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Sindrome depressiva da social network

Marracash
Lingua: Italiano


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[2015]

Sarò oltremodo chiaro: è oramai da qualche secolo (io ragiono, scusatemi, in termini di secoli e mi vorrà perdonare il mio vecchio amico Omero se ancora non gli ho fatto una recensione come si deve a quelle due cosette che ha scritto), dicevo, è oramai da qualche secolo che non sopporto più rap, trap, rappers, trappers, sguappers, sgnacchers e compagnia cantante, eccezion fatta per qualche ragazzotto di periferia che ci dà o ci dava dentro per passione senza che nessuno lo conosca, e un paio di tizi oramai affermati che ci hanno ancora un discreto po' di “sgurz”, per dirla alla BB. Uno di questi è il sig. Fabio Bartolo Rizzo, nativo di Nicosia (non quella di Cipro, ma quella siciliana), in arte “Marracash” -che dev'essere, immagino, un incrocio tra Marrakesh e il denaro contante. Ho letto in giro improbabili paragoni tra Marracash e noti artisti del passato, quali, ad esempio, Fabrizio De André: ma poiché tali paragoni sono generalmente proposti da giornalisti e/o pubblicisti vari -che iddìo ne strafùlmini buona parte- li prendo per quello che sono. Fatto sta che lo “sgurz”di Marracash mi piace parecchio. Qui, ad esempio, lo vediamo alle prese con una tematica verso la quale, lo ammetto, sono assai sensibile; il modo in cui la ha trattata è chiaro ed opportuno. Il brano è del 2015, ma naturalmente non ha perso niente della sua attualità; la quale, casomai, si è acuita. Mi sono comunque permesso una sottile ma significativa violenza testuale. Come tutti sanno, i testi rap sono generalmente enunciati, per iscritto, come un tutt'uno, un improponibile pippone lungo due chilometri. Da un lato è comprensibile dato l'andamento ritmico e metrico serrato, con la costrizione di rime sovente irregolari la cui origine è peraltro antichissima -talmente tanto, da avermi fatto pensare che i primi rappers furono gli anonimi autori di certe laudi due e trecentesche in volgare di cui si hanno mirabili esempi nel Laudario di Cortona. Dall'altro, tale scansione testuale rimanda esclusivamente alla fruizione uditiva, nella quale, peraltro, sovente non si capisce una beata minchia. Ho quindi, assai arbitrariamente, riportato il testo con suddivisione in quartine. [AT-XXI]
Mi sveglio e ti sgamo che già sei sui social network dal letto
Il pollice su e giù sullo schermo, che scherno
Invece che su e giù sul mio sterno, esterno
Che sono tre giorni che non espello

Ammetti che hai un problema non riesci più a farne senza
So bene cosa significa avere una dipendenza
Tu vivi sempre connessa
Come una disconnessa

Chi ti conosce meglio è il tuo motore di ricerca
Lì hai trovato quello che in giro cercano in tanti
L'illusione di avere amici e vite interessanti
Tutti annunciano, tutti spaccano, tutti fanno

Tu ti deprimi perché ti sembra che non fai un cazzo
Lo so che hai beccato la tua amica là
Che hai ballato in pista ma, non mi raccontare ho visto Instagram
Il cell si sta spegnendo, tu dici: "Sta morendo"

Per sottolineare quanto grave è il momento
Tu ti fai, ti fai di sconosciuti che commentano
E poi ti vergogni ad ammetterlo (ooh)
E ti fai, ti fai di cazzi che non ti appartengono

E ogni giorno che passi connessa
Io mi accorgo che sei disconnessa a me
Ti spacco il computer, ti brucio quel router
Ti uccido il provider, ti chiudo l'account

Fuga dalla timeline, siamo andati alle Hawaii
E cercavi un Wi-Fi, ahi
Ti ho portata a Dubai
Fai le foto skyline, ma già pensi ai like, che farai

I social ti rendono antisocial, non vedi ti dissocia
Ti perdi la realtà, ah
Noia, perché più posti roba, più, invece, sembri vuota
Sorridi solo in cam (click)

Mentre parli, mentre mangi, mentre vai al gabinetto
A furia di schiacciare "aggiorna" è arrivato l'inverno
Sei caduta nella rete, rende bene il concetto
Sei un Narciso estremo, tipo non ti basta lo specchio

Ed ora parli come se davanti c'è il cancelletto
Tipo "#amici, #starebene, #faretardi, #affetto"
Peggio ancora quando invece sfoghi l'odio represso
E quindi scrivi "#odiotutti, #fatepena, #rigetto"

Urli per l'adrenalina
La tua diva preferita ti ha fatto un retweet
E quindi senti che ti stima
Ti sei messa in malattia perché ormai è una malattia

E come i tossici, bugia dopo bugia
Ti ho portata da un dottore, però niente di fatto
Ho mollato la missione e non ti vedo da un sacco
Vuoi attirare l'attenzione, quindi pubblichi tanto

Attireresti più la mia se non l'avessi affatto un diario
Tu ti fai, ti fai di sconosciuti che commentano
E poi ti vergogni ad ammetterlo (ooh)
E ti fai, ti fai di cazzi che non ti appartengono

E ogni giorno che passi connessa
Io mi accorgo che sei disconnessa a me
Tu ti fai, ti fai (ti fai, ti fai, ti fai, ti fai, ti fai)
Tu ti fai, ti fai (ti fai, ti fai, ti fai, ti fai, ti fai)

E ti fai, ti fai, è una nuova sindrome
Spero che aprano cliniche
E ogni giorno che passi connessa
Io mi accorgo che sei disconnessa a me

Ti spacco il computer (Oh, mi sta sul cazzo che guardi quel coso mentre ti parlo
Ti rendi conto che sei sempre attaccata al cellulare?)
Ti brucio quel router (Cazzo, sei malata, non sto scherzando, hai dei problemi)
Ti uccido il provider (Vuoi spegnere? Oh, ma mi stai ascoltando? Mi ascolti?)

(Non me ne fotte un cazzo dei like)
Ti chiudo l'account (Ti giuro ti porto nei campi, cazzo
Ti porto nei campi dove almeno non c'è campo
Non ridere, non c'è da ridere, non c'è un cazzo da ridere

No, no, no, no, dai, torniamo seri, no
Guarda che questa roba qua è una malattia, davvero
Guarda che l'ho letto anche, l'ho letto, forse l'ho letto su internet
Ma guarda che è una malattia)

inviata da L'Anonimo Toscano del XXI Secolo - 4/2/2022 - 13:19



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