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Lamento dei terremotati siciliani

Franco Trincale
Lingua: Siciliano


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[1977]
Testo e musica :Franco Trincale
Album: Siamo uguali alla catena

Gibellina 1989 - Grande Cretto di Alberto Burri - autore: Riccardo Gullotta
Gibellina 1989 - Grande Cretto di Alberto Burri - autore: Riccardo Gullotta


Tra il 14 e il 15 gennaio 1968 la valle del Belice fu colpita da un terremoto di magnitudo 6,4. Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago furono cancellate dalle carte geografiche. Santa Ninfa , Santa Margherita di Belice, Salemi e Partanna furono distrutte al 75%.
Circa 300 vittime, 600 feriti, 70.000 sfollati. Uno spettacolo da bomba atomica …. Ho volato su un inferno: queste le parole del pilota di uno degli aerei di ricognizione nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe.
Otto anni dopo, nel 1976, i baraccati ammontavano a 47.000. Ancora oggi , 51 anni dopo, 80 famiglie sono ancora in attesa di una casa, 200 famiglie sono prive dei servizi essenziali : né acqua né fogne. Sono soltanto alcuni esempi di una lunga serie di errori di insipiente progettazione e di incapace gestione del territorio: strade e viadotti che terminano d’un tratto tra vigneti e vegetazione senza nessuno sbocco, baracche con pareti e tetti di eternit . La maggior parte sono state demolite dopo 36 anni. A Montevago ci sono ancora abitazioni con tetti, pareti e cisterne in amianto. Il numero di decessi per mesotelioma è decisamente più elevato rispetto alla media degli altri territori della regione.
Questo il video


Il Cretto di Gibellina

Opera a cielo aperto di Alberto Burri, sorge sul luogo dove era l’antica Gibellina. Una gigantesca colata di cemento bianco per coprire le macerie su una superficie di 80.000 metri quadri solcate da fenditure larghe dai 2 ai 3 metri che ricalcano quello che fu l’impianto urbanistico della città. I blocchi di cemento individuati dalle fenditure sono alti 1,6 metri.
L’opera è un monumento alla memoria, non soltanto alla catastrofe del Belice. Ha assunto un ruolo centrale nella memoria della strage di Ustica , dato che per il regista Marco Paolini è una sorta di labirinto di cemento, che, visto dall’alto, è simile al dedalo di bugie nel quale i giudici si sono dovuti orientare per ritrovare il filo delle indagini.
O Signuri, Signuri, Signuri!
E guardali sti creaturi,
sunu figli di lu cielu
senza luogo e senza pani,
sunnu i terremotati siciliani.

Ci hanno dato na cuperta
e un bigliettu 'nta la manu,
l'hanno messi nel diretto
l'han mandati a Milanu,
sunnu i terremotati siciliani.

Ascoltate signur Presidenti
e sentitilu chistu lamentu
voi siete in vacanza,
iḍḍi sunnu ancora senza,
senza luogo e senza pani,
sunnu i terremotati siciliani.

O Signuri, Signuri, Signuri!
E guardali ste creaturi,
sunu figli di lu cielu
senza luogo e senza pani,
sunnu i terremotati siciliani.
Un percorso scelto per la canzone é "Stragi di Stato".Per Ustica lo Stato italiano é stato ed é reticente, ma le responsabilità sono di altri stati "alleati".

inviata da Riccardo Gullotta - 23/12/2019 - 10:57



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