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ואלס עם באשיר [Shadow Journal- O świcie]

Max Richter
Lingua: Polacco

Lista delle versioni e commenti


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[2008]
Poesia / שירה/ Wiersz /شعر / A Poem by / Poésie / Runo :
Czesław Miłosz
Film / סרט / Film / فيلم /Movie / Film / Elokuva :
Valzer con Bashir / ואלס עם באשיר / Walc z Baszirem /فالس مع بشير / Waltz with Bashir / Valse avec Bachir
Ari Folman / ארי פולמן
Musica/ מוזיק / Muzyka /موسيقى / Music / Musique / Sävel :
Max Richter
Voce /קול מדקלם / Recytatora /الممثلة أداء / Reciting voice / Récitant / Näyttelijätär :
Tilda Swinton

Tilda Swinton



Shadow Journal

Shadow Journal è la traccia #4 dell’album The Blue Notebooks pubblicato nel 2004. Lo stesso brano è la OST 05 della colonna sonora del film Valzer con Bashir. Il testo recitato dall’attrice inglese Tilda Swinton è la versione inglese della poesia “O świcie” del polacco Czesław Miłosz, Nobel per la letteratura. La poesia fa parte della raccolta Nieobjęta ziemia [Terra irragiungibile] del 1984.

Tra le composizioni di Richter Shadow Journal è la più ascoltata. Richter così descrive la musica elettronica che caratterizza le sue composizioni: “Molti suoni da sintetizzatori nei Blue Notebook hanno una qualità morbida e calda di tipo analogico, sebbene non ci siano sintetizzatori analogici in vista nello studio. Alcuni mi hanno detto che non pensavano che nei Blue Notebooks ci fosse molta elettronica. Ma c’è molta elettronica, soltanto che i suoni elettronici non sono brillanti. La gente associa i suoni elettronici a colori brillanti e scintillanti, ma a me non interessa. Ho costruito tastiere analogiche da bambino, quei sintetizzatori che potresti acquistare per corrispondenza. Purtroppo non ho più roba del genere, ma ovviamente hanno avuto un notevole impatto su di me. Ora tendo ad applicare molto roll-off nelle frequenze alte dei dispositivi elettronici nella mia musica, e questo fa sì che il loro suono sembri molto vintage”.

Musica e/per film
Se si volesse prendere come riferimento la musica del cinema di guerra per rendersi conto di come e quanto è cambiato il mondo negli ultimi trent’anni si potrebbero mettere a confronto il brano dei Doors in Apocalypse now e questo brano di Richter, prescindendo ovviamente dai generi musicali.
Il primo si presta a parecchie interpretazioni, non in conflitto. Alla base c’è il rovesciamento violento di un sistema con cui non si può e non si vuole trovare una forma di coesistenza. Coppola ha voluto che la colonna sonora si facesse espressione della lotta del “bene” contro il “male”, con le forzature del caso, ma ciò che importa sottolineare è che le letture possibili della colonna sonora non danno luogo ad ambiguità intenzionali. Si può disapprovare o meno il progetto che Willard porta a compimento, si può dissentire dal cliché della lotta dell’Occidente portatore di civiltà contro l’oriente arretrato e selvaggio, ma i messaggi ci sono, forti e chiari, ancorché molto discutibili ( al limite dell’aberrazione).

Nel secondo, dubbio e inaffidabilità sono eletti a misura dell’esistenza: questa è l’essenza di Shadow Journal. A differenza di altri brani interamente strumentali qui la poesia di Czesław Miłosz e la recitazione di Tilda Swinton sono elementi essenziali del brano. Lo spettatore /fruitore/ascoltatore si trova immerso in un percorso di un mix di tastiere e violini introdotto dalla voce della Swinton, cui fanno seguito le percussioni. E’ una musica avvolgente, che incanta , fatta per darti la sensazione che ti manchi qualcosa di essenziale di cui non riesci a cogliere la cifra, ti prende per mano per offrirti come via di uscita un labirinto, suadente e cogente ad un tempo. Se dovessimo azzardare una lettura in termini di correnti filosofiche verrebbe in mente la filosofia del pensiero debole trasferita nel multimediale. Il tutto all’insegna dell’ambiguità : ambiguo è il linguaggio del film, ambigua è la sintesi maliarda dei suoni, ambigua è la poesia scelta che non a caso fa riferimento all’alba, non più notte non ancora giorno, ambigua è la voce, come l’ambiguità che ci circonda e in cui ci troviamo immersi, non si sa neppure se per costrizione o per scelta, tanto per restare in tema.



O, jakże trwałe. O, jak potrzebujemy trwałości.
Światłem nasyca się niebo przed wschodem słońca.
Lekko różowieją gmachy, mosty i Sekwana.
Byłem tu, kiedy ta, z którą idę, nie urodziła się jeszcze
I miasta na dalekiej równinie stały nienaruszone,
Zanim wzbiły się w powietrze pyłem nagrobnej cegły,
I mieszkali tam ludzie, którzy nie wiedzieli.
Rzeczywista jest dla mnie tylko ta chwila o świcie.
Żywoty, które minęły, są niepewne jak ja dawny.
Zaklęcie rzucam na miasto, prosząc, żeby trwało.
Nota
Il testo della poesia non è reperibile in internet, quanto meno nei siti dell’Europa occidentale e anglosassoni. La sua pubblicazione è un altro fiore all’occhiello di CCG/AWS.

inviata da Riccardo Gullotta - 2/9/2019 - 00:01




Lingua: Inglese

English translation / Tłumaczenie na angielski / Traduzione inglese / תרגום לאנגלית / Traduction anglaise / الترجمة الإنجليزية / Englanninkielinen käännös :
Robert Hass from the volume: Unattainable Earth (1984)
AT DAWN

How enduring, how we need durability.
The sky before sunrise is soaked with light.
Rosy colour tints buildings, bridges, and the Seine.
I was here when she with whom I walk wasn't born yet
and the cities on a distant plain stood intact,
before they rose in the air with the dust of sepulchral brick,
and the people who lived there didn't know.
Only this moment, at dawn, is real to me.
The bygone lives are like my own past life, uncertain.
I cast a spell on the city, asking it to last.

inviata da Riccardo Gullotta - 2/9/2019 - 00:05




Lingua: Italiano

Traduzione italiana/ Tłumaczenie włoskie / Italian translation / תרגום לאיטלקית / Traduction italienne / الترجمة الإيطالية / Italiankielinen käännös :
Riccardo Gullotta dal testo inglese
ALL’ALBA

Come si protrae! quanto abbiamo bisogno di persistenza!
Il cielo prima dell'alba è impregnato di luce.
Il colore rosato tinge gli edifici, i ponti e la Senna.
Ero qui quando lei , quella con cui cammino, non era ancora nata
e le città su una pianura lontana rimanevano intatte,
prima che si sollevassero nell'aria con la polvere di mattoni di tomba,
e le persone che vivevano lì non se ne rendevano conto.
Solo questo momento, l'alba, è reale per me.
Le vite trapassate sono come la mia stessa vita passata, incerte.
Ho steso un incantesimo sulla città, chiedendogli di durare.

inviata da Riccardo Gullotta - 2/9/2019 - 00:08



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