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Di mamme ce n'è una sola

Francesco Guccini
Lingua: Italiano

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[1973]
Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel: Francesco Guccini
Album: Opera Buffa

Una canzone serissima.
Profonda riflessione dell' Anonimo Toscano del XXI Secolo.

mammaemig


Devo confessare, poi che ho avuto anch'io, veramente, un periodo in cui da...insomma, da uno che pensava che Opera Buffa di Guccini Francesco fu Ferruccio, anno 1973, fosse un album di canzoni “goliardiche” o roba del genere, un divertissement che tale Pier Farri spinse il barbuto modenese a incidere con le canzoni più o meno improvvisate alla famosa & felsinea Osteria delle Dame (anche se in parte furono registrate al Folkstudio di Roma, e una, il Bello, era stata affidata tre anni prima nientemeno che a Lando Buzzanca). Niente di più errato, come il tempo ha dimostrato ampiamente. Altro che goliardia, altro che improvvisazione, altro che divertissement, altro che osterie: queste sono canzoni serissime, che forse l'epoca di allora non poteva comprendere appieno. Quarantacinque anni dopo, siamo finalmente in grado di apprezzarle in tutto il loro valore profetico; sono canzoni che ci parlano dell'oggi.

Tra quelle presenti nell'album, prendiamo ad esempio questa Di mamme ce n'è una sola, che sotto le apparenze giocose e ironiche, si iscrive a pieno titolo in un filone di tragiche canzoni sull'emigrazione che hanno attraversato decenni e decenni di storia italiana: i bastimenti che partivano, le terre e i paesi che si spopolavano, le famiglie spezzate, il rifiuto dell'accoglienza, il rimpianto della terra natìa. Nonostante Guccini, in un comprensibile ìmpeto di umile dissimulazione, abbia dichiarato che tale canzone intendeva risolvere una volta per tutte l'annoso problema della mamma, noialtri pòsteri non ci lasciamo certo abbindolare tanto facilmente, vieppiù alla luce dell'odierna situazione nazionale e internazionale. Sotto il velame del “problema della mamma”, Guccini ci parla in realtà delle illusioni, della solitudine e della grama vita in terra straniera del giovane costretto ad emigrare per cercare, come si soleva un tempo dire, fortuna. Una fortuna negata dalle condizioni di povertà, per non dir proprio di fame, di una vasta quantità di zone e regioni del nostro disgraziato paese, che non sapeva offrire ai propri figli alcun'altra prospettiva che prender le vie de' monti o del mare per affrontar l'ignoto di ostili terre, di costumi diversi e in massima parte corrotti, di terribili condizioni di lavoro, di rifiuto, di torva delinquenza, di rifiuto, nonché di legami fugaci e lascivi con femmine di dubbia moralità -per non contar nel novero delle sventure l'esposizione a ideologie sovente orrendamente materialistiche e contrarie a' dettami di Santa Romana Chiesa.

Avessimo avuto memoria di tutto questo -e Guccini, invero, tentò quasi due lustri fa di farcelo presente ricorrendo ad una canzone i cui intenti appaion ora più che chiari, oserei dire lampanti- senz'altro non ci comporteremmo, al giorno d'oggi, facendo subire a torme di altri giovani le stesse tristi vicissitudini che allora noialtri, figli di questa Patria avello d'ingratitudine, avemmo a patire. Era giocoforza, a que' rii tempi, che il giovane abbandonato, in una terra remota, s'abbandonasse a' ricordi in que' perigliosi esigli; e il ricordo più sacro ed elementare, quello della mamma, s'affacciava nel suo capo arruffato, e sovente devastato dal lavoro disumano, da mortifero àlcole a buon mercato, da lussurie sfrenate con donnacce di malaffare, per non parlar di quelle con lùridi esseri macchiati dal satanico peccato di sodomìa.

Dovremmo pensare quindi a coloro che, oggigiorno, passano il mare per venire a raccattar pomodori, per vendere ombrelli e per terminare la loro vita nell'invisibilità e nel disprezzo generale, avendo come sola utilità quella di servir da bersagli per coloro che, un tempo, com'essi furono e che subirono le medesime cose -peraltro tutte fedelmente trasposte in decine, in centinaia di lagrimose canzoni che parlavano della dura sorte dell'emigrante tra le fauci de' politicanti e de' padroni dell'epoca -e che la presente canzone del Guccini sembra sol apparentemente meleggiare. Non hanno anche le plebi diseredate dell'oggi la medesima mamma lontana, un glicine in fiore pur fosse rappresentato da una mangrovia, una qualche sorta di focaccia centrafricana assimilabile alla pizza, un'azzurra marina sebbene non dirado sconciata da condotte petrolifere dell'ENI, una chitarra tradizionale? Non sono anch'esse tacciate di stuprar le bianche & virginali fanciulle, come un tempo lo fummo noialtri ? Da questo e da altro si evince la ferrea serietà di questa canzone, che ci riporta indietro nel tempo, e, nel medesimo istante, ci pone dinanzi all'oggi.

Indi per cui, essa non poteva mancare come parte di quel grande e profetico affresco che è Opera Buffa. Una canzone serissima, e una canzone che invito tutti a riconsiderare alla luce di quanto pur brevemente da me espresso in queste scarne note vergate al lume d'una flebile candela. Che possiate, assieme a Guccini, essere illuminati dalla luce della redenzione! [AT-XXI, 11 novembre 2018]
Devo confessare, poi che ho avuto anch'io, veramente, un periodo in cui da... da bello di balera, cioè, non ero molto bello, in realtà, no, allora, mi ricordo, con... con agghiacciante terrore, che circolavo con una giacca di jersey blu con dei risvoltini azzurri, qui, filettati, occhiale nero e cravatta rossa con i titoli dei giornali in cima, che è una cosa... Giuro. Giuro, ho fatto anche questo, ho fatto anche questo. Ero molto giovane, però, e... no, da questo periodo però viene tutta la mia conoscenza di canzoni di... direi, d'epoca. E anch'io ho concepito un certo periodo in cui ho scritto canzoni di questo genere. E' stata una specie di crisi, no? E una di queste è una canzone che... così, direi, risolve un annoso problema, cioè quello che riguarda la mamma...

Come una capinera,
Sono in terra straniera,
Ma quando penso al mio cielo e al mio casolare
Mi par di morir...


Or che la mamma è lontana,
La mia chitarra romana,
La pizza napoletana,
L' azzurra marina, ahimè, più non ho!...
E allor, come in sogno venuta,
La bianca testina canuta
Mi porta al mio vecchio quartiere,
Fra i glicini in fiore, e mi canta così :

Refràin:

Di mamme ce n' è una sola,
Ma, caro figliolo,
Di babbo uno solo non sempre ce n' è, lalalala...
La mamma sol ti consola,
La piccola casa, l' angusta dimora,
Par quella d' un re.
Figliolo, ora sei lontano da me,
Laggiù sono ricchi, e di mamme ne han tre.
Ma la tua mamma itagliàna
'E ne val cento da sé!

Seconda strofa, che tira all'erotismo.

Più d' una donna procace
Ha simulato l'amor,
Con un suo bacio mendace,
Promessa fallace di un attimo sol...
Via quell' amor mercenario!
Vàttene, femmina ignuda...!
Ogni tuo bacio sensuale
È un bacio di Giuda
Al sapor di sciampàgn'!

Che cosa cercavo laggiù
Fra azzurre e sensuali abat-jours...?
C'è tutto !
Ritorno al mio vecchio quartiere,
Fra i glicini in fiore e ti canto così:

Everibòdi, con sentimento:

Le mamme son tutte belle,
Anche se vecchierelle
Son come le stelle che brillan nel ciel, lalalala...
Le mamme son tutte bianche,
Son curve e stanche,
Io voglio tornare, mamma!, da te.

Se un dì me ne andai non lo voglio far più,
Io voglio tornare per sempre laggiù
Dalla mia mamma itagliàna... eh ?...
E non lasciarla
Mai
Più...!!

inviata da L'Anonimo Toscano del XXI secolo - 11/11/2018 - 22:14



Lingua: Inglese

English translation / Traduzione inglese / Traduction anglaise / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi, 11-11-2018 23:23

Translator's note. The lyrics of this song are originally written in high-falutin Italian, mostly reproduced from old songs. A number of “keywords” taken from such songs are used: they have been translated, but the flavour and the suggestions they give to Italians can't be fully grasped by non-Italians.
THERE'S ONLY ONE MAMMA

Like a blackcap [1]
I am now in a foreign land
But when I think of my sky and my small cottage [2]
I feel like dying...


Now that I am so far from mamma,
Alas! My Neapolitan pizza,
My Roman guitar,
My hamlet facing the blue sea, all this have I lost...!
And there I can see like in a dream
Her hoary, white-haired small head
Taking me to my old family home
Among wisterias in bloom, and singing to me:

Chorus:

There's only one mamma,
But, my dear son,
Not always there's only one dad...!
Only mamma can be your comfort,
Though so small, your home
Is like a king's palace.
My son, now you are so distant from me,
They're so rich down there, they got three mammas...!
But your Italian mamma
Is worth one hundred of them...!

Second verse, tending to eroticism.

More than one exciting woman
Feigned false love to me
With her mendacious kisses,
Illusory dreams lasting but a flash...
Away, you mercenary lover!
Your naked body do I disgust!
Each of your lascivious kisses
Looks like Judas' kiss
Tasting like champagne!

What was I looking for down there
Among blue and voluptuous lampshades...? [3]
There's really everything!
I'm coming back to my old family home
Among wisterias in bloom, singing this song:

Everybody [4], with sentiment:

All mammas are beautiful,
Though old and small
They're like stars shining in the sky, lalalala...
All mammas are white-haired,
Tired, bowed with age,
I want to come back, mamma, to you.

If I left one day, I won't do it anymore,
I want to come back and stay forever with you,
You, my Italian mamma,
And I won't leave you
No
More...!!
[1] Il tango delle capinere (Blackcaps Tango), by Cesare Andrea Bixio and Bixio Cherubini, 1928. The song has nothing to do with emigrants (it's a song about prostitution!), but the word “capinera” (blackcap) is reminiscent of a whole song atmosphere.

[2] The word “casolare” means “small country cottage”, where a whole peasant family lives in dignity and poverty. As such, it is used in dozens of old songs praising simple country life and traditional values.

[3] Abat-jour, or Salome, 1920, R. Stolz, M. Cobianco, Ennio Neri. At that time, considered by many as a “lascivious” song.

[4] To be pronounced as in Italian: “everee-bodee”.

11/11/2018 - 23:24



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