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Un giardiniere cieco

Fabio Ghelli
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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[2008]
Testo e musica di Fabio Ghelli
Arrangiamento di Gabriele D'Ascoli
Chitarra e voce di Fabio Ghelli
Contrabbasso, effettistica ed altro di Gabriele D'Ascoli


 Lo avrai<br />
camerata Kesselring<br />
il monumento che pretendi da noi italiani<br />
ma con che pietra si costruirà<br />
a deciderlo tocca a noi.<br />
<br />
Non coi sassi affumicati<br />
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio<br />
non colla terra dei cimiteri<br />
dove i nostri compagni giovinetti<br />
riposano in serenità<br />
non colla neve inviolata delle montagne<br />
che per due inverni ti sfidarono<br />
non colla primavera di queste valli<br />
che ti videro fuggire.<br />
<br />
Ma soltanto col silenzio del torturati<br />
più duro d'ogni macigno<br />
soltanto con la roccia di questo patto<br />
giurato fra uomini liberi<br />
che volontari si adunarono<br />
per dignità e non per odio<br />
decisi a riscattare<br />
la vergogna e il terrore del mondo.<br />
<br />
Su queste strade se vorrai tornare<br />
ai nostri posti ci ritroverai<br />
morti e vivi collo stesso impegno<br />
popolo serrato intorno al monumento<br />
che si chiama<br />
ora e sempre<br />
RESISTENZA<br />
<br />
P. Calamandrei
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

P. Calamandrei


Una canzone speditaci oggi "in anteprima" da Gabriele D'Ascoli degli Apuamater; ovviamente lo ringraziamo di cuore per avere scelto questo sito per presentarla. Fabio Ghelli, lo ricordiamo, è l'autore di Cara Laura. Si tratta di un brano sull'Eccidio di Sant'Anna di Stazzema, avvenuto il 12 agosto 1944; ma come si puà vedere, specialmente nella sua parte finale, la cosa va ben oltre e si spinge fino ai nostri tempi.
Gabriele lo definisce un "brano italo-nipponico", in quanto Fabio Ghelli risiede attualmente a Osaka, in Giappone; presto sarà possibile scaricare anche l'mp3. [CCG/AWS Staff].

"In guerra non si va a controllare i cadaveri per vedere se ci sono donne e bambini; chissà, forse erano morti prima"
(Wolfgang Lehnigk Emden, tenente della III compagnia SS Panzergrenadier, successivamente esponente dell'Spd, condannato per la strage di Caiazzo)

"Non ho nulla da rimproverarmi; ho la coscienza pulita e ora non voglio più saperne"
(Gerhard Sommer, sottotente del II Panzergrenadier divisione Reichsfuehrer SS, condannato per la strage di S. Anna)
Prego venga signorina, guardi che bei gerani
loro s'affidano sicuri alle cure delle mie mani
e alle pupille bianche e spente che ho ricevuto in pegno
dacché sono residente in questo oscuro regno

Ma il rosso sa, un tempo, di garofani in estate
mi ricordava gonne al vento e il fuoco di granate
mi scusi se non sbaglio lei mi chiedeva della guerra
a proposito, ha veduto i lillà nella mia serra?

Ah sì, ero sulla linea gotica, sedicesima divisione
un giovane ufficiale alla testa d'un plotone
d'anemici biondini dalle spalle strette
guardi che ciclamini, che adorabili violette.

Ma come per questi fragili prodigi di beltà
a corrompere il virgulto della nostra civiltà
bastan pochi giardinieri troppo pigri o rammolliti
per stroncar le verminose orde di parassiti

Che infestano il nostro amato Occidente a milioni
che stavo dicendo... ah sì, gli italiani
gli italiani, brava gente, semplici cordiali
e le donne, come diceva quel tenente, a letto sanno essere eccezionali

E quesi bambini coi loro occhi lucidi e scuri come more
quegli occhi da uccellini che sentono vicino il passo lento del cacciatore

La prego mi perdoni,
ma la viva fiamma del ricordo più non brucia
S. Anna mi diceva era il nome del paese,
ma che vuole, in fondo, siamo stati qualche mese

Ricordo però bene la vampa dell'estate e quel grido incandescente
come d'adunata che dalla campagna nuda e grigia come un cadavere
levavan nell'azzurro i crocchi di papaveri

E quelle marce all'alba, nel fresco dei castagni
con l'andatura spavalda da ouverture di Mascagni
quando filtrando tra i rami il primo sole
balenava sulla canna della mia machine-pistole

Ma lei parla d'eccidio, massacro stragi, esecuzioni
e non capisco il suo fastidio se do alle cose il loro nome
che' una rosa è una rosa è una rosa e una gerbera è una gerbera
e per noi quella cosa si chiamava guerra

Guerra contro criminali e nemici della patria
turbatori della pace sociale e volgari ladri ma
si sa il nemico cambia vesti, ma i metodi son gli stessi
che' per combattere terroristi bisogna "toglier l'acqua ai pesci".

Ma se lei volesse spegnere un istante quel suo registratore
disse con aria assente il vecchio giardiniere
potrei dirle che colore ha la notte del perdono
"cosi forse capira chi sono"

Io sono il passo di stivali davanti alla tua soglia
l'abbaiare d'un cane e un crepitare di mitraglia
io sono il fumo acre che brucia nei polmoni
e l'odore del sangue che s'appiccica alle mani
io sono il giallo di denti che mordono l'ultimo respiro
e il bianco d'occhi spenti inchiodati a un cielo nero
sono la nube sui tornanti, un volo sparso di colombe
l'ultimo abbraccio degli amanti e il tetro sibilo di bombe

Ma mi guardi, mi guardi ora: sono forse diverso da lei
coi suoi fantasmi, le sue paure, il mutuo, gli zingari, il peak-oil?
come per i boccioli di dionea, il meccanismo e semplice
basta una goccia di sangue, a far d'un pavido un carnefice
e dio nella sua onnipotenza può continuare a farsi i fatti suoi
tanto di lui possiamo fare senza, che' il popolo... il popolo è con noi.

inviata da Riccardo Venturi - 17/9/2008 - 16:06



Lingua: Francese

Version française – UN JARDINIER AVEUGLE – Marco Valdo M. I. – 2011
Chanson italienne – Un Giardiniere cieco – Fabio Ghellli – 2008

Une chanson envoyée ce jour en « avant-première » par Gabriele D'Ascoli des Apuamater, bien évidemment nous le remercions de tout cœur d’avoir choisi ce site pour la présenter. Fabio Ghelli est, rappelons-le, l'auteur de Cara Laura. Il s'agit ici d'un morceau sur le Massacre de sant'Anna di Stazzema, survenu le 12 août 1944, mais comme on peut le voir la chanson va bien au-delà et touche aux événements de notre temps.

« En guerre, on ne contrôle pas les cadavres pour voir si ce sont des femmes et des enfants; qui sait, peut-être étaient-ils morts avant. »(Wolfgang Lehnigk Emden, lieutenant de la IIIième compagnie SS Panzergrenadier, par la suite condamné pour la tuerie de Caiazzo)

« Je n'ai rien à me reprocher, j'ai la conscience tranquille et maintenant, je ne veux plus rien savoir. »(Gerhard Sommer, sous-lieutenant de la division Reichsfuehrer SS, condamné pour le massacre de Sant'Anna)

*

Ah, Lucien l'âne mon ami, il y en eut de tels massacres, et pas seulement en Italie. Et comme tu le vois, et comme nous l'avons pensé, nous deux et d'autres encore, la réponse à ces gens-là est bien celle que Piero Calamandrei écrivit à Kesselring et qui figure ici-même sur la photo qui illustre la chanson : Ora e sempre : Resistenza ! Cette photo n'est pas celle que j'avais prise à Montepulciano au coin du viale Piero Calamandrei, mais elle montre une des pierres lapidaires où fut gravée cette poésie. Le texte en est d’ailleurs légèrement différent, mais peu importe. Ce qui importe sans doute dans un site de traduction de chansons contre la guerre – vu que le texte italien s'y trouve, c'est d'y mettre la traduction en langue – en l'occurrence : française. Comme il t'en souviendra, je l'avais déjà traduit ce texte pour l'édition d'un livre et je l'avais intitulé : Ode à Kesselring.

Oui, je m'en souviens bien, c'était dans ce livre où tu racontais l'histoire d'une association d’émigrés italiens en Wallonie, à Seraing très précisément, en plein milieu du bassin industriel. Elle s'appelle Leonardo da Vinci et elle existe encore malgré ses cinquante années d’existence. Je pense que tu devrais l'insérer ici, ta traduction...

Si tu le demandes... Allons-y :

ODE À KESSELRING.

TU L'AURAS
KAMERAD KESSELRING
LE MONUMENT QUE TU EXIGES DE NOUS ITALIENS,
MAIS AVEC QUELLE PIERRE ON LE CONSTRUIRA
C'EST À NOUS DE LE DÉCIDER

PAS AVEC LES PIERRES ENFUMÉES
DES BOURGS SANS DÉFENSE RAVAGÉS PAR TON CARNAGE
PAS AVEC LA TERRE DES CIMETIÈRES
OÙ NOS COMPAGNONS TOUT JEUNES ENCORE
REPOSENT EN SÉRÉNITÉ
PAS AVEC LA NEIGE INVIOLÉE DE NOS MONTAGNES
QUI DURANT DEUX HIVERS TE DÉFIÈRENT
PAS AVEC LE PRINTEMPS DE CES VALLÉES QUI TE VIT FUIR

MAIS SEULEMENT AVEC LE SILENCE DES TORTURÉS
PLUS DUR QUE TOUT ROCHER
SEULEMENT AVEC LA ROCHE DE CE SERMENT
JURÉ ENTRE DES HOMMES LIBRES
QUI S'ASSEMBLÈRENT VOLONTAIREMENT
PAR DIGNITÉ ET NON PAR HAINE
DÉCIDÉS À RACHETER
LA HONTE ET LA TERREUR DU MONDE.

SI TU VOULAIS UN JOUR REVENIR SUR CES ROUTES
TU NOUS TROUVERAIS À NOS POSTES
MORTS ET VIVANTS AVEC LE MÊME ENGAGEMENT
PEUPLE SERRÉ AUTOUR DU MONUMENT
QUI S'APPELLE
AUJOURD'HUI ET POUR TOUJOURS
RÉSISTANCE

PIERO CALAMANDREI.


Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane
UN JARDINIER AVEUGLE

Je vous en prie, venez mademoiselle, regardez quels beaux géraniums
Ils se laissent aller rassurés aux soins de mes mains
Et aux pupilles blanches et éteintes que j'ai reçues en gage
Depuis que je réside dans ce royaume obscur

Mais, un temps, le rouge des œillets en été
Me rappelait des jupes au vent et le feu des grenades
Excusez-moi si je ne me trompe, vous me parliez de la guerre
À propos, avez-vous vu les lilas dans ma serre ?

Ah oui, j'étais sur la ligne gothique, seizième division
Un jeune officier à la tête d'un peloton
De blondinets anémiques aux épaules étroites
Regardez quels cyclamens, quelles adorables violettes

Mais comme pour ses fragiles prodiges de beauté
Corrompre le rejeton de notre civilisation
Suffisent quelques jardiniers trop paresseux ou ramollis
pour éliminer les hordes de vermines et de parasites.

Qui infestent par millions notre bien-aimé Occident
Que disais-je... Ah oui, les Italiens
Les Italiens, de braves gens, simples, cordiaux
Et les femmes, comme disait ce lieutenant; au lit savent être exceptionnelles

Et les enfants avec leurs yeux brillants et sombres comme des mûres
Ces yeux d'oiseaux qui entendent proches les pas du chasseur.

Je vous en prie, pardonnez-moi
Mais la flamme vive du souvenir ne brûle plus
Sant'Anna, vous me disiez était le nom du village
Mais que voulez-vous, nous n'avons été là que quelques mois.

Je me rappelle pourtant bien la chaleur de l'été et ce cri incandescent
De ralliement qui de la campagne nue et grise comme un cadavre
Élevaient dans l’azur les groupes de coquelicots.

Et ces marches à l'aube, dans le frais des châtaigners
Avec l'allure crâneuse d'une ouverture de Mascagni
Quand filtrant parmi les branches le premier soleil
Étincelait sur le canon de mon pistolet-mitrailleur

Mais vous, vous parlez de carnage, de massacre, de tuerie, d'exécutions
Et je ne comprends pas votre embarras si je donne aux choses leur nom
Ce qui est une rose est une rose et une gerbera est une gerbera
Et pour nous cette chose s'appelait guerre.

Guerre contre des criminels et des ennemis de la patrie
Des perturbateurs de la paix sociale et de vulgaires voleurs, mais
Mais vous savez, l'ennemi peut changer d'apparence, mais les méthodes sont les mêmes
Pour combattre les terroristes, il faut « retirer l'eau aux poissons ».

Mais si vous voulez éteindre un instant votre enregistreur
Dit l'air absent le vieux jardinier
Je pourrais vous dire quelles couleurs a la nuit du pardon
« Ainsi peut-être comprendrez-vous qui je suis »

Je suis le pas de bottes devant votre porte
L'aboiement d'un chien, une rafale de mitraillette
Je suis la fumée âcre qui brûle les poumons
Et l’odeur du sang qui se colle aux mains
Je suis le jaune des dents qui mordent le dernier soupir
Et le blanc des yeux éteints cloués au ciel noir
Je suis le nuage sur les tournants, un vol épars de colombes
Le dernier baiser des amants et le terrifiant sifflement des bombes.

Mais regardez-moi, regardez-moi à présent, je suis peut-être différent de vous
Avec vos fantasmes, vos peurs, votre mutuelle, les Tsiganes, le pic pétrolier ?
Comme pour les boutons de dionées, le mécanisme est simple
Il suffit d'une goutte se sang pour faire d'un peureux un tueur
Et dieu dans son omnipotence peut continuer à faire ses affaires
Nous pouvons faire sans lui, tant que le peuple... le peuple est avec nous.

inviata da Marco Valdo M.I. - 9/1/2011 - 15:53



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