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L'anno, il posto, l'ora

Pooh
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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Inca
(Pooh)
Il giorno prima
(Pooh)
Il pilota di Hiroshima
(Nomadi)


(1973)
Musica: Dodi Battaglia e Roby Facchinetti
Testo: Valerio Negrini
Album: Parsifal

Parsifal

Dodi Battaglia compose la prima parte della musica, ma da sola non reggeva. "Era come un tavolo senza una gamba", ricorda Facchinetti il quale, allora, si adoperò per aggiungervi un pezzo totalmente indipendente dando origine a questa mini-suite in quattro quarti.
Per la quale, però, occorreva un testo lungo, narrativo, che variasse i propri colori al variare della melodia.

Valerio Negrini scrisse così i versi di "L'anno, il posto, l'ora".

"Parla di un pilota il cui aereo cade proprio mentre sta tornando a casa. Mentre precipita, pensa a casa sua, al bambino che sta dormendo, alla sua donna che gli sta preparando da mangiare.
In un attimo rivive tutta la sua vita".
Così lo racconta Red Canzian che in questo album, Parsifal, del 1973 (l'anno in cui si ambienta la storia del pilota) impugna per la prima volta il basso e il microfono dell'auto-espulso Riccardo Fogli.

Esiste su Youtube, tratto da qualche documentario, un filmato in cui, ancora con Fogli, i quattro provano questa canzone, ma le parole non c'erano. O, meglio, non erano ancora queste.
Si cimentavano nell'esecuzione aiutandosi con le parole di un testo arronzato là per là, al solo scopo di provino.

Nella canzone (che forse ebbero presente i Nomadi, chissà, quando scrissero "Il pilota di Hiroshima") ci sono riferimenti letterari come il cane di Ulisse e la moglie che, da Penelope di tradizione, attendendo il ritorno del marito, passa le notti a cucire la "coperta mai finita".

Per il resto, è il racconto dell'iperopsia del protagonista che, prima di morire, tra quello che ricorda e quello che vede, sente comunque di trovare la propria libertà, affrancato dal costume di un ruolo che ne ha "stancato l'anima".

Forse c'è un tantino di pretestuosità letteraria (come, in verità, pretestuoso è un po' tutto questo Parsifal dei Pooh).
Valerio Negrini saprà fare di (assai) meglio negli anni della sua maturità.

Anche, se non soltanto, sul tema guerra (vedi "Il giorno prima", vera e propria versione de-biblicizzazata del pur capolavoro "Noi non ci saremo" di Guccini. Del quale, tra parentesi, si dice che Negrini fosse uno spassossimo imitatore).

Ma è una di quelle canzoni rimaste immortali nella storia della canzone italiana, delle canzoni contro la guerra e che, non a caso, per quanto tradisca una buona dose di ingenuità, i Pooh includono ancora nella scaletta dei concerti.
L'anno è il settantatré.
Il posto, il cielo artico.
L'ora che senso ha?
D'estate è sempre l'alba.

L'incontro di ogni giorno con l'immensità
credo finisca qua.
Ciò che volava in alto ormai non vola più.
E sto cadendo giù.

Sui ghiacci azzurri, ormai,
la nera ombra di rondine
è un punto quasi fermo, ma
che cresce tra le nuvole.

Goccia d'acciaio, inerte alle mie mani già,
che si disperderà.
Ali negate al vento che ora stride di più
e mi trascina giù.

Davanti agli occhi miei,
la folla delle immagini,
vertiginosamente, ma
per ordine, in un attimo,

colori, visi e voci della vita mia
passano e vanno via.
Suoni di vento e d'acqua che fermare vorrei.
Ma non c'è tempo ormai.

E non dite lei
"Non lo rivedrai"!
Dite "Non si sa.
Forse tornerà."

Il bambino dorme già
e la notte è profumata.
Lei richiama il cane e poi
fra le mani prenderà
la coperta mai finita.

La vicina è andata via,
ma le ha fatto compagnia
e domani tornerà.

E già estate a casa mia.
E di notte c'è la luna.
Lei mi ha scritto se potrò
stare a casa oppure no
per il nostro anniversario.

"...C'è mia madre che non sa
se quest'anno riuscirà
a venire un po' da noi..."

All'orizzonte, là,
il sole è un occhio immobile.
E' notte, ma la notte qui
d'estate è solo una parola.

Milioni di parole lascio dietro di me.
Milioni di perché.
Affascinata e stanca la mia anima va
verso la libertà.

E se per caso a voi
giungesse ancora la voce mia,
direte questo a lei:
un uomo è vento quando vola.

E come il vento niente mai lo fermerà.
Non si disperderà.
E come il vento niente mai lo fermerà.
Non si disperderà.

inviata da Salvo Lo Galbo - 24/5/2016 - 18:36


Però al grande plagiaro De Andrè è concessa, a prescindere e senza alcuna critica, l'aura e il titolo di poeta?!?

Richard Lyso - 13/1/2019 - 11:44



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