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Le bateau ivre

Arthur Rimbaud
Lingua: Francese

Lista delle versioni e commenti


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[1871]
Le bateau ivre

Poesia / A Poem by / Poésie / Runo : Arthur Rimbaud
1.Musica / Music / Musique / Sävel : Philippe Servain
Interprete / Interprète / Performer / Laulavat : Philippe Léotard

2.Musica / Music / Musique / Sävel : Léo Ferré
Interprete / Interprète / Performer / Laulavat : Léo Ferré

3.Musica / Music / Musique / Sävel : Vangelis
Interprete / Interprète / Performer / Laulavat : Fanny Ardant

4.Interpretazione / Interprétation / Performance / Laulavat : Gerard Philipe
5.Interpretazione / Interprétation / Performance / Laulavat : Jean-Louis Trintignant







L'imagination au pouvoir

Il quadro storico
Gli ultimi decenni dell’Ottocento in Francia videro la nascita e lo sviluppo di movimenti culturali che avrebbero avuto notevoli influssi in tutta Europa e nel Novecento: Positivismo, Decadentismo e Naturalismo. L’Empire era crollato nel 1870, la Burgeoisie non poteva più celebrare i suoi fasti come sotto Napoleone III, le masse avevano cercato di costituirsi come soggetto politico ma la Comune di Parigi ne segnò un irrimediabile arresto. Il Positivismo fu la corrente di pensiero che espresse le istanze di un diverso tipo di borghesia, meno chiusa in sé stessa : lo sviluppo della società attraverso la scienza e la tecnica, la società come un organismo da studiare scientificamente. L’uomo nuovo era l’ingegnere, più che il filosofo o l’artista, l’ottimismo e la fede incrollabile nel progresso fu la nuova parola d’ordine.
Il Naturalismo fu una corrente letteraria che si sviluppò in senso positivista per descrivere la realtà sociale con un metodo mutuato dalle scienze naturali, da cui il nome. Lo scrittore si assunse il compito di descrivere i personaggi di ogni tipo, non più delle classi agiate, in relazione al contesto storico e ai fattori sociali che li sovradeterminavano. Zola e Maupassant ne furono gli esponenti di spicco.
Il Decadentismo deve il suo nome alla rivista “Le Decadant”, di cui Verlaine fu un collaboratore. Si espresse attraverso numerose correnti letterarie, in opposizione alla visione ottimistica e scientifica del Positivismo. In Francia negli ultimi decenni dell’Ottocento si svilupparono il Simbolismo, l’Estetismo e in pittura l’Impressionismo.

Il Simbolismo
« La Nature est un temple où de vivants piliers laissent parfois sortir de confuses paroles ; l’homme y passe à travers des forêts de symboles ». In questi versi del sonetto Correspondances, quarto poema dei Fleurs du Mal, Baudelaire nel 1857 fu un antesignano del Simbolismo. La realtà non si coglie attraverso processi di conoscenza logica ma attraverso un universo simbolico. Non è più il filosofo né l’uomo di scienza a comprendere la realtà ma l’artista. Non l’artista del romanticismo già avviato al declino , bensì un tipo nuovo che infrange regole e convenzioni per privilegiare le sensazioni, spesso indotte, che riescano a esplorare i simboli come strumento di mediazione tra l’artista e la realtà. E’ l’epoca dei bohémiens tra viaggi, alcol, sostanze psicotrope, rapporti interpersonali fuori dagli schemi. Del movimento simbolista, rimasto esclusivamente nel campo artistico, fecero parte i “Poeti maledetti” , Verlaine, Rimbaud, Mallarmé. L’epiteto si deve a Verlaine che raccolse le poesie dei poeti simbolisti nel testo omonimo. In tale periodo si sviluppa l’Estetismo, “l’art por l’art”. E’ l’autonomia dell’arte, affrancata dalla morale. Volle essere anti-ideologica ma finì con l’essere ideologia (in malo modo, vedasi l’escrescenza dannunziana).

Breve analisi del Bateau ivre.
Il battello alias Rimbaud è la coscienza allargata di un viaggio le cui coordinate non sono spaziali ma diacroniche, vanno dall’infanzia all’adolescenza. Il viaggio si fa atto liberato e liberante, l’ebbrezza della libertà oltrepassa i vincoli dell’empiria quotidiana per costituirsi come conversione e slancio vitale e immaginifico. Queste sensazioni sono rese in senso sia pittorico, attraverso paradossi e ossimori, sia sonoro. Il viaggio si fa poi rimpianto e nostalgia, anche qui con la ripetizione di fonemi, per virare verso la disperazione. Ed ecco che il ritmo cambia verso un’altra visione del bateau-Rimbaud, l’avventura come creazione fantastica, grazie alla quale il soggetto esperisce un’altra dimensione, quella del veggente in cui è la poesia a farsi liberatrice e avanguardia verso nuovi mondi e sensazioni. Le immagini non possono essere quelle convenzionali; anche il linguaggio si converte per esaltare il viaggio attraverso neologismi, nuovi termini e spostamenti grammaticali.
A Verlaine si deve la “pars costruens” del Simbolismo, il suo manifesto. Le bateau ivre ne è la sua celebrazione. Per le sue innovazioni e figurazioni si spinge anche oltre, tanto da potere essere preso a riferimento del Simbolismo.

Interpretazioni del Bateau ivre.
Le interpretazioni proposte sono tutte di elevatissimo conio. Quella di Philippe Léotard spicca per l’accento logorato e l’equilibrio precario che soltanto un attore e poeta con una vita intensamente “maudite” alla Rimbaud poteva esprimere ; Léo Ferré sottolinea l’aspetto umano e libertario in un’atmosfera trasognata da nouvelle vague; di Fanny Ardant colpisce non tanto la raffinatezza della scansione quanto la sua recitazione di donna adulta ed adolescente ad un tempo che si attaglia all’adolescente-adulto Rimbaud; l’interpretazione di Jean-Louis Trintignant si fa notare per il taglio da racconto psicanalitico, un aspetto fondamentale nell’esplorazione dell’opera di Rimbaud.
Se ci fosse una sola interpretazione da scegliere tra tutte , non avrei dubbi: è quella di Gérard Philipe, uno dei più grandi interpreti di testi della letteratura francese, che seppe cogliere come pochi l’inquietudine dei giovani, nei film e nelle pièces teatrali. Non “recita” Rimbaud, Gérard suona Rimbaud, sta lì, a bordo del bateau-Rimbaud, anzi anche lui si fa Gérard-bateau per un viaggio senza ritorno.

Amarcord
Rimbaud compose il bateau a 17 anni. RV incrociò 17 anni fa Rimbaud in prossimità di un treno (forse c’era anche un train presque bateau), chi scrive a 17 anni studiava “ le bateau ivre” al corso di letteratura francese sui banchi di scuola in una cittadina del profondo sud, quando De Gaulle era all’apice e il ’68 di là da venire.
Si chiude con questa nota dal sapore cabalistico (anche se io preferisco il neopositivismo logico alla qabalah, non se l’abbiano a male i chassidim) questa digressione, che però non può terminare senza avere prima indirizzato un souhait de très joyeux anniversaire à Riccardo Venturi.

[Riccardo Gullotta]

Bateau Ivre
Comme je descendais des Fleuves impassibles,
Je ne me sentis plus guidé par les haleurs :
Des Peaux-Rouges criards les avaient pris pour cibles
Les ayant cloués nus aux poteaux de couleurs.

J'étais insoucieux de tous les équipages,
Porteur de blés flamands ou de cotons anglais.
Quand avec mes haleurs ont fini ces tapages
Les Fleuves m'ont laissé descendre où je voulais.

Dans les clapotements furieux des marées
Moi l'autre hiver plus sourd que les cerveaux d'enfants,
Je courus ! Et les Péninsules démarrées
N'ont pas subi tohu-bohus plus triomphants.

La tempête a béni [1] mes éveils maritimes.
Plus léger qu'un bouchon j'ai dansé sur les flots
Qu'on appelle rouleurs éternels de victimes,
Dix nuits, sans regretter l'oeil niais des falots ! [5]

Plus douce qu'aux enfants la chair des pommes sures,
L'eau verte pénétra ma coque de sapin
Et des taches de vins bleus et des vomissures
Me lava [2], dispersant gouvernail et grappin

Et dès lors, je me suis baigné dans le Poème
De la Mer, infusé d'astres, et lactescent, [3]
Dévorant les azurs verts ; où, flottaison blême [4]
Et ravie, un noyé pensif parfois descend ;

Où, teignant tout à coup les bleuités, délires
Et rythmes lents sous les rutilements du jour,
Plus fortes que l'alcool, plus vastes que nos lyres,
Fermentent les rousseurs amères de l'amour !

Je sais les cieux crevant en éclairs, et les trombes
Et les ressacs et les courants : Je sais le soir,
L'aube exaltée ainsi qu'un peuple de colombes,
Et j'ai vu [6] quelque fois ce que l'homme a cru voir [7] !

J'ai vu le soleil bas, taché d'horreurs [8] mystiques,
Illuminant de longs figements violets,
Pareils à des acteurs de drames très-antiques
Les flots roulant au loin leurs frissons de volets !

J'ai rêvé la nuit verte aux neiges éblouies [9],
Baiser montant aux yeux des mers avec lenteurs,
La circulation des sèves inouïes [10],
Et l'éveil jaune et bleu des phosphores chanteurs !

J'ai suivi, des mois pleins, pareille aux vacheries
Hystériques, la houle à l'assaut des récifs,
Sans songer que les pieds lumineux des Maries
Pussent forcer le mufle aux Océans poussifs !

J'ai heurté, savez-vous, d'incroyables Florides
Mêlant aux fleurs des yeux de panthères à peaux
D'hommes ! Des arcs-en-ciel tendus comme des brides
Sous l'horizon des mers, à de glauques troupeaux !

J'ai vu [11] fermenter les marais énormes [12], nasses
Où pourrit dans les joncs tout un Léviathan ![13]
Des écroulement d'eau au milieu des bonaces,
Et les lointains vers les gouffres cataractant !

Glaciers, soleils d'argent, flots nacreux, cieux de braises !
Échouages hideux au fond des golfes bruns
Où les serpents géants [14] dévorés de punaises
Choient, des arbres tordus, avec de noirs parfums !

J'aurais voulu montrer aux enfants ces dorades
Du flot bleu, ces poissons d'or, ces poissons chantants.
- Des écumes de fleurs ont bercé mes dérades
Et d'ineffables vents m'ont ailé par instants.

Parfois, martyr lassé des pôles et des zones,
La mer dont le sanglot faisait [20] mon roulis doux
Montait vers moi ses fleurs d'ombre aux ventouses jaunes
Et je restais, ainsi qu'une femme à genoux...

Presque île, balottant sur mes bords les querelles
Et les fientes d'oiseaux clabaudeurs aux yeux blonds
Et je voguais, lorsqu'à travers mes liens frêles
Des noyés descendaient dormir, à reculons !

Or moi, bateau perdu sous les cheveux des anses,
Jeté par l'ouragan dans l'éther sans oiseau,
Moi dont les Monitors et les voiliers des Hanses
N'auraient pas repêché la carcasse ivre d'eau ;

Libre, fumant, monté [22] de brumes violettes,
Moi qui trouais le ciel rougeoyant comme un mur
Qui porte, confiture exquise aux bons poètes,
Des lichens de soleil et des morves d'azur,

Qui courais, taché de lunules électriques,
Planche folle, escorté des hippocampes noirs,
Quand les juillets faisaient crouler à coups de triques
Les cieux ultramarins [15] aux ardents entonnoirs ;

Moi qui tremblais [21], sentant geindre à cinquante lieues
Le rut des Béhémots et les Maelstroms épais,
Fileur éternel des immobilités bleues,
Je regrette l'Europe aux anciens parapets !

J'ai vu [16] des archipels sidéraux ![17] et des îles
Dont les cieux délirants [18] sont ouverts au vogueur :
- Est-ce en ces nuits sans fond que tu dors et t'exiles,
Million d'oiseaux d'or [19] , ô future Vigueur ? -

Mais, vrai, j'ai trop pleuré ! Les Aubes sont navrantes.
Toute lune est atroce et tout soleil amer :
L'âcre amour m'a gonflé de torpeurs enivrantes.
Ô que ma quille éclate ! Ô que j'aille à la mer !

Si je désire une eau d'Europe, c'est la flache
Noire et froide où vers le crépuscule embaumé
Un enfant accroupi plein de tristesses, [23] lâche
Un bateau frêle comme un papillon de mai.

Je ne puis plus, baigné de vos langueurs, ô lames,
Enlever leur sillage aux porteurs de cotons,
Ni traverser l'orgueil des drapeaux et des flammes,
Ni nager sous les yeux horribles des pontons.[24]
[1],[2] Il naufragio attraverso la purificazione diventa liberatore.
[3],[4] Il bianco è simbolo della ri-creazione liberatrice
[5] Notare le assonanze del fonema /i/ per richiamare l’immaginario infantile dall’inizio sino al rimando: impassibles, sentis, guidé, criards, pris, cibles, insoucieux, équipages, fini, fuieux, hiver, subi, triomphants, beni, maritimes, victimes, dix nuits, niais
da[6]a[19] Sono le visioni del poeta, il Voyant / Veggente che attraverso i simboli penetra la realtà. E’ la tematica che caratterizza Rimbaud anche relativamente agli altri poeti simbolisti.
[20]-[21] Nelle strofe comprese tra questi rimandi il cambiamento di tempo dei verbi da presente e passato prossimo all’imperfetto esprime il mutamento verso il disincanto
[22]-[23] Nelle strofe comprese tra questi rimandi da notare le assonanze del fonema /t/ per marcare l’amarezza : monté, violettes, trouais, porte, confiture, poètes, taché, électriques, escorté, triques, ultramarins, entonnoirs, tremblais, sentant, cinquante, rut, éternel, immobilités, regrette, navrantes, toute, atroce, tout, torpeurs, enivrantes, éclate, tristesses
[24] La penultima e ultima strofa segnano l’incertezza, la nostalgia e poi la disperazione

[Note di Riccardo Gullotta] 

inviata da Riccardo Gullotta - 24/9/2019 - 16:30




Lingua: Italiano

Traduzione italiana / Traduction italienne / Italian translation / Italiankielinen käännös:
arthurrimbaud


Bateau Ivre
IL BATTELLO EBBRO

Mentre discendevo i Fiumi impassibili,
Non mi sentii più guidato dai bardotti:
Pellirossa urlanti li avevano bersagliati
Inchiodandoli nudi ai pali variopinti.

Ero indifferente a tutto l'equipaggio,
Portavo grano fiammingo o cotone inglese.
Quando coi miei bardotti finirono i clamori,
Mi lasciarono libero di discendere i Fiumi.

Nello sciabordio furioso delle maree,
Io l'inverno scorso, più sordo del cervello d'un bambino,
Correvo! E le Penisole andate
Non subirono mai sconquassi più trionfanti.

La tempesta ha benedetto i miei marittimi risvegli.
Più leggero di un sughero ho danzato sui flutti
Che si dicono eterni avvolgitori di vittime,
Dieci notti, senza rimpiangere l'occhio insulso dei fari!

Più dolce che per il bimbo la polpa di mele acerbe
L'acqua verde filtrò nel mio scafo d'abete
E dalle macchie di vini azzurri e di vomito
Mi lavò disperdendo l'ancora e il timone.

E da allora mi sono immerso nel Poema del Mare,
Intriso d'astri, e lattescente,
Divorando gli azzurri verdi; dove, relitto pallido
E rapito, un pensoso annegato a volte discende;

Dove, tingendo a un tratto le azzurrità, deliri
E ritmi lenti sotto il giorno rutilante,
Più forti dell'alcol, più vasti delle nostre lire,
Fermentano gli amari rossori dell'amore!

Conosco cieli che esplodono in lampi, e le trombe
E le risacche e le correnti: conosco la sera,
L'Alba che si esalta come uno stormo di colombe!
E a volte ho visto ciò che l'uomo ha creduto di vedere!

Ho visto il sole basso, macchiato di mistici orrori,
Illuminare lunghi coaguli viola,
Simili ad attori di antichissimi drammi,
I flutti che lontano rotolavano in fremiti di persiane!

Ho sognato la verde notte dalle nevi abbagliate,
Bacio che lentamente sale agli occhi dei mari,
La circolazione delle linfe inaudite,
E il risveglio giallo e blu dei fosfori canori!

Ho seguito, per mesi interi, come mandrie isteriche,
I marosi all'assalto delle scogliere,
Senza pensare che i piedi luminosi delle Marie
Potessero forzare il muso degli affannosi Oceani!

Ho urtato, sapete, Floride incredibili
Che mescolavano fiori ad occhi di pantere
Dalla pelle umana! Arcobaleni tesi come redini
Sotto l'orizzonte dei mari, a glauche greggi!

Ho visto fermentare paludi enormi, nasse
Dove marcisce fra i giunchi un intero Leviatano!
Crolli d'acqua in mezzo alle bonacce
E lontananze che precipitavano negli abissi!

Ghiacciai, soli d'argento, flutti di madreperla, cieli di brace!
Orrendi incagli sul fondo di golfi bruni
Dove serpenti giganti divorati da cimici
Cadono da alberi contorti, dagli oscuri profumi!

Avrei voluto mostrare ai bambini quelle orate
Dell'onda azzurra, quei pesci d'oro, quei pesci canori.
- Schiume di fiori mi hanno cullato mentre salpavo
E ineffabili venti per un istante mi hanno messo le ali.

A volte, martire affaticato dai poli e dalle zone,
Il mare i cui singhiozzi rendevano dolce il mio rullio
Tendeva verso di me i suoi fiori d'ombra dalle gialle ventose
E io restavo lì, come una donna in ginocchio…

Quasi un'isola, sballottando sulle mie sponde i litigi
E lo sterco di uccelli schiamazzanti dagli occhi biondi,
E io vogavo, mentre attraverso i miei fragili legami
Gli annegati scendevano a dormire, a ritroso!

Ora io, battello perduto sotto i capelli delle anse,
Scagliato dall'uragano nell'aria senza uccelli,
Io di cui né i Monitori né velieri Anseatici
Avrebbero ripescato la carcassa ebbra d'acqua;

Libero, fumante, cinto da nebbie violacee,
Io che foravo il cielo rosseggiante come un mulo
Che porta, squisita marmellata per i bravi poeti,
I licheni del sole e i moccoli d'azzurro,

Io che correvo, macchiato da lunule elettriche,
Folle legno, scortato da neri ippocampi,
Quando luglio faceva crollare a colpi di frusta
I cieli ultramarini nei vortici infuocati;

Io che tremavo udendo gemere a cinquanta leghe
La foia dei Behemot e i densi Maelstrom,
Filatore eterno delle immobilità azzurre,
Io rimpiango l'Europa dagli antichi parapetti;

Ho visto arcipelaghi siderali! e isole
I cui cieli deliranti sono aperti al vogatore:
- È in queste notti senza fondo che tu dormi e t'esili,
Stuolo di uccelli d'oro, o futuro Vigore?

Ma, davvero, ho pianto troppo! Le Albe sono strazianti,
Ogni luna è atroce ed ogni sole amaro:
L'acre amore mi ha gonfiato di torpori inebrianti.
Oh che la mia chiglia esploda! Oh che io vada verso il mare!

Se io desidero un'acqua d'Europa, è la pozzanghera
Nera e fredda in cui nel crepuscolo profumato
Un bambino inginocchiato e colmo di tristezza, lascia
Un battello leggero come una farfalla di maggio.

Io non posso più, onde, bagnato dai vostri languori,
Togliere la scia ai portatori di cotone,
Né fendere l'orgoglio di bandiere e fiamme,
Né nuotare sotto gli occhi orribili dei pontoni.

inviata da Riccardo Gullotta - 24/9/2019 - 16:34




Lingua: Inglese

English translation / Traduction anglaise / Traduzione inglese / Englanninkielinen käännös:
mag4

THE DRUNKEN BOAT
THE DRUNKEN BOAT

As I was floating down unconcerned Rivers
I no longer felt myself steered by the haulers:
Gaudy Redskins had taken them for targets
Nailing them naked to coloured stakes.

I cared nothing for all my crews,
Carrying Flemish wheat or English cottons.
When, along with my haulers those uproars were done with
The Rivers let me sail downstream where I pleased.

Into the ferocious tide-rips
Last winter, more absorbed than the minds of children,
I ran! And the unmoored Peninsulas
Never endured more triumphant clamourings

The storm made bliss of my sea-borne awakenings.
Lighter than a cork, I danced on the waves
Which men call eternal rollers of victims,
For ten nights, without once missing the foolish eye of the harbor lights!

Sweeter than the flesh of sour apples to children,
The green water penetrated my pinewood hull
And washed me clean of the bluish wine-stains and the splashes of vomit,
Carrying away both rudder and anchor.

And from that time on I bathed in the Poem
Of the Sea, star-infused and churned into milk,
Devouring the green azures; where, entranced in pallid flotsam,
A dreaming drowned man sometimes goes down;

Where, suddenly dyeing the bluenesses, deliriums
And slow rhythms under the gleams of the daylight,
Stronger than alcohol, vaster than music
Ferment the bitter rednesses of love!

I have come to know the skies splitting with lightnings, and the waterspouts
And the breakers and currents; I know the evening,
And Dawn rising up like a flock of doves,
And sometimes I have seen what men have imagined they saw!

I have seen the low-hanging sun speckled with mystic horrors.
Lighting up long violet coagulations,
Like the performers in very-antique dramas
Waves rolling back into the distances their shiverings of venetian blinds!

I have dreamed of the green night of the dazzled snows
The kiss rising slowly to the eyes of the seas,
The circulation of undreamed-of saps,
And the yellow-blue awakenings of singing phosphorus!

I have followed, for whole months on end, the swells
Battering the reefs like hysterical herds of cows,
Never dreaming that the luminous feet of the Marys
Could force back the muzzles of snorting Oceans!

I have struck, do you realize, incredible Floridas
Where mingle with flowers the eyes of panthers
In human skins! Rainbows stretched like bridles
Under the seas' horizon, to glaucous herds!

I have seen the enormous swamps seething, traps
Where a whole leviathan rots in the reeds!
Downfalls of waters in the midst of the calm
And distances cataracting down into abysses!

Glaciers, suns of silver, waves of pearl, skies of red-hot coals!
Hideous wrecks at the bottom of brown gulfs
Where the giant snakes devoured by vermin
Fall from the twisted trees with black odours!

I should have liked to show to children those dolphins
Of the blue wave, those golden, those singing fishes.
- Foam of flowers rocked my driftings
And at times ineffable winds would lend me wings.

Sometimes, a martyr weary of poles and zones,
The sea whose sobs sweetened my rollings
Lifted its shadow-flowers with their yellow sucking disks toward me
And I hung there like a kneeling woman...

Almost an island, tossing on my beaches the brawls
And droppings of pale-eyed, clamouring birds,
And I was scudding along when across my frayed cordage
Drowned men sank backwards into sleep!

But now I, a boat lost under the hair of coves,
Hurled by the hurricane into the birdless ether,
I, whose wreck, dead-drunk and sodden with water,
neither Monitor nor Hanse ships would have fished up;

Free, smoking, risen from violet fogs,
I who bored through the wall of the reddening sky
Which bears a sweetmeat good poets find delicious,
Lichens of sunlight [mixed] with azure snot,

Who ran, speckled with lunula of electricity,
A crazy plank, with black sea-horses for escort,
When Julys were crushing with cudgel blows
Skies of ultramarine into burning funnels;

I who trembled, to feel at fifty leagues' distance
The groans of Behemoth's rutting, and of the dense Maelstroms
Eternal spinner of blue immobilities
I long for Europe with it's aged old parapets!

I have seen archipelagos of stars! and islands
Whose delirious skies are open to sailor:
- Do you sleep, are you exiled in those bottomless nights,
Million golden birds, O Life Force of the future? -

But, truly, I have wept too much! The Dawns are heartbreaking.
Every moon is atrocious and every sun bitter:
Sharp love has swollen me up with heady langours.
O let my keel split! O let me sink to the bottom!

If there is one water in Europe I want, it is the
Black cold pool where into the scented twilight
A child squatting full of sadness, launches
A boat as fragile as a butterfly in May.

I can no more, bathed in your langours, O waves,
Sail in the wake of the carriers of cottons,
Nor undergo the pride of the flags and pennants,
Nor pull past the horrible eyes of the hulks.

inviata da Riccardo Gullotta - 24/9/2019 - 16:36




Lingua: Italiano

Μετέφρασε στα ελληνικά / Traduzione greca / Greek translation / Traduction grecque / Kreikankielinen käännös :
vakxicon


ΤΟ ΜΕΘΥΣΜΈΝΟ ΚΑΡΆΒΙ
ΤΟ ΜΕΘΥΣΜΈΝΟ ΚΑΡΆΒΙ

Πρώτη φορά κατέβαινα εκείνα τα ποτάμια,
όταν κατάλαβα πως πια δεν είχα πλοηγούς.
Κάτ’ Ινδιάνοι δαίμονες τους είχανε καρφώσει
απάνω σε πολύχρωμα παλούκια και γυμνούς
τώρα τους γέμιζαν με βέλη τα κορμιά.

Όχι πως μ’ ένοιαζε κανείς ναύτης ή πλοηγός,
τόσο μπαμπάκι εγγλέζικο και στάρι από τη Φλάνδρα
που είχα συντροφιά
μέσα στ’ αμπάρι. Κάποτε έπαψ’ ο ορυμαγδός,
ξελύσσαξαν οι δαίμονες· πάνε οι πλοηγοί.
Και τα ποτάμια μ’ άφησαν να φύγω μοναχό
όπου μου κατεβεί.

Έναν χειμώνα ολόκληρο ξεχάστηκα -σαν το παιδί!-
να τρέχω στων παράφορων κυμάτων τις πλαγιές,
κι οι κάβοι οι αφιλόξενοι δεν γνώρισαν ποτέ πιο ένδοξες χαρές.
Η τρικυμία βάφτισε τις πελαγίσιες μου ορμές.

Δέκα τις νύχτες μέτρησα, χορεύοντας πιο αλαφρύ
κι απ’ τον φελλό στον κλύδωνα τον θεριστή ψυχών.
Και δεν νοστάλγησα -Για δες!- μήτε για μια στιγμή
τα μάτια τα ηλίθια των φάρων και των φαναριών!

Πιο ηδονικό κι απ’ τον χυμό
του τρυφερού ξυνόμηλου στο στόμα του παιδιού,
μπήκε το πράσινο νερό στα έλατα του σκαριού μου.
Πήρε τιμόνι, άγκυρα, παλάγκα και σκαρμούς
κι έπλυνε απ’ την κουβέρτα μου τα ρόδινα κρασιά
και τους παλιούς τους εμετούς.

Αυτό ήταν! Λούστηκα κι εγώ στο ποίημα το θαλασσινό.
Έναστρο, γαλαξιακό, μάκρη γαλάζια χόρτασα
ίσα μ’ εκεί που, ένας νεκρός από πνιγμό εκστατικός,
πλανιέται στου ορίζοντα την κάτωχρη γραμμή.

Εκεί που ξάφνου, βάφοντας το άκρο γαλάζιο με σπασμούς
και με παλμούς -καθώς το φως της μέρας σπαρταρά
να γεννηθεί- κι απ’ το αλκοόλ πιο δυνατή,
κι απ’ τα τραγούδια πιο πλατιά,
του έρωτα ζυμώνεται η ξανθή παραφορά!

Είδα ουρανούς -και γνώρισα- κουρέλια από τις αστραπές·
είδα τυφώνες κύματα: θεριά αφρισμένα, ρεύματα·
κι είδα το δείλι, κι έμαθα το χάραμα να υψώνεται:
σμήνος περιστεριών·
γνώρισα ό,τι ο άνθρωπος νομίζει πως γνωρίζει.

Τον ήλιο είδα να σέρνεται στην τρύπα του με μυστικούς
τρόμους χαρακωμένος,
σπέρνοντας πίσω πήγματα πορφύρας και φωτός
-μάσκες αρχαίων τελετών-
καθώς το κύμα έκλεινε μια πουπουλένια αυλαία
πάνω απ’ τις αποστάσεις.

Την σμαραγδένια ανταύγεια της χιονισμένης νύχτας
είδα στον ύπνο μου βαθιά, φιλί που ανέτειλε αργά
στο βλέμμα της θαλάσσης,
δρολάπι απίστευτων χυμών,
κίτρινα-μπλε ξυπνήματα κελαϊδισμών εωσφόρων!

Μήνες πολλούς ατένιζα τις φουσκοθαλασσιές
να οργώνουν, σαν υστερικές αγέλες αγελάδων,
τις ξέρες κι ούτε μια στιγμή δεν σκέφτηκα το φωτεινό
πόδι της Παναγιάς
να διώχνει τις ασθμαίνουσες μουσούδες των ωκεανών!

Για φανταστείτε! Χτύπησα σε ανήκουστα κοράλλια,
που άνθιζαν μάτια πάνθηρα
με σάρκα ανθρωπινή: ίριδες κάτω απ’ την γραμμή
του ορίζοντα, σαν τα ινία, γλαυκά κοπάδια να κρατούν!

Είδα -και γνώρισα- καυτούς βάλτους, παγίδες αχανείς,
που μέσα στα καλάμια τους σάπιζε ο Λεβιάθαν!
Δίνες, ερέβη αιφνίδια στη μέση της γαλήνης
και μάκρη απροσμέτρητα στην άβυσσο να πέφτουν!

Και παγετώνες, ουρανούς σαν κάρβουνα αναμμένα,
μαργαριτάρια κύματα, ήλιους μαλαματένιους!
Τρομακτικά ναυάγια σε κόλπων κόλπους σκοτεινούς,
όπου γιγάντια ερπετά -βορά κοριών- στα γέρικα
τα δέντρα έζεχναν μαύρο!

Ήθελα να ’χα απάνω μου παιδιά, για να τους δείξω
αφρόψαρα, χρυσόψαρα, δελφίνια. Αφρών ανθοί
νανούρισαν τη ρότα μου
και άνεμοι απίστευτοι μου έδωσαν φτερά.

Κάποτε, εγώ μαρτυρικό έρμαιο πόλων και ζωνών
παράδερνα· κι η θάλασσα, που γλύκανε λυγμό-λυγμό
το σκαμπανέβασμά μου,
άπλωνε καταπάνω μου τα σκοτεινά λουλούδια της
με κίτρινες βεντούζες.
Τ’ άπλωνε και γονάτιζα εκεί σαν θηλυκό...

Σχεδόν νησί, που έτριζε παρόχθιες μάχες των πουλιών,
χάβρες πουλιών και κουτσουλιές
πουλιών με μάτια ξέθωρα-
πήγαινα κι όλο πήγαινα και απ’ τα λυτά σκοινιά μου,
τον ύπνο τους γυρεύοντας, έσταζαν οι πνιγμένοι!

Όσο για μένα... ένα σκαρί που χάθηκε μες στα μαλλιά
των κάβων και το τίναξε κουβάρι σ’ έναν ουρανό
δίχως πουλιά ο τυφώνας,
εγώ που καν το πτώμα μου -πνιγμένο από το αρμυρό
μεθύσι- δεν θα ψάρευαν οι Αμερικάνοι ναυτικοί
κι οι Τεύτονες ψαράδες·

Εγώ που ελεύθερο άχνισα μενεξεδένια αχλή
και τρύπησα τον πορφυρό ορίζοντα σαν τοίχο,
ζαχαρωτά που οι καλοί λατρεύουν ποιητές
και μύξες του απέραντου γαλάζιου, τροπικές
λειχήνες φορτωμένο·

Κι ηλεκτρικοί ημισέληνοι με χάραξαν: ένα τρελό
σανίδι, που παράδερνε με μόνη συντροφιά
κατάμαυρους ιππόκαμπους, όταν ροπαλοφόρος
ο Ιούλιος παράσπρωχνε το άνω γαλανό σε πύρινες χοάνες·

Εγώ, με τρόμο που ένοιωσα -πενήντα λεύγες το πολύ
πιο πέρα- να ωρύονται από λαγνεία οι Βεεμώθ
κι οι σκοτεινές ρουφήχτρες,
αιώνιος κλωθογυριστής του ασάλευτου γαλάζιου
νοστάλγησα των γηραιών στηθαίων την Ευρώπη!

Ναι· είδα τ’ αρχιπέλαγα των άστρων! Τα νησιά,
που οι ξέφρενοί τους ουρανοί ανοίγουν μπρος στον ναυτικό.
Εκεί, μες στις απύθμενες εκείνες νύχτες χαίρεσαι
την εξορία του ύπνου σου,
σμήνος χρυσό απροσμέτρητο, του μέλλοντος ω Σφρίγος;

Όμως -αλήθεια!- έκλαψα πολύ, πάρα πολύ.
Είναι μια θλίψη κάθε αυγή, μια φρίκη το φεγγάρι,
κι είναι ο ήλιος σαν πικρός.
Με λήθαργους μεθυστικούς
με μούλιασε του έρωτα η γύμνια η κοφτερή.
Σκίσε καρίνα μου, άνοιξε, να φύγω στα βαθιά!

Η Ευρώπη! Αν έχει ένα νερό που τόσο λαχταρώ,
είναι μια γούρνα δροσερή, μια γούρνα σκοτεινή
που, όταν σκορπούν του δειλινού τα μύρα, ένα παιδί
γεμάτο θλίψη κάθεται στα πόδια της κι αφήνει
ένα καράβι τρυφερό σαν πεταλούδα του Μαγιού.

Ω, κύματα! Στη λήθη σας τόσον καιρό λουσμένο,
δεν γίνεται ν’ αφρίσω πια του μπαμπακιού το δρόμο·
των σημαιών, των παρασείων το θράσος να διασχίσω
και τις μαούνες, -τα φρικτά μάτια τους- να πλευρίσω.

inviata da Riccardo Gullotta - 24/9/2019 - 16:38



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