delle montagne, in "rapporto profondo con la natura" e via discorrendo. Prima faccio i film dove gli indiani sono i cattivoni meritevoli di un massacro; poi, ad un certo punto, retromarcia ed ecco "Soldato blu" e tutte le "rivisitazioni". Inca e Aztechi hanno sterminato gli altri a profusione, certamente. Così è sempre andato nella storia del mondo, la quale è per intero una storia di rapporti di forza, di chi predomina e di chi soccombe. Salvo, poi, mettere tutto sul piano "culturale" e "spirituale", e servirsene generalmente per operazioni di marketing. Prendiamo anche tutti i discorsi sul Tibet, che va tanto di moda fra i VIP (ma non solo): ma si ha una pur vaga idea di che cos'era il Tibet tradizionale (vale a dire una teocrazia assolutistica)? Sono del parere che lo "spirito" abbia fatto più danni all'umanità e ai suoi cervelli, di quanti non ne abbia fatti la peste bubbonica.

Anche per questo io non mi ritengo un "pacifista", ma proprio per nulla. Cerco invece di stare bene attento all'evoluzione dei rapporti di forza, e soprattutto al militarismo. Non ne faccio, peraltro, un discorso di "speranze nei miei simili", anche perché la parola "speranza" e tutto il suo viscidume cattolico che emana mi fa venir voglia di cavare fuori un AK 47. In attesa del meteorite, cerco di schierarmi in base quelle che sono le mie visioni del mondo dove, bene o male, si deve stare in attesa del meteorite (ti faccio presente che, a parte l'evento della Tunguška del 30 giugno 1908, che peraltro fece vittime zero, non si hanno notizie storiche di meteoriti che abbiano impattato sulla Terra con conseguenze catastrofiche). Cosa fummo? Io fummo i sigari "Che Sauvages", euri 6,20 alla scatola da 20 pezzi, rispettando rigorosamente gli avvisi del Vietato Fummare. Penso a cosa sono e cosa siamo nel presente, o almeno ci provo.

Per questo ritengo che la scelta di mettere questa canzone nel sito sia opportuna, e tutt'altro che "off topic". Costringe a riflettere su certe cose, senza ipocrisie varie. Alla fin fine, magari, in quest'universo siamo davvero soli soletti e gli extraterrestri non ci sono: una scheggia impazzita del Big Bang. Nessun archeologo. Nel frattempo tutto va avanti tra bellezze e orrori, tra meraviglie e schifezze, tra bambini felici e bambini tritati dalle bombe a grappolo, tra sistemi e antisistemi. A noialtri la scelta, compresa quella di ritenerci passivi. Rispettabile come tutte le altre. Però, nel chiuso delle nostre coscienze, dovremmo tutti avere almeno la capacità di riconoscere che il mondo è sì una valle di lacrime, ma che ci si piange parecchio bene. Nonostante tutto. Saluti.

Riccardo Venturi - 3/9/2013 - 19:32


Ancora una volta chiarissimo, o scuro!

Bernart - 3/9/2013 - 20:10


A proposito vi consiglio (vabbé lo conoscerete di già... lo consiglio lo stesso) il libro "Armi, acciaio e malattie" che, a parte lo stile colloquiale e una certa ripetitività, riesce a rispondere in modo soddisfacente a una domanda fondamentale: "Perché Montezuma non è sbarcato in Spagna per conquistarla e prendere in ostaggio Carlo V?".

Naturalmente la risposta è che la razza e simili baggianate non sono una spiegazione, ma in ultima analisi tutto dipende dalla... geografia!

Lorenzo - 3/9/2013 - 20:49


Infatti la geografia fa sì che il gioco del "what if" resti, appunto...un gioco. Le famose domande: Cosa sarebbe accaduto se gli spagnoli non avessero conquistato il Sudamerica? Se Hitler avesse vinto la guerra? Se il Venturi il 26 settembre 2004 non si fosse accorto dopo un anno di avere un account su "Canzoni contro la guerra"? C'entra la geografia anche in questo: il 26 settembre 2004 stavo in uno sgabuzzino a Friburgo con un tempo infame, non sapevo che fare una mattina e mi misi a spippolare cascando sulla canzone dei Tri Yann "La geste de Sarajevo". E' una questione di geografia, e di tecnologia: gli spagnoli sapevano costruire navi in grado di attraversare gli oceani, e gli Incas e gli Aztechi no. Non ne avevano probabilmente neppure mai avuto le motivazioni. Non gliene era fregato una mazza di sapere se oltre il mare ci fosse qualcos'altro, però scrutavano i cieli. Costruivano muraglie e piramidi incastrando pietroni in modo incredibile, ma non avevano inventato la bussola. E quindi sono stati, zàc!, sterminati. Non ho letto il libro che segnali, Lorenzo, però credo che Montezuma non sia sbarcato in Spagna perché non ce l'avrebbe mai fatta, e anche perché gli Imperi sudamericani erano mondi chiusi, e autosufficienti. In pratica, nulla li avrebbe mai spinti alla brama di conoscenza dell'oltre. Per il resto, da buoni umani, autonomamente avevano inventato la schiavitù e ogni forma più crudele e studiata di dar la morte ai propri sudditi, nonché di far la guerra ai vicini. Ritengo quindi che Carlo V potesse a buon diritto dormire sonni tranquilli.

Ne è nato il Sudamerica di adesso. A noi giudicare se sia stato un bene o un male, se fosse stato meglio avere un' America endogena dove si parlava quechua, tupí, nauhatl e diné bizaad, e magari anche un derivato dell'islandese al nord, oppure il crogiolo attuale. A me piacciono i crogioli e spero di vivere abbastanza per vedere anche questa stronzissima Italia crogiolata ben bene, imbastardita e, di conseguenza, rigenerata. Rapporti di forza, come dicevo prima; ma, in mezzo a tutti gli orrori della storia, bisognerebbe accorgersi di una cosa molto positiva e che deve far riflettere parecchio. Gli adepti delle "purezze" non hanno mai vinto. Alla fine avviene il rimescolìo.

Riccardo Venturi - 3/9/2013 - 21:34


è vero che Montezuma non aveva la tecnologia ma il libro prova anche a spiegare perché quella tecnologia si sviluppò in Europa (e in Asia) e non in America.

Non sto qui a farti il riassunto (c'è su Wikipedia) ma una delle tesi fondamentali del libro è che il vantaggio fondamentale dell'Eurasia è di svilupparsi principalmente da est a ovest piuttosto che da nord a sud e quindi di avere un'area molto estesa con lo stesso clima temperato entro cui le comunicazioni erano relativamente facili.

Lorenzo - 3/9/2013 - 21:44


Per me è semplicemente la più grande canzone sulla guerra. In poche parole c'è tutto. Invasori vichinghi che arrivano, distruggono e sottomettono altri invasori (sassoni), che a loro volta avevano soppiantato altri invasori (romani) ecc… Si parla dell'Inghilterra ma potrebbe valere per tutti. Bravo Plant.

Paul - 14/3/2014 - 20:05


trovo semplicemente "strano" vedere questa canzone (mi correggo: questa chicca di canzone) in un sito il cui dominio è: "antiwarsongs."
mi viene in mente chiedere quali droghe assumete..

Francesco - 20/7/2018 - 01:10


solo roba naturale.

CCG Staff - 20/7/2018 - 08:55



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