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Margherita Baldacci

Francesco Baccini
Lingua: Italiano


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[1992]
Parole e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel: Francesco Baccini
Album / Albumi: Nomi e Cognomi

Milano: Viale Ungheria.
Milano: Viale Ungheria.
Margherita Baldacci (Francesco Baccini, Nomi e Cognomi, pubblicato il 25 settembre 1992, giorno del mio 29° compleanno) è, in sé ed anche come struttura, una perfetta tragicommedia di stile classico. Lo dico fin da subito e senza mezzi termini: è una canzone autenticamente memorabile. Ed è memorabile perché, dopo quasi trent'anni, non si sa ancora esattamente come prenderla. C'è l'evidente angolazione satirica: in un album quasi interamente e fortemente satirico come Nomi e Cognomi (ma c'è la terribile e sanguinante Renato Curcio...), e come del resto confermato dallo stesso Francesco Baccini, c'è la superlativa presa per i fondelli di cantautori professionisti della depressione (Marco Masini, Luca Carboni, Paolo Vallesi, Luca Barbarossa...), ed ha quindi una funzione squisitamente antidepressiva che non cessa certamente di servire al giorno d'oggi: l'ironia come unico antidoto veramente efficace. Però, a mio parere, l'ironia è di per sé una cosa serissima; mediante l'ironia, nei confronti di chiunque essa sia rivolta, la presa in giro sottintende una diversa profondità. Erano anni difficili, quei primi anni '90, anni di crisi e di rivolgimenti sperati: il 1992, l'anno di Tangentopoli, di Mani Pulite, della crisi monetaria, delle stragi di mafia; anni di depressione generalizzata nel quale il filone della canzone depressiva imperava indirizzandosi perlopiù alla sfera privata (intitolare un intero album Malinconoia ne è testimone perfetto): e lo vediamo ancor meglio in questi frangenti di adesso, in cui la sfera privata è letteralmente devastata da tutto ciò che sta accadendo, assieme a quella sociale, politica ed economica. La diversa profondità di una canzone come Margherita Baldacci attiene quindi proprio alla natura dell'ironia e della satira: mettendo in ridicolo una sorta di “industria della depressione”, essa però pone in scena anche qualcosa di ben più autentico e veramente tragico. La depressione del tempo, la vita anonima dei protagonisti, le periferie, il sogno dell'amore come riscatto prima di affogare o in una qualche routine, o nella più cocente delle delusioni, il suicidio come unica via. Va quindi a finire che la finta Margherita Baldacci (l'unico nome inventato di tutto un album di nomi e cognomi reali) diventa non solo perfettamente reale, ma assurge a oggetto di identificazione. Nomi e Cognomi è, a mio parere, un album geniale; Margherita Baldacci è la canzone più geniale dell'album, condotta per atti teatrali perfettamente classici, con il riassunto recitato degli argomenti, il coro e la conclusione; il tutto condito con un linguaggio nonsensical, dal “bisonte insaponato sui binari di un metrò” (che non significa assolutamente nulla ma che riproduce la tipica enunciazione nostalgica delle canzoni ultradepressive) alla povera Margherita il cui sogno era quello di andare in Albania (proprio negli anni in cui ondate di migranti albanesi si rovesciavano in Italia, ulteriore tocco di genio del Baccini Francesco da Genova). Cosa ci resta ora di Margherita Baldacci, a parte il famoso mazzo di fiori in Viale Ungheria? Ci resta qualcosa che, secondo me, non è molto dissimile dalla Vita agra di Luciano Bianciardi. Le pizzerie sono rimaste chiuse per mesi e parecchie Margherite Baldacci sono sul lastrico. Pino Mirella e la Mirella ci avranno la loro famiglia. Storie di persone comuni, di fantasmi, di sogni interrotti o annegati: Ma siamo tutti Baldacci, mortacci!. Ma bando alla depressione, sennò viene meno il carattere di pillola di questa indimenticabile canzone e si va anche noialtri a farci una giratina in Viale Ungheria. Con un saluto a Francesco Baccini, putacaso ci leggesse (una volta è intervenuto personalmente sul sito). [RV]

1.


Argomento:

Questa è la storia di Margherita Baldacci.
Una ragazza di periferia, una ragazza che lavora in pizzeria, abita in Viale Ungheria.
Lei sta con Giuseppe Mirella, detto Pino, operaio in fonderia.
Mammia mia.

Conosci una ragazza di nome Baldacci,
Lavora in una pizzeria.
Sta da quattro mesi con Pino Mirella,
Capofficina in una fonderia.
Lui!, nuovo romantico,
Poeta di periferia,
Lei stende la pasta
E intanto sogna di fuggire via, via, via, via...

Baldacci, c'è un universo in te,
Baldacci, ma dimmi tu dov'è?
Io cerco e non lo trovo,
Ma dimmi tu se c'è,
Sarò una testa d'uovo
Ma mi fido anche di te...
Oooh-oh...

2.


Argomento:

Pino Mirella fa una festa.
Una festa di compleanno e invita Margherita Baldacci e lei commette un grave errore: porta la sua amica Mirella.
Pino Mirella si innamora di Mirella e si scappano insieme, e lei si butta dalla finestra.
Che sfiga!

Un giorno ad una festa a casa del Mirella,
Mi pare fosse sabato sera,
Baldacci arriva insieme ad una tipa carina,
Pensavan tutti fosse sua sorella.
No! Invece non era così,
Ma si chiamava pure lei Mirella...

Margherita Baldacci:

Oh, ma va a finire sempre così,
Non ti dovevo portare,
Non ti dovevo portare...

Coro:

Non la dovevi portare!

Francesco Baccini:

Baldacci!, crolla tutto intorno a te,
Baldacci!, ma il mondo tuo qual è?...

Margherita Baldacci:

Stendevo la mia pasta,
Volevo andare in Albania,
Guardo adesso la finestra,
È proprio quella la mia via...

Francesco Baccini:

Margherita Baldacci!, crolla tutto su di te,
Rita Baldacci!, ma il mondo tuo non c'è...
È un bisonte insaponato sui binari di un metrò,
Forse è un giradischi rotto, un estate in autostop...

Ma siamo tutti Baldacci!, na na na, na na na
Mortacci!
E stendiamo le lenzuola sempre qui in Viale Ungheria,
Guardiamo giù dalla finestra, forse è quella lì la via...

Conclusione:

Ora di Margherita Baldacci ci resta soltanto un mazzo di fiori sul selciato.
'Azzz..!

Coda:

Conoscevi una ragazza di nome Baldacci,
Lavorava in una pizzeria...
Stava con un tipo di nome Mirella,
Capofficina in una fonderia.

inviata da Riccardo Venturi - 21/5/2020 - 10:31



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