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La battaglia di Algeri [ Rue de Thèbes ]

Ennio Morricone
Lingua: Strumentale


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La battaglia di Algeri [ Rue de Thèbes ]
[ 1966 ]

Film / فيلم / Movie / Elokuva:
Gillo Pontecorvo

La battaglia di Algeri / معركة الجزائر / The Battle of Algiers / La Bataille d'Alger / Taistelu Algeriasta

Musica / موسيقى / Music / Musique / Sävel:
Ennio Morricone



Al maestro Ennio Morricone
Al regista Gillo Pontecorvo
Ai 450.000 algerini morti della Rivoluzione algerina


La musica Rue de Thèbes

La Colonna Sonora è tra le prime musiche di Ennio Morricone, composta dopo le colonne sonore dei primi film di Sergio Leone. Non sono tra le più note o le più eseguite, probabilmente perché indissolubilmente legate ad un film che non concede evasioni di nessun tipo.
Il brano che proponiamo si chiama Rue de Thèbes : era il nome della strada, nella Casbah di Algeri, teatro del massacro del 10 agosto 1956. Il nome era stato dato dai Francesi dopo la colonizzazione iniziata nel 1830. Nei secoli precedenti si chiamava Sabat Eddeheb / Volta d’oro o Sabat el-kottat / Volta dei gatti. Dopo l’indipendenza il nome fu cambiato in Rue Père et fils Boudries. Per l’attentato si rimanda ai paragrafi successivi.
Segue l’elenco delle altre musiche della colonna sonora del film.

Algeri, 1 Novembre 1954

Giugno 1956 La rivolta popolare

Tema di Ali, composta da Gillo Pontecorvo

Matrimoni clandestini

Gennaio 1957 Assedio della Casbah

Torture

Il film La battaglia di Algeri

Fu ispirato al libro Souvenirs de la bataille d'Alger scritto dal protagonista della battaglia,Yacef Saadi, che nel film interpreta sé stesso sotto il nome di Saari Kader. Il flm racconta la storia di Ali La Pointe (cfr. avanti) e del protagonista in campo avverso, il colonnello Mathieu, interpretato dall’attore Jean Martin, ispirato alla figura di Marcel Bigeard, colonnello del 3° reggimento della divisione paracadutisti del generale Massu.
Oltre ai campi lunghi, memorabili, i personaggi si rivolgono verso l’obiettivo, lo spettatore è direttamente coinvolto.
Vinse il Leone d’oro a Venezia nel 1966, conseguì quattro nomination all’ Oscar per il Migliore film straniero nel 1967, Migliore regia nel 1969 e Migliore sceneggiatura a Franco Solinas e Gillo Pontecorvo. Le pressioni francesi per evitare i riconoscimenti furono elevate. Vedere nelle foto il militante Yacef Saadi, che per i francesi era nient’altro che un esecrabile terrorista, in smoking alla prima del film al Lido di Venezia, dovette essere peggio di un pugno allo stomaco.
Gli aiuti generosi dell’Eni di Mattei all’FLN durante la guerra e il film furono motivo del raffreddamento dei rapporti tra Francia e Italia per un lungo periodo. Nel 1966 l’OAS minacciò di far esplodere le sale cinematografiche che avessero avuto l’ardire di proiettarlo. Sino al 1971 la distribuzione in Francia fu bloccata.

Cinefili di circostanza e torture

Per dare un’idea della veridicità e della potenza narrativa del film, vale la pena riferire due episodi.
Ci racconta Robert Fisk nel suo The great war for civilisation che gli esperti di controguerriglia del Pentagono lo studiarono e se ne servirono, senza successo, come argomento per contrastare la politica di Bush in Iraq. Ecco il passo tratto dal cap. 24:

[…] Nel Pentagono c'era un certo buon senso. Stavano riproponendo il film di Gillo Pontecorvo sulla guerra francese in Algeria. La battaglia di Algeri mostrò cosa accadde sia alla guerriglia del FLN che all'esercito francese quando la loro guerra diventò sporca. Le note di commento inviate ai pezzi grossi del Pentagono per vedere questo magnifico film doloroso cominciavano con le parole: “Come vincere una battaglia contro il terrorismo e perdere la guerra delle idee... “.

Una lettura diversa ne diedero invece i criminali della Escuela de Mecánica della Marina argentina che ne trassero spunto per perfezionare le tecniche di tortura. A proposito, anche se non è argomento del film, l’introduzione della pratica criminale di buttare dagli elicotteri in mare aperto gli elementi considerati irrecuperabili non fu dei militari argentini, che la applicarono su vasta scala, ma del citato Marcel Bigeard.

Con più mezzi e intensità anche un’altra scuola, che ha segnato record di criminalità assoluti nelle tecniche di tortura, ha studiato il film: la School of the Americas / Escuela de las Americas, dove tutti i generi, ma proprio tutti, di pratiche di “controterrorismo” sono stati insegnati a legioni di militari dei paesi latino-americani per aiutare parecchi regimi a cancellare gli elementi di disturbo, partiti, dissensi e situazioni in odore di sinistra. Dopo comprensibili proteste nazionali e internazionali la premiata scuola è stata “riqualificata” e ha cambiato nome in Western Hemisphere Institute for Security Cooperation. Maggiori dettagli per chi fosse interessato alle devianze dei praticanti di torture si possono reperire nel saggio Neuropsychology of Criminal Behavior . Qualche notizia sull’Università dei metodi sommari si può trovare in questo articolo.

Aggiungiamo che anche movimenti vari di guerriglia guardarono con interesse al film, tra cui l‘Ira, le Black Panthers e settori dell’Olp. Al riguardo le informazioni accessibili ai comuni curiosi sono meno che poche, superfluo anche il contagocce.

Guerra d’Algeria sino al 1956

Per comprendere gli antefatti dell’attentato di Rue de Thèbes diamo una sintesi degli avvenimenti principali ancorché priva delle analisi sociali , economiche e geopolitiche che sarebbero necessarie per avere un quadro completo.

Massacri di Sétif, Guelma e Kherrata

Nella prima metà del Novecento si manifestano in Algeria diverse spinte, nazionaliste, indipendentiste, islamiche , socialiste. L’ espressione più importante delle istanze nazionaliste fu il PPA (Parti du peuple algérien) di Messali Hadj. Fondato nel 1937, fu disciolto nel ’39 per decreto delle autorità francesi , i dirigenti furono arrestati.

L’8 maggio 1945 le rappresentanze locali di alcune città dell’est chiedono alle autorità francesi di organizzare dei cortei per celebrare la vittoria della seconda guerra mondiale. Il permesso viene accordato a condizione che le uniche bandiere siano quelle francesi. Per i nazionalisti è l’occasione di manifestarsi e di mostrare il consenso di cui godono. A Sétif dopo il rifiuto di abbassare la bandiera algerina Bouzid Saâl, uno scout musulmano ventiseienne, viene ucciso da un poliziotto. E’ l’inizio dei disordini che culmineranno con 102 Europei uccisi dai rivoltosi e con migliaia di civili algerini massacrati a Sétif, Guelma e Kherrata da polizia e militari francesi, dai legionari della Légion étrangère , dagli efferati tabor marocchini, dal tiro a segno dei tirailleurs sénégalais, la cui abilità di cecchini non era seconda a nessuno, e da milizie di coloni francesi. Raffiche di mitragliatrice su chi scappava verso i monti. Ci fu persino l’intervento dell’aviazione.
I numeri sono rimasti non accertati, la storiografia è rimasta zoppa. Le stime più accreditate di storici francesi parlano di almeno 3.000 morti, con un tetto di 30.000. André Achiary è il vice-prefetto a Guelma, un nome inquietante nel panorama dell’eversione nera, se ne riparlerà avanti.
Sessant’anni dopo, nel 2005, l’ambasciatore francese in Algeria la definirà una tragedia per cui non ci sono scuse.
La frattura tra la potenza coloniale e la nazione che reclamava la sua indipendenza ebbe qui la sua forte evidenza. Furono questi i prodromi della guerra d’Algeria, che di solito si fa cominciare nel 1954.

I moti insurrezionali su vasta scala per l’indipendenza dell’Algeria furono organizzati dal FLN ( Front de Libération Nationale) il 1° Novembre 1954, sei mesi dopo la sconfitta della Francia in Indocina, con gli attacchi di
Toussaint_Rouge/ Ognissanti rosso: 30 attivisti dell’FLN in una serie di attentati contro obiettivi militari uccidono 10 persone, di cui 5 militari, 4 coloni francesi e un impiegato algerino.

L’FLN riuscì a prevalere ora con il dibattito politico, ora con la forza, sugli altri movimenti indipendentisti: l’UDMA (Union Démocratique du Manifeste Algérien) fondata nel 1946 da Ferhat Abbas, il PCA (Parti Communiste Algerien) e il MNA (Mouvement national algérien).Il primo confluì senza problemi nell’FLN, il secondo non aveva una base sufficientemente ampia e perciò affiancò l’FLN. Il terzo, d‘ispirazione socialista, raccoglieva le forze dei disciolti PPA e MTLD. Costituì un ostacolo da sinistra per il Fronte, con cui si combatterono sino allo scontro armato in Francia dove l’MNA aveva un largo seguito tra operai algerini. Godette delle simpatie di Camus. Fu isolato e scomparì alla fine della guerra.

La prima manifestazione di rilievo dell’insurrezione fu il 20 agosto 1955 , passata alla storia come I massacri nella regione di Costantina.Gli obiettivi del FLN erano militari ma i morti furono 123, di cui 71 civili europei, 31 militari e 21 algerini. La repressione francese fece 7.500 morti tra gli algerini.
Nel 1956 i dirigenti dell’FLN decidono nel congresso della Soummam di concentrare le operazioni sulla capitale Algeri per accrescere la visibilità della questione algerina in vista del dibattito all’Onu che si sarebbe tenuto a febbraio del 1957.
« Pour qu'on nous prenne au sérieux, il faut qu'Alger bouge. Qu'on parle de nous. Un pétard rue Michelet fera plus de bruit qu'une embuscade meurtrière en Kabylie. Ici, tout le monde en parlera. La presse fera des titres. Il y aura la radio, le cinéma. C'est ici que tout devra se passer.». È la strategia di Yacef Saadi che si impone nell’FLN.
Parallelamente proseguono, ma per poco, le trattative segrete tra FLN e Governo francese a Belgrado e a Roma.

Il 18 maggio 1956 l’ALN (Armée de libération nationale) tende un’imboscata ad una compagnia di fanteria francese in Cabilia a Palestro (oggi Lakhdaria): 21 soldati francesi uccisi, evirati e mutilati dalla popolazione locale inferocita a seguito delle repressioni brutali subite in precedenza. Rappresaglia francese: 16 guerriglieri e 44 civili in fuga uccisi, il villaggio di Djerrah raso al suolo.
L’esercito francese e il governatore Robert Lacoste impongono la censura alla stampa sulle informazioni di genere militare, scontri, morti, unità coinvolte etc.

Ahmed Zahana , colpevole dell’omicidio di una guardia forestale e Abdelkader Ferradj vengono ghigliottinati come ritorsione per l’imboscata di Palestro il 19 giugno 1956. A nulla vale l’appello di sospendere l’esecuzione del primo, gravemente ferito nello scontro con i francesi. Sono i primi due indipendentisti algerini giustiziati. Altri 222 saranno ghigliottinati in seguito sino al 1959. 45 di tali esecuzioni ebbero luogo durante il periodo in cui il ministro guardasigilli era Franҫois Mitterand.
Come rappresaglia immediata l’FLN decide di giustiziare due soldati francesi presi prigionieri nell’imboscata di Palestro. Amar Ouamrane, facente parte del CNRA (Conseil national de la révolution algérienne), impartisce l’ordine: “Abbattete qualunque europeo di età tra i 18 e i 54 anni. Nessuna donna, né bambini, né vecchi. Le azioni avranno inizio il 20 giugno alle 18”.
Nel giro di quattro giorni l’FLN uccide 10 civili in vari quartieri di Algeri.

Attentato di Rue de Thèbes Il 10 agosto 1956 alle 23:50 terroristi dell’ORAF (cfr. avanti), sotto la direzione di André Achiary, già ufficiale dello SDECE piazzarono una bomba al n.9, ritenuta la dimora di militanti del FLN che due mesi prima avevano colpito dei pied noirs. Nell’attentato di Rue de Thèbes intere famiglie furono decimate,73 morti tra cui donne e bambini, una quindicina di feriti e 4 case interamente distrutte.

Il 30 settembre 1956 l’FLN colloca due bombe al Milk bar: 4 morti e 52 feriti.
Quella che passerà alla storia come “La battaglia di Algeri” comincia da qui.

L’8 gennaio 1957 il generale Massu fece entrare in città i 7.000 paracadutisti della sua 10ª divisione e proclamò la legge marziale.
Yacef Saadi, e il suo luogotenente, Ali Amar, detto Ali-la-Pointe , diventarono degli eroi nazionali. Ali La Pointe , grazie ai suoi contatti con i malavitosi della Casbah, fu determinante nell’operazione di pulizia della Casbah per trasformarla in una roccaforte della Resistenza contro le azioni dei para francesi.

Casbah di Algeri anni ’80 autore: Riccardo Gullotta
Casbah di Algeri anni ’80 autore: Riccardo Gullotta


La galassia dei movimenti clandestini francesi ultras tra il 1955 e il 1958

Facciamo una rapida carrellata, avvisando che manca una storiografia in materia, soltanto notizie frammentarie e spesso confuse. I motivi sono intuibili.
Memori della lezione della sconfitta in Indocina, i francesi elaborarono delle strategie sofisticate di contro-guerriglia volte ad impedire all’FLN di ottenere il consenso della popolazione.
Dopo le proteste e le sollevazioni del popolo algerino organizzate dall’FLN dal 1954, i francesi anti-indipendentisti si organizzarono in vari gruppi inizialmente eterogenei e non collegati:

Volonté algérienne, a Orano, 3000 membri
Comité d’entente des anciens combattants d’Algérie et du Sahara, formata da veterani pieds-noir
MUPMSFA (Mouvement Universitaire pour le maintien de la souveraineté française ) , partito dei professori
UFNA (Union française nord-africaine) , organizzazione di ultras e integristi cattolici di destra fondata nel 1955 da Boyer Banse e da Robert Martel, viticultore. Questa aveva assorbito un altro movimento anti-indipendentista, Il Gruppo dei Sette, poujadisti avversi alla Quarta Repubblica e favorevoli a mettere al potere l’esercito per non sganciare l’Algeria dalla Francia. Contò qualcosa come 10.000 aderenti. L’UFNA fu sciolta per decreto governativo il 5 luglio 1956.

Ben presto però i gruppi si coagularono, meglio furono coagulati, in poche sigle di cui sino ad oggi non è del tutto chiaro quali siano stati il perimetro assegnato e la cabina di regia. Alcune sigle furono fittizie, per confondere le acque o perché funzionali alla propaganda. Quelle che sicuramente furono rilevanti nella strategia e nelle azioni coperte furono le seguenti.

Grand O, organizzazione clandestina formata da ufficiali fascisti, poujadisti, cagoulards, fondata dal medico Henri Martin noto come docteur Martin

l’ ORAF ( Organisation de la résistance de l'Algérie française ), movimento clandestino di francesi anti-indipendentisti fondato dal medico René Kovacs, facoltoso comproprietario di un’ importante clinica alle Baleari. Tale movimento ebbe relazioni con i gollisti, lo SDECE, servizio segreto per la sicurezza e il controspionaggio e con settori dell’esercito francese. Fu diretto da Kovacs; pare che Michel Debré assicurasse la copertura politica e parlamentare , certamente ebbe grande potere e libertà d’azione nello SDECE, mentre il generale Cogny diresse l’ala militare dal Marocco.

Dal 1958 saranno attive La Main rouge, le cui attività e rapporti con i Servizi segreti francesi sono tuttora secretate (per quel poco che è rimasto) e poi la famigerata Organisation de l'armée secrète. I membri di quest’ultima ripararono dal 1962 in Spagna tra i Servicios de inteligencia di Franco e in Portogallo a Lisbona, in Rua des Pracas 13 , per concorrere alle attività della famigerata Aginter Press, centrale eversiva nera internazionale di cui in Italia qualcuno conserva una triste memoria, rimasta monca, in tema di stragi.

Ma qui comincia un’altra, anzi, altre storie di casa nostra che, si faccia caso, trovano nelle strategie e tecniche di controguerriglia messe a punto dai Francesi dei riferimenti certi sui quali la storiografia poco ha potuto dirci e poco potrà dirci, com’è noto. Succede quando istituzioni di uno stato sono antagoniste con altre e con sé stesse nello stesso stato. La Ragion di Stato decide allora che il silenzio è d’oro e che la riduzione al silenzio degli irriducibili è un male necessario.

Un politico e scrittore ed un libro da ricordare

Henri Alleg è stato un giornalista francese.
Direttore del quotidiano Alger Républicain, era membro del partito comunista francese. Dopo che la casa editrice francese Editions de Minuit pubblicò il suo libro di memorie La Question nel 1958, Alleg ottenne il riconoscimento internazionale grazie alla sua presa di posizione contro la tortura nel contesto della Guerra d'Algeria. (1954-1962)
Dal 1950 al 1955 lavora come editore al quotidiano Alger Républicain, vicino al Partito e sostenitore delle istanze anticolonialiste e nazionaliste. Nel 1951, Alleg diviene direttore, schierandosi a favore di una stampa libera e democratica e dimostrandosi avverso alla Francia. Il giornale viene dichiarato illegale nel settembre del 1955 dalle autorità francesi a causa della sua linea politica comunista e per le prospettive anticoloniali. Nel novembre del 1956, dopo l'arresto di alcuni colleghi, Alleg entra in clandestinità
Il 12 giugno 1957, mentre si trova a casa dell'amico Maurice Audin, Alleg viene arrestato dai parà francesi con l'accusa di aver messo in discussione l'autorità nazionale. Audin, professore di matematica e membro del Partito comunista algerino, era stato arrestato il giorno prima e sarebbe morto in prigionia qualche giorno dopo a causa delle durissime torture.
Alleg viene tenuto prigioniero per un mese a El-Biar, dove viene torturato e subisce un interrogatorio dopo un'iniezione di Penthotal. Viene poi trasferito al campo di Lodi [località a 100 km a sud-ovest di Algeri, ndr] dove resta un mese, poi a Barberousse, la prigione civile di Algeri. Là scrive La question, nascondendo le pagine scritte e inviandole ai suoi avvocati.
Durante la prigionia è sottoposto a vari tipi di tortura fisica e mentale nel tentativo di fargli confessare i nomi di coloro che lo avevano protetto nei mesi precedenti. I "trattamenti" comprendevano elettroshock, bruciature, inalazione forzata di acqua per simulare l'annegamento (waterboarding), torture con funi e corde. Viene anche sottoposto a iniezioni di sodio penthotal barbiturato, una sorta di siero della verità. Nonostante l'intensità delle torture dei "paras", Alleg non rivela i nomi di chi lo aveva aiutato in clandestinità.

La Question

Le memorie di Alleg sul tempo trascorso in custodia francese vengono pubblicate da Éditions de Minuit con il titolo di La Question / La Domanda [ ed. italiana La tortura, ndr ], un gioco di parole che si riferisce sia alla questione della legittimità della tortura sia al fatto che "la domanda" era il termine tecnico utilizzato dal sistema giudiziario francese per indicare la tortura. Al momento la pubblicazione iniziale, il 12 febbraio 1958, il libro non va incontro a nessun tentativo di censura e non evoca nessuna smentita da parte del governo francese. Tuttavia, il Ministero dell'Interno fa censurare i giornali francesi che tentano di commentare o pubblicare estratti del libro di memorie. Nonostante il libro fosse liberamente in vendita da diverse settimane, il governo francese confisca le copie dell’ Observateur per aver pubblicato sezioni del libro di Alleg. Parte di questa situazione è dovuta al fatto che i processi di censura francesi permettevano alla prefettura governo locale di poter leggere i giornali, ma non libri prima della loro pubblicazione.

Nonostante il sequestro di articoli pertinenti al libro, esso diventa un bestseller oggetto di vivace dibattito nella nazione francese. Durante questo periodo, il governo francese sequestra un articolo pubblicato su L'Express, in cui Jean-Paul Sartre delinea le implicazioni del libro di Alleg per la nazione francese. Anche se censurato, questo saggio continua ad essere distribuito clandestinamente.
Man mano che le voci di torture proliferano e la discussione pubblica assume risvolti sempre più critici, il governo francese vieta La Question, nella speranza di mitigare l'atmosfera politica sempre più tesa della Francia. Agendo su un mandato del tribunale militare che intraprende un'azione legale in relazione al "tentativo di demoralizzazione dell'esercito con l'intenzione di danneggiare la difesa della nazione," le autorità francesi sequestrano le 7.000 copie rimanenti presso la casa editrice Éditions de Minuit il 27 di marzo 1958; tuttavia, non possono intervenire sulle 60.000 copie che sono già state vendute. La Question continua a vendere, clandestinamente o in altro modo, oltre 162.000 copie nella sola Francia entro la fine del 1958.
Dopo il sequestro iniziale, altri editori francesi di sinistra continuano la produzione del libro, anche per tutta la guerra d'Algeria, nonostante il divieto ufficiale. Il giorno del sequestro del libro il governo francese dichiara che l'indagine sulla presunta tortura di Alleg è quasi completa, affermando che nonostante i medici avessero notato cicatrici sui polsi e inguine di M. Alleg, gli ufficiali accusati da Alleg avevano negato le accuse volte contro di loro, perciò il governo francese non si riteneva responsabile.
Alleg scappa dalla prigione e va in Cecoslovacchia. Con gli accordi di Evian nel 1962, Alleg torna in Francia e poi in Algeria. Ha aiutato a ricostruire la Alger Républicain e ha continuato a pubblicare numerosi libri e apparire in diversi documentari. Dichiarato "persona non gradita" in Algeria dopo il colpo di Stato del 1965 di Houari Boumedienne, Alleg si trasferisce di nuovo in Francia, dove vivrà nella regione di Parigi fino alla sua morte avvenuta nel 2013, tre giorni prima del suo novantaduesimo compleanno.


Un breve estratto da La Question

Brusquement, je sentis comme la morsure sauvage d'une bête qui m'aurait arraché la chair par saccades. Toujours souriant au-dessus de moi, Jacquet m'avait branché la pince au sexe. Les secousses qui m'ébranlaient étaient si fortes que les lanières qui me tenaient une cheville se détachèrent. On arrêta pour les rattacher et on continua.
Bientôt le lieutenant prit le relais de Jacquet. Il avait dégarni un fil de sa pince et le déplaçait sur toute la largeur de ma poitrine. J'étais tout entier ébranlé de secousses nerveuses de plus en plus violentes et la séance se prolongeait. On m'avait aspergé d'eau pour renforcer encore l'intensité du courant et, entre deux « giclées », je tremblais aussi de froid. Autour de moi, assis sur les paquetages, Charbonnier et ses amis vidaient des bouteilles de bière. Je mordais mon bâillon pour échapper à la crampe qui me tordait tout le corps. En vain.

All'improvviso, mi sentii come il morso selvaggio di una bestia che mi avrebbe fatto a pezzi la carne. Sempre sorridenti sopra di me, Jacquet aveva inserito il morsetto sui miei genitali. Le scosse che mi scuotevano erano così forti che le cinghie che legavano una caviglia si allentarono. Sospesero per riallacciarle e poi continuarono.
Presto il tenente prese il posto di Jacquet. Aveva staccato un filo dal suo morsetto e l'aveva spostato per lungo sul mio petto. Ero scosso interamente da tremori nervosi sempre più violenti e la seduta andata avanti. Mi avevano spruzzato acqua per rinforzare ulteriormente l'intensità della corrente e tra due "schizzi" tremavo anche di freddo. Intorno a me, seduti sui pacchi, Charbonnier e i suoi amici svuotavano bottiglie di birra. Mordevo il bavaglio per attenuare il crampo che mi contorceva tutto il corpo. Invano.

[Riccardo Gullotta]
strumentale

inviata da Riccardo Gullotta - 9/7/2020 - 13:13



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