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A Zero's Welcome

Lee Brickley
Lingua: Inglese


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(Lee Brickley)


2018
Songs for Rojava
Rojava
He stepped onto that aeroplane after spending six long months at war
He touched down and got put in chains, you’d think that they don’t want him here no more.
He was treated like a hero overseas
The one who answered to the call and joined the YPG

And they’re gonna throw him in a courtroom
And tell the world that he’s a bad, bad, man for
Saving thousands from certain doom
And chasing Isis out of Kurdistan
When the whole world chose to look the other way
When Raqqa was enslaved by the Islamic State
He fought against their fascist caliphate

And now his prison cell awaits

They left him with no bank account
No passport, no chance of finding work
They’re trying to send a message out
For two years they’ve dragged his name through the dirt
They did all they could to bring him to his knees
The one who answered to the call and joined the YPG

And they’re gonna throw him in a courtroom
And tell the world that he’s a bad, bad, man for
Saving thousands from certain doom
And chasing Isis out of Kurdistan
When the whole world chose to look the other way
When Raqqa was enslaved by the Islamic State
He fought against their fascist caliphate

And now his prison cell awaits

So now I must ask the government
Tell me which side are you on?
Are you trying to stop the terrorists
Or were you behind it all along?

inviata da Dq82 - 8/12/2020 - 11:05


L’evidente e sistematica violazione dei diritti dei popoli operata sia da Ankara che da Teheran solleva proteste anche in Europa.
SEGNALI DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE VERSO IL POPOLO CURDO DALLA FRANCIA E DAI PAESI BASCHI
Gianni Sartori



Il 2 dicembre, dalla sala municipale dedicata all’illustre concittadino Romain Rolland (scrittore premio Nobel 1915) il consiglio comunale di Clamecy (dipartimento della Nièvre, regione di Bourgogne-Franche-Comté) ha inviato un chiaro messaggio di solidarietà ad un popolo oppresso e perseguitato .

Conferendo la cittadinanza onoraria alla musicista curda Nudem Durak, in carcere ormai da otto anni (condannata a 19, dovrebbe rimanervi fino al 1934) per aver cantato e insegnato nella propria lingua materna.

Non potendo - ovviamente - l’interessata ritirare l’onoreficenza di persona, questa è stata simbolicamente consegnata a Sylvie Jan (presidente diFrance-Kurdistan) il 10 dicembre nel corso di una pubblica manifestazione.

Originaria di Cizre, nel 2015 Nûdem Durak veniva arrestata e condannata a dieci anni e sei mesi per “promozione di propaganda curda”. L’anno successivo, senza altre accuse supplementari, la pena veniva prolungata a 19 anni.

Per far scomparire un popolo dalla faccia della terra non sempre è necessario ricorrere al genocidio. A volte può bastare l’assimilazione forzata, la distruzione delle tradizioni, della cultura tradizionale…

E questo sembra essere il caso del popolo curdo, oppresso e calpestato, ma anche sottoposto appunto a questa forma subdola di etnocidio. In Turchia fino al 1990 anche soltanto le parole “curdo” e “Kurdistan” erano proibite. Si preferiva apostrofarli come “turchi di montagna”. Parlare in curdo era proibito etale interdizione colpiva anche la musica, le canzoni.

Attualmente viene concesso di parlare curdo in ambito privato. A meno che non si affrontino argomenti delicati come la colonizzazione, l’assimilazione forzata, il saccheggio delle risorse naturali, la deportazione…

In alternativa si può sempre usare la lingua curda per approvare, elogiare l’opera di civilizzazione della Turchia nei confronti dei curdi.

Per analogia è inevitabile qui ricordare un’altra militante curda ugualmente incarcerata per aver difeso e divulgato la lingua materna. Mozhgan Kavosi si trova dal 30 ottobre nel carcere iraniano di Tonekabon dopo aver trascorso in isolamento 35 giorni in una cella dell’IRGC (i servizi segreti) presso il Centro di detenzione di Nowshahr. Era stata prelevata dall’IRGC nella sua abitazione seguito alle proteste del 22 settembre.

Stando a quanto diffuso da Hengaw (Organizzazione per i Diritti Umani), questa prigioniera politica sarebbe già da qualche giorno in sciopero della fame per protestare contro le indegne condizioni di detenzione. La cella, tra l’altro, sarebbe priva di riscaldamento.

EUSKAL HERRIA A FIANCO POPOLO CURDO

Nei giorni immediatamente successivi all’ennesima operazione militare di Ankara del 19 novembre,il movimento basco ASKAPENA, con un comunicato, esprimeva la sua vicinanza solidale ai curdi del Bashur (Kurdistan del Sud, posto entro i confini iracheni) e del Rojava. Popolazioni martoriate dai ripetuti attacchi dell’esercito e dell’aviazione turchi. Condannando sia le evidenti intenzioni di Ankara di prendere il controllo dell’intera regione, sia l’impiego di gas asfissianti.

Per Askapena, l’obiettivo della Turchia sarebbe quello di “prendere il controllo del Medio Oriente diventandone la maggiore potenza regionale”. Anche per mascherare la propria debolezza di fronte a una profonda crisi interna, sia economica che politica. 

Inoltre Askapena denuncia una - perlomeno presunta - complicità europea in quanto “gran parte delle capitali europee utilizza la Turchia per mantenere i propri scambi commerciali con la Russia malgrado le sanzioni”.

Da segnalare le numerose manifestazioni organizzate in questi ultimi giorni dagli internazionalisti baschi (la vecchia “sinistra abertzale”) a sostegno del popolo curdo.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 12/12/2022 - 10:29



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