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El incendio de Saloniki

anonimo

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(anonimo)


[1917]
La copla sefardita “El incendio de Saloniki”, noto anche come “La cantiga del fuego” o, dal verso introduttivo “Día de Shabbat la tadre”, fu composta all'indomani del grande incendio di Salonicco, avvenuto il 18 agosto 1917.
Testo trovato su Jewish Music Research Centre

Su queste pagine abbiamo già incontrato più volte la storia triste ed eroica degli ebrei di Grecia, una storia di diaspora, di pregiudizio, di persecuzione, di annientamento e sterminio: si vedano canzoni come Arvoles (yoran por luvyas), Μιλιταρισμός, Siete dias enserados, Χωρίσαμ’ ένα δειλινό,...



Una vicenda unica che parte da lontano, dalla cacciata dei sefarditi dalla penisola iberica dopo il 1492, ad opera dei sovrani cattolici. Gli esuli si sparsero allora in Italia e in molte nazioni del mondo arabo e ottomano. A Salonicco costituirono una comunità molto forte, maggioritaria, con il Judezmo, o Ladino, come propria lingua, e per secoli esercitarono la loro influenza, anche quando di fronte a sultani non benevoli preferirono un atteggiamento “nicodemita”, convertendosi formalmente all'Islam ma continuando di fatto con i propri culti.
All'inizio del 900 gli ebrei erano ancora maggioritari a Salonicco, ma quando la crisi politica ed economica dell'Impero Ottomano si fece evidente, anche loro cominciarono ad emigrare, per fame e per evitare la coscrizione obbligatoria. In seguito, una serie di eventi incise irreparabilmente sulla consistenza della comunità ebraica locale: la prima guerra balcanica del 1912, con Salonicco che passò sotto il dominio greco, il grande incendio del 1917 – oggetto del presente canto -, i nuovi equilibri demografici scaturenti dalla fine della Grande Guerra, con la migrazione incrociata di greci dall'Asia Minore e viceversa di musulmani dalla Grecia, e infine l'occupazione nazista e la definitiva scomparsa di una delle più importanti comunità ebraiche del Mediterraneo Orientale.

El incendio de Saloniki


Partito, almeno in apparenza, accidentalmente, l'incendio dell'agosto 1917 si propagò velocemente all'intero centro della città, che in ospitava il cuore del quartiere ebraico. Il fuoco lasciò decine di migliaia di ebrei senza tetto e distrusse tutto il patrimonio culturale della comunità, comprese le biblioteche e le sinagoghe. Nell'immediato, molte famiglie ebree, rimaste senza nulla, vennero ospitate in tendopoli d'emergenza allestite dai britannici. Le autorità greche, già non molto benevole nei confronti degli ebrei, presero la palla al balzo e anziché aiutare i vecchi proprietari nella ricostruzione, misero tutto all'asta, concessero prestiti bancari a chi pareva a loro ed estromisero gli ebrei, un tempo maggioritari, dalla città. Nei decenni che seguirono la comunità ebraica di Salonicco si riconsolidò, ma poi subì l'ultimo e definitivo colpo con l'occupazione nazista.

Oggi gli ebrei di Salonicco sono rimasti un migliaio o poco più...
Dia de shabbat, la tadre,
la horica dando dos,
fuego salió al Agua Mueva,
a la Torre Blanca quedó.

Tanto probes como ricos,
todos semos un igual.
Ya quedimos arrastrando
por campos y por kishlas.

Mos dieron unos tsadires,
que del aire se volan.
Mos dieron un pan amargo,
ni con agua no se va.

Las palombas van volando
haciendo estrución.
Ya quedimos arrastrando
sin tener abrigación.

Entendiendo, mancevicos:
los pecados de shabbat
se ensañó el patrón del mundo,
mos mando a Dudular.

Dio del cielo, dio del cielo,
no topates que hacer.
Mos dejates arrastrando,
ni camisa para meter.

Mos estamos sicleando
mos vamos onde el inglés
por tres grushicos al día
y un pan para comer.

inviata da Bernart Bartleby - 30/1/2020 - 15:03




Lingua: Inglese

Traduzione inglese di Edwin Seroussi da Jewish Music Research Centre
THE FIRE OF SALONIKI

Day of Shabbat, in the afternoon,
when the clock struck two,
a fire broke out at New Water,
and spread to the White Tower.

Poor and rich alike,
we became all equal.
We remained in misery,
in fields and barracks.

They gave us some tents
which blow away in the wind,
We were given bitter bread
which even with water wouldn't go down.

The pigeons were flying
spreading destruction.
We remained in misery,
without any shelter.

Understand, young people:
the sins on Shabbat
incensed the Lord of the world,
Who sent us to Dudular.

God of the heavens, heavenly God,
You could not find nothing else to do to us?
You have left us destitute
without a shirt to wear.

With great grief
we go to the English for work
for three cents a day
and for a loaf of bread to eat.

inviata da B.B. - 31/1/2020 - 11:14




Lingua: Italiano

Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Gullotta



Allo scoppio della 1^ Guerra Mondiale nel 1914 la Grecia si dichiarò neutrale. Ciò portò ad uno scontro drammatico tra i sostenitori di Venizelos, che propugnavano l’entrata in guerra a fianco degli Alleati contro l’Impero Ottomano in vista di espansioni territoriali e un ruolo di potenza regionale della Grecia, e il re Costantino, decisamente contrario in quanto interessato a mantenere buoni rapporti con gli Imperi Centrali. La situazione divenne insostenibile: tra il 1916 e il 1917 ci furono due governi in Grecia. Venizelos autorizzò l’insediamento di truppe Alleate, inglesi, francesi, russe, serbe e un contingente italiano per dare supporto ai serbi impegnati in Macedonia contro i turchi. Quando scoppiò l’incendio c’erano circa 100.000 soldati a Salonicco. L’intervento dei militari alleati fu decisivo per contenere le dimensioni della catastrofe. Infatti in Grecia non c’era un corpo pubblico di pompieri ma società private che intervenivano soltanto a protezione degli associati.

Si riportano di seguito le cifre della tragedia desunte dalla monografia The Great Fire of Thessaloniki (1917) di Papastathis - Hekimoglou e da Wikipedia.
Abitanti di Salonicco: da 150.000 a 278.000 per Wikipedia, 271.000 secondo gli autori citati; senzatetto: 73.000 di cui 52.000 ebrei, 10.000 cristiano-ortodossi e 11.000 musulmani; danni: 800.000 sterline d’oro, circa 3 miliardi € al valore attuale.
Metà della popolazione ebraica, trovatasi priva anche dei locali commerciali, emigrò in Francia, Stati Uniti e Palestina.
Diamo qualche cenno su Dudular / Ντουντουλάρ , menzionato nella quarta strofa. Sarebbe vana la ricerca sulle carte geografiche, oggi tale località si chiama Diavata / Διαβατά, 8 km in direzione nord-ovest da Salonicco. Dudular era il nome usato durante la dominazione ottomana. L’etimo deriva da dudu che in turco antico significava pappagallo, mutuato dal persiano tuti / طوطی. Il plurale di dudu è dudular che per antonomasia designava gli abitanti del luogo, famosi per le loro fattezze. Il vero motivo per cui il nome Dudular è stato rimosso si deve al fatto che é il toponimo anche in lingua macedone. Data la conflittualità tra greci e macedoni per questioni territoriali, i greci si sono affrettati a cancellare il più possibile ogni traccia di cultura macedone di matrice slava a tutti i livelli.
A Dudular gli Inglesi avevano predisposto un campo di prigionia durante il conflitto. È a tale campo che si riferisce la canzone. Negli anni scorsi a Diavata è stato allestito un campo profughi per siriani. Un campo informale di profughi, interessati a varcare il confine greco-macedone per la balkan route, è stato chiuso dopo numerosi scontri con la polizia greca lo scorso anno. Ce n’è abbastanza per connotarlo come un luogo di molteplici e gravi sofferenze dell’umanità.
[ Riccardo Gullotta]



11 Luglio 1942 - Deportazione degli Ebrei di Salonicco – dal Museo Ebraico di Salonicco  ripresa: Riccardo Gullotta
11 Luglio 1942 - Deportazione degli Ebrei di Salonicco – dal Museo Ebraico di Salonicco ripresa: Riccardo Gullotta
L’ INCENDIO DI SALONICCO

Nel giorno di Shabbat [1], di pomeriggio,
quando l'orologio segnava le due,
un incendio scoppiò al Nuovo Lungomare, [2]
e dilagò sino alla Torre Bianca. [3]

Poveri e ricchi in un solo fascio,
diventati tutti uguali.
Siamo rimasti nella miseria,
nelle recinzioni e negli accampamenti.

Ci hanno dato delle tende
che non reggevano al vento,
Ci hanno dato pane amaro
che nemmeno con l'acqua andava giù.

I piccioni volavano
misurando la distruzione.
Siamo rimasti nella miseria,
senza alcun riparo.

Tenete a mente, giovani:
i peccati nel giorno di Shabbat
hanno causato l’ira del Signore del mondo,
che ci ha spedito a Dudular.

Dio dei cieli, celeste Iddio,
Non hai trovato nient'altro da fare per noi?
Ci hai lasciato nell’indigenza
senza nemmeno una camicia da indossare.

Con grande affanno
andiamo dall’Inglese [4] a lavorare
per tre centesimi al giorno
e una pagnotta per pasto.
[1] sabato ebraico, giorno sacro e denso di osservanze secondo la Torah

[2] Nea Prokymea / Νέα Προκυμαία, area compresa tra il porto, a ovest, e la Torre Bianca a est

[3] Lefkos Pyrgos / Λευκός Πύργος, in turco Beyaz Kule fu eretta dagli Ottomani nel XVI secolo. Tristemente nota nei secoli come Kanli Kule / Torre insanguinata in quanto adibita a prigione e luogo di esecuzioni di massa, acquisì il nuovo nome dato che fu imbiancata nel 1912 dai Greci per segnare la discontinuità della sovranità su Salonicco.

[3] Dudular / è una località situata a 8 km a Nord-Ovest da Salonicco. Tale nome fu in uso sino alla prima decade del Novecento. Nelle carte geografiche posteriori figura con il nome di Diavata / Διαβατά.

[4] Forte e preponderante la presenza degli Inglesi per motivi di strategia militare, di mire egemoniche e commerciali

[ Riccardo Gullotta]

inviata da Riccardo Gullotta - 5/2/2020 - 09:14





Μετέφρασε στα Ελληνικά / Traduzione greca / Greek translation / Traduction grecque / Kreikankielinen käännös:
Riccardo Venturi / Ρικάρντος Βεντούρης, 05-02-2020 21:28
Η ΠΥΡΚΑΓΙΑ ΤΗΣ ΘΕΣΣΑΛΟΝΙΚΗΣ

Την ημέρα του Σαμπάτ, το απόγευμα
Όταν το ρολόι έδειχνε δύο,
Μια πυρκαγιά ξέσπασε στη Νέα Προκυμαία
Και εξαπλώθηκε ως το Λευκό Πύργο.

Φτωχοί και πλούσιοι σ' ένα σωρό,
Όλοι έγιναν ίσοι.
Μείναμε στη δυστυχία,
Σε περιφράξεις και στρατόπεδα.

Μας έδωσαν σκήνες που δε μπορούσαν
Ν' αντέξουν τον άνεμο,
Μας έδωσαν πικρό ψωμί που δε μπορούσαμε
Να το καταπιούμε ούτε με νερό.

Πετούσανε τα περιστέρια
Μετρώντας την καταστροφή.
Μείναμε στη δυστυχία
Χωρίς καταφύγιο.

Θυμηθείτε, νέοι ·
Οι αμαρτίες στην ημέρα του Σαμπάτ
Προκάλεσαν την οργή του Κυρίου του κόσμου,
Που μας έστειλε στο Ντουντουλάρ.

Ω Θεέ των ουρανών, ουράνιε Θεέ!
Δε βρήκες τίποτα άλλο για μας να κάνουμε ;
Μας άφησες στην ανάγκη
Χωρίς ούτε ένα πουκάμισο να φορέσουμε.

Με μεγάλη δυσκολία
Πάμε για τους Εγγλέζους να δουλέψουμε
Για τρία λεπτά την ημέρα
Κι ένα καρβέλι για φαγητό.

5/2/2020 - 21:28


Grazie Riccardo Gullotta per la traduzione e il commento e le note. Sempre molto preciso e informato.

Non mi sono molto chiari due versi nella quarta strofa: "Las palombas van volando / haciendo estrución"... La tua traduzione è senz'altro corretta, ma cosa significa "I piccioni volavano diffondendo distruzione"? Mi riesce difficile pensare ai piccioni che servono da innesco nella propagazione dell'incendio...

Grazie ancora e un saluto.

B.B. - 5/2/2020 - 11:31


@ Bernart Bartleby

Non c’è dubbio: uno svarione di cui mi scuso. Uno dei significati del verbo hacer adoperato transitivamente secondo il Diccionario de la Real Academia Española è: Recorrer un camino o una distancia . Vero è che tale accezione, per quanto ho potuto appurare, non è frequente, ma occorre anche considerare che si tratta di un testo ladino. Peraltro estrucion è vocabolo estremeñu, lingua parlata nell’Estremadura.

Quindi: “I piccioni volavano percorrendo la distruzione” o, liberamente, con un’interpretazione più aderente al contesto e alla sensibilità dell’autore, a mio avviso: “I piccioni volavano misurando la distruzione”.
In mancanza di interpretazioni più consone pregherei la Regia di rettificare.

Riccardo Gullotta - 5/2/2020 - 14:30



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