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Rawalpindi Blues

Carla Bley
Lingua: Inglese


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Album: "Escalator over the Hill" (1971)

Escalator Over The Hill-CD

Cari amici delle CCG,
sono qui a rompervi con le mie idee.
Devi dirvi che io non guardo praticamente mai la tivù e le mie informazioni sul mondo si riducono al quotidiano (la Repubblica, per inciso) che compro tutte le mattine; credo poco a quello che scrivono, ma insomma mi basta per farmi un’idea di cosa succede in questo mondo di scemi.

benazir bhuttoOr bene, stamattina ho comperato il giornale poco prima di mezzogiorno e sono rimasto di sasso alla notizia dell’assassinio di Benazir Bhutto: non che non me lo aspettassi, ma insomma fa sempre un certo effetto. Non ne so abbastanza per esprimere una opinione sensata sul personaggio; magari era una stronza qualsiasi, però mi piaceva ed ero comunque dalla sua parte; una donna, in un mondo di maschi cretini come sono i fondamentalisti (musulmani o cristiani, non faccio differenza) non poteva che attirare le mie simpatie.
Quando poi ho letto che è stata uccisa a Rawalpindi, mi è venuto un altro colpo, perché questo nome per me significa esclusivamente “Rawalpindi blues”. Sapete che cos’è? È il titolo di uno dei brani (più di 12 minuti) di uno dei dischi di jazz più belli che io conosca: si intitola “Escalator over the hill”, venne scritto da Carla Bley su testi di Paul Haines tra il 1968 e il 1971 (fu pubblicato nel 1971 in un triplo vinile) ed è una specie di “opera jazz” che racconta una storia che non ho mai capito, ma non me ne può importare di meno, perché mi ha fatto sognare e fantasticare per quasi tutta la mia vita. Vi dico che in questo disco suonano personaggi del calibro di Gato Barbieri, Don Cherry, Charlie Haden, Paul Motian, John McLaughlin, Jack Bruce, Don Preston, Enrico Rava e molti altri.
Or bene, ho cercato di capire, vocabolario di inglese alla mano, cosa dice il testo di questa canzone (come tutte di quest’opera, è un dialogo a più voci), ma non c’ho capito molto, a parte i leoni che combattono e i pappagalli così verdi da far sembrare il cielo blu. Non c’entra nulla sicuramente con le canzoni che pubblicate qui, ma io ve la mando lo stesso, in memoria di una donna che mi sembrava migliore di tanti uomini. E se non ritenete opportuno pubblicarla, non mi offenderò.
Ciao
JACK:
You got to give up
What you don’t want
To get what you do.

HIS FRIENDS:
What will we ever do
With you?

JACK & PARROT:
Rawalpindi blues

JACK:
Fountain lions fighting
For the view
Lonelier fish
In hats
Parrots so green
They make the sky seem
Blue.
Look in my eyes.

HIS FRIENDS:
And let me stay away
From you.

JACK & PARROT:
Rawalpindi blues

JACK:
When we were alone
When she’d grab me
By my wishbone
As though
As though it alone
Were real
Ginger’d wish
And we’d win
And the bone
Would come true.

HIS FRIENDS & DESERT WOMEN:
What will we ever do
With you?
What will we ever do
With you?
What will we ever do
With you?

SAND SHEPHERD:
[again]

inviata da Renato Stecca - 28/12/2007 - 19:25


Caro Renato,
detto fra noi questa canzone qui probabilmente non c'entra niente. O forse sì. Ma chi se ne frega, ce la mettiamo lo stesso.
Prima di tutto perché Carla Bley è fantastica e la ricordiamo per la Liberation Music Orchestra di Charlie Haden, un'esperienza meravigliosa. E soprattutto perché mi è piaciuta molto la tua introduzione. Neanch'io sono abbastanza informato per dare un giudizio su quanto è successo ma almeno una cosa mi pare di aver capito: questa moda di presentare la Bhutto come la beniamina degli Stati Uniti è fuorviante. Quello appoggiato dagli Stati Uniti è sicuramente Musharraf, e abbiamo visto con quali risultati disastrosi.

Lorenzo Masetti - 28/12/2007 - 20:02



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