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Ir Ysebahn

Mani Matter
Lingua: Alemannico (Bärndüüdsch)

Lista delle versioni e commenti


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[1972]
Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel: Mani Matter
Album / Albumi: Ir Ysebahn [1973]

rorhof


Mani Matter era un grosso consumatore di due cose: sigarette e viaggi in treno. Tant'è che una delle sue fotografie più celebri lo ritrae mentre si sporge, eterna sigaretta in bocca, dal finestrino di un vagone per non fumatori. E, del resto, da questa canzone prese nome un intero suo album, postumo essendo uscito nel 1973, che si intitola -appunto- Ir Ysebahn (“Nel treno”), e la cui copertina consta di un Mani Matter un po' assorto, seduto in una vecchia carrozza ferroviaria coi sedili di legno, vuota, svizzerescamente pulitissima e leggermente inquietante. Poiché la canzone che, siore e siori, vado a presentare è una delle sue ultime, è quasi impossibile non scorgervi una sorta di cupo presentimento della morte; morte che, proprio per Mani Matter, indefesso viaggiatore in treno, avvenne -quasi con tremendo humour noir- in automobile. Ma non c'è soltanto questo, naturalmente; sui treni avviene spesso una sorta di parabola umana. Avete presente, anche sui treni attuali, quelle serie di quattro sedili disposti due davanti agli altri due; cosicché, almeno quando non c'era ancora il “distanziamento sociale” (che, a mio parere, sarebbe più opportuno definire asociale), due persone viaggiano nel senso di marcia del treno e le altre due in senso contrario? C'è a chi dà molto fastidio viaggiare contrariamente al senso di marcia; io, ad esempio, sono tra quelli e lo evito quando possibile, pur avendo un'ovvia predilezione per quei sedili “a quattro” perché posso tenere un po' stese le mie gambe lunghe. Càpita poi che non si possa, e persino che ti ritrovi davanti degli sconosciuti in vena di discussione, non di rado che ce l'hanno col mondo intero e che non ammettono nessun tipo di contraddittorio con l'altrettanto sconosciuto che sta loro davanti. Mani Matter si era accorto non soltanto che, a volte, questo genere di cose finisce male, a male parole e persino a botte. Per dire la verità, mi è capitato di avere discussioni un po' accese su un treno (e in autobus), ma ai cazzotti non ci sono mai arrivato. Forse anche per questo, in treno cerco di sistemarmi sempre in qualche posto dove nessuno mi interpelli chiedendo il mio parere su questo o quell'argomento, o cerchi di attaccare bottone. Ma mi è successo di assistere a discussioni fino al limite dei cazzotti. Le piccole guerre ferroviarie di tutti i giorni.

E così, pian piano si arriva al capolinea, alla stazione finale...

"Possiamo dire che fu proprio lo shock della sua scomparsa a far emergere una sorta di malinconia e di cupo presentimento della morte che, più o meno in filigrana, permeava la sua poesia. […] ([La stazione di Rorschach - oltre ad avere il suono sinistro delle famose macchie del test psicologico - è una località della Svizzera prossima al confine con l'Austria, quindi presumibilmente un capolinea)."


ysebaAvrete notato il testo dentro al riquadro. Quando, in questo sito, si riportano parole riquadrate, usualmente si tratta di una citazione. Sì, perché, in Italia, non è la prima volta che qualcuno parla di Mani Matter; forse anche un po'....ispirato dal sottoscritto, di Mani Matter aveva scritto qualcosa Alessio Lega nel n° 417 di “A – Rivista Anarchica” del giugno 2017. Probabilmente l'unica cosa su Mani Matter che sia stata mai stampata in una pubblicazione appartenente al territorio italiano (in Svizzera, con ogni probabilità, qualcosa ci deve essere in lingua italiana). Tra le altre cose (e c'è anche, seppur lievissimamente modificata, la mia vecchia traduzione di Dynamit), parla brevemente anche di questa canzone che si va oggidì a presentare e, inoltre, mi fornisce un'altra pausetten perché, garantisco, tradurre dall'alemannico bernese non è una sinecura (e sento già il famoso uccellino che mi cinguetta attorno: “Ma te l'ha forse ordinato il dottore...?”). La traduzione italiana che accompagna questa canzone non è mia; è tra le cinque presenti in quella pagina della Rivista Anarchica. Una è mia (quella di Dynamit, appunto) e le altre sono di Andrea Tognina. Come scrive Alessio Lega (e riecco il riquadro):

Fare quest'articolo è stato possibile grazie allo straordinario lavoro di diffusione culturale di Riccardo Venturi e del sito “Canzoni contro la guerra” e soprattutto di Andrea Tognina che ci ha non solo fatto conoscere Mani Matter, ma che ci ha dato delle chiavi per entrare nel cuore di quel particolare modo di essere svizzeri (oltre ad averci fatto assaggiare della vera gruviera). Se Mani Matter riposa lì, a due passi da Michail Bakunin, è forse un caso, ma non certo una disdetta.


In questo modo, ho il piacere di rendere omaggio a Alessio Lega per le sue parole, a Andrea Tognina (che non conosco, ma che saluto lo stesso se per caso avesse modo di leggere queste righe) e a “A-Rivista Anarchica”, rivista sulla quale, per anni e anni, Alessio Lega ha tenuto una rubrica, intitolata “....e Compagnia Cantante”, nella quale ha passato in rassegna la canzone d'autore di ogni paese e in ogni lingua. Purtroppo, come vedete, sto parlando al passato. “A-Rivista Anarchica” ha cessato le pubblicazioni poco tempo fa, ed in un modo inatteso e tragico che, pure, ha qualcosa a che vedere con i treni. Il suo iniziatore e direttore, Paolo Finzi, si è dato la morte nell'estate del 2020; non ha deciso “dio”, ha deciso lui. Un giorno d'estate dell'anno I della Pandemia, per motivi che a lui solo appartengono, ha camminato per un'ora incontro al treno su una ferrovia in Romagna, vicino a Forlì; e, alla fine, il treno è arrivato. Il capolinea, come la Rorschach della canzone di Mani Matter. Con Paolo Finzi, se n'è andata anche la Rivista Anarchica, se n'è andata la Compagnia Cantante e se ne sono andate mille altre cose, ivi compresa l'unica grammatica in italiano del romanes, la lingua dei Rom, pubblicata da “A” in un gigantesco inserto alcuni anni fa.

Treni, appunto. Treni che vanno e treni che vengono. Con questo termina la mia pausetten; si tornerà, dalle prossime canzoni, a esplorare le canzoncine dell'avv. Matter in modo autonomo, con pochi compagni di strada e ancor meno binari già tracciati. [RV]
Ir Ysebahn sitze die einte ä so,
Dassi alles was chunnt
Scho zum Vorruss gseh cho
Und dr Rügge zue cheere
Dr Richtig vo wo
Dr Zug chunnt.
Die andre die sitze im Bank wisawii,
Dassi lang no chöi gseh
Wo dr Zug scho isch gsii,
Und dr Rügge zue cheere
Dr Richtig wo hii.

Dr Zug fahrt
Itz schtellet nech vor,
Jede bhouptet eifach,
So win ärs gseht sigs richtig
Und scho heisi Krach,
Si gäbe enander mit Schirme ufs Dach,
Dr Zug fahrt
Und ou wenn dr Kondüktör itze no chunnt,
So geit dr däm Sachverhalt nid ufe Grund
är seit nume was für ne Ortschaft itz chunnt,
S isch Rorschach.

inviata da Riccardo Venturi - 19/4/2021 - 21:05




Lingua: Italiano

Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös: Andrea Tognina
--> A - Rivista Anarchica n° 417, giugno 2017

Andrea Tognina.
Andrea Tognina.
Nel treno

Nel treno gli uni si siedono
per poter vedere prima ciò che ti viene incontro
e girano la schiena al contrario del verso
da cui viene il treno.

Gli altri si siedono sul sedile di fronte
per poter guardare ancora dove il treno è passato
e danno la schiena al verso
in cui va il treno.

E dunque è chiaro che ciascuno pretende
che il verso in cui prende le cose sia il solo giusto
e di colpo s'insultano e si prendono a botte
mentre il treno avanza.

E seppure il controllore arriva
non gli importa di dire la sua sulla questione
dice solo qual è la prossima stazione
è Rorschach...

inviata da Riccardo Venturi - 19/4/2021 - 21:10




Lingua: Ceco

Versione ceca / Czech version / Version tchèque / Tšekinkielinen versio: Jan Řepka

VE VLAKU

Ve vlaku jedni si sedají tak,
aby dopředu viděli, co přijde pak,
a zády se točí k tomu, odkud ten vlak
přijíždí.

Druzí si zas sedají vis a vis,
aby to, co míjí, z očí neztratili,
a zády se točí k tomu, kam ten dravý
vlak míří.

A teď kdosi křikne: jen jedno platí,
můj výhled, ne tvůj. A už se mlátí
a mydlí se po hlavách paraplaty,
vlak drncá.

Ale průvodčí vstoupivší do pranice
nehodlá nikterak účastnit se,
jen ohlásí suše: příští stanice
Lanškroun.

inviata da Stanislava - 20/4/2021 - 14:24



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