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La Chanson de la Ville Morte

Pierre Mac Orlan
Lingua: Francese

Lista delle versioni e commenti


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La canzone composta nel 1953 e musicata da Lino Léonardi è stata interpretata da vari artisti tra cui Monique Morelli. La mia versione preferita è senza dubbio quella di Manu Lann Huel all'interno del disco che raccoglie una serie di brani dedicati alla città di Brest (Brest en chansons d’hier et aujourd’hui - 1991 - Editions Pluriel).
En pénétrant dans la ville morte
Je tenais Margot par la main.
Un éternel petit matin
Nous apportait sa lumière morte.
Nous allions de ruine en pétrin
Dans les rues, de porte en porte.
Ce qui avait été des portes
S’ouvrait sur d’étranges confins.
Je tenais ma femme par la main
Dans les rues de porte en porte.

Ce n’était que portes vides
Et poubelles pleines de cris.
Des explosifs incorrigibles
Se dérobaient dans les replis.
Nous marchions dans la nécropole
Les pieds brisés et sans paroles
Devant ces portes sans cadoles*,
Devant ces trous indéfinis,
Devant ces portes sans paroles
Et ces poubelles pleines de cris.

Nous allions, le cou un peu raide,
Vers d’indiscutables secrets.
Personne ne nous venait en aide.
Aller à pied vers le passé
Vaut moins que tout ce qui précède.
Et nous étions si fatigués
Dans ces venelles malitornes
Que nous cherchâmes une borne**
Ou un peu de ciment cassé
Afin de reposer nos pieds.

Main sur main nous avons trouvé,
Éparpillés dans la poussière,
Les belles chansons roturières
Qui recouvraient les vieux pavés.
Des airs bien connus de casernes
Se joignaient à nos intentions
Et fleurissaient une lanterne
Chanson de charme d’un clairon
Qui fleurissait une lanterne
Dans un rêve de garnison.
* le "cadole" erano vecchie capanne sovente in pietra a secco, costruite tra i vigneti dell’Aube e della Borgogna meridionale, specialmente nel Beaujolais (Dipartimento del Rodano), terra di produzione del famosissimo omonimo vino. Le loro pietre erano gelide e in origine servivano principalmente come rifugio per i lavoratori delle vigne, quando le dimensioni lo permettevano, potevano fungere anche come alloggi permanenti per i poveri. La loro costruzione terminò negli anni ‘20. La denominazione proviene dal dialetto di Lione.

** generalmente si tratta di una pietra che viene apposta per indicare un limite, (ma anche una distanza, una separazione tra due proprietà contigue). Il termine francese "borne" (traduzione: cippo, termine, pietra di confine) deriva dal latino medievale “bodina” ovvero ʿblocco di pietra delimitante un territorioʾ o dal gallico “budina”.

inviata da Flavio Poltronieri - 21/6/2020 - 16:01



Lingua: Italiano

Traduzione e note di Flavio Poltronieri
LA CANZONE DELLA CITTÀ MORTA

Entrando nella città morta
Tenevo Margot per mano
Un’eterna mattina
Ci portava la sua luce morta.
Andammo dalla rovina ai guai
Nelle strade, di porta in porta.
Quello che erano state delle porte
Si aprivano su strani confini.
Tenevo mia moglie per mano
Nelle strade, di porta in porta.

Non c’erano che porte vuote
E pattumiere riempite di urla.
Esplosivi incorreggibili
Si nascondevano nei meandri
Camminammo nella necropoli
I piedi spezzati e senza parole
Davanti a queste porte senza capanna
Davanti a questi buchi indefiniti,
Davanti a queste porte senza parole
E a queste pattumiere riempite di urla.

Andammo, il collo un po' rigido,
Verso degli indiscutibili segreti.
Nessuno ci venne in aiuto.
Andare a piedi verso il passato
Vale meno di tutto quello che precede.
E noi eravamo così stanchi
In queste viuzze laide
Che cercavamo un limite
O un po' di cemento rotto
Al fine di riposare i piedi.

Mano nella mano abbiamo trovato,
Sparpagliate nella polvere,
Le belle canzoni plebee
Che ricoprivano i vecchi selciati.
Famose melodie di caserma
Si unirono alle nostre intenzioni
E sbocciò una lanterna
La canzone fascinosa di una tromba
Che fiorì una lanterna
In un sogno di guarnigione.

21/6/2020 - 16:12



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