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Chue am Waldrand

Mani Matter
Lingua: Alemannico (Bärndüüdsch)

Lista delle versioni e commenti


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(Mani Matter)


[1972]
Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel: Mani Matter
In album / Albumissa: Ir Ysebahn [1972]

chuewald


Si parlava dei famosi miti svizzeri che la versione notturna dell'avv. Hans Peter Matter distruggeva scientificamente con mano surrealmente e maledettamente gentile. Ed eccoci quindi, impossibile farne a meno!, alle vacche. Questa canzone parla della rivolta di una vacca svizzera che non vuole farsi dipingere da un pittore di quadretti idilliaci; dipìngiti, sacrebleu, le tue montagnette, il bel prato, la foresta e i fiorellini, ma me no. Almeno tu avessi avuto la cortesia di chiedermelo, visto che sono un essere vivente e animato: Signora vacca, per cortesia, la posso dipingere? Niente. Un elemento del paesaggio, nient'altro, senza nessuna dignità se non quella di farne parte prima di essere munta o macellata. E quindi, la vacca gioca un brutto tiro al pittore della domenica: se ne va. Scompare. Il pittore se ne sta lì a aspettare che torni per finire il quadro, che torni una vacca qualsiasi, ma niente. Le altre vacche sul prato hanno raccolto la sfida della loro compagna, e se ne sono andate anche loro, con uno squisito atto di solidarietà proletaria -verrebbe quasi da dire. Hanno affermato la loro dignità di esseri viventi e senzienti: sfruttate per il latte, sfruttate per le carne e sfruttate anche per i quadretti. E basta, porca vacca!

In Svizzera, come forse si sa, tutto è targato. Sono targate le biciclette; e sono targate anche le vacche. Nelle orecchie, con due regolari targhette cantonali. Le canzoni di Mani Matter sono spesso così: prendono di mira, con educatissimo surrealismo, delle piccolezze del suo piccolo paese (sovente più surreale delle sue canzoni) con un adattamento mirabile e irriproducibile dello spirito “brassensiano” di cui sono generalmente permeate. Definire lo “spirito brassensiano” non è peraltro facile; ma, se dovessi sintetizzarlo in poche parole, direi: una canzone è “brassensiana” quando, partendo da un piccolo particolare, da una storiella insignificante vera o inventata, da una quisquilia, da un'immaginetta apparentemente innocente, alla fine si apre su considerazioni che toccano la vastità infinita del mondo, dei suoi meccanismi e delle sue ingiustizie. Come dice Mani Matter nell'ultima strofa di questa canzone: “Il mondo è talmente perfido, che non si piega che raramente, per non dire mai, alle rappresentazioni che si fanno di lui”; immagini e quadretti, esteriorità, bellezze limitate alla superficie e mai alla profondità della realtà. Certo, Mani Matter specifica che le vacche sono “ignare” di tutto questo, riservandosi un tocco di casualità; ma ne siamo proprio così sicuri, che tutto questo sia del tutto casuale?

Forse mi sto spingendo un po' troppo oltre? Del resto non si tratta che di una canzoncina da cabaret, comica, sentite come ride la gente nella registrazione mentre Mani Matter la canta nel suo dialetto bernese. La vacca se n'è andata, il pittore è rimasto lì con la sua macchia bianca sulla tela, l'arte svizzera ha perduto un capolavoro figurativo...ma ne ha acquisito uno canoro, uno dei tanti di questo serissimo uomo di legge che sovvertiva le leggi scrivendo canzoni e cantandole in un linguaggio ristretto, antico, misterioso che nelle sue mani diventava la voce del mondo intero. Le leggi, del resto, somigliano parecchio ai quadretti idilliaci con i prati, i boschi e le vacche svizzere: altro non sono che rappresentazioni superficiali del perfido mondo, e che impongono una sua immagine. E c'è da credere che Mani Matter lo sapesse talmente bene da sentirsi quasi obbligato a rovesciarle.

La canzone è del 1972; è una delle sue ultime. Fu pubblicata, nello stesso anno, in un album che si chiama Ir Ysebahn, cioè: "Nel treno". Il 24 novembre 1972, Mani Matter prese un treno senza ritorno. [RV]

ysebahn
Är isch mit sire Staffelei am Sunntig über Land
Und het äs Süschee gsuecht won är chönnt male.
Da trifft si Künschtleblick ufene Chue am Waldesrand,
Är gseht, das git es Meischterwärk nid z zahle.

Är schtellt sech uf und malt zersch links dr Wald im Hintergrund,
ä Hügel rächts chli Himmel no derzue,
Druf macht er vorne s Graas mit villne Blueme drinn, und chunnt
Am Schluss zur Houptsach, nähmlech zu dr Chue.

Är mischt uf sir Palette zarti Bruun mit gschickter Hand
Und tunkt dr Pinsel drii und setzt nän aa!
Doch woner itz ä letschte Blick wirft uf si Gägeschtand,
Isch plötzlech -o herrje!- d Chue nümme da.

Das uferschamte Tier isch usegloffe us sim Bild,
Ke Mönsch weis was vo dert itz het vertribe,
Sisch nümm zrügg cho ou wo när grüefft u gwunke het wi wild,
Ä wiisse Fläck isch uf dr Liinwand blibe.

No lang a säbem Sunntig, isch är gsässe a der Schtell,
Het gwartet vor sir Staffelei das da,
Äs bruuchti nid die gliichi z sii, ä Chue dert häre well,
Wo ihn no würd sis Bild vollände laa.

Doch d Wält isch so perfid, das si sech sälte oder nie,
Nach Bilder wo mir vore gmacht hei richtet,
So hei ou uf der Matte die banousehafte Chüe,
Dä Aasatz zum ne Meischterwärk vernichtet.

inviata da Riccardo Venturi - 15/3/2021 - 11:07




Lingua: Italiano

Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi, 15-3-2021 11:08

Svizzera. Vacca targata.
Svizzera. Vacca targata.
Vacca al bordo della foresta

La domenica, se ne andava col suo cavalletto
Per le campagne, a cercar, per i suoi quadri, un soggetto;
Quand'ecco che il suo occhio d'artista gli cade, al bordo della foresta,
Su una vacca. E lo capisce: diverrà un capolavoro inestimabile.

Si mette all'opera, e dapprima dipinge a sinistra la foresta sullo sfondo,
Poi una collina a destra, e poi aggiunge un po' di cielo
E quindi ci dipinge l'erba davanti, con sopra tanti fiori,
E infine arriva alla cosa principale, cioè la vacca.

Con mano abile, mischia sulla tavolozza dei marroni lievi
E ci intinge il pennello, e applica i colori sulla tela!
Ma quando dà un'ultima occhiata al suo soggetto,
Santoddìo! All'improvviso, la vacca è scomparsa.

Quella bestia maledetta se n'è andata via dal suo quadro,
Nessuno sa chi l'ha cacciata via di là, è non è tornata
Manco quando lui s'è messo a urlare agitato come un pazzo;
E sulla tela, c'è rimasta soltanto una macchia bianca.

Quella domenica, se n'è restato a lungo a sedere in quel posto,
E ha aspettato, lì davanti al suo cavalletto, che arrivasse
Una vacca qualsiasi, non importava fosse quella stessa,
Per permettergli di terminare il suo quadro.

Ma il mondo è talmente perfido, che non si piega
Che raramente, per non dir mai, alle rappresentazioni
Che si fanno di lui; ed è così che, sul prato, ignare,
Quelle vacche hanno stroncato il tentativo d'un capolavoro.

15/3/2021 - 11:09




Lingua: Francese

Version française – LA VACHE AU BOIS (peinture) – Marco Valdo M.I. – 2021
d’après la version italienne Vacca al bordo della foresta – Riccardo Venturi – 2021
d’une chanson suisse alémanique en Bärndüüdsch (bernois) – Chue am Waldrand – Mani Matter [1972]

vaches-suisses-poya


On parlait des fameux mythes suisses que la version nocturne de l’avocat Hans Peter Matter détruisait scientifiquement d’une main surréellement et méchamment douce. Et voilà donc, impossible de faire sans, les vaches. Cette chanson parle de la révolte d’une vache suisse qui ne veut se laisser peindre par un peintre de tableaux idylliques ; peins-toi, sacrebleu, tes petites montagnes, la belle prairie, la forêt et les petites fleurs, mais moi non. Au moins, si tu avais eu la courtoisie de me le demander, vu que je suis un être vivant et animé : Madame la vache, s’il vous plaît, puis-je vous peindre ? Rien.

Un élément du paysage, rien d’autre, sans autre dignité que celle d’en faire partie avant d’être traite ou abattue. Et donc, la vache joue un vilain tour au peintre du dimanche : elle s’en va. Disparaît. Le peintre est assis là, à attendre qu’elle revienne pour finir le tableau, qu’une vache revienne, mais rien. Les autres vaches du pré ont relevé le défi de leur compagne, et s’en sont allées elles aussi, dans un acte exquis de solidarité prolétarienne – on pourrait presque dire. Ils ont affirmé leur dignité d’êtres vivants et sensibles : exploitées pour le lait, exploitées pour la viande, et exploitées même pour les tableaux. Ça suffit, cochonne de vache !

En Suisse, comme on le sait peut-être, tout est immatriculé. Les bicyclettes sont immatriculées : et sont aussi immatriculées les vaches. Dans les oreilles, avec deux petites plaques cantonales réglementaires. Les chansons de Mani Matter sont souvent ainsi : elles visent, avec un surréalisme bien éduqué, les petites choses de son petit pays (souvent plus surréel que ses chansons) avec une adaptation admirable et irréprochable de l’esprit «  brassensien » dont elles sont généralement pénétrées. Définir l’« esprit brassensien » n’est cependant pas facile ; mais, si je devais le synthétiser en quelques mots, je dirais : une chanson est “brassensienne” lorsque, partant d’un petit détail, d’une petite histoire insignifiante, vraie ou inventée, d’une broutille, d’une imagette apparemment innocente, elle ouvre à la fin sur des considérations qui touchent à l’immensité infinie du monde, de ses mécanismes et de ses injustices.
Comme le dit Mani Matter dans le dernier couplet de cette chanson :

« le monde est perfide, rarement il se plie
Voire jamais, aux sublimes représentations
Qu’on fait de lui » ;


des images et des tableaux, des extérieurs, des beautés limitées à la surface et jamais à la profondeur de la réalité. Certes, Mani Matter précise que les vaches sont “ignares” de tout cela, réservant une part de hasard ; mais sommes-nous vraiment si sûrs que tout cela est entièrement dû au hasard ?

Peut-être que je vais un peu trop loin ? Après tout, ce n’est rien de plus qu’une chansonnette de cabaret comique, écoutez comment les gens rient sur l’enregistrement pendant que Mani Matter la chante dans son dialecte bernois. La vache est partie, le peintre est resté là avec sa tache blanche sur la toile, l’art suisse a perdu un chef-d’œuvre figuratif… mais il a acquis une chanson, l’une des nombreuses de cet homme de loi très sérieux qui a subverti les lois en écrivant des chansons et en les chantant dans une langue restreinte, ancienne, mystérieuse qui, entre ses mains, est devenue la voix du monde entier. Les lois, après tout, ressemblent beaucoup à des tableaux idylliques avec des prairies, des bois et des vaches suisses : elles ne sont que des représentations superficielles du monde perfide, qui imposent son image. Et il faut croire que Mani Matter le savait si bien qu’il s’est senti presque obligé de les renverser.

La chanson date de 1972 ; c’est l’une de ses dernières. Elle est sortie, la même année, sur un album intitulé Ir Ysebahn, c’est-à-dire : « Dans le train ». Le 24 novembre 1972, Mani Matter prit un train sans retour. [RV]
LA VACHE AU BOIS

Un dimanche, un peintre s’en allait avec son chevalet
Par la campagne à la recherche d’un sujet
Quand son œil d’artiste repéra à l’orée du bois,
Une vache, il pensa, voilà un chef-d’œuvre pour moi.

Il peint le bois, à gauche, au fond de la prairie,
Il peint une colline à droite, en haut, il peint le ciel.
Il peint l’herbe à l’avant, très fleurie,
Enfin, il arrive à la vache, à l’essentiel.

Avec soin, il mêle les bruns sur la palette.
De son pinceau, il étale les couleurs sur la toile.
Alors, quand un dernier regard, il jette,
Sangdieu ! La vache a mis les voiles.

Elle est sortie de son cadre, la belle vache ;
On ne sait qui l’a chassée, il ne la retrouve pas.
Il crie comme un fou, mais elle ne revient pas
Et sur la toile, il n’y a qu’une blanche tache.

Ce dimanche-là, il reste longtemps,
Assis devant son tableau, il attend
Une vache pour meubler la pâture,
N’importe quelle vache pour finir sa peinture.

Mais le monde est perfide, rarement il se plie
Voire jamais, aux sublimes représentations
Qu’on fait de lui ; et ainsi, sur la prairie,
Ces vaches ignares avortent une œuvre d’exception.

inviata da Marco Valdo M.I. - 16/3/2021 - 12:55



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